Pop Will Eat Itself
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This Is The Day (1989), 6.5/10
Cure For Sanity , 5/10
The Looks Of The Lifestyle , 5/10
Dos Dedos Mis Amigos, 4/10
Fuzz Townshend: Far In , 5/10
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I Pop Will Eat Itself sono un complesso britannico che ha cavalcato un po' tutte le mode degli anni '80. I "Poppies", come vennero soprannominati, divennero emblematici di quei gruppi Britannici degli anni '80 cosi` vuoti di contenuti che ogni loro disco era semplicemente un coacervo di stereotipi. Il loro merito maggiore, in retrospettiva, fu quello di essere fra i primi gruppi rock a usare l'elettronica e i campionamenti.

Vennero alla luce durante la follia del "grebo", un effimero movimento "retro'" della seconda meta` degli anni '80. Esordirono con l'EP Poppiecock (Chapter 22, 1986) all'insegna del punk-pop dei Buzzcocks, di un garage-rock sarcastico e straccione (The Black Country Chainstore Massacreee), di un rockabilly a rotta di collo (Titanic Clown), che sapeva persino essere epico (Oh Grebo I Think I Love You). Scapestrati senza possibilita` di redenzione, cesellavano nel singolo Sweet Sweet Pie dell'anno dopo uno dei rock and roll piu` melodici e trascinanti dell'era. Quel periodo e` documentato sull'antologia Now For A Feast (Chapter 22, 1988).

Il cantante Vestan Pance cambio` faccia al complesso spostando il sound di Box Frenzy (Rough Trade, 1987) verso l'hip hop. I rap ironici ed esuberanti di Beaver Patrol e There Is No Love Between Us Anymore li imposero al pubblico delle discoteche.

This Is The Day (RCA, 1989) si butto` a capofitto nella musica da ballo, con chitarre piu` affilate e beat-box piu` assordanti, rasentando talvolta l'heavy metal (Can U Dig It) e talaltra il techno (Def Con One). Le inflessioni mediorientali di Preaching To The Perverted e la melodia orecchiabile di Wise Up! Sucker servono a smussare la spigolosita` tragica di Wake Up! Time To Die, l'unico hip hop canonico.

Il gruppo fini` pero` per commettere l'errore canonico dei musicisti mediocri: prendersi sul serio. Cure For Sanity (RCA, 1991) ripete il programma del precedente, ma senza il senso dello humour. La scatenata Dance Of The Mad Bastards, il melenso synthpop di X Y And Zee, l'hard-rock melodico di Lived In Splendour, il rap esotico di Another Man's Rhubarb hanno soltanto il pregio di una produzione impeccabile.

Passata anche quella moda, il gruppo si lancio` subito su quella successiva: The Looks Of The Lifestyle (RCA, 1992) propone un "crossover" di hardrock (Eat Me), flamenco (Mother), jazz (Teenage Grandad) e hip hop (Urban Futuristic). Karmadrome, Bulletproof, I've Always Been A Coward Baby e Get The Girl sono i singoli tratti dall'album. E forse soltanto il primo ne valeva la pena. L'album, nonostante le ambizioni commerciali, falli` clamorosamente e per un po' parve che i Pop Will Eat Itself fossero finiti. Uscirono tre antologie e un live.

Anche il singolo Rsvp (Infectious) rimase in bilico fra heavymetal e hip hop. Perso per sempre lo spirito leggiadro e gioviale degli esordi, il gruppo si ritrova a mugugnare nel singolo Everything's Cool (Interscope) e a pontificare a destra e manca sull'EP Amalgamation (Nothing, 1994), con RSVP e Ich Bin Ein Auslander.

La profonda crisi di identita` del complesso non viene risolta dall'album Dos Dedos Mis Amigos (Interscope, 1994). Questa volta l'ambientale di Babylon e il techno di Menofearthereaper, mentre i Nine Inch Nails di Underbelly e i Killing Joke di Cape Connection sono malamente trasfigurati. Two Fingers (Infectious, 1995) e` l'album di remix.

Il bassista Richard Marsch formera` poi i Bentley Rhythm Ace, a cui si aggiungera` in seguito anche il batterista Fuzz Townshend.

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(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Pop Will Eat Itself's drummer, Fuzz Townshend, started a solo career with the dance novelty hit Hello Darlin', soon followed by equally upbeat tunes like Smash It (1997) and Tasty Big Ed (1998). The album Far In (Stinky, 1999) is a stylistic (and subtly nostalgic) mess that shows no respect for rap, ska, funk, dub, drum'n'bass and disco. Get Yerself, Summertime, Boogie Too and Sister Brother are entertaining and cheerful, but ultimately the album lacks substance.
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