Battles


(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Mirrored (2007) , 7.5/10
Gloss Drop (2011), 6.5/10
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The Battles, a New York-based supergroup formed by Don Caballero's and Storm & Stress' guitarist Ian Williams jazz composer and vocalist Tyondai Braxton Helmet's drummer John Stanier, bassist Dave Konopka (formerly the guitarist for Lynx who had penned Lynx in 2001), delivered classy lessons in instrumental post-rock on the EPs EP C (Monitor, 2004) and Tras Fantasy (Cold Sweat, 2004).

Mirrored (Warp, 2007) single-handedly reinvented post-rock for the 21st century. It appropriated dance rhythms, jazz improvisation and digital editing to craft erudite and intricate compositions that harked back to the Canterbury school of progressive-rock of the 1970s.
However, the very first quality displayed by the very first song, Race - In (a childish interplay over frantic Brazilian polyrhythms) is "playfulness". Ddiamondd even flirts with Gong's exhuberant dementia. The seven-minute Atlas starts from there, from a silly nursery rhyme sung through a distorting device, that later is drowned in tribal repetition and hard-rock riffs only to resurrect in all its Walt Disney-ian glory.
The other quality that is soon evident is the process of slow deterioration via quasi-minimalist repetition. The eight-minute Tonto's brisk pace straddles the unlikely border between native-american pow-wow and Chinese opera while it is actually dying out. Bad Trails cuts and pastes a loop of vocals and birds over a bubbling electronic soundscape. Another eight-minute piece, Rainbow, revolves around dissonant videogame-like sounds, stand-alone guitar distortions and hysterical drumming that undergoes a series of phases, from loud to almost silent back to loud until it ends, totally incoherently, with a minute of "acid" singing a` la Grateful Dead.
The precursors of this creative blend of technology, jazz and dancing were This Heat. However, the Battles project a completely different vision, as if they were physically inhabiting a different planet: instead of the post-industrial apocalypse, they showed a cartoonish music-hall of cheerful subhumans.
The quality that is hardest to discern is the meticulous process of collage, that is relatively unusual in a rock context. TIJ begins with industrial noise but suddenly turns into a festive jam and ends in a pure percussive fit. Throughout the piece countless deviant events are glued to the main stream of music.

The Battles created and stored sounds on their laptops as the (multi-faceted) voice of an additional instrument. In parallel, they employed digital devices to generate the loops of guitar and bass lines.

Battles' second album Gloss Drop (Warp, 2011) lost Tyondai Braxton, replaced by a number of guest vocalists. The instrumental Africastle is three pieces in one: an introduction of guitar effects, a frenzied Brazilian dance and a humorous synth skit. On the other hand the fractured electronic Latin-funk beats of Ice Cream wed Chilean vocalist and producer Matias Aguayo to deliver a very focused and compact song. So does the instrumental and album standout Futura, although its vaudevillian pace masks a mesmerizing guitar workout that reads like a vocabulary of anti-pop. Rolls Bayce is another instrumental novelty that creates a surreal carnival-like atmosphere. The "tropical" theme runs through the album, from the instrumental Inchworm (in which the keyboards emulate steel drums) to the torrential (and aimless) jam White Electric.
The combo seems more interested in eclectic interbreeding than in the complex austere architectures of the first album. Hence the symphonic scherzo Wall Street, residing somewhere between Frank Zappa and Modest Mussorgsky,
If there is an attempt to reach the masses, Gary Numan sinks in the cyclic (and tedious) industrial music of My Machines, and Blonde Redhead's Kazu Makino tries in vain to couple her imitation of French ye-ye girls of the 1960s with prog-rock tumult and ever shifting context in Sweetie & Shag.
Yamantaka Eye of the Boredoms (certainly not a pop singer) teaches both a lesson in Sundome by joining a demented Pere Ubu-inspired pow-wow dance with vocal subhuman exclamations.
Overall, this album is more groove-oriented, lightweight and cosmopolitan than the debut.

(Translation by/ Tradotto da Alessandro Rusignuolo )

I Battles sono un supergruppo di New York formato dal chitarrista Ian Williams proveniente dai Don Caballero e dagli Storm & Stress, dal compositore jazz e cantante Tyondai Braxton, dal batterista John Stanier degli Helmet e dal bassista Dave Konopka (ex chitarrista dei Lynx che ha scritto l'omonimo album nel 2001), che ha rilasciato vere e proprie lezioni in fatto di post-rock strumentale sugli EP EP C (Monitor, 2004) e Tras Fantasy (Cold Sweat, 2004).

 

Mirrored (Warp 2007) è un'autonoma prova post-rock reinventata per il 21° secolo. Si distinguono ritmi dance, improvvisazione jazz e editing digitale riuniti in dotte destrezze e composizioni intricate che si ispirano alla scuola di Canterbury di progressive rock degli anni 70. Tuttavia, l'iniziale qualità mostrata nel primo brano, Race: In (un infantile scambio tra frenetiche poliritmie brasiliane) si riduce ad una semplice "giocosità". Ddiamondd anche flirta con la vivace pazzia dei Gong. I sette minuti di Atlas partono proprio da lì, da una sciocca filastrocca cantata attraverso un distorsore, che poi si trasforma in una ripetizione tribale e in un riff hard-rock per risorgere in seguito in tutta la gloria disneyana. L'altro pregio che è presto evidente lo si riscontra nel processo di lento deterioramento che porta a una reiterazione quasi minimalista. Gli otto minuti di Tonto presentano un brusco cambiamento a cavallo tra il confine più improbabile del pow-wow dei nativi americani e l'opera cinese mentre va chiudendosi. Bad Trails taglia e incolla un loop di voci e uccelli su un paesaggio sonoro elettronico spumeggiante. Un altro pezzo di otto minuti, Rainbow, ruota intorno a suoni dissonanti simili a quelli di un videogame, distorsioni di chitarra e isterico drumming che subiscono una serie di fasi, da "forte" a "quasi silenzioso" e di nuovo "forte" fino alla fine, del tutto incoerenti, con un minuto di voce "acida" simile a quella dei Grateful Dead. I precursori di questa creativa miscela di tecnologia, jazz e dance erano stati i This Heat. Tuttavia il progetto dei Battles ha una visione completamente diversa, come se fisicamente i componenti abitassero su un altro pianeta: al posto dell’apocalisse post-industriale presentano un cartone animato da music-hall di ilari subumani. La qualità che è più difficile da discernere è il processo meticoloso di collage che è relativamente insolito in un contesto rock. TIJ inizia con un industrial noise, ma improvvisamente muta in una festosa jam e termina con un puro attacco percussivo. Durante il pezzo innumerevoli eventi devianti sono incollati al flusso principale della musica.

 

I Battles creano e archiviano suoni sui loro computer portatili come voce multiforme di uno strumento supplementare. In parallelo, impiegano dispositivi digitali per generare loop di chitarra e linee di basso.

 

Il secondo album, Gloss Drop (Warp, 2011) ha perso Tyondai Braxton, sostituito da una serie di cantanti ospiti. La strumentale Africastle si compone di tre pezzi in uno: un’introduzione di effetti di chitarra, un’esagitata danza brasiliana e una divertente scenetta synth. D'altra parte gli spezzati beat elettronici latino-funk di Ice Cream si sposano con il cantante e produttore cileno Matias Aguayo per realizzare una canzone molto compatta e concentrata. Così come succede nello strumentale e straordinario brano Futura, anche se l’andatura del ritmo vaudeville maschera un ipnotico esercizio chitarristico che legge un vocabolario anti-pop. Rolls Bayce è un'altra originalità strumentale che crea una surreale atmosfera carnevalesca. Un tema "tropicale" attraversa l'album, dallo strumentale Inchworm (in cui le tastiere emulano la tipica steel drum) alla torrenziale (e inutile) jam di White Electric. Il combo sembra maggiormente interessato a un incrocio eclettico piuttosto che alle complesse architetture austere del primo album. Da qui lo scherzo sinfonico di Wall Street, che si potrebbe posizionare da qualche parte tra Frank Zappa e Modest Mussorgsky. Se vi è un tentativo di raggiungere le masse, Gary Numan affonda nella ciclica e noiosa musica di My Machines e Kazu Makino dei Blonde Redhead cerca invano di agganciare un’imitazione delle ragazze francesi ye-ye degli anni 60 ad un tumultuoso prog- rock contestualizzato alla mutevole Sweetie & Shag. Yamantaka Eye dei Boredoms (e certamente non si sta parlando di un cantante pop) insegna con Sundome una lezione aderente alla folle ispirazione riscontrabile nella danza pow-wow dei Pere Ubu unita a grida subumane.
Nel complesso questo album è più groove-oriented, leggero e cosmopolita rispetto a quello del debutto.

(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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