Soup Dragons
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
This Is Our Art , 6/10
Lovegod , 6/10
Hotwired , 5/10
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Gli scozzesi Soup Dragons planarono sull'ultra-inflazionata scena del pop scozzese alla fine degli anni '80 senza avere nulla di particolarmente originale da dire. Quello di Whole Wide World (il singolo del 1986) e di Hang-Ten era un melodismo di seconda o terza mano che nei momenti migliori scimmiottava il punkpop dei Buzzcocks.

Il falsetto di Sean Dickson e la chitarra di Jim McCulloch impreziosiscono i ritornelli scontati dei singoli del 1987: Head Gone Astray, Can't Take No More, Soft As Your Face. Hang-Ten (Sire, 1987) raccoglie i primi singoli ed EP. I Soup Dragons non erano particolarmente piu` originali dei tanti imitatori dei Buzzcocks di quegli anni.

Il gruppo cambio` drasticamente personalita` con l'eccentrico melange di stili di This Is Our Art (Sire, 1988), il primo vero album, frutto casuale di una serie di registrazioni episodiche. Questa volta la bilancia pendeva dalla parte del garage-rock piu` selvatico (Great Empty Space, Passion Protein e soprattutto Kingdom Chairs), ma senza convinzione. I singoli Majestic Head e Crotch Deep Trash accentuarono l'isteria di quei brani.

Seguendo una parabola tutto sommato coerente nella sua totale incoerenza, il gruppo si ricostrui` una verginita` artistica attraverso un hit di house (una cover dei Rolling Stones, loro nuovi idoli) e poi si convertirono tout court alla cultura rave con i ritmi psichedelici e ballabili di Lovegod (Polygram, 1990). Dickson fa pubblicita` alle droghe pesanti, mentre Kiss The Gun persegue le vibrazioni "dure" di Backwards Dog e Sweetmeat resuscita il lamento insinuante di Marc Bolan. L'aggressiva Mother Universe, il "lento" Softly, la morbida Drive The Pain vantano se non altro delle decorose melodie e arrangiamenti sempre diversi. Quella dei Soup Dragons e` un'house esile e naif rispetto alle architetture magniloquenti della concorrenza.

Due anni dopo il mondo e` cambiato di nuovo. Confermandoli gruppo-materasso per eccellenza, buono per tutte le occasioni, Hotwired (Big Life, 1992) corre dietro questa volta al nuovo sound dei Primal Scream, quell'ibrido decadente di Rolling Stones (Divine Thing), T. Rex (Everlasting), Adam Ant (Running Wild) e persino Moody Blues (Forever Yesterday). Le cadenze sono sempre epidermiche e ipnotiche, ma questa volta a dominare sono le melodie e gli arrangiamenti. Le pulsioni edoniste di Dickson non sembrano avere limiti, ma almeno Dream On sfiora l'inno che ha sempre cercato. In un sound che e` la quintessenza dell'artificiale (i Soup Dragons non fanno altro che aspettare di capire come girera` il vento l'anno prossimo per decidere cosa mettersi a suonare) la personalita` decadente di Dickson costituisce l'unico sprazzo di sincerita`.

Dickson rimane d'altronde l'unico padrone del gruppo su Hydrophonic (Mercury, 1994), essendosi liberato degli altri. hip-hop, soul, techno

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