Absolute Zero
(Copyright © 2003 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Crashing Icons (2000) , 6/10
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Absolute Zero, formed (or, better, re-formed) by veteran American bassist Enrique Jardines in Boston (after a sabbatical at the Canterbury school of progressive-rock), with keyboardist and vocalist Aislinn Quint and drummer Paul Roger, took a long time to reach the threshold of the full-length recording. Thirteen years elapsed between the single Alive in the Basement (1990), their first recording (15 years into the band's existence) and the first album. In between Absolute Zero only released the EP A Live in the Basement (1992), containing Paradigms and An I to An Eye.

Crashing Icons (2000 - ReR, 2003), originally composed and recorded in 1997 but reworked three years later with ex-Gong Pip Pyle on drums, presents a formidable trio venturing into lengthy, complex and composite suites. Bared Cross (13:49) is a rapid-fire parade of energetic, convoluted structures a` la Matching Mole, passages of Hatfield & The North's jazz-rock, operatic vocals a` la Art Bears, dissonant/staccato piano figures reminiscent of Birdsongs Of The Mesozoic at their most experimental, etc. It all collides in a sequence of chaotic Albert Ayler-ian jamming, and it all disappears in an abstract soundscape made up of fragmented melodies and riffs, which, led by piano hysteria, erupts into a percussive frenzy, worthy of a Brazilian batucada. The interplay between bass and keyboards (both used as lead instruments) is not only original but also breathtaking.
The opening of Further On (20:45) is epically propulsive: gamelan-like percolating percussions set a thich polyrhythmic tribal beat mixed with jazzy drums. The bass, acting like a guitar, introduces a majestic King Crimson-ian leitmotiv, that dissonant organ phrases derail. The minimalistic repetition turns into a comical intermezzo which, in turn, soon reveals a gothic, witchy undercurrent of distorted voices, as the rhythm becomes obsessive. Then the piece enters a phase of liquid jazz-rock, with the usual emphatic vocals, and a divine organ solo on the most metallic tones of the keyboard. The playful, mocking tone returns and leads the suite to a cheerful ending.
Stutter Rock (11:52) opens with a loud, rocking Cream-like bass riff (echoes of Sunshine of Your Love), soon looped around a romantic trumpet solo. This is an extroverted, exuberant piece, compared with the previous ones, that rides smoothly towards a glorious collective romp.
Suenos Sobre un Espejo (16:46) opens with notes that evoke an Eastern/psychedelic feel, but soon the pace speeds up, thus creating a circus-like atmosphere. This is the least focused and cohesive of the tracks, as it wanders through a number of mood shifts.
Overall, this is a not a revolutionary work, but a major addition to an established canon, delivered three fabulous musicians.

(Translation by/ Tradotto da Ilaria Pagliari)

Agli Absolute Zero, fondati (o meglio, rifondati) a Boston dal veterano bassista americano Enrique Jardins (dopo un anno sabbatico alla scuola di progressive-rock di Canterbury), insieme al tastierista e cantante Aislinn Quint ed al batterista Paul Roger, ci è voluto molto tempo prima di raggiungere la soglia della registrazione full-length. Tredici anni sono trascorsi tra il singolo Alive in the Basement (1990), la loro prima registrazione (15 anni dell’esistenza della band), ed il loro primo album. In questo lasso di tempo gli Absolute Zero hanno realizzato soltanto l’EP A Live in the Basement, che contiene Paradygms e An I to an Eye.

Crashing Icons (2000 – ReR, 2003), originariamente composto e registrato nel 1997 ma ripreso tre anni dopo con l’ex-Gong Pip Pyle alla batteria, presenta un formidabile trio che si avventura in suites lunghe, complesse e composite. Bared cross (13:49), è una serie a tiro rapido di strutture energiche e involute alla Matching Mole, passaggi reminiscenti del jazz-rock di Hatfield & The North e voci operistiche alla Art Bears, passaggi di piano in dissonante o staccato reminiscenti del periodo più sperimentale di Birdsong Of The Mesozoic, ecc. Il tutto collide in una sequenza di jamming caotico alla Albert Ayler, e il tutto scompare in un astratto panorama di suoni fatto di riffs e melodie frammentarie che, trasportati da un’isteria pianistica, erompono in una frenesia di percussioni, degna di una batucada brasiliana. Il gioco tra basso e tastiera (entrambi usati come strumenti principali) non solo è originale, ma lascia senza fiato.

L’apertura di Further On (20:45) è propulsiva in modo epico: filtrano percussioni gamelan, stabilendo un denso tempo poliritmico tribale mescolato a una batteria jazzistica. Il basso, come una chitarra, introduce un maestoso leitmotiv King Crimsoniano, deragliato da dissonanti fraseggi dell’organo. La ripetizione minimale si trasforma in un intermezzo comico che, a sua volta, rivela una sottocorrente gotica e maliosa di voci distorte, mentre il ritmo diventa ossessivo. Poi il pezzo entra in una fase di liquido jazz-rock, con il consueto canto enfatico, e un divino assolo di organo sulle note più metalliche della tastiera. Il tono giocoso e beffardo fa il suo ritorno, facendo sfociare la suite in un allegro finale.

Stutter Rock (11:52) apre con un forte e rockeggiante giro di basso alla Cream (reminiscente di Sunshine of Your Love), che presto si aggancia ad un romantico assolo di tromba. Rispetto al precedente, questo pezzo è estroverso ed esuberante e cavalca in modo fluido verso un glorioso divertimento collettivo.

Le note di apertura di Sueňos Sobre un Espejo (16:46) possiedono un che di Eastern e psichedelico, ma ben presto il ritmo si fa più veloce, creando così un’atmosfera quasi circense. Tra i brani, questo è il meno dotato di coesione poiché si snoda attraverso vari cambiamenti di stato d’animo.

Nel complesso, questa non si può considerare un’opera rivoluzionaria, ma una più importante aggiunta apportata da tre favolosi musicisti ad un canone stabilito.

(Copyright © 2003 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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