Stereolab


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Switched On, 7/10 (comp)
Peng, 6/10
Space Age Batchelor Pad Music, 7/10 (mini)
Transient Random Noise Bursts With Announcements, 8/10
Mars Audiac Quintet, 7.5/10
Gane: Turn On , 6/10
Music For The Amorphous Body, 6/10 (EP)
Emperor Tomato Ketchup, 7/10
Dots And Loops, 6/10
Aluminum Tunes, 6/10
Cobra And Phases, 5.5/10
The First Of The Microbe Hunters , 5/10
Sound-Dust , 6/10
Margerine Eclipse (2004) , 5/10
Chemical Chords (2008), 6/10
Laetitia Sadier: The Trip (2010), 5/10
Laetitia Sadier: Silencio (2012), 5/10
Laetitia Sadier: Something Shines (2014), 4/10
Not Music (2010), 5/10
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Stereolab were not the first and were not the only ones, but somehow they came to represent a nostalgic take on Sixties pop music that employed electronic rhythms and arrangements. Built around the collation of keyboardist Tim Gane (ex-McCarthy) and French vocalist Laetitia Sadier, i.e. the juxtaposition of hypnotic, acid instrumental scores and surreal, naive vocals, as refined by their early EPs Super 45 (1991) and Super-Electric (1991), Stereolab walked a fine line between avantgarde and pop. As they continued to fine-tune the idea on Peng (1992), echoing the trance of the Velvet Underground, Neu and Suicide, while increasing the doses of electronic sounds, Sadier's voice became a sound and an instrument, contributing more than catchy refrains to the allure of the mini-album Space Age Batchelor Pad Music (1993), the aesthetic manifesto of their chamber kitsch. Stereolab probably reached their zenith with the singles of John Cage Bubblegum (1993) and Jenny Ondioline (1993), that inspired the stylistic tour de force of Transient Random Noise Bursts With Announcements (1993). Stereolab had coined a new musical language, as austere as classical music and as light as easy-listening. New keyboardist Katharine Gifford contributed to the elegant and smooth sound of Mars Audiac Quintet (1994), their most accomplished fusion of nostalgy and futurism, although not as innovative as the previous album. Emperor Tomato Ketchup (1996) was even more impersonal, pure sound for the sake of sound, pure abstraction of kitsch music. Stereolab injected Soft Machine's progressive-rock, Terry Riley's minimalism, Neu's robotik rhythm, Pink Floyd's pastoral psychedelia into the fragile melodic skeleton of British pop music.
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Gli Stereolab hanno inventato un compromesso improbabile fra il krautrock degli anni '70, i primi esperimenti al Moog di quegli stessi anni, la new wave di qualche anno dopo e la musica leggera francese degli anni '60. Nella tradizione di formazioni altrettanto erudite e intellettuali come Soft Machine, Pink Floyd, King Crimson e Roxy Music, gli Stereolab hanno compiuto sul rock degli anni '90 la stessa operazione di vivisezione e amputazione che era stata compiuta dal progressive-rock negli anni '70. Con loro il progressive-rock riceve in effetti il primo vero impulso dai tempi d'oro: invece della dinamica del jazz, sono i gruppi tedeschi (Can, Faust e soprattutto Neu) e il minimalismo americano (Terry Riley) a fornire lo spunto.

Gli Stereolab nacquero dall'incontro fra due personaggi che non potevano essere piu` diversi. Tim Gane era reduce dai marxisti McCarthy. Laetitia "Seaya" Sadier era una corista francese dello stesso gruppo. Nel 1990 si unirono e diedero vita a quella che sembrava l'ennesima formazione dream-pop (cantante femminile, melodie surreali, arrangiamento psichedelico).

Invece fin dai primi EP e singoli, in seguito raccolti su Switched On (Too Pure, 1992 - Slumberland, 1992 - Too Pure, 2005), la polifonia del gruppo approdava a un formato in cui le parti strumentali e le parti vocali si complementavano in maniera surreale. Sull'EP Super 45 (Duophonic, 1991) il raga di Brittle (in stile Velvet Underground) e il salmo mediorientale di Au Grand Jour erano soltanto gli antipasti per la ben piu` succosa jam di The Light That Will Cease To Fail, un festival di effetti psichedelici: girotondo vorticoso di chitarre, pulsazione ipnotica della batteria, gorgheggi circolari del canto e del controcanto, accordi epici di un organo dal timbro "acido". Le armonie vocali da convento e l'incedere scanzonato alla B52's del singolo Doubt appartengono invece al lato leggero. La schizofrenia prosegue anche sull'EP Super-Electric (Too Pure, 1991): da un lato la tenera filastrocca di Super-Electric, su un rapido fremito boogie delle chitarre, e dall'altro Contact, lunga digressione cosmico-lisergica quasi soltanto strumentale in emozionante crescendo. Un altro EP, Lo-Fi (1992), contenente Laisser-Faire, completo` la formazione del gruppo.

The sound of Peng (Too Pure, 1992) is an experimental blend of styles, drenched in echoes of Velvet Underground (particularly Perversion) and Suicide (particularly The Seeming And The Meaning), sometimes with synthesizers in the foreground. The balance between avantgarde and pop, between electronic nightmares and bubblegum tunes, is reminiscent of similar endeavours of the new wave. Their variant is best exemplified by Super Falling Star (vocal harmonies, hypnotic strumming, organ drone), Orgiastic (rising and descending vocals, tight guitar boogie), and, first and foremost, Stomach Worm (pounding rhythm, mirrored lullabyes, accelerated Velvet Underground raga).
Stereolab's songs are gentle and fragile, built on childish singing and unimaginative rhythms. Somehow such unspectacular foundations yield mesmerizing results.
The band rarely exceeds in experimental affectation. Even when (K-Stars, Mellotron, Surrealchemist) extra doses of Kraftwerk and Can threaten to dissipate the song structure, a center of gravity is always maintained, the jamming never derails, the noises never alienate.

Notwithstanding their musical achievements, the success of lighter singles such as Harmonium (Duophonic) and Low-fi (Too Pure) gave Sadier's vocals the charisma of a trademark sound, and Stereolab came to be identified with her abstract humming more than with their progressive-rock scores.

Peng (Too Pure, 1992) sceglie pero` decisamente il lato sperimentale. Non solo si sentono in continuazione echi di Velvet Underground e Suicide, ma il gruppo porta in primo piano il suono dei sintetizzatori. La musica e` ancora un compromesso fra avanguardia e pop, fra incubi elettronici e ritornelli bubblegum, ma le dosi di Kraftwerk e King Crimson sono talvolta degne di un saggio postmodernista,

La voce di Sadier diventa comunque per molti versi la "voce" del gruppo, il suo marchio di fabbrica attraverso episodi leggeri come i singoli Harmonium (Duophonic) e Low-fi (Too Pure).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Forte della nuova tastierista Mary Hansen, del nuovo chitarrista Sean O'Hagan ( High Llamas) e del batterista Andy Ramsay, il minialbum Space Age Batchelor Pad Music (Too Pure, 1993) continua la progressione verso un sound piu` austero e meno pop, piu` da camera che da discoteca. Ronco Symphony e We're Not Adult Orientated trovano lo scatto selvaggio e la grinta boogie per mettere in orbita dei raga memorabili. Ma il gruppo finisce talvolta per fare dell'involontario kitsch (Avant-Garde MOR, che e` proprio cio` che dice il titolo, e le soporifere variazioni della title-track), o, meglio, come dice il singolo coevo, della John Cage Bubblegum.

L'ensemble e` in splendida forma nel singolo Jenny Ondioline, un lungo, estenuante e febbricitante delirio che li consacra fra i grandi sperimentatori del momento. Da li` prende l'abbrivo l'album Transient Random Noise Bursts With Announcements (Elektra, 1993), un tour de force di composizione e arrangiamento. A forza di essere bizzarro ed eccentrico, il gruppo finisce per comporre musica da camera per strimpellio incalzante di chitarra elettrica, distorsioni d'organo alla Suicide e litania alla Nico in Tone Burst, oppure per rock and roll alla Suicide e per baccanale di chitarre alla Sonic Youth in Our Trinitone Blast, oppure per boogie di White Light White Heat (Velvet Underground) e melodia di Broadway in I'm Going Out Of My Way.
Ma alcuni brani hanno assimilato lezioni piu` profonde, e al centro c'e` sempre la percussivita`: Crest ha il piglio dadaista dei primi Soft Machine, ma lanciati in un vortice dei Neu; Golden Ball ha il crescendo piu` marziale, con le dissonanze che salgono poco alla volta in superficie; e la piu` complessa di tutte le partiture, Analogue Rogue, e` quasi un collage (organo da requiem, incalzante cadenza ferroviaria, figura minimalista della chitarra, gorgheggi gregoriani). Pack Yr Romantic Mind e` invece lounge music atmosferica.

I singoli Lo Boob Oscillator (SubPop) e French Disko (Duophonic) sembrano quasi autoparodie, visto che si limitano a dissezionare il loro stesso stile e proporlo in un formato piu` accessibile.

La nuova tastierista Katharine Gifford ha un impatto decisivo sul sound elegante e fluente di Mars Audiac Quintet (Elektra, 1994), In quel limbo fra trance trascendente e antiquate sonorita` pop, fra futurismo e nostalgia, che e` diventato il loro paradiso artificiale, gli Stereolab scolpiscono Ping Pong, il brano melodico che ruba qualcosa a Up And Away dei Fifth Dimension, e lo strumentale Fiery Yellow, che scimmiotta l'exotica. Il revival fa leva su due pilastri referenziali: il canto di Sadier, che imita spesso lo stile degli anni '50, e le tastiere, prediligono i timbri naif degli anni '60, quelli di Moog, Farfisa e Vox.
Le composizioni tendono a ripetere sempre gli stessi trucchi, e` il loro metabolismo a determinare se rimangono canzoncine nostalgiche o se diventano piece surreali. Sadier intona la filastrocca per bambini di Three Longers Later accompagnata soltanto da un organo e da un controcanto di "la-la-la". Un simile girotondo, fatto riciclare su se stesso in maniera ipnotica con un forte "drone" di sottofondo e armonie vocali femminili da anni '50 in lontananza da` vita a Three Dee Melodie.
Il loro nuovo marchio di fabbrica e` la trance, ottenuta accoppiando i "drone" delle tastiere a una cadenza martellante, seguendo le intuizioni di Velvet Underground e Neu. Wow And Flutter non fa che sovrapporre una melodia ariosa a questo "motore". Si riconosce il ritmo forsennato di Sister Ray in Nihilist Assault Group, e la variante dei Feelies in Outer Accelerator. Transona Five e` invece un jug elettrico a meta` strada fra On The Road Again (Canned Heat) e Spirit In The Sky (Norman Greenbaum), di nuovo avvolto in strati di gorgheggi celestiali. Anamorphose getta la maschera e si rifugia nel minimalismo (organo e voci) del primo Terry Riley.
Giocando sui timbri e sui ritmi, come avevano propugnato i grandi complessi tedeschi degli anni '70, gli Stereolab scoprono una rotta meno battuta, e piu` ardua, all'estasi. Il chitarrismo ritmico di Gane conduce le danze, le tastiere statiche e poco melodiche di Gifford colorano lo sfondo di tonalita` grige, i gorgheggi di Sadier rievocano chanteuse e ragazzine "ye-ye" d'altri tempi.

Ridimensionando i due elementi piu` sfruttati dai complessi britannici della loro generazione (la melodia e l'arrangiamento), gli Stereolab pervengono a un nuovo linguaggio rock, tanto austero quanto la musica classica, ma tanto lieve quanto la musica leggera.

Per quanto molto ridimensionato, il progetto dell'EP Music For The Amorphous Body Study Center (Duophonic, 1995), colonna sonora per uno spettacolo di arte-performance, e` ancora quello (con sezione d'archi).

Gli Stereolab hanno ampliato enormemente il loro territorio originale. Il risultato e` pero` che le canzoni di Emperor Tomato Ketchup (Elektra, 1996) sembrano fin troppo impersonali. A forza di espandersi in tutte le direzioni, viene a mancare un cuore.
Il minimalismo meccanico, privo di emozioni, palafittato su sincopi funky, di Metronomic Underground e` fin troppo futurista, mentre Cybele's Reverie, uno shuffle dinoccolato in stile anni '60 che viene depistato da una sezione d'archi, e Noise Of Carpet, un banale garage-rock, sono fin troppo mondane.
Percolator, Spark Plug e soprattutto la title-track sono le composizioni in cui il gruppo ritrova per qualche minuto l'equilibrio dei bei tempi. La base ritmica alla Suicide di Olv 26 sospinge la melodia piu` celestiale del disco. Morgane Lhote ha preso il posto di Gifford. Duncan Brown (basso) e Andy Ramsey (batteria) rimangono a cementare una sezione ritmica d'acciaio, e Mary Hansen al controcanto completa il sestetto.
E` soprattutto sul ballabile che si accanisce la strategia di Gane e compagni, riprendendo un discorso di decostruzione del genere avviato (su direttrici diverse) dalla "no wave" americana (Contortions, Love Of Life Orchestra, etc).

Esce anche una collaborazione con i Nurse With Wound, Simple Headphone Mind (Duophonic, 1996) con una lunga suite, Trippin' With The Birds, che va annoverata fra le cose migliori del gruppo.

(Originally published on Nude As The News )

On Dots And Loops, Stereolab immediately abdicates the sweet, futurist harmony it had coined on Emperor Tomato Ketchup and refolds "lounge" into relaxed, disengaged cocktail kitsch. The minimalist "Brakhage," the warbled, polyphonic "The Flower Called Nowhere" and the exotic accents of "Prisoner Of Mars" exploit the same formula to the point of nausea: a light, funky rhythm, an arrangement that's a little bit kitschy, and a rolling chorus. At its best, it plays out in a song like "Miss Modular," which sounds like a '60s television theme song.
Forgiving the frequent mishaps of the album's first half, Stereolab crown Dots And Loops with the nine-minute "Contronatura." They employ the same blueprint as on most of the other songs, but this time it's with a more intellectual feel - on a stubborn strumming of guitar and hallucinogenic, droning keyboards. And if that's not enough, there's a lenghty "Refractions In The Plastic Pulse," which deconstructs yet another kitsch-y theme (as if Stereolab allegorically reneged their whole album) through opera-style falsettos, aquatic electronics, dreamy dub pulses and tiny, incidental cacophonies.
Two producers lent their knobs: John McEntire of Tortoise in Chicago and Andi Toma and Jan Wermer in Dusseldorf, better known as Mouse On Mars. Don't be surprised if Stereolab sounds alternatively American post-rock and German electronica.

Guitarist Gane has recorded Turn On (Duophonic, 1997) with Andrew Ramsey of the High Llamas.

The two CDs (or three records) of Aluminum Tunes (Warp, 1998) collect rarities.

Per Dots And Loops (Elektra, 1997) gli Stereolab rinunciano subito alla soave armonia futurista che avevano coniato con l'album precedente, e ripiegano su un sound rilassato e disimpegnato da cocktail lounge. I minimalismi di Brakhage, i gorgheggi polifonici di The Flower Called Nowhere, gli accenti esotici di Prisoner Of Mars, sfruttano fino alla nausea lo stesso repertorio di mezzi armonici: un ritmo funky leggero, un arrangiamento un po' kitsch, un canto stralunato, cori ancor piu` stralunati. Il singolo Miss Modular sembra un tema televisivo degli anni '60.
Per farsi perdonare le frequenti cadute di tono, il gruppo corona il disco con i nove minuti di Contronatura, che fanno la stessa cosa degli altri, ma con un'aria piu` sorniona e intellettuale, su uno strimpellio insistito di chitarra e droni allucinogeni di tastiere. E, se non bastasse, ci infila anche una chilometrica Refractions In The Plastic Pulse, che si diverte a decostruire un altro tema leggero (come se il gruppo rinnegasse allegoricamente l'intero disco) tramite falsetti d'opera, elettronica acquatica, un dub onirico e piccole cacofonie di percorso.
Lavoro non molto serio, insomma, per lo piu` proteso a conquistarsi uno spazio commerciale e poi, improvvisamente, redento dal senso di colpa. La classe non e` acqua, ma bisogna prima vedere se la loro e` classe.

Il chitarrista Gane ha anche registrato Turn On (Duophonic, 1997) con Andrew Ramsey degli High Llamas.

I due CD (o tre vinili) di Aluminum Tunes (Warp, 1998) raccolgono rarita`.

Cobra And Phases Group Play Voltage In The Milky Night (Elektra, 1999) continues to indulge in thie trademark outdated easy listening revisited from a post-modern perspective and arranged in ever more baroque fashion. The opening novelty, Fuses, represents their genre at its best, thanks to a tourbillon of drums, a quasi free-jazz fanfare and a vibes leitmotiv echoed by the singer in free vocalizing. Ten songs later, the album closes with Come And Play In The Milky Night, sung in the same style, as if to close the circle.
In between these two tracks the Stereolab indulge in the usual mastery of mimetism. People Do It All The Time and Spiracles play again with the laziest tones of the Sixties' easy listening, except the keyboard are free to improvise avantgarde patterns.
Infinity Girl and to some extent Puncture and Caleidoscopic Gaze turn the joke into serious art, thanks to the complex counterpoint of voices.
The basic ideas of their songs are elementary. They are complicated, and promoted to intellectual exercizes, by a combination of references to minimalism, to Zappa's orchestral scores, to Canterbury's difficult harmonies. The Stereolab can thus tackle both brasilian pop (Free Design) and funk (Blips Drips And Strips) without falling into the trivial. The dadaist tone of Italian Shoes Continuum, haflway between Art Bears and Frank Zappa, crowns the trick.
The new tour de force, Blue Milk (eleven minutes), lays a bridge between Terry Riley's minimalist suites and Velvet Underground's tribal ragas: a highly erudite essay, but interesting mainly to professional critics.
By now, everything comes easy to the Stereolab. They can orchestrate their scores blindfolded. But there isn't basically a single note that we have not head before on their albums.

The six short tracks of the mini-album The First Of The Microbe Hunters (Duophonic, 2000) are either a little too light (Intervals) or a little too unfocused (Retrograde Mirror Form), like so many of their recent recordings. One gets the feeling that Gane is composing these songs while cooking pasta or watching tv. Only the nine-minute exotica instrumental Outer Bongolia (a collaboration with High Llamas) is up to their standard.

Cobra And Phases Group Play Voltage In The Milky Night (Elektra, 1999) continua a propinare quell'easy listening anacronistico, riveduto in un'ottica post-moderna e arrangiato in maniera manieristica. La novelty Fuses rappresenta il genere nel modo migliore, grazie a un tourbillon di tamburi, a una fanfara quasi free-jazz e a un tema di vibrafono riecheggiato dalla cantante con vocalizzi liberi. Il dischio si chiude con Come And Play In The Milky Night, cantata solfeggiando, quasi a ricongiungersi con quell'inizio.
Fra questi due brani ci sono i soliti capolavori di mimetismo. People Do It All The Time e Spiracles indulgono di nuovo nei toni piu` leziosi della musica leggera degli anni '60, salvo lasciare che le tastiere improvvisino pattern d'avanguardia. La loro arte puo` essere paragonata alle silouette dei ritrattisti di piazza.
Infinity Girl e in parte Puncture e Caleidoscopic Gaze trasformano lo schizzo in un quadro d'arte, grazie a un complesso contrappunto di voci.
Le idee di base delle loro canzoni sono elementari. Vengono complicate, e promosse a eserciZi intellettuali, da un misto di riferimenti al minimalista, alle orchestrazioni di Zappa, alle armonie ostiche di Canterbury. Gli Stereolab possono cosi` concedersi tanto al pop brasiliano (Free Design) quanto al funk (Blips Drips And Strips) senza peccare di trivialita`. Il piglio dadaista di Italian Shoes Continuum, a meta` strada fra Art Bears e Frank Zappa, sublima il trucco.
Il nuovo tour de force, Blue Milk (undici minuti), stende un ponte fra le suite minimaliste di Terry Riley e i raga tribali dei Velvet Underground: un saggio dottissimo, ma interessante soltanto per i critici di professione.
Ormai tutto cio` riesce loro estremamente facile. Possono orchestrare le loro partiture a occhi chiusi. Ma non c'e` praticamente nota che non fosse gia` sui loro dischi precedenti.

Le sei canzoni del mini-album The First Of The Microbe Hunters (Duophonic, 2000) sono un po' troppo leggere e un po' troppo sfuocate, come molti dei loro recenti lavori. Si ha l'impressione che Gane componga queste canzoni mentre cucina la pasta o mentre guarda la tv. Soltanto il lungo pastiche latin-soul Outer Bongolia (in collaborazione con High Llamas) e' all'altezza dei loro standard.

Luckily, Sound-Dust (Elektra, 2001), that boasts collaborations from John McEntire and Jim O'Rourke, doesn't sound like a Stereolab album at all. The dramatic departure is evident from the somber instrumental ouverture Black Ants In Sound Dust, that sounds like a Steve Reich ensemble rehearsing the instruments and the motifs of a minimalist piece.
Spacemoth articulates the new collage-driven aesthetics: a horn-based New Orleans funeral march and a harpsichord-like music-box melody lead to a looping percussive pattern spun according to the repetition/variation techniques of minimalism, while Laetitia Sadier cantillates with the aseptic tone of Art Bears-ish progressive-rock. Only towards the end does Laetitia Sadier hum one of her trademark lullabies, but it almost sound like a goodbye to a style or a nostalgic last look.
Propelled by a solemn piano figure and enchanting Enya-esque backing vocals, Captain Easychord alternates reggae horns and languid country rambling. Syncopated dance rhythms, jazzy keyboards and Brazilian vocals populate The Black Arts. Minimalist repetition, cool jazz, Brecht-ian cantillation and exotic beats invigorate Gus the Mynah Bird.
The multi-part vocal score of Suggestion Diabolique is set within a chamber concerto that runs the gamut from minimalism to dissonance. Les Bon Bons des Raisons seems to close the album with an austere austere and at times baroque summary of its repertory.
Sure, Baby Lulu and Hallucinex retreats to Stereolab's old trick of meshing debris of lounge music, easy-listening and film music of the 1960s (and the songs do lend the album an overall lighter, brighter feeling), sure a few of the songs meander uncertain between old and new territory, but this remains a rebirth of sort, that relegates the chirpy melodies to expedients and one in which Sadier's monotone singing becomes a weakness and the band's compositional skills reach for new formats.

Mary Hansen died in 2002.

The EP Instant 0 in the Universe (Elektra, 2003) shows a little bit more verve in Mass Riff and Sudden Stars.

Margerine Eclipse (Elektra, 2004) is the kind of album that musicians who have nothing new to say put out simply because they don't want to leave their fans without an album for too long. Vonal Declosion is classic Stereolab (which, at this point, is not even necessarily a compliment) and Margerine Rock is mildly original; but tracks such as La Demeure, Cosmic Country Noir, Hillbilly Motorbike and Feel and Triple are mere repetitions of Stereolab cliches without the same imagination of a tribute band, and a suite such as Dear Marge is a confused medley of styles (even disco-music a` la Moroder).

Monade's A Few Steps More (Too Pure, 2005) is a collaboration between Pram's Rosie Cuckston and Stereolab's Laetitia Sadier. Oscillons From The Anti-Sun (Too Pure, 2005) is a 3-cd box-set of live performances.

Fab Four Suture (2006) compiles singles, especially Excursions into `Oh, A-Oh' and Kyberneticka Babicka.

Serene Velocity (Rhino, 2006) is a Stereolab retrospective.

Stereolab's bassist Simon Johns formed Imitation Electric Piano that released Trinity Neon (Drag City, 2003) and Blow It Up Blow It Down Kick It 'Til It Bleeds (Drag City, 2006).

Chemical Chords (2008) was a humble and unpretentious collection of simple danceable melodic ditties that sometimes sound like a clever take on the new generation's electroclash (Self Portrait With Electric Brain, Cellulose Sunshine, Daisy Click Clack, Valley Hi, Pop Molecule, Nous Vous Demandons Pardons) plus some less obvious constructs (Neon Beanbag , One Finger Symphony, Silver Sands).

(Translation by/ Tradotto da Massimiliano Monteverdi)

Fortunatamente Sound-Dust (Elektra, 2001), che può vantare la collaborazione di John McEntire e Jim 0’Rourke, non suona affatto come un disco degli Stereolab. A rendere fin da subito evidente questa svolta radicale è la cupa apertura strumentale dell’album, Black Ants In Sound Dust, come se un ensemble , accantonate le partiture di Steve Reich, si cimentasse con gli strumenti e i motivi di una piece minimalista.

Spacemoth mette a punto il nuovo stile del gruppo, ora ispirato all’estetica del collage: i fiati di una marcia funebre di neworleansiana memoria e la melodia prodotta da un clavicembalo sintetico cedono il passo ad una serie di figure ritmiche mandate in loop e articolate secondo le dinamiche di iterazione e variazione del minimalismo, mentre Laetitia Sadier si produce in un saggio di cantillazione, adottando il tono asettico del progressive rock à la Art Bear. Solo verso la fine la cantante accenna una delle sue tipiche melodie infantili, ma è come voler prendere commiato da uno stile, a cui viene rivolto un ultimo nostalgico sguardo. Annunciata da solenni frasi di pianoforte e da un accompagnamento vocale à la Enia, Captain Easycord alterna fiati reggae e languide divagazioni country. I ritmi sincopati della musica dance, le tastiere del jazz e il cantato della musica brasiliana convivono in The Black Arts. Iterazione minimalista, cool jazz, cantillazione brechtiana e ritmi esotici animano invece Gus The Mynah.

La partitura a più voci di Suggestion Diabolique viene eseguita all’interno di un concerto di musica da camera, che ripercorre la gamma di suoni che vanno dal minimalismo alla disonanza. Le Bon Bons De Raisons suggella l’album, proponendo un compendio austero, ma a tratti anche barocco dei suoi contenuti.

Sicuramente Baby Lulu e Hallucinex ripropongono il vecchio trucco degli Stereolab di rimescolare frammenti di lounge music, easy-listening e colonne sonore degli anni ‘60 (e in effetti danno all’album un tocco complessivamente più leggero e solare), sicuramente alcune canzoni si muovono incerte fra passato e futuro, ma questa rimane comunque una rinascita, anche se ancora in fieri, che relega al rango di espedienti le melodie sbarazzine e in cui il canto monotono della Sadier diventa un punto di debolezza, mentre l’abilità compositiva del gruppo è alla ricerca di nuovi formati espressivi.

Mary Hansen è scomparsa nel 2002.

Laetitia Sadier debuted solo with The Trip (Drag City, 2010), a collection of ethereal chants. The litany embued with a fatalistic spleen of One Million Year Trip can decay either into the philosophical mood of Brazilian pop (The Natural Child) or into the joyful lounge-pop of the 1960s (Fluid Sand, the stand-out). Her humbly aristocratic melodies can rely both on a sort of impotent country-rock By the Sea as well as on a sort of seductive digital funk music Un Soir Un Chien. There is too little, though, both in terms of vocal skills and in terms of musical construction to manifest an artistic soul.

Stereolab's Not Music (Drag City, 2010) is and sounds like a collection of leftovers and remixes (especially a ten-minute version of Silver Sands) from the previous album.

Sadier's Silencio (Drag City, 2012) rediscovered stereotypes of vintage easy-listening music and revisited them with quasi-orchestral pomp. The political overtones of the lyrics didn't come through as her forte. Her Something Shines (2014) was even less interesting.

A collaboration between Sadler and film-maker David Thayer resulted in the politicized We Are Divine (2014), credited to the Little Tornados.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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