Tindersticks


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions )
Tindersticks I, 7.5/10
Tindersticks II, 6.5/10
Nenette Et Boni, 6/10
Curtains, 6/10
Simple Pleasure , 5/10
Can Our Love , 5/10
Trouble Everyday , 6/10
Waiting For The Moon (2003), 5/10
Stuart Staples: The Intruder (2005), 6/10
The Hungry Saw (2008), 5/10
Falling Down A Mountain (2010) , 4.5/10
The Something Rain (2012), 5/10
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The Tindersticks deployed elegant quasi-orchestral arrangements, that relied mostly on the delicate polyphony of guitar, keyboards and violin, on Tindersticks (1993). Its songs were the ideal soundtrack for brothels packed with philosophers. Stuart Staples' voice (a Chris Isaak soundalike) was lost in the labyrinth of his own visions, haunted by the giant shadows of Tom Waits, Nick Cave and Leonard Cohen. But the subtlety of that work drained away as the band (a "big" band) opted for orchestral pop and lounge music on Tinderstick (1995) and Curtains (1997).
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I Tindersticks rappresentano l'estrema propaggine temporale del dream-pop inventato negli anni '80 dai Cocteau Twins. La chitarra di Neil Fraser, le tastiere di David Boulter e il violino di Dickon Hinchliffe intessono delicati fraseggi al confine fra musica folk e musica classica. Il canto distaccato, quasi indifferente, alla Chris Isaak, di Stuart Staples conferisce poi alla musica un senso di dramma incombente. La formazione si avvale di volta in volta di altri musicisti, in certi casi rasentando le dimensioni dell'orchestra.

Formati a Nottingham (Inghilterra) nel 1988, gli Asphelt Ribbons pubblicarono due singoli. Nel 1992 si trasferirono a Londra e cambiarono nomi in Tindersticks.

I singoli formativi Marbles (Tippy Toe, 1993), destinato a rimanere uno dei loro capolavori, Patchwork, A Marriage Made In Heaven (Rough Trade), Unwired (Domino, 1993), un brano acustico in bassa fedelta`, City Sickness (This Way Up), nenia liberamente ispirata al pop orchestrale degli anni '50, mettono in mostra soprattutto gli arrangiamenti vellutati, il tocco leggiadro degli strumenti, la dinamica elegante delle composizioni.

E a un disco di Leonard Cohen fa pensare l'album Tindersticks (This Way Up, 1993) della durata di oltre un'ora. I contrappunti chic del violino e i rintocchi spettrali dell'organo completano atmosfere torbide e morbose. Piu` che di canzoni rock si tratta di notturni per bordelli frequentati da filosofi. Staples sembra agognare di smarrirsi nel labirinto delle sue visioni, incalzato dalle ombre gigantesche di Tom Waits (il blues funereo di Jism), Nick Cave (la melodia esaltata di Whiskey And Water) e Leonard Cohen (la paralisi emotiva di Raindrops). La drammaturgia di Staples si affida non tanto al tono anemico del suo (monotono) baritono quanto agli interventi eterodossi degli strumenti dell'orchestra: i versi distratti dei fiati in Tyed, lo strimpellio del pianoforte in Drunk Tank, il flamenco frenetico della chitarra in Her, e cosi` via. L'effetto e` talvolta persino (involontariamente) comico, come nel duetto classicheggiante di oboe e violino in The Not Knowing. L'eccesso di serieta` finisce insomma per ritorcersi contro l'attore.
Il disco e` indubbiamente prolisso al limite della sopportabilita`, ma contiene momenti di tenera poesia. Il calvario di Staples ispira pero` poca compassione: Nectar, sospinta dai singhiozzi dei violini e da un frenetico jingle-jangle, propone l'unico momento di tregua dalla sua disperazione esistenziale.

Kathleen e No More Affairs preludono al secondo album, Tinderstick (This Way Up, 1995), altrettanto imponente. Stessi pregi e stessi difetti: l'atmosfera di El Diablo En El Ojo e` davvero di pura angoscia, quella di Seaweed e` davvero autunnale; Travelling Light e Mistakes sfoggiano melodie che aprono il cuore. Ma le lunghe ballad orchestrali (come A Night In e Tiny Tears) sono soltanto imitazioni di Aznavour e Sinatra. Troppi brani si trascinano stancamente senza aver nulla da dire, imbevuti di una poesia da sottoscala.

Viene pubblicata anche la colonna sonora per il film Nenette Et Boni (This Way Up, 1996) di Claire Denis, un disco per lo piu` strumentale che in certi momenti supera persino i due dischi ufficiali. Notturno, jazzato, ermetico, metafisico.

Il pop orchestrale prende invece la mano ai Tindersticks su Curtains (London, 1997), un album che delude non tanto per mancanza di buone canzoni o di liriche interessanti, ma semplicemente perche' indulge nell'archetipo che ha creato, una versione "laica" e salottiera del noir metafisico di Nick Cave (Another Night In Rented Rooms e Let's Pretend sembrano uscite dritte da Good Son).
Qualche brano (Ballad Of Tindersticks, Walking) sonda psicosi piu` sotterranee via un'armonia piu` liquida, ma Troppo spesso Staples si addormenta e il complesso si lascia trascinare con lui in un sonno scarsamente creativo. Anche quando il suono si rianima si odono citazioni imbarazzanti (Are You Trying To Fall In Love Again e` uno dei tanti brani "spagnoleggianti" e Bathtime scimmiotta involontariamente la colonna sonora di un serial televisivo degli anni '60).
Il poco di brio che questo disco conserva gli viene dai duetti melodrammatici, Buried Bones con Ann Magnuson e Marriage Made in Heaven con l'attrice Isabella Rossellini. Dopo cinque o sei canzoni il disco diventa snervante: sempre la stessa atmosfera, sempre la stessa melodia, sempre lo stesso tempo, sempre gli stessi arrangiamenti.
Boulter e Hinchliffe avevano avuto il merito di inventare questo sound malinconico e notturno, e adesso hanno la responsabilita` di averne abusato.

Nel clima esuberante del pop Britannico degli anni '90 i Tindersticks costituiscono una valida alternativa. La loro e` una tradizione, quella del pop orchestrale, che in Gran Bretagna e` sempre stata radicata e ha contagiato un po' tutti, da David Bowie a Elvis Costello, e ha affascinato in particolare gli spiriti intellettuali. I Tindersticks hanno provato a depurare quella tradizione, a riportare alla luce la vena piu` autenticamente borghese del genere.

Donkeys 92-97 is an anthology that collects tracks not released on the albums.

Simple Pleasure (Quicksilver, 1999) is not much of an achievement. The Tindersticks are a big band that simply plays easy-listening and lounge music (Can We Start Again). While at the beginning Tindersticks' music was a game of subtle emotions, the new game is artiness for the sake of artiness. It is not a coincidence that the band abandons the reliance on string instruments, the trademark of their early recordings.

Donkeys 92-97 e` un'antologia di pezzi mai usciti su album.

Simple Pleasure (Quicksilver, 1999) non e` un gran che'. I Tindersticks sono una big band che suona easy-listening e lounge music (Can We Start Again). Se all'inizio la musica dei Tindersticks era un gioco di subdole emozioni, il nuovo gioco e` pretenziosita` per il gusto della pretenziosita`.

The Tindersticks had had enough of depressed atmospheres and Can Our Love (Beggars Banquet, 2001) emancipates them from the stereotype of gloomy, funereal lounge music. Horns, strings and keyboards arrangements, not to mention Stuart Staples's high-pitched crooning, turned to what was basically an overdone version of rhythm'n'blues balladry and Mephis soul. If sometimes (Can Our Love) this sounds like a parody of romantic lounge crooners, the nine-minute Sweet Release (funky organ, mellow horns and strings) works at different levels: emotional, structural, and linguistic; i.e., it moves, it engages and it twists the genre's foundations. People Keep Comin' Around (flute, sax, violin, electric piano, organ) and the mildly anthemic Chilitetime (a tribute to the age of psychedelic soul) could be material for a thesis on revisiting period music. The album actually opens with a song in their old style, Dying Slowly, that could be straight from an old Leonard Cohen album ("this dying slowly / seemed better than shooting myself"). One major distraction (not attraction) is represented by Staples' vocals, that he probably overrates. All in all, this sounds like second-rate Van Morrison. (Translation by/ Tradotto da Alessandro Isopo)

I Tindersticks ne hanno avuto abbastanza di atmosfere depresse, e Can Our Love (Beggars Banquet, 2001) li emancipa dallo stereotipo della musica cupa e malinconica. Arrangiamenti di archi, fiati e tastiere, e il canto alto di Stuart Staples, contribuiscono a creare una versione 'forzata' di rhythm&blues nonchè del soul di Memphis e Motown. Se talvolta (Tricklin') questo sfocia nella parodia, brani come Can Our Love e Sweet Release, riescono a funzionare a diversi livelli (emotivo, strutturale e linguistico) grazie al sapiente rimescolamento degli elementi del genere. People Keep Comin' Around (flauto, sax, violino, piano elettrico e organo) e Chilitetime (tributo all'era del soul psichedelico) potrebbero essere materiale per una tesi sul fenomeno della de/ricostruzione del brano musicale. L'album si apre con una canzone nel loro stile tradizionale, Dying Slowly, che potrebbe andare bene per un vecchio album di Leonard Cohen ("this dying slowly / seemed better than shooting myself").

Tinderstick's soundtrack to Trouble Everyday (Connected, 2001), the band's second collaboration with French director Claire Denis, boasts one fantastic recreation of their original post-Tom Waits style, Trouble Every Day, but the rest is monotonous chamber muzak to accompany the film. It is not an organic flows of music, and it is not a collection of pretty songs. However, the band as a whole is maturing as a jazz/classical "auteur" of Gil Evans-ian ambitions and, despite the waste of strings, he proves to have the talent and the elegance to pull out more complex scores.

Waiting For The Moon (Beggars Banquet, 2003) is a more streamlined effort, and one of their least innovative. Until the Morning Comes is their best Leonard Cohen imitation yet: it will confuse Cohen himself into thinking it's a cover of one of his songs. Say Goodbye to the City is whispered in a manner that recalls both Morphine's melancholy and Nick Cave's poignancy, and then disheveled by a powerful tornado of horns a` la Robert Wyatt's Rock Bottom. Waiting For The Moon is even more subdued, with a music-box melody played in the background, an accordion buzzing in the sky and a violin rising with the wind.
Unfortunately, the group wastes its talent with obnoxious pop ballads (Sweet Memory, that evoke Morrissey's most uninspired moments, or Trying To Find A Home, which is basically a variation on John Lennon's Imagine, or My Oblivion, worthy of Burt Bacharac's orchestral tortures). The duet Sometimes It Hurts is undoubtedly catchy and elegant, but perhaps more appropriate for Elton John (dance rhythm, romantic violins, female choir).
The Tindersticks are an easy-listening group that is ashamed of admitting it.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

La colonna sonora di Trouble Everyday (Connected, 2001), che è la seconda collaborazione tra i Tinderstick e il direttore francese Claire Denis, vanta una fantastica rigenerazione del loro originario stile post-Tom Waitsiano, Trouble Everyday, ma, per il resto, è monotona muzak da camera pensata per accompagnare il film. Non è un fluire organico di musica, e nemmeno una raccolta di belle canzoni. Comunque, la band mostra segni di maturazione come "auter" jazz/classico di ambizioni Gil Evans-iane e, al di là dello spreco di archi, dimostra di aver il talento e l'eleganza per fare cose più complesse.
Waiting For The Moon (Beggars Banquet, 2003) è un lavoro già più commerciale, e uno dei meno innovativi. Until The Morining Comes è ad oggi la loro miglior imitazione di Lenoard Cohen: confonderebbe lo stesso Cohen fino a fargli pensare che sia una cover di una sua canzone. Say goodbye to the City è sussurrata in un modo che richiama sia la malinconia dei Morphine sia la drammaticità di  Nick Cave, per poi arruffarsi in un potente tornado di fiati à la Rock Bottom di Robert Wyatt. Waiting for the Moon è ancor più mansueta, con una melodia da music-box suonata in sottofondo, un buzzing di accordion nel cielo e un violino che cavalca il vento.
Sfortunatamente, il gruppo spreca il suo talento in odiose ballate pop (Sweet Memory, che evoca i momenti meno ispirati di Morrisse, o Trying To Find A Home, che sostanzialmente è solo una variazione di Imagine di John Lennon, o My Oblivion, degna delle torture orchestrali di Burt Bacharac). Il duetto Sometimes It Hurts è senza dubbio orecchiabile ed elegante, ma forse più adatta ad un Elton John (ritmo dance, violini romantici, coro femminile). I Tindersticks sono un gruppo easy-listening, ma si vergognano ad ammeterlo.

Working for the Man (2005) is a retrospective of the early years, up to Simple Pleasure (1999).

In 2006 multi-instrumentalist Dickon Hinchliffe left the band.

Stuart Staples composed the soundtrack for Claire Denis' film The Intruder (2005): a simple, subdued, lifeless loop of percussive noises, plucked guitar and agonizing trumpet. Staples then released the solo album Leaving Songs (2006).

Hinchliffe was replaced by the string arrangements of Lucy Wilkins on The Hungry Saw (2008), whose ballads therefore sound positively like obnoxious Bacharach muzak.

Falling Down A Mountain (4AD, 2010) was a more eclectic collection that surveyed the whole universe of pop music from jazz-rock (Falling Down A Mountain) to Tamla soul (Harmony Around My Table, one of their catchiest songs ever), from the Velvet Underground (Black Smoke) to the ballad (Peanuts, a duet with Mary Margaret O'Hara), and including echoes of Ennio Morricone in both the instrumental Hubbard Hills and She Rode Me Down. Unfortunately most of the songs would have been left out from albums by the top purveyors of those genres.

The film soundtracks were collected on Claire Denis Film Scores: 1996-2009 (2011).

The Something Rain (2012) was another varied set that applied class and sophisticated to the nine-minutes spoken-word kammerspiel Chocolate, to the noir soul-rock Show Me Everything, to the ballad Medicine, and the usual dose of Morricone in Goodbye Joe, with even a lively song This Fire of Autumn to shatter the stereotype of the Tendersticks as funeral music. If the previous album only had Harmony Around My Table to justify its existence, this one had at least one ambitious composition and a couple of accomplished mood pieces.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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