Lana Del Rey


(Copyright © 2012 Piero Scaruffi | Legal restrictions )

Born To Die (2012), 5/10
Ultraviolence (2014), 7/10
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New York's singer-songwriter Lana Del Rey (born Elizabeth Grant) emerged thanks to the hit singles Video Games (her bedroom-confessional hymn-manifesto) and Blue Jeans, reminiscent of both old-fashioned torch ballads and atmospheric chamber pop. Born To Die (Polydor, 2012), produced by Emile Haynie, was, however, a collection of filler around those hits, heavy on hip-hop beats (Summertime Sadness).

The EP Paradise (2013) contains Ride, a Rick Rubin-produced, elegant, solemn bolero and crescendo.

Ultraviolence (Interscope, 2014), produced by the Black Keys' Dan Auerbach, jettisoned the hip-hop beats and, by that single move, achieved a much deeper sense of sincerity. Cruel World is the ultimate cry of loneliness, with psychedelic overtones and reminiscent of Jim Steinman's teen melodramas (the melody spirals up in a manner similar to Bonnie Tyler's hit Total Eclipse Of The Heart). West Coast is a blues lament derailed by details such as a soprano surge and a vintage guitar twang, which appropriately segues into the slow-burning, martial, plantation chant Sad Girl, perhaps the peak of pathos. Shades Of Cool weaves its tenderness around a desperate melismatic yodel, a waltzing tempo and a stoic guitar solo (and well disguised is the influence of Janis Joplin on this structure). It gets even sadder than that, in the funereal Pretty When You Cry, whose grandiose finale borrows from Kate Bush and Pink Floyd. The rest is filler. As a five-song EP, this would have been a masterpiece.

(Translation by/ Tradotto da Federico Piccioni federicopiccioni@gmail.com)

La cantautrice di New York, Lana Del Rey (all'anagrafe Elizabeth Grant) ha acquistato popolarità grazie ai singoli di successo Video Games (la sua ammissione, con la camera da letto come confessionale) e Blue Jeans, rievocatica delle ardenti ballate vecchio stile e del chamber-pop d'atmosfera. Born To Die (Polydor, 2012), prodotto da Emile Haynie, fu, in ogni caso, una collezione di riempitivi che circonda questi successi, con troppi ritmi hip-hop (Summertime Sadness).

The EP Paradise (2013) contiene Ride, traccia prodotta da Rick Rubin, che consiste in un elegante e solenne bolero in crescendo.

Ultraviolence (Interscope, 2014), prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, lasciò per strada i ritmi hip-hop e acquisì, con questa singola mossa, un più profondo senso di sincerità. Cruel World è il pianto della solitudine per antonomasia, con rimandi psichedelici ed echi degli adolescenziali melodrammi di Jim Steinman (la melodia cresce ricordando Bonnie Tyler nel successo Total Eclipse Of The Hear). West Coast è un lamento blues trascinato dal flusso soprano e dal suono metallico della chitarra vintage, che armoniosamente si trasforma in Sad Girl, un inno da piantagione a fuoco lento e dal sapore marziale, forse il picco di pathos maggiore. Shades Of Cool tesse la sua tenerezza attorno ad un disperato gorgheggio melismatico, a tempo di valzer e su un imperturbabile assolo di chitarra (ben travestita all'interno di questa struttura è l'influenza di Janis Joplin). Diventa tutto ancor più triste con la funerea Pretty When You Cry, che, con il suo pomposo finale, prende in prestito qualcosa da Kate Bush e dai Pink Floyd. Il resto è riempitivo. Fosse stato un EP di cinque canzoni, sarebbe stato un capolavoro.

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