Anita Brookner

(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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The Misalliance (1987)
"The Misalliance" e' il settimo libro di Anita Brookner, storica d' arte inglese assurta alla notorieta' internazionale nel 1981 con l' esordio di "Debut". Fini e delicati, i suoi racconti hanno per protagoniste eroine di un altro tempo, donne avvinghiate alle convenzioni borghesi che anelano alla pace domestica, ma sono tradite dal genere maschile. Brookner celebra le buone, vecchie virtu' della borghesia europea, il buon senso e la sicurezza delle passate generazioni. Il vero soggetto delle sue storie e' la solitudine delle donne moderne: la loro indipendenza e' soltanto una maschera di stoicismo. Brookner e' una delle maggiori psicologhe della personalita' femminile, nella miglior tradizione britannica (da Austen a Pym). Dopo "Hotel du Lac"(84) e "Family and friends"(85), questo "Misalliance" ci pare, pero', un passo indietro: meno vivida e coerente l' eroina, un po' petulante la narratrice.
Hotel Du Lac
Edith Hope è una scrittrice di novelle romantiche, che trascorre in un hotel svizzero un periodo estivo. S’ambienta piano piano e fa conoscenza con gli altri ospiti, dall’anziana Mrs. Pusey (che viaggia con la figlia Jennifer) al distinto Philip Neville, che partecipa ad una conferenza; ogni tanto Edith scrive delle lettere al suo ex amante, David, e quelle lettere valgono da diario personale. Poco a poco quella relazione viene rivelata in tutti i suoi scabrosi dettagli: David è un uomo sposato con figli, che le dedicava soltanto frattaglie di tempo libero, e che pure lei adorava. Edith (trentanovenne), bisognosa d’affetto sincero e duraturo, invecchiata scrivendo fantasie di grandi amori, riuscì a staccarsi a fatica da quel torbido affare: chiesta in moglie dal ricco Geoffrey, e spinta dall’amica Penelope a non perdere l’occasione, forse l’ultima, per sistemarsi, Edith si lasciò convincere, ma, proprio il giorno del matrimonio, cambiò idea all’ultimo momento e s’è ritirata all’hotel per sfuggire allo scandalo. Si rende conto che Jennifer, i cui modi verginali farebbero credere adolescente, ha la sua età ed è, forse, più maliziosa di quel che lasci trasparire (attira Neville nella sua camera con la scusa d’un ragno, terrorizza un bel ragazzo dell’hotel); a sua volta, Neville fa una strana corte ad Edith: difende, e quasi incoraggia, l’amoralità, fino ad offendere la pudica Edith, ma poi chiede in moglie proprio lei perché ha l’aria così retta e fedele. Non fa mistero di non amarla e non le chiede d’amarlo; è semplicemente un contratto che conviene ad entrambi: a lui per avere una brava moglie, a lei per avere finalmente un focolare domestico. Edith scrive un’ultima lettera a David, nella quale confessa di non aver mai spedito le altre e, soprattutto, di credere ad ogni parola dei propri libri, al romanticismo più antiquato, ma ha appena finito che coglie Neville mentre sta uscendo in pigiama dalla camera di Jennifer. Tutto le pare ovvio, non poteva essere altrimenti. Strappa la lettera e se ne va: meglio continuare l’agonia che distruggere i propri ideali.
Brookner è una scrittrice pudica e riservata, che fa apparire quasi innocente la relazione di Edith con un uomo sposato; Edith diventa un’eroina per la sua tenace difesa dell’ideale romantico in cui crede e continua a credere, benché abbia ormai numerose prove che non esiste: è un caso in cui vita ed arte si fondono con una conscia coerenza.
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