Skunk Anansie
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Paranoid And Sunburnt , 6/10
Stoosh , 6.5/10
Post-Orgasmic Chill, 6/10
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Skunk Anansie sono un combo multirazziale di London, fronteggiato dalla calva lesbica amazzone nera Skin (Deborah Anne Dyer). Il sound e` tanto ibrido quanto la loro etnia. Si tratta, fondamentalmente, di un heavy-metal con liriche politicizzate, ma viene infiorettato di spunti funk, blues, punk-rock, reggae, hip-hop, persino industriali. Nei momenti migliori ne viene fuori un misto di Parliament, Sex Pistols e Sade. Il tutto al servizio del ruggente registro di Skin, a meta` strada fra Janis Joplin e Nina Hagen, portato con naturalezza al melodramma.

Paranoid And Sunburnt (One Little Indian, 1995) e` una raccolta di temi impegnati resi con foga punk. I responsabili marketing tentano subito di lanciare un nuovo trend. Skin lo chiama "rock della clitoride". 100 Ways To Be A Good Girl e soprattutto il singolo Selling Jesus mostrano piu` semplicemente l'influenza dell'hard-rock britannico, mentre l'altro singolo I Can Dream e soprattutto Little Baby SwastiKKKa fanno leva su un'energia alla Rage Against The Machine.

Stoosh (One Little Indian, 1996), il secondo album, si avvale del batterista Mark Richardson, una macchina del ritmo davvero duttile, capace di alternare senza fratture il "backbeat" del reggae e il piu` epilettico rock and roll. Ad abbellire ulteriormente l'armonia e` una maggiore consapevolezza dei mezzi di studio: molti brani sono aperti da brevi interludi sperimentali, con profusione di metronomie industriali e collage di campionamenti.
Soltanto i primi tre brani riportano ai climi arroventati dell'esordio. Le urla gutturali di Skin si fanno largo in Milk Is My Sugar fra schitarrate abrasive, sincopi funky, tribalismi disordinati, progressioni micidiali di basso e assoli lancinanti di chitarra. Yes It's Fucking Political sfoggia una dizione schifata/arrabbiata alla punk, sulle fiondate omicide della chitarra. La metamorfosi in gruppo piu` atmosferico comincia con l'altalena di umori della power-ballad She's My Heroine. Skin e compagni sono maturati, e non si limitano piu` a tempestare l'ascoltatore di male parole. In questa fase di transizione coesistono entrambe le personalita`, tanto quella adolescenziale violenta quanto quella adulta pensierosa.
La trasformazione si compie attraverso una modulazione che ricorda, soprattutto nei ritornelli piu` enfatici di Twisted e Brazen, quella delle Heart. Anche il riff roccioso e marziale di We Love Your Apathy si fa da parte, durante il ritornello, per un coro strappalacrime alla Heart.
Il futuro, una volta smaltita la sbornia di sonorita` alla moda, e` probabilmente in direzione delle Heart, un melodico e ordinato hard-rock da classifica. All I Want fa pensare a una Janis Joplin disintossicata, sradicata dal blues e catapultata in un teatro di Broadway. In Infidelity, fra rimbombi dub e una sezione d'archi classicheggiante, si fa largo una seducente melodia soul-pop. Man mano che il disco progredisce, il gruppo e` sempre piu` un veicolo per l'affermazione commerciale di Skin, propulsa da un organo Hammond e da uno strimpellio gentile verso una Glorious Pop Song lontana anni luce dalle scudisciate e dalle spigolosita` degli esordi.

Bravissimi a tener desta l'attenzione su di se`, gli Skunk Anansie affondano ancora una volta in un mare di banalita` su Post-Orgasmic Chill (Virgin, 1999). Una volta che si tolga la cipria di scudisciate heavy-metal, sincopi hip-hop e quell'alternanza fra urla concitate e crooning da soul singer, rimangono soltanto la carica rocciosa di On My Hotel, il pastiche stilistico (e vagamente avanguardistico) di Charlie Big Potato, e soprattutto l'epilessi hardcore di And This Is Nothing That I Thought I Had (sfiancata da galoppate honky tonk e sibili elettronici). E, naturalmente, le solite ballad da night club (Secretly e You'll Follow Me Down con l'orchestra). La ferocia del loro sound e` tutta apparenza: The Skank Heads e` un misto della American Woman dei Grand Funk Railroad e della My Sharona dei Knack, Lately intona una melodia degna di Whitney Houston o Mariah Carey su un riff sentito cento volte alle radio MOR. L'epico gospel I'm Not Afraid, forse il brano piu` sincero, sbanchera` fra qualche decennio negli ospizi per ex punk. I testi, tanto decantati, non farebbero impaurire un bebe`.

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