D'Arrigo

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Horcynus Orca

Partito da Napoli nell'autunno del 1943, il marinaio Ndrja Cambria e` diretto al paese natale, Cariddi. Sulle coste calabresi s'imbatte nelle femminote, ed apprende la sventura di Cata, inebetita per la morte del marito, avvenuta il primo giorno di nozze, che la suocera Jacoma cerca invano di guarire. All'accampamento giungono anche quattro soldati fascisti, capitanati da Boccadopo, un dispotico mutilato d'una gamba, che chiedono al marinaio (novello Mose`) d'aiutarli a passare in Sicilia; quindi lo seguono quando lascia le femminote e la bella vergine ad urinare sul busto di Mussolini.

Incontra moglie e figlia di Sasa`, che sta cercando disperatamente di convincerlo a trasbordarlo in Sicilia anche umiliandosi in lavoretti umili ed indegni delle sue origini signorili. A Gioia Tauro vede le carogne delle fere (delfini), e parla ai pescatori: un vecchio gli indica le femminote come unico mezzo per passare in Sicilia, e gliene spiega le usanze. Sempre seguito dai soldati, Ndrja giunge al paese delle femminote, dove s'addormenta: sogna leggende di fere, ricorda l'infanzia, il fascismo, la guerra (p. 164-288).

Seguendo i consigli del vecchio, Ndrja s'avventura fra le femminote sulla spiaggia, ed una, Ciccina Circe`, gli offre il trasbordo. Ciccina si fa amiche le fere con il suono dei campanelli, perche' ha paura dei fantasmi dei marinai che pullulano nelle acque dello Stretto; mentre rema straparla di Baffettuzzi, l'uomo che nascondeva in casa e che, disobbedendole, volle andare alla guerra di Grecia, lasciandoci la pelle; finito il viaggio, fanno l'amore sulla spiaggia, e poi lei se en torna indietro senza volere alcuna ricompensa.

Ndrja raggiunge Cariddi e ritrova il padre Caitanello, che, da quando e` rimasto vedovo, si tormenta col ricordo dell'amata Acitana, adorando le sue vesti e parlando con spiriti immaginari: prima il padre fatica a riconoscerlo, poi gli racconta come la guerra ha messo in luce le miserie del villaggio, facendo scorrere in molteplici quadri da cantastorie i principali personaggi e la loro vilta`. A meta` tra il sogno e la veglia, Ndrja ascolta il suggestivo sproloquio del padre, venato dal rimpianto d'essere ormai anziano; nel sonno, la fantasia gli ispira altre immagini. Il sonno (od il ricordo) e` sovente un pretesto per lunghe disquisizioni sulle fere, sulle femminote, sui pellisquade (i pescatori).

La mattina un fatto nuovo mette a scompiglio i paesi della spiaggia: e` comparsa la leggendaria Orca, un mostro distruttore, una specie di Morte vivente; cacciata dall'uomo e perseguitata dalle fere, si trascina in una lunga agonia, finche' muore e la sua carogna viene trascinata a riva da inglesi e pellisquade; gli inglesi, comandati da un Maltese che ha bisogno di Ndrja come vogatore, li aiutano. Durante la contrattazione, Ndrja perde l'antica fiducia in don Luigi Orioles, simbolo della decadenza del villaggio ed ormai rimbambito dall'eta`.

Al campo degli inglesi ritrova Boccadopa e Portempedocle, e Ciccina Cicce`, prostituta coi soldati; visto che gli altri vogatori sono scappati, Ndrja si reca da don Armandino, un famoso artigiano di barche, pensando di ordinarne una, ma lo trova paralizzato. Tornato a Messina, rimette insieme la formazione per il Maltese, ma, spintosi nei pressi d'una portaerei, viene ucciso da una sentinella.

Lingua italo-siciliana, narrazione mitologico-visionaria estremamente dilatata, senso di decadenza della civilta` che la guerra ha contaminato e ridicolizzato, portando una ventata di modernita`.

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