Bacchelli

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Il mulino del Po

Il capitano Maurelio Mazzacorati ed il soldato Lazzaro Scacerni, originari entrambi della Pianura Padana, si trovano in Russia al seguito dell'armata napoleonica, e stanno vivendo la drammatica disfatta nell'inverno russo. Mazzacorati ha sulla coscienza dei gravi peccati: spretato, si fece giacobino e s'accani` contro la chiesa, sino ad uccidere un prete e rubare gli ori di una Madonna; Scacerni e` forte e generoso: lo trasporta sull'altra riva del Don, lui ed una donna, Lisaveta Fëdorovna. Mazzacorati, moribondo, sembra atterrito dalla buona azione di Scacerni, e vuol convincersi che il soldato abbia agito cosi` con lui sperando in una ricca ricompensa, e con lei perche' bella: in punto di morte gli dona una mezza moneta, un segno di riconoscimento per mezzo del quale ci si puo` far consegnare da un ebreo la refurtiva sacra. Scacerni sopravvive come puo`, abbandona Lisaveta (una prostituta che ha familiarizzato con i francesi) al suo destino, e torna a Ferrara.

Ritirato il bottino dall'ebreo, non puo` pero` farsene nulla ( se lo si sapesse padrone d'una tale ricchezza, passerebbe per un ladro ed un assassino); si risolve cosi` a lavorare per Mastro Subbia, e, oltre a guadagnarsi la stima del buon lavoratore, si merita anche l'affetto di figlio per aver assistito i padroni durante la peste; cosi`, venduti gli ori al Raguseo (un contrabbandiere che non va tanto per il sottile), si accorda con Mastro Subbia per costruire un suo mulino, in modo che la gente non sappia mai di aver cominciato con soldi suoi. Fatto e benedetto il mulino, Scacerni stenta a trovare clienti, un po' per colpa degli invidiosi, un po' perche' non e` pratico, ma, superato il periodo peggiore, ha lavoro per assumere due e poi tre garzoni: Malvasone, Beffa e Schiavetto; pensa allora di sposare la giovane Dosolina, che non sa nulla di mulini. Il matrimonio e la ricchezza rendono felice Scacerni, finche' una notte Schiavetto, il garzone preferito, vede Beffa, un altro garzone dal ghigno feroce, torturare Fratagnone, un noto brigante che ha portato di nascosto al mulino; avvertito nella casa in cui vive, Scacerni decide di passare tutto sotto silenzio, perche' tanto non potrebbe nulla, ma da quel giorno comincia a temere per se', per la moglie e per il mulino, sempre piu` ossessionato dal peccato mortale che e` stato l'inizio della sua fortuna e dalla figura del Raguseo, capo del brigantaggio della zona, che potrebbe facilmente ricattarlo; il suo malumore gli inimica i suoceri e finanche la moglie, incinta, che partorisce, rischiando persino di morire, durante la piena del Po, che mette a repentaglio il mulino, e Scacerni, che deve pensare alla moglie assistita da una comare e a salvare il mulino nella tempesta, si trova a dover fronteggiare anche l'odio di Beffa: salva il mulino, anche se nel finimondo si rompe una gamba, e da` una dura lezione a Beffa scaraventandolo, pur cosi` malconcio, in acqua. A ricordo di quella giornata capitale Scacerni resta zoppo, ma ben felice d'aver ritrovato una moglie devota ed un figlio, Giuseppe. Pur non essendo piu` perseguitato dall'incubo del Raguseo, ha seri motivi per temere la vendetta di Beffa, e percio` allena a sparare i due garzoni, il buon Malvasone - che l'ha salvato dall'annegamento - ed il prediletto Schiavetto. Una notte Fratagnone, che ha appena pugnalato Beffa, viene a concordare l'assassinio del Raguseo, e Scacerni si presta ben volentieri, va anzi addirittura a portargli la vittima nelle mani: Fratagnone viene arrestato ed impiccato, e sulla coscienza di Scacerni s'aggiunge un'altra macchia; credendolo a capo del complotto, i fuorilegge della zona diventano rispettosi e timorosi nei suoi confronti. Passato il periodo delle sciagure, Scacerni puo` invecchiare in pace aumentando i propri possedimenti, anche se una certa preoccupazione gliela da` il figlio Giuseppe, per nulla somigliante al padre, ma con spiccati modi da commerciante, perfido ed avaro; anche la famiglia di Dosolina da` qualche preoccupazione: la sorella Argia diventa amante d'un libertino, e suo padre fa il caporione in piazza, ma poi, finiti i moti, Argia diventa prostituta e suo padre muore con la fama di sprovveduto; alla famiglia s'aggiunge Cecilia Rei, trovata da Schiavetto nel fiume durante una piena: rimasta orfana di madre alla nascita, ora lo era anche di padre, e diventava padrona del suo mulino; subito conquistato dalla ragazza mugnaia, Scacerni le ripara il mulino e l'affianca al suo, generando l'invidia di Giuseppe, che vede delinearsi una pericolosa rivale; Schiavetto s'innamora della giovane mugnaia, e tutti se ne accorgono, compatendolo nel suo sogno impossibile. Intanto, vagliati i pro e i contro, Giuseppe ha deciso d'avvicinarsi alla zia Argia, ora amante del cavalier Flaminio, uomo fedele agli austriaci, e riesce ad intrufolarsi in casa e a mettere su, coi soldi prestati dalla zia, un redditizio commercio con gli austriaci; non fa nulla per farsi voler bene dalla gente, ne' dai suoi genitori, ne' dalle donne; ha pero` messo gli occhi, unicamente per interesse, su Cecilia e glielo dichiara brutalmente, ricevendo un secco rifiuto; messosi troppo apertamente dalla parte degli austriaci, si trova a malpartito durante i moti del '48, e ripara in casa del padre, che vive indifferente a quegli avvenimenti politici; ma, dopo avergli saccheggiato la casa, i soldati austriaci lo costringono a trasferire i mulini sull'altra riva e a sopportare confische in nome della guerra. Da questa prima parte risalta soprattutto la figura di Scacerni nelle sue dure lotte contro gli uomini (i tre malvagi morti: Beffa, Fratagnone e Raguseo) e contro la natura; risalta il suo sentimento verso il mulino e il fiume (un misto di rispetto e di terrore) ed il travaglio etico sull'origine della sua fortuna; figure di contorno sono, invece, i buoni: l'ottima moglie Dosolina, i fedeli garzoni Schiavetto e Malvasone.

Ormai uomo, Giuseppe coltiva spregiudicatamente, ma con grande abilita`, i suoi commerci con gli austriaci. Assetato com'e` di denaro, irride persino il colera, tanto che solo l'esperienza di suo padre lo salva. Per conquistare Cecilia finge di diventare piu` umano, ma Schiavetto scorge il vero animo ed i veri intenti di Coniglio Mannaro . Si profila intanto nella zona la figura di un nuovo potente, Pietro Vergoli: comprando le terre dei contadini e dei signori nei guai, si era costruito un piccolo dominio, aveva introdotto le temutissime macchine e si era comprato il palazzo del Raguseo, perpetuando anche il suo mestiere di contrabbandiere. Scacerni e` ostile a Vergoli, soprattutto perche' vede in lui il mondo moderno, e si sente inerme; Giuseppe finisce invece per allearsi con Vergoli per favorire gli interessi del filoaustriaco Alpi, che deve far passare il grano oltre frontiera; per premio Giuseppe puo` ordire contro Cecilia un meschino ricatto: o lei lo sposa, o i tedeschi perquisiscono la casa di padron Lazzaro e, trovate le armi, lo fucilano in ventiquattr'ore, cosi` Cecilia deve per forza diventare una Scacerni. Una nuova carestia porta una nuova epidemia di colera, e tra le vittime vi sono Lazzaro e Dosolina Scacerni, morti, com'erano vissuti, da buoni coniugi. Nasce Lazzarino, figlio di Cecilia e Giuseppe; questi e` sempre meno amato dalla gente, che lo considerava un cattivo figlio ed ora lo considera un cattivo marito; per lui le cose precipitano quando comincia l'inchiesta sul contrabbando: Alpi e Vergoli sono costretti a fuggire in Austria, e lui - che ha appena comprate altre terre - viene arrestato tra la gioia della folla, che non l'ha mai gradito. Liberato, si rifa` appropriandosi d'una terra che Vergoli gli aveva soltanto affidato; ormai madre di tre figli, Cecilia bada ancora ai mulini e li salva da una piena. Con gli anni Lazzarino cresce sempre piu` somigliante al nonno, e per questo e` benvoluto da tutti, in particolare da suo padre, che per lui trascura gli altri sei figli. In paese e` cresciuto l'astio contro il possidente Coniglio Mannaro dopo che questi, approfittando dell'Unita` d'Italia, s'e` messo a fare il reazionario, e , per non sentirsi dare del figlio di reazionario, Lazzarino va a combattere con Garibaldi a Mentana, ma vi perde la vita. Suo padre impazzisce dal dolore: prima quasi ammazza coloro che spinsero il figlio ad andare con Garibaldi, poi quasi ammazza di botte una sua figlia, e, fermato con la forza da Cecilia, se ne va a vivere alla Morgosa, la terra che gli e` piu` cara, truffata a Vergoli, per difendere la quale dalle piene, grazie ad una strega locale, stringe un patto col demonio, ma non vale molto, poiche' il Po straripa ed invade le sue terre, e Cecilia, che ha salvato i figli sui mulini, deve andarlo a salvare in barca rischiando la vita, e, per fronteggiare la furia del fiume e portare via il pazzo, legarlo come un salame. La Lupacchioli, moglie del medico, s'incarica di portarlo in manicomio; alla miseria per la perdita di tutte le cose s'aggiunge il vaiolo. Incominciano i lavori di restauro e Cecilia deve cercarsi un'altra piarda; Schiavetto muore e viene sepolto in fretta. E` la fame: Cecilia e` costretta a chiedere la carita` persino alla Lupacchioli; rimasta sola con sei figli ed il fido garzone Slana`, veglia il Po, e, un giorno, vede finalmente arrivare un contadino con grano da macinare; e` il segno che le cose cambieranno. Questa seconda parte e` meno riuscita della prima: i personaggi si fanno amare di meno, e, in fondo, si rimpiange soltanto la morte di padron Lazzaro e di Schiavetto; troppo pedante nelle descrizioni storiche, avanza per inerzia, senza convincere.

Quando Coniglio Mannaro sembra guarito dalla pazzia e ridotto ad un cretinismo inumano, per Cecilia si profila l'onere di metterlo in ospizio od il supplizio di tenerlo sui mulini: muore all'improvviso, e Cecilia svela ai figli le malefatte del padre. Una tromba d'aria distrugge il Paneperso, e, per volerlo riparare a tutti i costi, Cecilia s'indebita con mastro Buttafumo; se non fosse per l'amico Luca Virginesi, con sei bocche da sfamare Cecilia se la caverebbe ben difficilmente, tanto piu` che prende anche la pellagra. Il Governo ha stabilito che ogni mulino dev'essere fiscalmente controllato con degli appositi contatori; i mugnai si uniscono nella lotta contro quest'altra tassazione ed affidano al selvatico Scansafrasca, amico degli Scacerni, un piccolo esercito di ragazzini che, sparsi per i dintorni, fanno la guardia quando i mulini lavorano col contatore staccato. Princivalle, il secondo dei figli di Cecilia, e` un colosso semplice e credulone; si lascia adulare da Smarazzacucco, un poco di buono, che gli fa anche conoscere la prima donna, la Sniza, una vecchia prostituta. Princivalle si lascia andare a delle confidenze particolari, e, o per caso, o perche' il finto amico ha fatto la spia, i finanzieri vengono una notte a perquisire i mulini mentre il San Michele lavora senza contatore; per rimediare, Princivalle non puo` far altro che incendiare il mulino: arrestato, viene subito rilasciato perche' mancano le prove del dolo. Stipulato una specie di patto con la Sniza (disposta, in cambio del suo amore, a rubare per sfamarlo), torna al mulino. Cecilia ha deciso di mandare Dosolina e Berta a servire, ed Antonio (che ha imparato a leggere e scrivere) a fare il contabile, tenendo con se' Giovanni, il primogenito, Princivalle e Maria. Berta va a servire da Luca Virginesi, il cui figlio Orbino e` da sempre innamorato di lei; Clapasson, il benefattore di Antonio, decide d'affidare al Paneperso la macina del suo grano, e cosi` Cecilia puo` fare addirittura costruire da mastro Buttafuoco il San Michele Secondo e sperare che i tempi della fame siano finiti. Berta ricambia l'amore di Orbino, ma i due devono tenere nascosta la loro affezione perche' sanno che i genitori non sarebbero favorevoli. La Santision, sorella di Orbino, e` maligna e sfacciata, e cerca (senza riuscirci) di gettare il discredito su Berta quando lei fa l'amore con Raibolini, una specie di sindacalista dei contadini. Anche Clapasson, padrone delle terre dei Verginesi, vedrebbe di buon occhio un matrimonio tra Scacerni e Verginesi per avere un'altra famiglia sulle sue terre; chi ha proibito il matrimonio e` Raibolini, incattivito contro gli Scacerni perche' non fanno parte della lega, e contro Orbino che non partecipa alle riunioni; e Luca Verginesi, che, nei fatti di famiglia, non s'era mai lasciato comandare, non solo deve sottostare, ma ha anche paura; Orbino va a spiegarsi di persona con Raibolini e lo amnda distintamente a quel paese, guadagnandosi un potente nemico; va poi da Clapasson a dire come stanno le cose, ma cosi` inguaia i suoi: saputo che fanno parte della lega, Clapasson decide di scacciarli, e, oltre a farci la figura della spia, Orbino rinuncia alla ricompensa, al matrimonio, alla casa e decide di seguire i suoi. In risposta al licenziamento dei Verginesi, i contadini scendono in sciopero, ed applicano il boicottaggio contro i crumiri: Berta e Dosolina vengono licenziate, nessun negoziante vende piu` agli Scacerni, nessuno parla con Princivalle quando capita in paese; Verginesi viene persino arrestato per la sua cocciutaggine di scioperante, ma piano piano comincia a serpeggiare lo sconforto, tanto piu` vedendo come gli Scacerni irridono gli scioperanti; la disperazione li spinge a marciare su Ferrara, ma intanto Smarazzacucco ha detto a Princivalle che Orbino sparla di Berta, e Princivalle, come sempre credulone e manesco, ammazza di botte il futuro cognato; poi, dimenticato il complice che ha buttato il cadavere nel fiume, va a cercare Scansafrasca, gli confida quel che e` successo, lo manda a chiamare Cecilia e Berta che bisogna andare a ripescare il corpo; fatto cio`, Princivalle si consegna ai carabinieri e, al processo, viene condannato a trent'anni di carcere. Fallito lo sciopero, i Verginesi sono scacciati e, prima la Lantision, si riducono malamente; Cecilia muore ottenendo il perdono di Berta per Princivalle; Giovanni sposa una mugnaia e manda avanti il mulino; Dosolina resta incinta e viene accudita da Maria, finche' anche Giovanni si decide a riconoscere il nipote bastardello, chiamato Lazzaro, che e` l'ultimo dei mugnai Scacerni e muore sul Piave nella Prima Guerra Mondiale. Piena di avvenimenti, la terza parte difetta di grandi figure; ce en sono tante e ben aggrovigliate, ma piccole; pedante il commento e la morale paternalistica, che rallentano fastidiosamente il racconto.

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