Slowdive and Mojave 3


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Just For A Day , 8/10
Souvlaki , 7/10
Blue Day, 7/10 (comp)
Pygmalion, 6/10
Mojave: Ask Me Tomorrow , 6/10
Mojave: Out Of Tune, 6/10
Mojave 3: Excuses For Travellers , 7/10
Neil Halstead: Sleeping On Roads , 4/10
Monster Movie: Last Night Something Happened , 5/10
Mojave 3: Spoon and Rafter (2003), 6/10
Rachel Goswell: Waves Are Universal (2004), 6/10
Mojave 3: Puzzles Like You (2006), 5/10
Neil Halstead: Sleeping On Roads (2001), 6/10
Neil Halstead: Oh! Mighty Engine (2008), 5/10
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Gli Slowdive furono uno dei gruppi piu` rappresentativi del movimento "shoegazer" britannico degli anni '90. Il loro rock psichedelico portava alle estreme conseguenze le istanze di My Bloody Valentine e Cocteau Twins: dei primi il basso pulsante, la batteria funerea, le chitarre accordate su riverberi celestiali, bisbigli che si librano in anelli impalpabili, e degli altri la suggestione dei gorgheggi e delle armonie.

Il gruppo, formato nel 1990 Reading, faceva leva sulle doti vocali di Neil Halstead e Rachel Goswell, entrambi giovanissimi, e sul trio di chitarre composto dai due con Christian Savill.

Gli EP Slowdive (november 1990), con la celestiale title-track e la lunga Avalyn, Morningrise (febbraio 1991), con la title-track e She Calls, e Holding Our Breath (giugno 1991), con l'orecchiabile Catch The Breeze e l'atmosferica Albatross, si distinsero per quei brani-trance impostati su tenui fluttuazioni di umore. Non erano ne` le melodie ne` le distorsioni chitarristiche a guidare il sound, il sound era un'entita` astratta che si sdipavana poco alla volta. Gli EP verranno raccolti su Blue Day (Creation, 1992).
L'album Just For A Day (Creation, 1991) testimonia di una maturita` precoce e spettacolare. Pochi gruppi hanno saputo produrre musica cosi` psicologica e cosi` armoniosa. I bisbigli ipnotici del disco scivolano senza peso su superfici levigatissime, i loro diafani profili rimbalzano contro specchi deformanti, i loro ritornelli vellutati s'infilano nelle maglie del cosmo.
Sandman e` forse il brano piu` extraterreste e surreale, e la polifonia vocale del gruppo tocca uno zenith di puro delirio in Catch The Breeze (in particolare nella sua coda onirica). Primal e` un mini-concerto in crescendo di echi e riverberi, che fonde la dolcezza e la violenza di un'overdose di eroina.
L'astrattismo cromatico lambisce la pura avanguardia elettronica nello strumentale Erik's Song. Celia's Dream eccelle in quel senso di abbandono nelle spirali di cadenze ipnotiche. Basta scorrere i titoli per rendersi conto che il loro universo e` popolato di sogni, brezze, onde, aria. Chitarre, tastiere e percussioni sono fuse in flussi omogenei di suono fatato, sempre scandito in maniera solenne, come alle soglie del Paradiso. Il formato tradizionale della canzone rock riemerge per qualche secondo dalle nebbie galattiche in Ballad Of Sister Sue e Waves. La melodia marziale (con reminescenze del "Crimson King") di Spanish Air rappresenta meglio di ogni altra il tono medio del disco.
La psichedelia diventa cosi` sinfonismo mistico. I brani degli Slowdive sono i "sanctus" del rock psichedelico. Il disco e` una delle conquiste piu` ardite del rock britannico di sempre.

Non a caso Souvlaki (Creation, 1993 - SBK, 1994) attira l'attenzione di Brian Eno, che suona su un paio di canzoni: sul loro rock spira permanentemente una bezza ambientale. Le loro canzoni sembrano sempre piu` madrigali in trance, cantati sottovoce da Halstead, con il controcanto fievolissimo di Goswell (o viceversa), e suonati in punta di piedi da un ensemble che sembra sul punto di svenire da un momento all'altro. Cadenze stanche, strimpelii ipnotici, volute vellutate di elettronica e i gorgheggi piu` leziosi popolano le lande magiche di Machine Gun e Altogether.
L'apice di languore e volutta` e` Alison, avvolta in spirali di cori celestiali e costellata da un tenuissimo jingle-jangle, come se Sonny e Cher fossero diventati due cherubini e cantassero da una nuvola del paradiso. Piu` si va avanti e piu` il suono si dilegua, fino agli estremi minimali, fino quasi al vuoto armonico, di Dagger (che Halstead canticchia accompagnato dalla sola chitarra) e Country Rain (che Goswell sussurra su tiepidi accordi hawaiani). When The Sun Hits e` la canzone che piu` si avvicina alle convenzioni degli shoegazer.
Lo strumentale Souvlaki Space Station riserva un minimo piu` di azione (ed emozione) per via di una ritmica reggae e di una rumoristica surreali, all'incrocio fra psichedelico e industriale. I due apocrifi strumentali pubblicati come bonus del CD (Good Day Sunshine e Missing You), sono invece acquarelli quasi new age che ottengono gli stessi risultati delle canzoni ma senza ricorrere alla voce umana.

Il 5EPIn Mind e Country Rain.

Pygmalion (Creation, 1995) non potrebbe esser piu` anomalo nella stagione del Brit-pop. Di fatto si tratta di un album solista di Neil Halstead che da` sfogo alle sue libidini ambientali, a meta` strada fra Talk Talk (i dieci minuti di Rutti). e Seefeel (Miranda, Trellisaze, J's Heaven). Il sound classico degli Slowdive si ascolta ancora nel mantra di Crazy For You e nel vortice di Blue Skied An' Clear. Ma il complesso e` ormai morto.

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Nel 1995 Halstead e Goswell hanno dato vita al progetto Mojave 3: messe da parte le distorsioni di chitarra, Ask Me Tomorrow (4AD, 1996) ha un malinconico piglio folk, anche se vi si riconoscono i geni degli Slowdive (quelli di Dagger e Miranda). Love Songs On The Radio sembra quasi i Mazzy Star.

(Tradotto da Massimiliano Monteverdi)

Un tipico twang country funge da accompagnamento alle meditazioni languide e soavi della Goswell in Tomorrow’s Taken. Chitarra, piano e un drumming vellutato sottolineano la melodia evanescente di Sarah. Le melodie sono sempre romanticamente seducenti, sebbene non eccedano mai in sontuosità o enfasi. Accade anzi il contrario: i duetti di Candle Song 3 e Where Is The Love fanno il paio con le tenere filastrocche di Leoanard Cohen; e You’re Beautiful è una serenata cantata con il tono (e gli arrangiamenti disadorni) del primo Donovan.

Il gruppo indulge forse un po’ troppo a pose estatiche in Out Of Tune (4AD, 1998), una raccolta sommessa che rimanda al country dei tardi anni ’60 e ai vari folk revival, rifacendosi in modo anche fin troppo esplicito alle icone di quel periodo: Gram Parsons (Give What You Take, Baby’s Coming Home), Band (Keep It Hit All Hid, Caught Beneath Your Heel) e - last but non least - Bob Dylan, fonte d’ispirazione dei due singoli (Who Do You Love, Some Kinda Angel).

Sebbene non possieda la compiutezza dell’album d’esordio, e spesso sia preda, come il secondo album, di improvvisi attacchi di narcolessia, Excuses For Travellers (4AD, 2000) getta luce sulla vera natura dei Mojave 3, che si svelano ora quali esponenti di un cantautorato moderno, in grado di recuperare la tradizione del country-rock e del folk-rock, declinandola però secondo delle coordinate metafisiche. Inaspettatamente, dei loro anni di apprendistato psichedelico su questo disco rimane veramente poco. I sei minuti di In Love With A View rimandano alla mente le magiche atmosfere del Bob Dylan di Blonde on Blonde, mentre She Broke You So Softly possiede i tratti distintivi del primo Donovan, tenera, innocente e umana. My Life In Art con i suoi sette minuti è un concentrato di emozioni sussurrate all’orecchio di chi ha perso pure la speranza, ispirato a Leonard Cohen e Tim Buckley. When You’re Drifting e Prayer For The Paranoid con i loro dolci cori vivono in un mondo di amorose corrispondenze, gettando un ponte tra terra e cielo. I Mojave 3 hanno raggiunto l’equilibrio della classicità, e così possono sperimentare sulla forma canzone, senza però perdere nulla in immediatezza comunicativa. Il sostrato spirituale del disco si rende patente quando tromba e organo trasformano Got My Sunshine in un commovente canto gospel, pieno di speranza e umiltà. Si tratta di ballate folk e country dominate da un sentimento di serena accettazione del mistero dell’esistenza, dopo che un dolore lacerante le ha svuotate di ogni energia. Sono discepoli di Gram Parson più che degli shoegazer.

D’altro canto, la vivace Return To Sender, l’orecchiabile e rilassata Krazy Ket, gli arrangiamenti moderni di Bringin’ Me Home (un tocco di elettronica, un ritmo ballabile e una voce femminile), il power-pop di Anyday Will Be Fine, che ricorda i Luna, potrebbero segnare l’inizio di una nuova carriera, se non di molte.

Il primo album solista di Neil Halstead, Sleeping On Roads (4AD, 2001) suona come la versione elettronica di Paul Simon e Bob Dylan. Un paio di motivi atmosferici (Stones In My Pocket, See you On Rooftops) svettano sul resto dell’album, che è fatto di canzoni piatte e noiose.

Il chitarrista degli Slowdive Christian Savill ha dato vita, insieme a Sean Hewson, al progetto Monster Movie, che è titolare dell’album Something Happened (Clairerecords, 2002). Il duo aggiorna il dream-pop allo slo-core a alla musica ambientale. Alcuni pezzi (4th and Pine, Waiting Shortwave, Home) valgono i classici del genere, e i brani strumentali sprigionano un senso di metafisica deiezione.

Il quarto album dei Mojave 3, Spoon and Rafter (Matador, 2003), sebbene non riesca a introdurre nuovi elementi, è in grado comunque di dilatare la visione eterea dei musicisti. I novi minuti di Bluebird Of Happiness, le tristi meditazioni di Between the Bars e la leggiadre ninnananne folk-pop di Tinkers Blues e She’s All Up Above dimostrano quanto sia ampio lo spettro di stati d’animo e di forme espressive padroneggiato da Halstead.

After Slowdive disbanded, Halstead and Goswell launched Mojave 3. Immune from guitar distortions, Ask Me Tomorrow (4AD, 1996) has a gently, dreamy, melancholic folk tone, akin to the Cowboy Junkies, even if the Slowdive touch is easily recognizable (a few of the songs are brainchildren of Dagger and Miranda) and lead-off ballad Love Songs On The Radio was clearly inspired by Mazzy Star's Fade Into You.
A country twang accompanies Goswell's languid and suave meditation Tomorrow's Taken. Guitar, piano and soft drumming accent the evanescent melody of Sarah.
Melodies are always romantically engaging, although never sumptuous or emphatic. Quite the contrary: the duets Candle Song 3 and Where Is The Love belong with the tender lullabies of Leonard Cohen; and You're Beautiful is a serenade sung with the quiet tone (and sparse arrangement) of early Donovan.

The band relaxes a little too much on Out Of Tune (4AD, 1998), a subdued collection that harks back to the late 1960s country and folk revivals and that relates even too explicitly to the icons of that time: Gram Parson (Give What You Take, Baby's Coming Home), Band (Keep It All Hid, Caught Beneath Your Heel), Nick Drake (All Your Tears, Yer Feet), and, last but not least, Bob Dylan, who inspires the two singles (Who Do You Love, Some Kinda Angel).

While not as accomplished as the debut album, and still prone to fainting at every note like the sophomore album, Excuses For Travellers (4AD, 2000) clarifies Mojave 3's identity, as modern singer-songwriter's music that harks back to the golden age of country-rock and folk-rock but adds a metaphysical dimension. Surprisingly, little is left of their psychedelic roots. The six-minute ode In Love With A View recalls the magic atmosphere of Bob Dylan's Blonde On Blonde, and She Broke You So Softly has the gentle, pure, loving quality of the first Donovan album. The seven-minute My Life In Art is all about whispering emotions to a bird on a wire, inspired by Leonard Cohen and Tim Buckley. The charming singalongs of When You're Drifting and Prayer For The Paranoid are concentrates of gentle gestures that bridge earth and heavens. Mojave 3 have achieved a classical style, that allows them to stretch the format of their ballads without renouncing a relatively simply format.
The spiritual undercurrent of much of the collection comes to light when trumpet and organ elevate Got My Sunshine to a moving gospel hymn full of hope and humility.
These are folk and country ballads that a lacerating pain has emptied of all energy and filled with a zen-like acceptance of the mystery of life. These are disciples of Gram Parsons, not of shoegazers.
On the other hand, the lively Return To Sender, the catchy and relaxed Krazy Kat, the modern arrangements of Bringin' Me Home (a touch of electronic, a danceable beat, a female voice), the power-pop of Anyday Will be Fine (reminiscent of Luna) could mark the beginning of a new career (or several new careers).

Neil Halstead's first solo album, Sleeping On Roads (4AD, 2001), sounded like an electronic version of Paul Simon and Bob Dylan. A couple of atmospheric tunes (Two Stones In My Pocket, See You On Rooftops) stand out among several plain, humorless dirges.

Slowdive guitarist Christian Savill and Sean Hewson formed the project Monster Movie, that recorded the album Last Night Something Happened (Clairecords, 2002). The duo updates dream-pop to slo-core and ambient music. A few of the songs (4th and Pine, Waiting Shortwave, Home) are worth the best of the genre, and the instrumental pieces (First Trip to the City, Star City) exhude metaphysical dejection.

Spoon and Rafter (Matador, 2003), Mojave 3's fourth album, fails to introduce new elements, but succeeds in extending the ethereal vision of the musicians. The nine-minute Bluebird Of Happiness, the brooding Between the Bars and the graceful folk-pop lullabies Tinkers Blues and She's All Up Above show how Halstead's dexterity at just about any mood and form.

Rachel Goswell's first solo album, Waves Are Universal (4AD, 2004), is a graceful exercise in recreating the mood of early Cocteau Twins and, yes, Slowdive.

Mojave 3's Puzzles Like You (4AD, 2006) was their most extroverted work yet, as close as Halstead ever got to writing bouncy pop ditties, as if he had decided to release a tribute album to the 1960s (Truck Driving Man, Big Star Baby).

Neil Halstead's second solo album, Oh! Mighty Engine (2008) was an acoustic bedroom exercise.

Slowdive's drummer Simon Scott debuted solo with the ethereal Navigare (Miasmah, 2009) and the four-song EP Traba (Immune, 2010). Scott instead opted for brainy constructions and a noir-jazz atmosphere on Bunny (Miasmah, 2011).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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