Pale Saints


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The Comforts Of Madness , 6.5/10
In Ribbons , 7/10
Slow Buildings , 6/10
Spoonfed Hybrid, 6/10
ESP-Summer, 6/10
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I Pale Saints furono fra i maggiori discepoli del dream-pop dei Cocteau Twins. Ian Masters al basso e al canto, Graeme Naysmith alla chitarra e Chris Cooper alla batteria esordirono con l'EP Barging Into The Presence Of God (4AD, 1989), che li fece conoscere per il madrigale a ritmo ballabile di Sight Of You.

Con The Comforts Of Madness (4AD, 1990) il gruppo trovo` la propria vocazione: un compromesso fra la serena beatitudine degli Opal e l'hard-rock eccentrico dei Pixies. Se a trionfare sono soprattutto le armonie vocali da catalessi di You Tear The World In Two, le atmosfere oniriche e psichedeliche di A Deep Sleep For Steven, le delicate cartilagini alla Nico di Sea Of Sound, il disco non lesina ne` fasi di rock'n'roll trascinante, come Way The World Is (una carica ritmica ed elettrica che ricorda Feelies e Velvet Underground), ne` momenti di languido pop (Little Hammer). L'opera e` ancora immatura, tant'e` che le parti migliori sono quelle meno originali, e quelle piu` originali sono le piu` raffazzonate. La suggestione e` dovuta soprattutto al tenore soffice di Masters e alle libidini blues della chitarra di Naysmith, che conferiscono al sound un senso paradossale, irreale, "anti-sound".

Gli EP Half Life (4AD, 1990), con Baby Maker, e Flesh Balloon (4AD, 1991) lasciano pero` intravedere il trucco nel momento in cui tentano di proporre canzoni piu` regolari e finiscono per sbiadire la gia` pallida identita` del gruppo. Alla fin fine Baby Maker era semplicemente un brano di musica pop arrangiato in maniera psichedelica.

Il gruppo si rinnovo` in maniera significativa con il secondo album, In Ribbons (4AD, 1992), vuoi per un sound piu` duro e veloce e per la presenza di una vera cantante, Meriel Barham. Ne risultano una Throwing Back The Apple a meta` fra Rolling Stones, Smiths e REM, e una Ordeal, tanto fragorosa e distorta quanto instabile. Poi riprende il sopravvento il sound etereo dei primi tempi, ancora povero di ritornelli memorabili e pertanto interamente affidato agli effetti strumentali.
L'arrangiamento migliore lo sfodera Shell, che e` anche una delle canzoni anomale del disco: un violoncello si intreccia alle armonie vocali e al feedback della chitarra conferendo tristezza e maestosita` al brano. Anche lo svolgimento di Hunted e` insolito, ma con numerosi richiami al gotico britannico (tonalita` cupe, passo marziale, riff atmosferici, salmodiare in lontananza). Hair Shoes li batte pero` entrambi, grazie a un tremolo della chitarra traboccante di spleen e a un feedback elettronico da vento dell'apocalisse. E` significativo che siano gli effetti d'arrangiamento a definire, e rendere gradevoli, queste canzoni.
Troppi brani sono pero` delle litanie melense che vanno avanti per minuti senza aver nulla da dire. Blue Flower, che alterna un sussurro psichedelico in punta di piedi a un violento rock'n'roll distorto, e` l'unico dei brani onirici a salvarsi.

Promosso Barham al posto di comando adesso che Masters se n'e` andato (per formare gli Spoonfed Hybrid), Slow Buildings (4AD, 1994) prosegue la saga in direzione "shoegazing". Il gruppo imita i piu` letargici Lush (di cui Barham fece parte agli inizi). Il cuore del disco va cercato nei dieci minuti di foschia emotiva di Henry, una canzone che si sviluppa come un documentario, fotogramma dopo fotogramma, facendo leva su un arrangiamento sofisticato e su un jamming dimesso e ipnotico. E` attorno a questo concetto di cantilena-trance che ruotano Song Of Solomon, il brano piu` tetro, e Suggestion, un'altra cospicua dose di suoni umorali tenuti assieme da uno scheletro di idea. Il rock and roll dissonante di Under Your Nose e lo strumentale King Fade, con il suo incalzante crescendo di percussioni e trombe, sono episodi marginali. La partenza di Masters si fa sentire, ma soprattutto si avverte una generale ritirata creativa da parte dei Pale Saints, che sembrano puntare a un sound piu` elementare, sia con Angel, che rifa` il verso ai girl-group degli anni '60, sia con la la soave ballata Fine Friend.

Sempre confusi e incerti, i Pale Saints lasciarono l'impressione di poter dire qualcosa di importante nel mondo sovraffollato del dream-pop britannici, ma non lo dissero mai. La loro musica era un palcoscenico deserto, sul quale si attendeva invano di veder entrare gli attori.

Spoonfed Hybrid (Guernica, 1993) e` il nuovo progetto di Ian Masters (ex Pale Saints) e Chris Trout (ex A.C. Temple). Il duo sfoggia un campionario impressionante di strumenti (violoncello, arpa, tabla, flauto di bambu`, oboe e campanelli) e filigrane iridescenti al confine con la new age e l'ambientale, ma eccelle soprattutto in ballate come Heaven's Knot, che si rifanno semmai al primo Brian Eno e ai Wire, e consevano soltanto qualche labile traccia dei Pale Saints. Ma questo album vale forse piu` di quelli del gruppo maggiore.

Masters si uni` poi a Warren Defever degli His Name Is Alive per un disco acustico accreditato a ESP-Summer (Time Stereo, 1994).

L'EP Hibernation Shock (Farrago, 1997) di Spoonfed Hybrid, che raccoglie sostanzialmente singoli e rarita`, propone altre maestose composizioni di Masters (come Token She-Van).

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