Bulgakov

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Il Maestro e Margherita

I.

Mentre gli illustri Berljoz, presidente dell'associazione letteraria "Massolit", e Bezdomnij, poeta, chiacchierano in un parco di Mosca a proposito dell'inesistenza di Dio, s'intromette fra loro uno straniero dall'aspetto torvo che gioisce del loro ateismo, ma sostiene non solo che Gesù è realmente esistito (ne narra la condanna ad opera di Pilato), ma d'averlo addirittura visto di persona. Berljoz crede che sia pazzo, ma lo straniero ha profetizzato che sarebbe morto decapitato, e, mentre cerca un telefono per avvertire la polizia, finisce sotto un tram che gli stacca la testa.

Sconvolto, Bezdomnij insegue lo straniero, cui si sono ora aggiunti un barbone ed un gatto gigantesco; il poeta li smarrisce (il gatto sale su un tram!), e, ormai pazzo, lo cerca prima dentro la Moscova, facendosi derubare degli abiti, e poi, in mutande, alla sede della "Massolit", dove viene finalmente bloccato. Tenta invano di spiegare l'accaduto, lo ricoverano in manicomio.

Il giorno dopo, nella casa che Berljoz condivideva con il direttore di varietà Stepa Lichodeev, già oggetto di strane sparizioni, compare il trio demoniaco: il professor Woland mostra un contratto, firmato da Stepa stesso, per uno spettacolo di magia, e presenta i suoi due aiutanti, il barbone ed il gatto antropomorfo che beve vodka. Quando allo specchio compare un altro essere, tale Azzarello, ed i quattro si mettono a processarlo, Stepa perde i sensi. Si risveglia a Jalta; Woland si può così installare a casa sua, con gran sorpresa del padrone di casa, Nikanor Ivanovic Bosoje, presto anche lui vittima dei tiri del demonio, che lo fa arrestare per speculazione di valuta estera. Nel frattempo Stepa telegrafa da Jalta ai direttori del teatro, Rimskij e Varenucka: dapprima increduli, i due finiscono però per convincersi che il collega è davvero a Jalta, e che woland ha qualcosa a che fare con il fatto, ma quando Varenucha fa per andare dalla polizia viene rapito dal gatto e da Azzarello, che poi lo affidano alle cure d'una donna nuda, gelida e sensuale, nell'appartamento di Stepa.

(12) La sera Woland, il suo aiutante ed interprete (il barbone che si fa chiamare ora Korovev ora Fagot), il gatto e la splendida donna s'esibiscono davanti ad un pubblico stupefatto; in realtà creano lo scompiglio facendo leva sulla meschinità e sulla malvagità che quella folla nasconde sotto le apparenze di rispettabilità: fanno piovere rubli e la gente s'azzuffa per carpirne quanti più possibile, il gatto strappa la testa al presentatore perché così vuole la platea, ed alla fine Fagot smaschera la tresca d'un commissario (che gli ha intimato di svelare i trucchi) con un'attricetta. I trucchi dei demoni non hanno in sé nulla di malvagio, sono i bassi istinti degli uomini a renderli tali.

In manicomio (dove vengono via via ricoverate anche le altre vittime di Woland: il padrone di casa ed il presentatore, entrambi impazziti dopo gli scherzi subiti) Ivan Bezdomnij fa amicizia con un matto che si fa chiamare "Il Maestro".

Dopo aver vinto una forte somma alla lotteria, questi, confortato dalla stima dell'amante, scrisse un romanzo su Gesù e Pilato, ed impazzì quando l'opera venne stroncata dai critici militanti.

Affranto da quanto è accaduto in teatro, Rimskij si vede comparire davanti il socio Varenucha, accompagnato dalla bella rossa nuda, trasformato in vampiro: lo salva il primo canto del gallo. Rimskij si precipita alla stazione e prende il primo treno.

In manicomio Bosoj delira: sogna un processo kafkiano a tutti gli speculatori che nascondono dollari e diamanti; il poeta Ivan sogna invece il Calvario di Gesù visto dagli occhi di Matteo Levi, colui che poi s'impossessa del suo cadavere.

Al varietà succede un finimondo: la folla fa la fila per lo spettacolo del mago, ma non si sa più nulla dei dirigenti, la polizia indaga sullo scandalo della sera precedente, ed il cassiere, Vassilij Lastockin, trova il denaro fatto piovere dal mago. È questi la nuova vittima del maleficio, perché quando arriva in Banca i rubli si sono trasformati in banconote straniere, e viene arrestato come trafficante.

A coloro che incappano nel diabolico quartetto succedono i fenomeni più aberranti: soldi che si tramutano in etichette, cappelli in gatti, donne nude con grembiule, apparizioni e sparizioni continue ... Lo zio di Berljoz (chiamato ai funerali con un telegramma inviatogli dal morto!) è l'unico a mantenere un minimo di calma.

Una fiera delle mostruosità, dell'irrazionale, del fantastico.

II.

La donna amata dal Maestro si chiama Margherita, ha trent'anni, è sposata ad un professionista e si strugge per l'amato scomparso. Seduta in un parco, mentre passa la sepoltura di Berljoz (al cui cadavere il gatto ha staccato la testa), viene avvicinata da Azarello, che le impone di sottostare ad un misterioso rituale se vuole ricevere notizie del Maestro.

Spalmatasi d'un unguento magico, si trasforma in un'affascinante strega, e, a cavallo d'una scopa, lascia per sempre l'appartamento; per prima cosa si vendica dei letterati che causarono la rovina e la pazzia del Maestro, distruggendo il palazzo della loro associazione; va poi ad incontrare la schiera dei demoni e delle streghe, mentre la cameriera Nataša, anche lei cosparsa d'unguento e tramutata in strega, la raggiunge a cavallo del loro compassato vicino Nikolaj, trasformato in un porco.

Margherita viene condotta nel famoso appartamento n.° 50, che all'interno ha ora le dimensioni d'un palazzo, dove Koravev le spiega che è stata prescelta per fare (sempre nuda) gli onori di casa al Gran Ballo annuale di Satana, e lei, disinvolta, accetta.

Il ballo è un caleidoscopio di magie, una fantasmagoria surrealista a cui prendono parte personaggi famosi e comuni del passato, una sterminata umanità di reietti, e che termina quando Margherita beve dal cranio di Berljoz, l'uomo che non credeva nel demonio e nelle sue profezie; alla fine del ballo la "regina Margot" s'intrattiene con la cricca malefica (la cameriera Hella, il gatto Ippotalamo, Koravev, Azarello e Woland) per chiedere la sua ricompensa: che il Maestro sia liberato. In un batter d'occhio il pazzo viene catapultato ai piedi di Margherita-Margot; poi Woland fa giustizia di chi aveva tradito il Maestro, libera Nikolaj-porco e Varenucha-vampiro restituendo loro sembianze umane (mentre Nataša vuole restare strega), fa riapparire il romanzo su Pilato che il Maestro aveva dato alle fiamme; Margherita ed il Maestro s'accomiatano e riprendono la loro vita d'amanti: tutto è successo alla mezzanotte, che è durata a lungo per volontà di Woland.

Margherita legge due capitoli del libro del Maestro che ha salvato dal fuoco: vi si narra di come visse Pilato il giorno della sepoltura di Gesù, di come Giuda venisse assassinato da un fidato agente segreto di Pilato a cui invece Pilato aveva chiesto di salvarlo, e di come Pilato si fece amico l'evangelista Matteo dicendogli d'essere stato lui ad uccidere Gesù. Da un lato lotte segrete e misteriose collocano la morte di Gesù nella luce di un affare di stato, una sorta di caso di spionaggio internazionale dell'epoca romana, dall'altro la coscienza di Pilato ha bisogno di Matteo, e, pur d'assumerlo al proprio servizio, mente.

La polizia conduce febbrilmente le indagini su quel rompicapo di caso, con responsabili che rientrano dai posti più lontani della Russia senza sapere come c'erano finiti e testimoni che raccontano tutti vergognosi le nefandezze della sera prima; ormai è chiaro che sono tutti vittime d'un malvagio ipnotizzatore. La polizia cerca di ricomporre razionalmente tutto il caos irrazionale della vicenda: un gruppo di uomini va nell'appartamento n.° 50 per catturare il malefico quartetto, ma ritrova soltanto il gatto, che, con una serie di diavolerie, distrugge l'intero locale. Korovev ed Ippotalamo si divertono poi a portare lo scompiglio nel palazzo degli scrittori, lo stesso dove il poeta era stato arrestato per pazzia, ed alla fine l'abbandonano in fiamme.

Matteo compare a Woland e, da parte di Gesù, gli ordina di prendersi cura dei due amanti; Azarello va ad avvelenarli e poi li porta via in volo, morti. Prima di scomparire, il Maestro va in manicomio a salutare il poeta: appena sono svaniti, i corpi del Maestro e di Margherita vengono ritrovati senza vita nelle rispettive abitazioni.

Woland conduce tutti in una terra misteriosa in groppa a cavalli volanti, dove da duemila anni Pilato rimpiange il suo destino e viene finalmente liberato verso il Paradiso; poi Woland mostra al Maestro e a Margherita la dimora che è stata loro concessa per l'eternità, un rifugio quieto e silenzioso.

Il romanzo fonde diverse ispirazioni: l'espressionismo teatrale, il mito di Faust, il surrealismo pittorico, l'umanesimo cristiano, la satira dei burocrati, l'autobiografia di perseguitato, il dualismo fra arte e vita, la parabola biblica, il romanzo dentro il romanzo.

Bulgakov scrive un romanzo dell'ambiguità, nel quale tutti i personaggi, inclusi Gesù, Satana, Pilato, violano gli stereotipi. È il trionfo dell'irrazionale; il fatto che Woland ubbidisce ad ordini di Gesù fa pensare alla Potenza che muove tutto il mondo secondo un'immane complessità per un fine ignoto: perché far scrivere al Maestro un romanzo, far scoppiare l'inferno a Mosca, far riunire due amanti ed infine perderli, il tutto soltanto per liberare Pilato? Il fine non giustifica i mezzi, che appaiono del tutto spropositati.

È una parabola sul senso dell'esistenza umana, senso che è capriccioso, dubbio, e, comunque, incomprensibile.

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