Arbasino

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Fratelli d'Italia

Romanzo d'ambiente che dilata sino alla nausea ogni minimo insignificante episodio, cumuli di spazzatura rovistata con minuzia maniacale. L'ambiente è composto di giovani intellettuali e giovani ricchi, che trascorrono il tempo viaggiando, festeggiando e conversando; durante i monologhi ed i dialoghi scaricano citazioni a non finire, spazzolando senza pudore arte, scienza e filosofia. Un musicista, un regista, un pittore, uno scrittore e così via s'incrociano, si lasciano, si ritrovano sempre viaggiando su e giù per il pianeta, e sempre parlando. Più che mondanità è aleatorietà: il viaggio, la festa, l'incontro apportano ogni giorno un elemento nuovo, che stimola le dissertazioni (trilingue, fitte di citazioni inglesi e francesi); si raccontano anche episodi, feriti, morti, scandali e pettegolezzi d'alta classe.

L'ultimo capitolo è il riassunto aleatorio di un romanzo aleatorio: periodi pescati qua e là nelle pagine precedenti e disposti a casaccio, conclusi da una folgorante rivelazione, che la ragazza s'è buttata dalla finestra. Un grande caos e, all'improvviso, uno squarcio di luce: qualcuno è morto, lasciando intendere che il caos riprenderà fitto di eventi senza senso, interrotto soltanto per pochi istanti da una morte ogni tanto.


Super Eliogabalo

Eliogabalo è l'imperatore di una Roma che assomma tutte le epoche, dall'antico Impero al Fascismo al boom economico; durante i week-end ha l'abitudine di far assassinare le personalità di riguardo per impossessarsi dei loro beni.

Questa Roma è, in ogni caso, una città in via di decadenza, popolata da donne golose e pazzi assassini, che affoga nel lusso e nella lascivia; durante la narrazione, strutturata per brevi inserti di prosa, poesia o teatro, che rimescolano una materia eterogenea di nomi (da Kennedy a Monica Vitti, da Ludwig II ai Beatles), di cliché d'epoca (le SS, la lambretta, la pompa di benzina), di stili (comico, elencativo, astratto, shakespeariano, colloquiale, erudito).

L'imperatore si sta recando al mare preceduto da due fotografi di pornoriviste e seguito da un lungo corteo di lettighe: Symianura, madre di Eliogabalo, l'odiato precettore, le matrone che coccolano il loro signore.

Durante il tragitto, Eliogabalo legge la "Vita di Eliogabalo" scritta da uno storico futuro, che racconta il suo modo crudele e capriccioso di gestire il potere (la sua vita non fu che una ricerca di voluttà); fa uccidere per solletico un gruppo di vitelloni; secondo il libro, ha regnato tre anni ed è morto a diciotto anni ucciso dai suoi soldati in una latrina e gettato in una fogna.

Giungono alla villa: l'imperatore fa il bagno e poi gusta una carneficina a pranzo; la notte le matrone si danno ai piaceri dei sensi. La mattina dopo viene eseguita un'opera; il Senato si riunisce, arriva il sicario ordinato dall'imperatore, il precettore scopre una botola destinata a lui, da Roma continuano ad arrivare elefanti, ma non si sa chi li ha ordinati.

Eliogabalo riceve gli ambasciatori orientali per parlare della guerra che non si sa chi abbia dichiarato, poi emette un po' dei suoi editti paradossali, una segretaria annuncia Giove, ecc. Rimasto solo la notte, da sotto il cuscino Eliogabalo tira fuori il quaderno d'appunti fitto di sentenze pararivoluzionarie sulla necessità di disgregare fisicamente e moralmente l'Impero; si recano a fare compere al Tempio, un gigantesco supermercato gestito dal Papa. Il precettore evita tutte le trappole che Eliogabalo gli tende e nelle quali cadono sistematicamente le mamme; è invece il precettore ad avere la meglio e farlo scomparire: la folla in tripudio inneggia alla vagina ed allo scomparso, che si mette a fare miracoli.

Una fantasia sfrenata: patafisica, pop art, slapstick hollywoodiane, pochade ottocentesca, nonsense, ecc.

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