Silverfish
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Fat Axl , 7/10
Organ Fan , 6.5/10
Ruby: Salt Peter , 6/10
Ruby: Short Staffed In The Gene Pool , 6/10
Ruby: Altered And Proud , 4/10
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I Silverfish piombano sulla scena del punk-rock londinese quando il movimento sembra in disarmo, sopraffatto dalle schiere del synth-pop e degli shoegazer. Il loro sound, selvatico e feroce, fra punk-rock e grunge, "ruggito" dalla cantante scozzese Lesley Rankine e` la risposta dei bassifondi alle mode programmate dell'industria discografica.

La loro musica sporca e repellente si riallaccia direttamente alla tradizione del primo punkrock e al suo ethos anti-estetico. Il chitarrista Andrew "Fuzz" Duprey e` una forza della natura, un Mark Smith dell'heavy-metal, un Helios Creed del grunge. Il "fuzztone" e del "phasar" sono due effetti sonori che nelle sue mani diventano armi micidiali.

Il gruppo paga subito il suo debito nei confronti del musichall sull'EP Silverfish (Wiiija, 1989) con la satira della musica country Dolly Parton. Gli altri brani sono impostati attorno al ringhio della cantante su un tappeto strumentale ispido, con le chitarre che abbozzano riff scalcagnati e un andamento largamente improvvisato. Weird Shit e` in balia di cavalloni di distorsioni e tribalismi. Don't Fuck e` soltanto un denso strato di distorsioni su un battito neanche tanto regolare di batteria. Non sono canzoni, ma soltanto parvenze di canzoni.

L'EP Total Fucking Asshole (Wiiija, 1990) mette a punto la mira. La title-track condensa quanto di meglio si puo` estrarre dalla loro furia cieca (riff sismici, urla sgolate da strega perversa). Poi Driller mette ordine in quel caos concentrando il suo attacco nella cadenza da panzer e in una distorsione da trapano elettrico. Die apre un nuovo fronte con i suoi riff di bluesrock alla George Thorogood e cadenze meccaniche da hip hop. Un minimo di cura in piu` nell'esecuzione e nella produzione rende il lavoro infinitamente piu` accessibile del precedente.

Su una compilation compare la quadriglia deragliante di One Silver Dollar, brano ancor piu` musicale. I due EP e questa canzone verranno raccolti su Cockeye (Touch & Go, 1990).

L'album Fat Axl (Touch & Go, 1991) marca un netto ravvedimento dei barbari. Se non altro, gli strumenti suonano insieme invece che uno contro l'altro. Il sound da accattoni dei primi EP diventa spesso un robusto, roccioso, granitico hard-rock. Le armonie, scosse dalla stessa emotivita` dirompente, sembrano vibrare sotto i colpi della grancassa e sussultare sotto il crepitio della chitarra; ma tutte le efferatezze di un tempo sono opportunamente contenute e dosate. Il canto di Rankine ha addirittura acquistato un minimo di modulazione melodica, finendo per assomigliare, nel registro nasale delle cantanti country (Spoon).
L'album si apre con una serie di brani che sventrano le armonie con tutta la forza di cui puo` essere dotato un suono, dal devastante rock and roll di Pink'N'Lovely alle bordate di sincopi e male parole di Fat Painted Carcass. Come dimostra abbondantemente Shit Out Of Luck, sono uragani di ritmi torrenziali, di distorsioni vertiginose, di filastrocche tutte d'un fiato. Vertice sperimentale del disco e` il brano finale, Ich Bin Eine, in cui il canto viene manipolato accortamente su un inarrestabile "treno" strumentale .
Un capitolo a parte e` costituito dagli episodi "industriali", che incorporano sonorita` alla Ministry: lo fa White Lines, mentre da` luogo anche a una fusione singolare di country e rap, e lo fa Two Marines, accoppiando il passo frenetico dell'hardcore americano alle scosse telluriche di Jourgensen.
Rankine si guadagna il titolo ad honorem di "riot girl" per i testi sarcasticamente provocanti e il modo schifato in cui li "canta" (con picchi di rabbia in Harry Butcher). Brutale e animalesca, Rankine seppellisce sotto chili di ingiurie le cantanti che infestano la musica leggera britannica dai tempi di Petula Clark (e che si sono via via reincarnate in tutte le vamp dell'ultima generazione).
In quel recesso oscuro della musica rock in cui riecheggiano ancora i sinistri rituali di Birthday Party e Big Black i Silverfish hanno trovato la loro nicchia ecologica.

I Silverfish continuano il processo di normalizzazione su Organ Fan (Creation, 1992 - Columbia, 1993). L'inizio e` anzi addirittura all'insegna del pop, con il ritornello orecchiabile di Crazy e un rombo melodico di chitarra. Il resto, pero`, segue il canovaccio del primo album: le brucianti scorticature di chitarra alla Jourgensen spopolano in Mary Brown; l'esperimento di Ich Bin Eine viene ripreso con successo in Petal, gorgo denso di suoni scuri e vischiosi; Elvis Leg e` l'episodio piu` sguaiato e tribale. Le armonie, per quanto meglio curate, si reggono ancora sul chiasso e sul disordine. Le canzoni subiscono ogni sorta di tortura, ma spesso l'effetto e` catartico (come quando accelerano, deformano e detonano il blues di Scrub Me Mama).
Rankine dal canto suo imperversa senza decoro con i suoi atteggiamenti spavaldi da "cowpunkette", forte di un ruggito gutturale da far impallidire piu` di un cowboy (Suckin` Gas), senza demordere dalla sua vocazione post-femminista ("Hips, tits, lips, power!" il suo slogan piu` celebre, da Big Bad Baby Pig Squea) che anzi si perfeziona nella sceneggiata di Jenny.
Inferiore al primo album e ai primi EP, Organ Fan sembra mostrare una certa difficolta` di rinnovamento.

Dopo il singolo Damn Fine Woman (Creation), nel 1993 Rankine lascia pero` il gruppo.

L'agguato alla canzone rock teso dai Silverfish rimane uno dei fenomeni piu` creativi del rock britannico di quel decennio, anche se non e` riuscito a dare il capolavoro che forse era alla loro portata. Le loro tempeste strumentali erano degne dei peggiori sabotatori americani.

La voce di Rankine svetta sulla loro saga. Regina delle "riot grrrl" d'Inghilterra, Rankine e` una delle poche cantanti al mondo a poter competere con Hope Nicholls.

Rankine si trasferisce a Seattle e forma i Ruby insieme con il multi-strumentalista Mark Walk dei Pigface. Rankine si cala cosi` nei panni dell'intellettuale e compositrice per Salt Peter (Creation, 1995). Invece che imitare le blasonate (e talvolta pedanti) Kate Bush e Bjork, Rankine lascia in primo piano il proprio retaggio punk. Compresse fra orchestrazioni elettroniche e soffici ritmiche funky l'aggressivita` e la volgarita` della cantante vengono piegate a una selvativa sensualita`. Gli eccessi quasi "industriali" di Flippin' The Birds, e Pine (con William Rieflin alla batteria) fanno da contorno al piatto forte del disco, che e` il trip-hop di Paraffin e Hoops. Continuando per quella china, Rankine sfiora persino la dance-music da cocktail-lounge delle Luscious Jackson in Swallow Baby e Tiny Meat.

Silverfish propelled (and, at the same time, sabotaged) angry young girl Lesley Rankine's roars and wails with an anthemic and seismic mixture of unrefined adrenaline and concentrate vitriol on Fat Axl (1991) and Organ Fan (1992).
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(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Short Staffed In The Gene Pool (Thirsty Ear, 2001) is a futuristic concept album that emphasizes the role of the groove in Ruby's music. Walk reins in Rankine's antiquated feminism and overtly erotic lyrics: instead of Rankine's feminism set to Walk's soundscapes, we have Walk's soundscapes using Rankine's voice. Those soundscapes are mainly variations on cliches. Everything sounds "post": the post-disco diva of Beefheart, the post-Depeche Mode synth-pop of Waterside, the post-Tricky drum'n'bass of Roses, the post-Daft Punk techno of Grace and Lilypad (perhaps the two catchiest songs). The combination works on eerie compositions like Queen Of Denial and lends itself to aim for the charts with atmospheric ballads like Lamplight.

Altered And Proud (Thirsty Ear, 2001) is the album of remixes.

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