Philosopher's Stone
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Preparation, 6/10
Apparatus, 5/10
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Philosopher's Stone e` Gareth Mitchell, un manipolatore del suono (attivo anche negli Amp) che usa pochi strumenti (di fatto, soltanto la chitarra) ma molti marchingegni elettronici per trasformare i suoni di quegli strumenti in sinfonie di timbriche insolite.

Su Preparation (Kranky, 1997) Mitchell predilige i suoni fastidiosi e ostici. Il minimalismo ostentato di Through Palisade Trees ricicla biecamente una sequenza di accordi rozzi, sporchi, cafoni. Cathode Cataract mette in loop le piu` ardue sonorita` industriale. Places Where The Mind Dies sevizia un flusso monotono di accordi di chitarra con scosse di distorsioni apocalittiche. Stormi di rumori indecifrabili si affollano nelle strutture freddamente matematiche di Building a Mirror Of Stars. Sono esperimenti di musica da camera per la fine dei tempi (rubando l'espressione a Messiaen), talvota all'insegna di una violenza estrema che prende il sopravvento su stati d'animo apparentemente sereni. La dialettica fra bello e brutto che sta alla base di questa musica e` originata da psicosi spaventose. Nel groviglio di suoni artificiali e di allucinazioni claustrofobiche, si fa pero` alla fine largo una personale e molto poetica filosofia di vita, ben riassunta forse nella cantilena mediorientale della lunga Where Regrets End, sospesa a rombi sordi che fluttuano senza peso, e nel salmo psichedelico di The Circular Ruins, rallentata fino all'evanescenza su un paesaggio di sibili raccapriccianti. Come se non restasse che piangere sulle rovine.

Lasciati gli Amp, Mitchell compone Apparatus (Kranky, 1999), altro lavoro austero di musica strumentale. I suoni sono in gran parte ottenuti elaborando quelli della chitarra, anche se alla fine si sentono soprattutto droni stridenti e timbri metallici. L'ira di Mitchell si e` molto placata: le frequenze in lento movimento di Descent, i disturbi metallici di Komposition, le fluttuazioni galattiche di Snake presentano un artista da laboratorio, un osservatore attento delle proprieta` acustiche, uno scienziato pignolo e financo pedante. L'intenzione e` lodevole e maniacale, ma i rumori subsonici di Filament e la nebulosa di Confluence (i due brani di dieci minuti) sono tanto auto-indulgenti quanto certa musica ambientale dell'ultima ora. I campi sonori alla LaMonte Young di Lost e i borboglii alla Subotnick di Valetta li avevamo gia` sentiti trent'anni fa. Sembra di ascoltare il Brian Eno di Before And After Science, senza il minimo talento melodico anche se con una maggior passione per gli aspetti puramente acustici del suono. After severing ties with Amp, Mitchell started working on Apparatus (Kranky, 1999), another austere work of instrumental music. Its sounds have been largely obtained by processing guitar sounds, even if we hear mainly abrasive drones and metallic timbres. Mitchell's fury is gone: the slow-motion frequencies of Descent, the metallic perturbations of Komposition, the galactic fluctuations of Snake present a laboratory artist, a careful observer of acoustic properties, a scientist and a pundit. The intention is worthy and manic, but the subsonic noises of Filament and Confluence's nebula (the two extended tracks) are more self-indulging than creative. LaMonte Young's sonic fields return for Lost and Morton Subotnick's electronic bubbles resurface in Valetta, but we heard them thirty years ago. In the end, it feels like Brian Eno's Before And After Science without the melodic talent and with an uncontrolled urge for the purely acoustic aspects of music.

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