Arca


(Copyright © 2012 Piero Scaruffi | Legal restrictions )
Baron Libre (2012), 7.5/10 (EP)
Stretch 1 (2012), 5.5/10 (EP)
Stretch 2 (2012), 6.5/10 (EP)
&&&&& (2013), 6/10 (mixtape)
Xen (2014), 7/10
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Arca, the project of New York-based and later London-based Venezuelan-born producer Alejandro Ghersi, debuted with three EPs that ranked among the most original revisions of the hip-hop canon of the decade. The four-song EP Baron Libre (Uno, 2012) has a manifesto of sorts, Covenant, that shows how Ghersi can blend (non-rapping) vocals, electronics and beats into organic extraterrestrial beings. By making those elements even murkier and more fluid, he obtains the industrial psychedelic horror atmosphere of Is This Love. The seven-minute dub-hop fantasia Spira is basically a demo of the many facets of experimentation that Ghersi would pursue in the next few recordings. The six-song EP Stretch 1 (2012) was less shocking. First of all, the vocals lean towards a more traditional rapping style, and, secondly, the audio collage is more restrained. The eight-song EP Stretch 2 (Subtrahendonist, 2012) fared better as Arca returned to supernatural electronic vocal music such as Fortune and Strung. It also featured some horrendously deformed songs, evoking psychedelic or at least psychoanalytic trip, such as Maiden Voyage and Broke Up. The closing pieces point in different, almost antithetic, directions: Meditation is almost "musique concrete" infected by industrial music, whereas the melodic and exotic Manners winks at evocative themes of film soundtracks. The 25-minute mixtape &&&&& (2013) is divided into 14 brief pieces that explore a plethora of styles. Knot is anchored to a melodic theme that sounds like a hybrid of Bach and Middle-eastern pop. Arca's trademark vocal games permeate pieces such as Fossil And then there are enigmatic Brian Eno-esque vignettes and (Anaesthetic) and at least one comic Todd Rundgren-esque skit (Coin). There are tortured beatscapes and more of his favorite hallucinogenic atmospheres. And, last but not least, the melancholy closing carillon of Obelisk. Too bad that each piece is only a fragment of an idea.

The first official album, Xen (Mute, 2014), covers an even broader range of formats. The twisted eclectic ambitions are well summarized by opener Now You Know, whose synths paint pomp and suspense over spastic beats. That is almost the peak of intensity. The only moments that get close to a violent feeling are the haunting disjointed flickering cubistic collage of Xen and the swirling industrial dance of Bullet Chained. There is, in fact, an opposite drift at work, heralded by the piano sonata Held Apart and fully expressed by the album's standout Sisters, which is almost a neoclassical singalong. But the neoclassical tension of Wound never coalesces and Family Violence is torn between shrieking violins and pulsating cellos, two pieces that are emblematic of Arca's tendency not to reach a conclusion. On the lighter front, the album boasts the stuttering, chopped-up tv theme of Thievery, as well as more trivial melodic ditties such as Slit Thru and especially Lonely Thugg. Somewhere in the lighter repertory one must also fit the surreal Fish, that sounds like a fractured remix of Enya fronting a Caribbean combo. The limit of this highly creative music, again, is that it is so fragmented (even within each song). There is a chronic inability to reach closure, but then, maybe, this is precisely Arca's point.

(Translation by/ Tradotto da Rosa Borgonovi)

Arca, il progetto di Alejandro Ghersi, produttore newyorkese e più tardi londinese, ma di origini venezuelane, ha debuttato con tre EP che sono stati classificati tra le più originali revisioni dell’hip-hop di tutto il decennio. L’EP Baron Libre (Uno, 2012), composto da quattro brani, contiene una sorta di manifesto, Covenant, che mostra il modo in cui Ghersi riesce a mescolare (senza rappare) voci, suoni elettronici e ritmi trasformandoli in esseri extraterrestri organici. Rendendo questi elementi ancor più nebulosi e fluidi, ottiene l’horror industriale e psichedelico di Is This Love. Spira, la composizione dub-hop di sette minuti, è essenzialmente un demo delle varie sfaccettature delle sperimentazioni che Ghersi seguirà nelle successive registrazioni. L’EP di sei canzoni Stretch 1 (2012) è meno sconvolgente. Innanzitutto, le voci si appoggiano a uno stile rap più tradizionale e, in secondo luogo, il collage audio è più contenuto. L’EP Stretch 2 (Subtrahendonist, 2012), composto da otto pezzi,  funziona meglio perché Arca ritorna sulla sovrannaturale vocalità della musica elettronica, per esempio in Fortune e Strung. L’artista qui presenta anche alcune canzoni spaventosamente deformate che evocano viaggi psichedelici o almeno psicoanalitici, come Maiden Voyage e Broke Up. La parte finale punta il dito verso differenti e quasi antitetiche direzioni: Meditation, che possiamo quasi definire “musique concrete”, è infettata dalla musica industriale, mentre Manners, esotica e melodica, strizza l’occhio ai temi evocativi delle colonne sonore dei film. La raccolta di venticinque minuti &&&&& (2013) si suddivide in quattordici brevi pezzi che esplorano un’eccessiva quantità di stili. Knot è ancorata a un tema melodico che assomiglia a un incrocio tra Bach e il pop mediorientale. I giochi vocali, che sono il marchio di fabbrica di Arca, pervadono alcuni pezzi come Fossil e poi troviamo caricature enigmatiche alla Brian Eno (Anaesthetic) e almeno uno spiritoso sketch alla Todd Rundgren (Coin). Sono presenti beatscape torturati e un maggior numero di quelle atmosfere allucinogene predilette dall’artista. Ultimo ma non meno importante, il malinconico carillon di Obelisk chiude la lista. È davvero spiacevole il fatto che ogni pezzo non sia altro che un frammento o un’idea.

 

Il primo album ufficiale, Xen (Mute, 2014), copre una gamma ancora più ampia di format. Le ambizioni eclettiche e contorte sono riassunte bene nel brano di apertura Now You Know, i cui synth, come vernice spray, creano suspense sopra ai battiti spastici. Questo è pressoché il culmine dell’intensità. Gli unici momenti che si avvicinano a un’emozione violenta sono l’inquietante, sconclusionato e tremolante collage cubistico di Xen e la turbinosa danza industriale di Bullet Chained. C’è, di fatto, una tendenza opposta in azione, proclamata dalla sonata al piano Held Apart e pienamente espressa dal brano di spicco dell’album, Sisters, un motivo quasi neoclassico. Ma la tensione neoclassica di Wound non si risolve mai e Family Violence si divide tra violini urlanti e violoncelli pulsanti, due parti che rappresentano emblematicamente la tendenza di Arca a non giungere a una conclusione. Sul fronte più leggero, l’album vanta il balbuziente e spezzettato tv theme di Thievery, così come i più triviali dittici melodici di Slit Thru e soprattutto Lonely Thugg. In alcune parti, in questo repertorio più leggero, è necessario anche adattarsi alla surreale Fish, che assomiglia a un remix fratturato di Enya che canta in un complesso caraibico. Il limite di questa musica altamente creativa, ancora, è il fatto di essere troppo frammentata (persino all’interno di ogni canzone). C’è un’incapacità cronica di arrivare a una conclusione che, forse, è esattamente il fine ultimo di Arca.

(Copyright © 2012 Piero Scaruffi | Legal restrictions )
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