Primal Scream
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Sonic Flower Groove, 6/10
Primal Scream, 6/10
Screamadelica, 7/10
Give Out But Don't Give Up, 5/10
Vanishing Point, 5.5/10
XTRMNTR , 6.5/10
Evil Heat , 6/10
Riot City Blues (2006), 4/10
Beautiful Future (2008) , 4.5/10
Links:

Jesus And Mary Chain's invention (feedback-pop) was delivered to the masses by another Scottish band, Primal Scream, who went on to establish a unique style of danceable psychedelia. After two albums devoted to mediocre imitations of Sixties pop, producer Andrew Weatherall (not the band) penned the lush, dense kaleidoscope of Screamadelica (1991), a dance album that was propelled by both strong disco beats and Rolling Stones-like riffs, that fused acid-house and blues-rock. Later albums, rich in hype but poor in substance, revealed that the Primal Scream were little more than second-hand revivalists. XTRMNTR (2000), a concept album about the evils of modern society, returned to the trick that made them famous: a sophisticated exercise in layered arrangements. That was also the limit of the most over-rated band of the 1990s before Radiohead.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
I Primal Scream sono una delle formazioni piu` blasonate della Scozia, e una delle piu` rilevanti del panorama britannico degli anni '80.

Il gruppo si formo` a Glasgow nel 1984 per iniziativa di Bobby Gillespie (che era stato il primo batterista dei Jesus And Mary Chain) e Jim Beattie. I primi singoli, All Fall Down (1985), soprattutto Crystal Crescent/ Velocity Girl (1986, due gemme di pop immacolato), Imperial (1987) e Gentle Tuesday (1987) rinverdivano il suono jingle-jangle dei Byrds, le armonie vocali dei Big Star e gli arrangiamenti barocchi dei Beatles.

A coronare quel plagio scientifico fu l'album Sonic Flower Groove (Elevation, 1987), fin troppo oleografico nei confronti di quell'epoca. A quel punto Beattie, che era stato il principale compositore del primo materiale, lascio` il gruppo per formare gli Spirea X.

Primal Scream (Creation, 1989) viveva su poche ma brillanti intuizioni: Ivy Ivy Ivy, I'm Losing More Than I'll Ever Have e You're Just Dead Skin To Me. Ma i singoli Loaded (un lungo brano strumentale da ballo costruito dal dj londinese Andy Weatherall attorno a una versione in forma di fanfara della Sympathy For The Devil dei Rolling Stones) e Come Together (arrangiato in maniera ancor piu` psichedelico/ballabile, con un coro che potrebbe essere delle Pointer Sisters) diedero di fatto inizio a una seconda carriera, con un sound molto piu` maschio e moderno, diretto alla cultura dei rave.

Fu Screamadelica (Creation, 1991) a consacrare il gruppo, in piena stagione acid-house, incorporando senza pudori tastiere elettroniche, macchine del ritmo e campionamenti. Fu proprio Weatherall a produrre l'album e dare l'impulso decisivo (il gruppo compose poche canzoni, e non ne arrangio` nessuna). Movin` On Up (ancora il jamming degli Stones e della loro Sympathy, piu` un coro gospel) costituisce il canto del cigno dei vecchi Primal Scream: il nuovo gruppo e` quello che si distende nel soffice e pulsante tappeto techno di Don't Fight It Feel It, che sprofonda nel letargo di accordi minimalisti di Inner Flight, che si immerge nella trance di Higher Than The Sun, un concentrato di allucinogene dilatazioni della mente e uno dei loro capolavori.
Poi Gillespie comincia a biascicare melodie sempre piu` tenere, in un registro che oscilla astutamente fra quello di Mick Jagger e quello spettrale del Bob Dylan di Blonde On Blonde, e che sa protendersi anche oltre, come una ventosa stilistica: la lunga jam di Come Together si snoda attorno a un ritornello bisbigliato che ruba il verso alla Kim Carnes di Bette Davis Eyes e ai Velvet Underground di Sunday Morning. L'album rilancio` alla grande la loro carriera, ottenendo riconoscimenti critici che prima non avevano mai neppure sognato. La devozione di Gillespie per le droghe aveva finalmente dato frutto.

Il poco di credibilita` che avevano guadagnato con quel disco se lo persero pero` nel 1994 con Give Out But Don't Give Up, che fu forse soltanto un tentativo di speculare sul successo dei Black Crowes facendo leva sul loro pedigree di massimi epigoni britannici dei Rolling Stones. Abbandonate le velleita` moderniste e le allusioni ai rave di Screamadelica, qui regna sovrano il rhythm and blues di Memphis, con tripudio di sezioni di fiati, cori gospel e organi soul. Jailbird ricicla Faces e Rolling Stones senza fantasia, Call On Me scimmiotta i Rolling Stones piu` sguaiati, e Rocks sfodera ispide chitarre alla Free e un passo boogie alla Bad Company... Sembrano scarti del primo periodo. Meglio di tutto alla fine Struttin, un brano strumentale (di otto minuti) alla Booker T & The MG's con un pizzico del solito tribalismo di Sympathy e distorsioni siderali della chitarra.

Con Vanishing Point (Reprise, 1997) Bobby Gillespie (vecchio marpione del rock britannico) ritorna invece alla dance/trance di Screamadelica, che gli aveva fruttato una breve notorieta` internazionale. Ancora una volta, l'uomo fa ricorso a tutti gli stereotipi del genere, amalgamandoli secondo le piu` moderne tecniche di registrazione. L'abisso fra fine e mezzi non potrebbe essere piu` allucinante: per mettere in piedi una banalita` di canzonetta pop-psichedelica come Burning Wheel (che sarebbe un numero minore su qualsiasi disco degli anni '60), Gillespie scomoda un arsenale imponente di strumenti e di apparecchiature. Molti brani sono soltanto dei caotici aggregati di accordi funky di chitarra e di versi di sintetizzatore.
Volendo conferire a Gillespie un ruolo da musicologo, si potrebbe dire che il suo metodo consiste nel sopraffare quantitativamente gli accordi necessari a portare una canzone con nuvole di eventi alternativi. Per esempio, Gillespie reinventa il pop malinconico di Star semplicemente portando in primo piano l'accompagnamento (ricchissimo) e relegando in secondo piano cio` che normalmente un musicista userebbe per quel genere di canzone. Il risultato fa comunque sbadigliare. Nella migliore delle ipotesi, e` un buon sottofondo per rilassarsi davanti al caminetto.
La carica ritmica e la pirotecnica timbrica di Kowalski (il primo singolo) potrebbero essere da capogiro se Gillespie avesse un minimo di ispirazione: invece si limita a mandare in loop quei due accordi che gli sembrano ben riusciti e su quel tappeto (una variante povera dell'Halleluhwah dei Can) stende il suo campionario di effetti elettronici. Nella mediocrita` generale, troneggia come un capolavoro.
Nella fiera della banalita` e dell'irrilevanza si fa largo anche l'unica canzone davvero tale del disco, Medication, un garage-soul copiato in egual misura dalla vecchia Keep On Keeping On di Porter e da Brown Sugar dei Rolling Stones.
Il registro canoro di Gillespie rimane uno dei piu` monotoni e banali ascoltati dacche' esiste il rock e le sue liriche sono quasi peggio. Se non altro i brani strumentali fanno a meno di quelle due maledizioni, e sono benedetti dalle tastiere di Martin Duffy. Il jazz da film noir di Get Duffy e il dub tribale di Stuka non vanno molto lontano, ma If They Move Kill 'Em ha molte frecce al suo arco: un ritmo dub accelerato, un'incalzante chitarra funky, un sintetizzatore kitsch, e un tema televisivo nei fiati. E la colonna sonora di Trainspotting, con il suo hip-hop sfrontato e con quei battiti africani in sottofondo e con quelle bollicine elettroniche e con il tema melodico che viene passato di strumento in strumento, va senz'altro annoverata fra le intuizioni piu` felici del personaggio.

Questo musicista sta provando da mille anni a registrare un disco importante. E` riuscito finora soltanto a migliorare come produttore. Deve pertanto giocare tutte le sue carte su un approccio post-moderno: decostruire e ricostruire stereotipi sperando che la forma, non il contenuto, sia il futuro della musica rock. Purtroppo artisti si nasce, non si diventa.

Gillespie ha la personalita` della "rock star", ma non ha la statura del grande musicista. Puo` indovinare la moda che fa chic per qualche mese nei club di Londra, ma un disco da ricordare piu` a lungo e` probabilmente al di fuori della sua portata.

Exterminator (Creation, 2000), also known as XTRMNTR (Astralwerks, 2000), is first and foremost a concept album, a political statement against the evils of modern society (although not exactly the most original of themes). Secondly, it is equal parts ambient noise, rock and roll and dance music, a sophisticated exercise in layered arrangements.
Rock and roll anger erupts from the first two tracks: Kill All Hippies (a visceral electronic riff borrowed from Tommy James' Mony Mony, booming bass, frantic beats, free-form synthesizer, gospel chanting), and Accelerator (a raw, feverish, distorted take on garage-rock).
Then rhythm takes over and sharpens songs that otherwise would be mere soul litanies. Exterminator is a lethal potion of industrial music, heavy metal, blues-rock and electronic funk. The spectacular takeoff of Swastika Eyes's supersonic techno leads to a Giorgio Moroder-style seven-minutes orgy of hypnotic stomping (think From Here To Eternity crossed with Blondie's Atomic). What is truly shocking is sheer density and intensity of sound, something that neither Ministry nor KMFDM ever achieved.
While the instrumentals Arkestra (a surreal fanfare of funk guitar, afro-tribal percussions and loud distorted horns, a revision of If They Move Kill 'Em) and Blood Money (sort of free-jazz electronica with touches of Japanese folk music and catastrophic drum'n'bass pace) stand out as bold experiments, the rest of the album meanders between hip hop (Pills) and and psychedelic lullaby (Keep Your Dreams). And, as the tracks go by, one begins to realize how derivative this is: Shoot Speed Kill Light is but an electronic version of Velvet Underground's psychedelic ragas. The album ends with the Kraftwerk-ain futurism of I'm 5 Years Ahead Of My Time coupled with a Stone Roses-ian shuffle. The album begins like a masterpiece but too few of the following songs live up to that standard.
By refining a module they have been working on for over a decade, since Screamadelica, Primal Scream have become one of those bands (like Pink Floyd and Fleetwood Mac) whose appeal rests on the "sound" rather than on the "music". The injection of Gary "Mani" Mounfield (of Stone Roses fame) on bass and the guesting guitar work of Kevin Shields (of My Bloody Valentine fame) help achieve a classical balance.
The feeling is that Primal Scream are searching for the Wall of the new decade.
(Translation by/ Tradotto da Luca Ormelli)

Exterminator (Creation, 2000), altresŤ noto come XTRMNTR (Astralwerks, 2000), Š principalmente un concept album, una affermazione politica contro i mali della societ… contemporanea, non propriamente quindi il pi— originale dei soggetti. In seconda battuta Š equamente diviso tra rumorismo ambient e musica dance (Swastika Eyes). Rabbia Rock and Roll emerge prepotentemente da Kill All Hippies e Accelerator, mentre gli strumentali Arkestra e Blood Money si stagliano come orgogliosa sperimentazione. L'album si dipana inoltre tra l'hip hop di Pills, l'elettronica di Exterminator e la ninnananna psichedelica di Keep Your Dreams. Cesellando un modulo compositivo su cui hanno lavorato per l'intero decennio, da Screamadelica, i Primal Scream sono divenuti una di quelle bands (analogamente ai Pink Floyd od ai Fleetwood Mac) il cui appeal perdura nel "sound" piuttosto che nella "musica". Il contributo di Gary "Mani" Mounfield (ex Stone Roses) al basso e l'apparizione in qualit… di rifinitura chitarristica di Kevin Shields (dei My Bloody Valentine) hanno agevolato il raggiungimento di un equilibrio ormai maturo.

Evil Heat (Epic, 2002) is a more electronic and less political album than its predecessor. It is also a much calmer work, almost a blues album that may go down well with Grateful Dead fans. In may ways, it also stands as a synthesis of the band's many faces. The Lord Is My Shotgun is emblematic of their stylistic compromise. The way Deep Hit Of Morning Sun merges hard-techno pulses and languid shoegazing epitomizes how mainstream is now the whole fusion process that has been going on between electronic dance and guitar-rock, a fusion that was initiated by (among others) Primal Scream themselves. One is reminded of Billy Idol's synth-pop when listening to Miss Lucifer. Appropriately, Felt's keyboardist Martin Duffy's seals the album with Space Blues #2, which is industrial blues music. Similarly, Weatherall's Autobahn 66 is industrial dream-pop, weaving a Cocteau Twins-ian vocals around Neu's android metronomy.
Their rock'n'roll alter-ego surfaces with conviction only in a few songs. The evil vibes of Stooges (Rise) and Rolling Stones (City) revitalize the album, while the anthemic Detroit (sung by Jesus And Mary Chain's vocalist Jim Reid) even recalls early Pere Ubu.
(Translation by/ Tradotto da Greta Caserini)

Evil Heat (Sony, 2002) e’ meno politico e piu’ elettronico del precedente. E’ un lavoro anche piů’ calmo, quasi un album blues che puň avvicinarsi ai fan deiGrateful Dead. Per molti versi e’ una sintesi delle tante sfaccettature della band.
The Lord Is My Shotgun e’ un esempio del compromesso stilistico presente nell’album.
Il modo in cui Deep Hit Of Morning Sun unisce ritmi hard-techno e languidi shoegaze incarna come il mainstream stia divenendo il risultato della fusione tra la dance elettronica e la guitar-rock, una fusione iniziata proprio dai Primal Scream. Ci si ricorda del synth-pop di Billy Idol quando si ascolta Miss Lucifer.In fine il tastierista di Felt Martin Duffy, chiude bene l’album con Space Blues #2, pezzo blues industriale.
L’alter ego rock’n’roll dei Primal Scream emerge in modo convincente solo in alcune canzoni, e questi saranno probabilmente i loro nuovi classici.
Le atmosfere cattive di Rise (Stooges) e City (Rolling Stones) ridanno vita all’album, mentre l’inno di Jim Reid vocalista dei Jesus And Mary Chain in Detroit e il terrificante industriale boogie di Rise fanno addirittura tornare alla mente Pere Ubu.

Dirty Hits (Columbia, 2003) is an anthology of the second half of their career.

Dispensing with the electronic-dance element, Primal Scream sounded like an amateurish Rolling Stones tribute band on Riot City Blues (2006). Sure, the Stones of 2006 would probably die for Country Girl, but there are countless bar bands that can compete with Primal Scream, and perhaps with a more intelligent addition of southern boogie and power-pop nuances. Basically, the musicians and the label built an entire album of junk around the one song that people may want to listen to. The music industry deserves the bad reputation it has. This album is emblematic of the reason that led the masses away from the album format and towards the download.

As far as soldouts go, Beautiful Future (Warner, 2008) is basically a collection of filler without a strong single to justify it. Zombie Man, Uptown, Suicide Bomb, Viva (with guitarist Josh Homme) recycle old cliches.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami

What is unique about this music database