Honore de Balzac


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Le Cousin Pons
Sylvan Pons è un anziano musicista che vive in umiltà dirigendo l’orchestra del teatro di Gaudissard. Il suo unico amico è Schmucke, un pianista tedesco che abita nello stesso stabile. I suoi parenti più prossimi sono i Canusot, famiglia dell’alta società: la madre e la figlia, Cecile, lo disprezzano però fino ad offenderlo. Soltanto quando scoprono il valore enorme della sua collezione artistica decidono di riallacciare i rapporti. Pons crede persino di far loro un favore favorendo il fidanzamento di Cecile con il ricco Fritz Brunner, ma questi si ritira all’improvviso e i Canusot, per salvare la faccia davanti agli amici, accusano Pons di aver ordita un’infame vendetta ai loro danni. Pons, vilipeso ed evitato da tutti, cade ammalato; al suo capezzale resta soltanto Schmunke, ma un giorno la portiera, Cibot, apprende dal losco Remonencq il valore inestimabile dei capolavori di Pons e da quel momento decide di ingraziarsi il malato ed ottenerne l’eredità. L’avidità la porta presto a concepire schemi sempre più criminali, al punto da concordare già con Remonecq e l’ebreo Elie Magnus, collezionista rivale di Pons, la spartizione dei beni, e con l’ambizioso avvocato Fraisier il modo per ottenere l’eredità. Sennonché Fraisier avverte i Canusot e inizia un cinico doppio gioco. La Cibot usa tutti i mezzi per peggiorare le condizioni del paziente; al tempo stesso gli fa perdere il posto a teatro ed obbliga poi Schmuncke a vendere per un tozzo di pane alcuni dei quadri per pagare l’affitto. Schmuncke è un ingenuo che crede alle professioni di amicizia della megera e piange già la prossima fine dell’amico. Quando Pons scopre i complici a complottare Cibot tenta di farlo passare per pazzo, ma Pons è ancora abbastanza lucido da ideare un piano di difesa. Mentre Remonencq avvelena il marito della Cibot per aspirare alla sua mano ed unire i loro proventi della truffa; Pons convince Schmuncke ad aiutarlo e così riesce a smascherarli: coglie la Cibot mentre sottrae il testamento che lui ha appena redatto, nel quale lascia tutto allo Stato, ma non sa che Fraisier ha già sottratto il documento mentre lei si era distratta. Pons muore e gli sciacalli si scatenano, approfittando del dolore che paralizza l’ingenuo Schmuncke, l’unico a piangere il morto. La congiura si rivolge adesso contro il povero tedesco, nominato nel vero testamento erede universale Freisier corrompe anche il dottore ed il giudice di pace, tutti pronti ad approfittare di Schmuncke in cambio di promozioni ed onoreficenze che potranno ottenere dai Canusot. In breve Schmuncke si trova sfrattato dai legali dei Canusot e senza soldi. Va a chiedere aiuto a Gaudissard, il quale intravede la possibilità di fare da mediatore ed ottenere un compromesso che faciliti la soluzione della vertenza in favore dei Canusot. Schmuncke accetta volentieri una misera pensione in cambio della rinuncia all’eredità. L’amico Topinard, l’unico ad averlo protetto ed aiutato, scopre però la verità e gli spiega la colossale truffa di cui è stato vittima. Schmuncke ne muore e viene sepolto vicino a Pons. Tutti godono dei ringraziamenti dei Canusot, che ora possono esporre con orgoglio la collezione. Romanecq, sposata la Cibot, ha tentato di eliminarla con il nitrato, ma la sorte ha voluto che ne morisse lui.
Un affresco sull’avidità e sul cinismo e, al tempo stesso, un lamento della solitudine dei vecchi. Amaro e grottesco. Balzac introduce i vari personaggi come tipi della sua Parigi, maschere di una terribile commedia dell’egoismo.
La Peau de Chagrin
Raphael de Valentin è un giovane scapestrato che non resiste al fascino del gioco. Una sera perde tutto ciò che possiede e decide di suicidarsi. Attirato nel negozio d’un antiquario, vi scopre un misterioso talismano, una pelle di zigrino, che sarebbe in grado di soddisfare tutti i desideri del proprietario, ma, al tempo stesso, si restringerebbe ogni volta causando una proporzionale riduzione della sua vita. Appena acquistato l’oggetto, Raphael s’imbatte nell’amico Emile, aspirante giornalista, con il quale si reca ad un’orgia, durante la quale Raphael racconta ad Emile la storia della sua vita: pentitosi degli eccessi dell’adolescenza, Raphael si era votato ad un ritiro da eremita in casa della giovanissima, dolce Pauline, dove aveva scritto un trattato sulla volontà; la piccola s’era invaghita di lui, ma lui era stato a sua volta sedotto dalla fatale Foedora, la donna più bella e più amata di Parigi, pesentatagli dall’amico Rostignac. Raphael si era distrutto in quell’amore impossibile per una donna egocentrica e crudele, e Pauline ne aveva segretamente sofferto; infine, se n’era andato, approfittando della somma procurata da Rostignac, ma soltanto per darsi al vizio. Al termine del racconto, Raphael decide di continuare a vivere, e di diventare ricco. Grazie alla pelle di zigrino il desiderio s’avvera: incontrata Pauline, anche lei ricca e non più ragazzina, desidera sposarla, ed anche questo desiderio si realizza; la pelle s’è però ritirata di molto e Raphael cade ammalato. Nessun medico o scienziato sa venire a capo del mistero e Raphael continua a peggiorare. Conscio di dover morire, decide allora di risparmiare l’agonia a Pauline e se ne va in Italia. Lì si toglie la soddisfazione d’ammazzare in duello un prepotente che lo voleva scacciare e di umiliare tutti coloro che lo perseguitano (temono che la sua malattia sia contagiosa). Rapahel torna poi in Francia, ma evita ancora Pauline, della quale non legge neppure le lettere. Si rassegna a morire, ma il vecchio e fedele servitore Jonathas gli organizza una festa a sorpresa; vista Pauline, Raphael viene colto dal desiderio di possederla e quel desiderio fa scomparire il talismano e lo uccide.
Romanzo romantico (amore fatale per Foedora, talismano con poteri soprannaturali, destino); è un poema dell’egoismo, dell’insaziabilità.
Le curée du village
Veronique è stata allevata dai genitori, il taccagno Sauviat e la madre bifolca, all’insegna del più austero cattolicesimo. Pura e buona, modesta e mansueta, Veronique accetta il severo regime di casa. Si sveglia all’amore leggendo la storia di Paolo e Virginia, e comincia a sognare; suo padre, invece, combina un matrimonio con l’anziano Pierre Graslin, banchiere favolosamente ricco. Veronique ne è profondamente delusa, ma obbedisce senza fiatare. Col passare degli anni Grasline approfitta della modestia della moglie per limitare al minimo le sue spese ed i suoi svaghi, sempre senza che lei dica nulla; Veronique si conquista la reputazione di santa e frequenta, ma è profondamente sola, trascurata dal marito ed ancora senza figli. Le sue amicizie sono l’abate Dutheil e l’abate di Francour. In quel periodo scoppia lo scandalo Tascheron: il giovane ha ucciso un anziano riccastro per derubarlo di un’ingente somma; se la giustizia, capitanata dal visconte di Granville, mette subito le mani sul colpevole, non riesce però a scoprire né il nascondiglio del bottino, né il movente del furto. Presto, però, si diffonde la convinzione che ci sia sotto una storia d’amore che coinvolge qualche donna dell’alta borghesia (forse i due amanti volevano fuggire in America con i soldi della rapina). Veronique è incinta e Graslin torna a vivere nel suo alloggio dopo una tacita separazione; Veronique passa dalla gioia alla tristezza, lasciando trapelare i suoi sentimenti per il marito, prende vivacemente a cuore il processo a Jean-François Tascheron e tenta di convincere sia Grandeville sia suo marito, nominato giurato, che bisognerebbe salvare la vita al giovane. La chiesa, nella persona del vescovo, si preoccupa del fatto che il giovane muoia senza confessarsi e, anzi, insultando la religione; il vescovo ed il suo fido abate, Gabriel de Rastignac, commentano gli avvenimenti, e, notando un fuoco dalla finestra, irridono della giustizia che non ha capito chi sia la donna per cui Tascheron ha ucciso. Il vescovo decide che, per la reputazione della chiesa, bisogna che l’assassino si penta e confessi; manda allora Gabriel al paese di Tascheron a parlare con il curato del paese, Bonnet, e la famiglia. Il curato, la madre e la sorella Denise accettano di andare a Parigi per convincere il giovane a convertirsi. L’operazione riesce, ed il condannato va alla ghigliottina in pace con Dio. Per assolverlo Bonnet gli fa promettere di adoperarsi affinché il malloppo venga restituito: Denise lo recupera, infatti, dal fiume e brucia un foulard, un fazzoletto ed uno scialle, come richiesto dal fratello. Tascheron non ha tradito la sua donna, né lo fa Bonnet: il mistero rimane anche dopo che giustizia è stata fatta. Abbrutita dalla maternità e dall’infelicità, Veronique prega il marito di ottemperare ad una clausola del matrimonio comprando delle terre, in particolare indica quelle in vendita nel villaggio di Tascheron; Graslin accetta e fa venire Bonnet, che diventa amico di Veronique. Graslin muore distrutto nel morale da un crollo economico, e a Veronique rimangono le terre ed un ricco vitalizio. Grandville, da sempre suo ammiratore, la chiede in moglie, ma lei, sorprendentemente, lo rifiuta e si trasferisce al paese con l’intenzione di aiutare Bonnet nelle sue opere di carità. Veronique ritrova l’entusiasmo nell’opera intrapresa con il curato, benché sia oppressa da un sentimento di colpa. Resta affascinata dalla storia di Farrabesche, uno degli uomini che lavorano sulle sue terre: assassino imprendibile, si lasciò convincere da Bonnet a costituirsi; dopo aver scontata la sua pena, si era trasferito in quelle terre a lavorare in silenzio ed umiltà; la sua donna, Catherine Curieux, che gli aveva dato un figlio, lasciò il villaggio; a lui è proibito lasciare le terre in cui si è stabilito, pena il carcere. Veronique aiuta il suo desiderio di redenzione nominandolo suo assistente nell’opera di bonifica e ricostruzione che ha intrapreso; Farrabesche le racconta le sue sofferenze in carcere, le ingiustizie, le persecuzioni e la falsa fama d’assassino premeditato che gli è rimasta, infine l’opera miracolosa del curato, che ha saputo ridargli la voglia di vivere. Veronique si commuove nel comprendere la santità di Bonnet e va a confessarsi da lui. Veronique affida la direzione dei lavori ad un giovane e brillante ingegnere, Géràrd; nel frattempo ottiene che Catherine venga ritrovata dalla polizia e la ricongiunga all’amato ed al figlio, Benjamin. Per educare il figlio Francis fa venire un precettore, Ruffin e conduce vita sempre più austera, interamente votata all’opera di bonifica. Denise ritorna dall’America, dove i Tascheron s’erano trasferiti e sono diventati ricchi; abbraccia Francis come un nipote e Veronique la fidanza a Géràrd. Veronique sente d’essere ormai agli sgoccioli, e fa venire invano un medico specialista: la vecchia madre rivela che la figlia porta da anni un doloroso cilicio. Veronique è soddisfatta ed orgogliosa del lavoro di bonifica, che ha reso ricche delle terre povere, e tutti la considerano più che mai una santa. Quando si corica prostrata, ormai agli sgoccioli, le tolgono il cilicio con la forza e scoprono che ha il corpo coperto di piaghe. Veronique chiama al proprio capezzale il suo buon pastore, Bonnet, e l’arcivescovo Dutheil, e manifesta loro il desiderio di confessare pubblicamente il suo adulterio prima di morire. Vengono radunati tutti i personaggi della vicenda, che ascoltano Veronique raccontare della sua passione per il giovane Tascheron, come Francis sia figlio illegittimo e perché lei rifiutò Granville, avviato ad una brillante carriera giudiziaria. Veronique muore fra le lacrime generali. Poema della purezza (Veronique e Bonnet) che capovolge il senso del thriller: il colpevole è intuibile dall’inizio, sia per il movente sia per le sue reazioni. L’attenzione è per la punizione che si autoinfligge, in un’epoca in cui la chiesa e la religione stavano perdendo credito; è il crepuscolo dell’era della moralità.
Splendori e miserie delle cortigiane

I. Lucien de Rubempré, poeta caduto in disgrazia presso il bel mondo parigino dopo aver convissuto un anno con l'attricetta Coralie, è stato ricostruito dal cinico e ricco abate Carlos Herrera, che sta intrigando per fargli avere un titolo nobiliare e mira a farlo sposare con una ragazza di famiglia aristocratica, il secondo passo funzionale al primo: è perciò allarmato quando Lucien s'innamora d'una prostituta, Esther, la quale è a sua volta redenta da quell'amore appassionato. Herrera non esita a rinchiudere la giovane in una scuola di monache, ma davanti al dolore di Lucien deve riunirli, pur facendo loro un chiaro discorso: lei vivrà chiusa in una casa privata guardata a vista da due sue dame fidate, lui la potrà vedere soltanto di nascosto. Herrera è disposto a tutto purché Lucien riesca a raggiungere i traguardi che sogna per lui: entrare a corte come ministro.

La protezione e l'astuzia dell'abate gli stanno spianando la strada e stanno mettendo a tacere le malelingue che ricordano ancora l'avventura giovanile di Lucien.

Nel frattempo, però, il perfido banchiere ebreo polacco di Nucingen, vecchio spasimante di Esther, deperisce a vista d'occhio da quando lei è scomparsa; disperato, incurante della moglie e della gente, decide addirittura d'assoldare un investigatore privato. Herrera, che ha già speso una fortuna per il suo pupillo e deve pagare dei debiti, medita di vendergli Esther per una cifra enorme; Lucien è completamente in balìa del demone, incapace di ribellarsi alle sue ingannevoli strategie, dal giorno in cui questi l'aveva distolto dal suicidio. In realtà, sotto la tonaca si nasconde l'evaso Jacques Colin, il quale, dopo aver assassinato in Spagna il vero abate Herrera ed averne assunto le sembianze con una rozza plastica facciale fatta da sé dinanzi al cadavere, si ricostruì una vita con i soldi d'una vecchia bigotta che gli aveva confessato, in punto di morte, d'averli ottenuti con un omicidio. Salvato dal suicidio il giovane poeta, ne aveva fatto il proprio strumento, ed ora, con il genio della corruzione ed una rete di fidati servitori, lo spingeva avanti. Rastignac, amante della signora di Nucingen, era l'unico ad aver visto e riconosciuto il potente protettore di Lucien, e ne era rimasto terrorizzato, perché, in passato, Herrera aveva tentato di adescare anche lui. Adesso Lucien era ammaliato dalle gioie della corte e legato a Herrera da cento patti demoniaci; anche se Esther non riesce a capire l'origine di quell'inerte schiavitù, Herrera sa d'averlo completamente in pugno: oltre ad approfittare della disperazione di Nucingen, Herrera sta preparando il terreno anche per un matrimonio fra Lucien e Clotilde de Krandlien, la brutta 27enne secondogenita dei duchi, invaghita dal giovane a dispetto dei pettegolezzi dei salotti, cinicamente e falsamente ricambiata dal giovane. Lucien desidera quanto Herrera questo matrimonio d'interesse, ed Esther si piega per amore a rimanere un'amante prigioniera; ma per convincere i genitori serve un patrimonio, almeno un milione. Intanto Nucingen sta contattando i migliori agenti di Parigi, in particolare La Peyrade, una vecchia spia politica. Le due reti di spionaggio, quella di Herrera e quella di La Peyrade, tramano l'una contro l'altra: Herrera è più furbo, e Peyrade si rende conto d'essere turlupinato dall'ignoto rivale, ne capisce il gioco, ma ne ignora il nome.

Herrera muove con grande abilità le sue pedine: usa i suoi sguatteri per raggirare i ricchi e perversi signori di Parigi, facendo leva sui crimini, le nefandezze, gli oscuri passati tenuti segreti ma a lui noti; manovra i pezzi grossi che gli servono corrompendo e ricattando; d'altronde, le sue vittime non sono migliori di lui: nascondono tutti una miseria morale proporzionale al loro splendore materiale; Herrera ne è soltanto la sublimazione, il genio titanico di quella civiltà malata, ne è lo spirito. Lucien è un'anima fragile e vanesia di poeta e di bello, che sogna l'amore perfetto ma al tempo stesso non vuole perdere gli ambiziosi obiettivi che gli sono a portata di mano, non vuole rinunciare a nessuna delle due cose, benché siano chiaramente incompatibili, ed Herrera lo tiene in pugno sbandierandogliele entrambe sotto il naso, nelle figure di Clotilde e di Esther.

II. Asia ed Europa, le due serve messe da Herrera a guardia di Esther, lavorano per bene il barone, ed Esther stessa si presta al raggiro per amore di Lucien; il barone paga ogni cifra, prima per essere introdotto all'amata e poi per saldarne i presunti debiti (in realtà cambiali fasulle fattele firmare da Herrera). Herrera, che aveva fatto di Esther una virtuosa chiudendola in convento, ora la getta di nuovo fra le cortigiane, e lei, pur di non dover rinunciare al suo Lucien, accetta. Il barone è un patetico stupido: per la prima volta in 66 anni s'è innamorato da star male, ed è inerme nelle grinfie dello spietato abate. Nel frattempo sono arrivate al punto cruciale le schermaglie di spionaggio e controspionaggio fra Herrera e Peyrade (spalleggiato da Corentin e Contenson): Peynade ha scoperto la tresca di Herrera ai danni di Nucingen per scucirgli il patrimonio con cui far spossare Clotilde a Lucien, e decide di ricattarlo: ottenuto un secco rifiuto, manda una lettera anonima al duca di Grandlieu, il quale chiude subito le porte del suo palazzo al pretendente ed incarica un'abile spia, neanche a farlo apposta Corentin, di prenotare informazioni sulla vera origine della fortuna di Lucien. Peynade si finge un gentiluomo inglese e diventa l'amante di Suzanne de Val-Noble, amica di Esther, rovinata dai debiti. Ma Herrera gioca allora l'ultima carta: rapisce la pura Lydie, figlia di Peyrade, e manda Asia a dirgli che l'avvierà alla prostituzione e lo ucciderà se Lucien non sposa Clotilde. Corentin esegue, ignaro, il compito assegnatogli dal duca e decreta così la fine del fidanzamento di Lucien: il giorno dopo Lydie viene ritrovata in pietose condizioni, sottoposta per dieci giorni ad ogni genere di sozzura, e Peyrade fa in tempo a rivederla prima di straziare avvelenato. Corentin giura vendetta sul cadavere dell'amico. A far precipitare gli eventi è Esther, che s'è prestata alla commedia ma deve ora andare a letto anche con il lascivo barone; dopo l'orgia si suicida; Europa ed il servo Paccard non resistono alla tentazione e fuggono con il malloppo accumulato da Esther e che Esther aveva lasciato a Lucien. Nucingen avverte la polizia di quello che crede un assassinio a scopo d'estorsione, e la polizia fa arrestare sia Herrera (che tenta la fuga sui tetti ed uccide Contenson) sia Lucien. Herrera ha però fatto in tempo a redigere un falso testamento in cui Esther lascia a Lucien tutti i propri averi (un patrimonio che ha ereditato morta dallo zio) e le potenti amicizie femminili di Lucien intercedono a suo favore.

III. Esperto di prigioni e di processi, Herrera dirama ordini dalla cella ed Asia trama dall'esterno. Herrera tiene testa al giudice Cannisot, negando d'essere l'evaso che parecchi testimoni hanno riconosciuto; una lettera scritta da Esther in punto di morte li scagiona dall'accusa d'omicidio, ma Lucien è debole ed in pochi minuti d'interrogatorio compromette tutto, rivelando la vera identità dell'abate; nonostante ciò, Leontine de Seriay, la più accanita delle sue amanti di mezza età, aggredisce Cannusot e riesce a strappargli i verbali firmati degli interrogatori; d'altronde, tutti i magistrati di rango più elevato sono ormai conquisi alla causa del giovane e Cannusot, difendendo con tanto zelo la giustizia, si gioca soltanto la carriera. Intanto, divorato dal rimorso d'aver vilmente tradito il suo benefattore, Lucien s'impicca nella cella, e la contessa de Suray impazzisce di dolore.

IV. Jacques Colin, alias Vautrin, alias Tromp-le mort, riesce a risollevarsi con le solite armi della corruzione e del ricatto: in cambio delle lettere scritte a Lucien dalle sue potenti amanti chiede ed ottiene di diventare capo della polizia.

Un mondo infame, dove non esiste altra etica al di fuori dell'intrico, un modo d'apparenze splendenti che nasconde un viscido repellente intrico di bassezze.


Cugina Bette

Il barone Hecrtor Hulot s'è quasi rovinato per correre dietro alle sue amanti, nonostante abbia una moglie (Adeline) bella e devota, un figlio (Victorin) ben accasato ed avviato a sicura carriera, ed abbia, proprio per l'indisponibilità di darle una dote, difficoltà a trovare un marito per la bella e dolce figlia Hortense; soffiandogli l'amante, la furba e cinica cantante Josepha, ha anche guastato l'amicizia che lo legava al ricco Crevel (libertino quanto lui). Per vendetta, Crevel ha deciso di conquistare la virtuosa Adeline, e a tal fine, per vincerla, la ricatta minacciando di rovinare il fidanzamento di Hortense: trattato con disprezzo, mantiene la minaccia, e per Hortense si prospetta un futuro da zitella.

Confidente di Hortense è la brutta e povera Bette, cugina di sua madre, che nutre fin dall'infanzia un profondo astio per Adeline, che fu allevata come una nobile, mentre lei doveva lavorare nei campi, che fu sposata ad un barone e visse nel lusso, mentre lei e rimasta zitella e lavora ancora come sarta. Bette non ha mai smesso di pensare alla vendetta ed aspetta soltanto il momento opportuno. Ama un giovane esule polacco vicino di casa, Wenceslav Steinbock, uno scultore che lei ha salvato dal suicidio e che ha mantenuto con i propri risparmi; ora anche lui comincia a guadagnare, lei si sente come una madre entusiasta del proprio figlio, ma la verginità la porta a pretendere totale fedeltà e devozione dall'uomo che lei ha costruito; lo descrive a Hortense come il proprio innamorato, e lo descrive tanto romantico che Hortense se ne innamora.

Deciso a strapparlo alla cugina, acquista una sua opera e chiede al padre di raccomandare l'artista alle autorità per l'assegnazione di commesse pubbliche. In tal modo si prepara il matrimonio da sé; il polacco la ricambia, e non appena arrivano le prime grosse ordinazioni i due convolano a nozze. Bette viene a sapere troppo tardi della tresca, e, nonostante cerchi di tenere prigioniero in ogni modo l'amato e protetto, alla fine deve fare buon viso a cattivo gioco, e riesce perfino a far la figura della generosa.

Nel frattempo Hulot s'è del tutto rovinato correndo dietro a Valerie Marneffe, la bella e giovane moglie d'un uomo mediocre e malaticcio, una passione che Bette ha fatto di tutto per attizzare, mentre Adeline è ormai disperata, ridotta a centellinare ogni moneta; oltretutto Valerie tradisce Hulot con Crevel, che s'è quindi preso la propria rivincita sull'amante, ed un bel giorno compare il conte di Montejanos, cugino ed ex amante di Valerie, al quale la fatale borghese fa giurare eterno amore.

Valerie è una sgualdrina cinica e spietata, che, non contenta di manovrare (con il beneplacito del marito, che, per quanto moribondo, ha brame di carriera) quattro uomini, accetta di vendicare l'amica ed alleata Lisbeth seducendo anche Wenceslaw; Hortense quasi ne muore e torna da sua madre. Lisbeth gongola d'averle fatto provare ciò che sofferse lei , e Valerie si diverte a confondere i quattro amanti attribuendo a ciascuno di loro la paternità della sua gravidanza, traendone qualcosa da ciascuno.

Hulot è il più in crisi: ha contribuito ad arricchire Valerie, ma ora è pieno di debiti (che il figlio Victorin deve garantire); il suo protettore, lo zio Johan Fisher, è fallito, la sua stessa posizione al ministero è in pericolo e, come se non bastasse, Marneffe lo ricatta e vuole subito un avanzamento, che in questo momento sarebbe lo scandalo e la fine sicuri. D'altronde il raggiro di Marneffe è perfetto, e quando lui si rende conto che i due coniugi sono in combutta, che lei non lo ama per nulla, è troppo tardi: per evitare la prigione deve promuovere Marneffe, segnando la fine della propria carriera.

Chi guadagna di più è Lisbeth, che passa per eroina in casa Hulot e riesce a farsi fidanzare con il fratello maggiore di Hulot, maresciallo arciricco e prossimo alla fine; ovviamente promette che quando sarà una ricca vedova, penserà a sostentare anche Adeline e Hortense, ridotte in miseria dalle passioni dei rispettivi mariti; oltretutto lo zio Fisher minaccia di suicidarsi se non riceve subito un'ingente somma per tirarsi fuori dai guai, e, non sapendo Hulot come fare, Adeline decide, a 57 anni, di sacrificare la sua virtù vendendosi a Crevel, ma Crevel cede alla compassione e le darebbe la somma gratis se non fosse per Valerie, perfida prostituta al punto d'offendersi del rispetto portato ad una donna onesta, che lo obbliga a non darle un franco, godendo poi al pensiero delle catastrofi che s'abbatteranno su casa Hulot, degna vendetta per la cara amica Lisbeth.

Fisher si uccide, scoppia lo scandalo, il maresciallo sprofonda nella vergogna e ne muore, a 72 anni Hulot deve ripartire da zero, senza lavoro e senza casa, perché non ha più il coraggio di vivere sulle spalle dei figli.

Hulot cerca aiuto da Josepha, la vecchia amante, che, impietosita, si premura di trovargli un posto presso il suo protettore ed una giovane amante, la sedicenne Olympe Bijou: scende così sempre più in basso.

Alla morte di Marneffe, Valerie è pronta a sposare Crevel: qualche anno con quest'altro vecchiardo e poi, alla sua morte, la bella vita con il cugino conte Montejanos.

Victorin, avvocato, è disperato: il padre annientato e fuggito, il suocero abbindolato, e per di più dall'amante del marito di Hortense, sua sorella; decide allora di ricorrere ai servigi della malavita ed incarica una vecchia strega di uccidere Valerie.

Valerie viene avvelenata dal suo stesso cugino, il conte de Montejanos, debitamente aizzato con le prove del tradimento e del doppiogioco: la cinica calcolatrice si disfa orrendamente in una lenta agonia; prima di morire si pente e lascia tutto agli Hulot.

Ristabilito il patrimonio, s'intraprendono le ricerche del vecchio barone: la buona Adeline lo trova nella più completa miseria ed abiezione (è l'amante d'una bambina!); si lascia convincere a tornare a casa, e finalmente Adeline sembra poter ritrovare la meritata pace. Ma Hubert è ormai del tutto rimbecillito e, una notte, propone alla cuoca il matrimonio non appena la moglie sarà morta; Adeline lo sente e ne muore davvero, stroncata dall'ultima cattiveria del marito.

Anche Lisbeth, che ha visto fallire tutte le sue vendette, è morta di tisi, ma s'è tolta la soddisfazione di veder piangere al proprio capezzale tutta la famiglia, ancora convinta che lei li abbia sempre aiutati.

Dramma delle personalità estreme: il degradato barone, la perfida Lisbeth, la seduttrice Valerie, la buona Adeline compiono fino in fondo il loro destino, senza mai deflettere; muoiono le tre donne, ma il barone no: la sua ostinata abiezione resiste anche alla morte. tutto il romanzo si trascina nel più assoluto squallore: vecchi che amano bambine, trame crudeli, ricatti e vendette, furti, suicidi ed omicidi.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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