Coleridge

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Poesie di Coleridge

Eolian Harp.

Il poeta e l'amata siedono nella loro casa di campagna ed osservano la natura, impressionati dai suoi colori e dai suoi profumi, ma soprattutto dal silenzio in cui di tanto in tanto un liuto, una fessura in cui soffia il vento, spande intorno le sue note, che sono soltanto una piccola parte della musica della natura; nella tranquillita` delle colline fantasie e pensieri sono cullati al suono di questo liuto; la natura e` un insieme di arpe suonate da un'unica brezza intellettuale, Dio, ma l'amata rimprovera il suo filosofeggiare su Dio, a cui deve tutto cio` che possiede.

Reflections on having left a place of retirement.

Contempla la musica della natura e, dall'alto d'una montagna, vede nell'imponente bellezza del panorama un tempio a Clio. Abbandonata la campagna per tornare al lavoro, sospirando per la venuta del regno di Dio, quando tutto cio` sara` per sempre per tutti.

To the river Ottee.

Sonetto in cui rimpiange di non essere piu` un fanciullo che gioca sulle rive del fiume.

The lime-tree bower my prison.

Immobilizzato nel boschetto di tigli, il poeta rimpiange di non essere con gli amici a visitare il paesaggio, e gusta col pensiero le bellezze che non puo` vedere.

The dungeon.

Mentre l'uomo condanna alla prigione, alla solitudine, o alla compagnia dei carcerati chi viola le sue leggi, la natura seduce la cosa dissonante e vince il suo animo.

Frost at midnight.

Solo in casa con il figlio addormentato nella culla, mentre fuori il freddo compie il suo segreto ministero, il poeta ricorda come da bambino, sotto lo sguardo severo del precettore, sognasse, sia di giorno sia di notte, il paese natio. Ma suo figlio, che adesso dorme ignaro e col suo respiro riempie le pause del pensiero, non crescera` in citta`, e potra` vagare per laghi e monti, e conoscere il linguaggio di Dio, cioe` la natura, e cosi` tutte le stagioni saranno dolci, il verde dell'estate come il freddo dell'inverno, che sospende le gocce in silenziose stalattiti splendenti alla luna.

The nightingale.

Riposando con la sorella ed un'amica su un ponte, il poeta ascolta il canto dell'usignolo che, come tutte le cose della natura, non puo` essere malinconico, ma solo gioioso. Suo figlio, ancora incapace di parlare, ascolterebbe con piacere quel suono, come con stupore ha osservato la luna, ed il padre si ripromette d'allevarlo in armonia con i canti della natura, come quello dell'usignolo.

Sunset.

Al tramonto, appena il sole e` sprofondato, una brezza agita il bosco e mormora profonda la caverna della fontana; arrivano i pensieri notturni, cioe` i sogni.

Limbo.

Un vecchio cieco "sente" la luna in cielo, e sospira perche' non puo` vederla, e questo e` il limbo, la prigione nell'orrore del nulla, ma un orrore inferiore a quello dell'inferno, e` la negazione positiva.

Kubla khan.

Kubla khan ordino` che si costruisse un imponente palazzo (l'uomo caduto cerca di ricostruire il paradiso perduto), e l'edificio crebbe dove scorre il fiume sacro, attraverso sterminate caverne. Da una fontana sotto la collina, nell'abisso selvaggio, nasce il fiume sacro, mentre per aria volteggiano pezzi di roccia, e nel tumulto Kubla sente voci ancestrali che profetizzano la guerra (si prepara la distruzione del paradiso terrestre, ma la fontana dell'immortalita` e` intatta). La visione del perfetto equilibrio che regna nel paradiso perduto e` quella d'una cupola splendente con spelonche di ghiaccio (il paradiso e la morte); alla musica d'un timpano suonato da una donzella, il poeta potrebbe costruire quella cupola in aria (la natura concilia con Dio), mentre la moltitudine sarebbe affascinata al pensiero che egli abbia bevuto il nettare di Dio; il paradiso puo` essere riconquistato non con l'ambizione, ma armonizzandosi con la musica della natura.

Rime of the ancient mariner.

Un vecchio marinaio ferma un invitato ad un matrimonio e gli racconta la sua avventura. La sua nave, diretta verso sud, viene sospinta da una tempesta nei ghiacci del Polo Sud. Nella desolazione antartica, la visione di un albatro riempie i marinai di gioia; quando il vecchio marinaio lo uccide, i suoi compagni lo maledicono, ma subito dopo la nebbia scompare, ed essi lo lodano. Navigano verso Nord, ma un giorno la nave si ferma; quando comincia a serpeggiare la disperazione, i compagni gli appendono al collo l'uccello che ha ucciso (prima sono complici, poi l'abbandonano). Un giorno il marinaio vede una nave che, pur non essendoci vento, s'avvicina, e a bordo vede due donne, la Morte e la Vita nella Morte, che giocano a dadi; vince la seconda: tutti i suoi compagni muoiono, e la solitudine e` la sua penitenza. Non riesce a pregare, non riesce a morire, ma nella solitudine puo` contemplare le meraviglie divine del cielo e del mare; allora albatro cade in terra, comincia a piovere, ed una schiera di angeli l'aiuta a remare. Lo spirito che l'ha seguito dal Polo Sud lo lascia, perche' egli ha gia` espiato la sua colpa (ha imparato ad amare la vita e la natura); veleggia verso casa: la nave affonda, ma il Pilota lo salva e l'Eremita lo confessa. Ogni tanto il vecchio marinaio e` costretto a raccontare a qualcuno la sua storia per scaricarsi la coscienza, e questa e` la sua punizione senza fine, ma e` anche una missione, quella d'insegnare l'amore ed il rispetto per tutte le cose che Dio ha creato; l'ospite puo` finalmente andare al matrimonio.

Il poema e` la storia di un'anima che e` stata sola, su un grande mare, il grande mare di chi non rispetta ed ama Dio e la sua diretta emanazione, la natura.

Christabel.

Nel castello di sir Leonine vive la figlia Christabel. Una notte si reca nel bosco per pregare il cavaliere suo fidanzato; nel folto del bosco incontra la bellissima Geraldine, che le racconta d'essere stata rapita ed abbandonata da cinque guerrieri. Per quella notte Christabel le offre ospitalita` nella sua stanza, senza svegliare sir Leonine. Christabel racconta che sua madre e` morta alla sua nascita; Geraldine scaccia lo spirito della madre, angelo protettore di Christabel, poi si corica con Christabel, l'abbraccia e le comunica la sua stessa vergogna. La mattina si presenta a sir Leonine, che resta turbato nell'apprendere che ella e` la figlia di lord Roland, un amico di vecchia data con cui ha litigato, ma vedendo questa meravigliosa figlia si convince a far pace, e comanda al bardo Bracy d'andare ad avvertire lord Roland e ad invitarlo al castello; Bracy pero` non vuole partire: ha fatto un sogno premonitore, e Christabel, che vede come Geraldine stia conquistando suo padre, gli si butta ai piedi e lo supplica di cacciarla via, ma, sdegnato per tanta inospitalita`, sir Leonine ordina a Bracy di partire e s'allontana con Geraldine.

Dejection.

La notte si prepara al temporale; nell'animo del poeta c'e` un dolore vuoto che il cielo stellato, la luna, le nubi non bastano a scacciare; lo sconforto secca la fontana della vita, ma dall'anima deve uscire la luce, la voce, la forza d'amare la natura e vivere per e nella sua bellezza, perche' "noi riceviamo soltanto cio` che diamo". Questa forte musica dell'anima e` la gioia, la gioia dei puri, ma cogli anni le afflizioni hanno creato lo sconforto nell'animo del poeta; volge invece il pensiero al folle suonatore del liuto della natura, all'attore tragico, al possente poeta che inventa suoni ed immagini sempre diverse, e prega che la gioia sia sempre con la sua amata.

Lo sconforto per la fatica di vivere, il rimpianto della gioia pura, lo stupore intatto della natura, la commossa gratitudine per la compagna della sua vita sono i temi attorno a cui ruota questa lunga meditazione-soliloquio in forma colloquiale dai toni teneramente e semplicemente umani; la poetica razionale e l'accorto simbolismo di Coleridge si stemperano in quest'ode, dando vita ad una palpitante confessione d'umanita`, colpevole ed innocente allo stesso tempo, ora padrona dei propri sentimenti, ora alla deriva senza meta, nel continuo scontrarsi ed incontrarsi delle contraddizione di un genio poetico che, spiegando il mondo, vorrebbe spiegare se' stesso, e, adorando la natura, in realta` adora se' stesso.

Le poesie di Coleridge si possono suddividere in:

- politiche: Dungeon, Religious Musings, Ode to the departing year, Destiny of Nations, Written in the album; si occupa, in forma simbolica, del destino del mondo e della degenerazione della societa`;

- natura: Frost at midnight, Eolian Harp, Reflections, Lime-tree bower, Nightingale, To the river Otter, Sunset; natura, musica, Dio, infanzia sono aspetti d'una stessa realta`: la vita;

- se' stesso: Dejection, Daydream, To Sara, Tombles epitaph, Pang, Love's apparition; al sopraggiungere della vecchiaia, la meditazione sulle cose vicine prende il sopravvento sui grandi ideali, lo sconforto offusca la gioia della natura, la riconoscenza per le persone che gli stanno vicino e` un aiuto a vivere;

- uomo: Ancient Mariner, Kubla khan, Christabel, Limbo.


Coleridge, Dejection

 

Nelle prime cinque strofe, Coleridge accosta il proprio stato d'animo alla natura: invoca il temporale affinché i suoi suoni scuotano il suo dolore, un dolore vuoto, buio e triste, che non trova sfogo in parole o pianto; vede, ma non sente, il cielo stupendamente adorno di nuvole e stelle, e la luna nel suo lago d'azzurro, ma si rende conto che gli enti esterni non serviranno a placare la sua intima sofferenza. L'uomo deve cercare aiuto soltanto in sé stesso, dalla propria anima deve uscire soltanto una luce, una gloria, una nuvola meravigliosa, la gioia, ed è la gioia che fa risplendere la natura, la gioia che ci unisce alla natura, creando una nuova terra ed un nuovo paradiso; le ultime tre strofe descrivono nell'ordine il proprio passaggio dalla gioia alla tristezza, le immagini portate dal vento (nell'agonia della natura, torturata dal liutaio pazzo, egli ascolta i lamenti ed i silenzi dell'umanità, della folla e del bambino), e la tenerezza nei confronti della propria amata, la pura di cuore, e, quindi, depositaria di gioia.

La belle dame sans merci

 

Il cavaliere incontra la bella donna senza pietà, se ne innamora, la porta sul suo destriero e, in sua compagnia sogna pallidi principi e re che lo ammoniscono e lo mettono in guardia contro la sua compagna, e, al risveglio, si trova anch'egli a vagare senza meta, pallido e solo, sulle sponde di un lago dove nessun uccello canta. La bella dama è l'ideale inseguito e raggiunto, o, meglio, creduto raggiunto, che da sempre gli uomini hanno creduto raggiunto, consci ben presto di non poterlo raggiungere: il cavaliere è l'uomo, già avvisato dai più esperti, che, nonostante ciò crede d'aver ottenuto ciò che cercava, ma anch'egli deve scoprire l'amara realtà e rassegnarsi a considerare irraggiungibile la propria meta.

Blake, Songs of innocence and experience

 

L'innocenza è rappresentata nell'introduzione dal suonatore di flauto, che, incitato da un bambino sorridente su una nuvola, scrive nell'acqua con una canna le sue canzoni allegre, affinché tutti le possano leggere.

L'esperienza è simboleggiata dal poeta, il quale ha sentito la parola (quella di Dio) che camminò tra gli alberi antichi, e conosce presente, passato e futuro, ed ora invita la terra ad uscire dalla notte, ma la terra risponde d'essere imprigionata nel suo antro freddo e scuro, lo accusa, chiamandolo padre degli uomini antichi, d'averla incatenata con il suo egoismo, la sua crudeltà e la sua gelosia, e lo invita a liberarla liberando amore. Il poeta, padre degli uomini antichi, è colui che conosce, ma che per conoscere ha dovuto abbandonare l'innocenza e rivolgersi a sé stesso, dimenticando la terra in cui vive e l'amore di cui vive (per questo è tacciato d'egoismo e crudeltà); quando si rende conto di ciò che ha perduto, invoca la terra (diventa geloso della notte che la nasconde ai suoi occhi), ma la terra gli rivela che l'esperienza gli ha sottratto, soprattutto l'amore, quell'amore di cui è adorno il semplice ed allegro vivere del suonatore di flauto, ed è soltanto ritrovando l'amore che potrà rivedere la terra, vergine di giovinezza e di mattino, di un tempo; fondamentalmente l'altruismo dell'innocente, che scrive le proprie canzoni nell'acqua perché tutti se en possano allietare, e l'egoismo dell'uomo esperto, che per conoscere ha dovuto sacrificare tutto a sé stesso.

 

To the evening star

 

Preambolo alle Canzoni d'innocenza, è basata sulla descrizione di un fenomeno naturale, Venere; chiede protezione dai lupi e dai leoni.

 

How sweet I roam 'D

 

Precorre le Canzoni d'esperienza; rimpiange la libertà del periodo d'innocenza, ritrae il tempo che lo rapì ed ora lo deride.

 

Il dualismo innocenza-esperienza ha radici nella storia di Adamo ed Eva, simboleggia cioè il passaggio dalla purezza al peccato, dal mondo della fantasia a quello reale; i due stati vengono ricondotti all'infanzia, nella quale è particolarmente semplice isolare avvenimenti e sensazioni, esprimendo le alterazioni dovute al contrasto tra le cose presunte dalla fantasia, dalla saggezza materna, dalle vicissitudini del proprio ristretto nucleo familiare e le cose che appartengono alla realtà esterna.

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