Heinrich Boll

Opinioni d’un Clown
Hans Schnier è nato in una famiglia cattolica dell’alta borghesia di Bonn, ed è cresciuto durante la guerra. Fin da ragazzino aveva manifestato il desiderio di diventare clown, e tale è ora nel momento in cui, alcoolizzato e finito, torna a Bonn nell’appartamento ereditato dal nonno e tenutogli dall’affettuosa Monica Silus. L’amante Maria l’ha lasciato dopo qualche anno di scandalosa convivenza per un facoltoso cattolico che la vuole sposare, Herbert Zupfner. A Bonn viene assalito dai ricordi: l’amatissima sorella Henriette che andò volontaria in guerra e vi morì, il fratello Leo che adesso è un rispettato teologo, i genitori con cui ha sempre avuto un rapporto tormentato (il padre aveva un’amante), i tanti ipocriti che all’epoca predicavano il nazismo ed oggi sono cittadini rispettabili, il padre di Maria, Derkum, l’unico per cui provasse della stima e che accettò con rassegnato fatalismo la relazione fra sua figlia e l’aspirante clown. Adesso Hans si sente vittima d’un complotto ordito da quel circolo cattolico per togliergli la compagna, e minaccia invano i suoi esponenti più influenti: il dottor Kinkel ed il parroco Sommerwild; rincuorato soltanto dal suo agente, Zohnerer, che spera di poterlo rilanciare sul palcoscenico dopo una pausa di qualche mese (ma Hans è senza quattrini e deve accettare d’esibirsi per un ente cattolico, rappresentato dall’ipocrita Kostert). Hans ha bisogno d’una sola cosa, Maria, e proprio quella gli hanno tolto, convincendola a tornare sulla retta via. Hans non può pensare di farsi un’altra donna, perché è inguaribilmente monogamo. Suo padre va a trovarlo, pronto a prestargli il denaro, ma Hans trabocca di veleno per tutti, e finisce per farlo piangere, così deve poi telefonare alla sua amante, Bela Brosen, e chiederle di ricordare al padre i suoi bisogni economici; intanto continua a rimanere nell’appartamento, a rivangare il passato e a fare telefonate (il fratello Leo è a cena e Hans gli lascia il messaggio di portargli del denaro, ma Leo non può violare gli orari dei seminari; Monica, per quanto gentile, è impegnata; Sabina, moglie dell’amico povero Karl, è l’unica ad offrirgli un piatto di minestra). Man mano che passano le ore Hans si rende anche conto di quanto sia disperata la sua situazione: con un ginocchio lussato che lo fa zoppicare, un solo marco in tasca, virtualmente disoccupato, praticamente solo. Alla fine non gli resta che imbracciare la chitarra ed andare a cantare alla stazione, sperando nell’elemosina. Favola morale e metafisica. Hans distingue fra cattolici, protestanti ed atei (p. 109) e sceglie d’essere clown per stare fuori dalla mischia. Durissimo atto d’accusa contro l’egoismo e l’ipocrisia della borghesia cattolica, risorta dopo essere passata indenne dagli orrori dell’era nazista. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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