Umberto Eco

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Il Nome Della Rosa

Il monaco novizio Adso accompagna nella sua missione il dotto Guglielmo, un francescano ex inquisitore, incaricato d'organizzare una conferenza religiosa in una lontana abbazia. L'abate Abbone mette però al corrente Guglielmo dell'accaduto, e gli chiede di aiutarlo: un monaco, Adelmo, è precipitato da una delle finestre dell'ultimo piano, e, appurato che non s'è trattato di suicidio, il mistero avvolge la sua morte. All'ultimo piano ha sede anche la biblioteca, la più vasta del mondo, un labirinto di codici antichissimi a cui hanno accesso soltanto l'anziano bibliotecario, Malachia, e il suo aiutante; chiunque altro vi si perderebbe, oltre a commettere sacrilegio. Nell'abbazia vivono anche altri tipi: il selvatico Salvatore, che parla una lingua fatta di tutte le lingue, lo spiritualista Ubertino, perseguitato dalla Chiesa centrale per la sua fede nei poveri, il vecchio cieco Jorge da Burgos, che serba odio per Adelmo e per le sue mostruose miniature, Venanzio, l'unico a difendere la memoria del giovane morto, e Berengario, il timido effeminato aiutante di Malachia, che era stato anche stato il miglior amico di Adelmo e che adesso quasi se ne vergogna. La mente acuta di Guglielmo comincia subito a sondare l'ambiente e diversi misteri si palesano: chi accende le luci in biblioteca durante la notte, dov'è la seconda entrata di cui si serve Malachia, perché tutti sono così imbarazzati a parlare di Adelmo?

Il giorno dopo Venanzio viene trovato morto, sepolto a testa in giù nel sangue di porco, e Guglielmo non tarda a capire che l'omicidio dev'essere stato commesso nella biblioteca. I sospetti s'appuntano su Berengario, che aveva litigato con Venanzio, e Guglielmo pensa che lo stesso Adelmo si sia tolta la vita per rimorso di qualcosa che il giovane amico gli aveva fatto fare: oltre ad un probabile atto carnale, si fa largo la possibilità di un mistero sull'Africa celato in biblioteca. In effetti, Bencio confessa a Guglielmo d'aver assistito a ciò che accadde prima della morte di Adelmo: sedotto da Berengario, che in cambio gli svelò un segreto sull'Africa, Adelmo andò nella sua cella, ma poi, colto dal rimorso, corse a confessarsi dal cieco Jorge (il quale, quindi, sa, ma sotto il vincolo del sacramento); anche Venanzio spiò la notte di Adelmo, probabilmente perché incuriosito dal segreto. Secondo Guglielmo, Adelmo s'è suicidato e Venanzio è stato ucciso o da Berengario (per impedirgli di parlare) o da Malachia, che l'avrebbe sorpreso in biblioteca alla ricerca del libro sull'Africa.

L'abate è preoccupato per l'importante convegno che si deve svolgere nell'abbazia, della Chiesa e dell'Impero (Guglielmo, appunto), argomento la povertà di Cristo, ovvero se la Chiesa ha diritto o no di avere proprietà (secondo l'imperatore ed i minoriti no), e che rischia di essere turbato dagli omicidi; a Guglielmo rivela anche che il cellario, il mite Remigio, è stato in passato un mezzo eretico. La notte Guglielmo ed Adso penetrano attraverso uno dei passaggi segreti nella biblioteca, ma scoprono che qualcuno ha già sottratto il libro a cui Venanzio stava lavorando; Guglielmo trova per caso un foglio di pergamena e scopre che vi sono scritti dei segni zodiacali ed un testo greco con inchiostro simpatico. Sennonché qualcuno gli distrugge le lenti prima di dileguarsi per un altro passaggio. Allora i due inquisitori s'avventurano per i corridoi del labirinto, difesi da ogni sorta di trucchi: specchi deformanti, profumi d'erbe magiche, correnti d'aria, ecc.: quando già si sono persi, ritrovano l'uscita; è giorno, e l'abate comunica loro che Berengario è scomparso.

Adso è incuriosito dalle storie sugli eretici che sono stati torturati e mandati al rogo, eppure hanno profetizzato creando l'attuale situazione di caos e ribellione, in particolare fra Dolcino, anarchico e libertino; Adso stesso cade in tentazione quando, di notte, inciampa in una ragazzina che, per un tozzo di pane, era venuta a prostituirsi, probabilmente con un anziano monaco.

Guglielmo ha nel frattempo decifrato la scritta zodiacale, ha capito com'è organizzato il labirinto della biblioteca e che i titoli delle stanze costituiscono a loro volta un codice segreto; un altro monaco matto, Alinardo, dà loro un altro rompicapo, una profezia tratta dall'Apocalisse, secondo cui Berengario dovrebbe essere affogato ed una quarta morte avrà a che vedere con gli astri; trovano infatti il cadavere dell'omosessuale nei bagni; tutto si riconduce ad un gigantesco rompicapo di codici da decifrare: su tutti sovrasta quello metafisico della biblioteca, regno paradisiaco ed infernale al tempo stesso, sede della conoscenza infinita, mistero inaccessibile come per nascondere l'orrenda verità che è racchiusa nella conoscenza infinita.

In realtà Berengario è stato avvelenato; Salvatore confessa di essere quello che introduce ragazze nell'abbazia, ma lo fa per Remigio, il quale è stato un seguace di Dolcino, e non nasconde a Guglielmo i propri peccati; gli rivela anche d'aver trovato il cadavere di Venanzio in un altro luogo rispetto a quello in cui fu trovato; nelle tasche di Berengario vengono trovate le lenti che gli erano state rubate in biblioteca, e così Guglielmo può tradurre la pergamena di Venanzio.

Arrivano le due delegazioni, quella dei ribelli minoriti capeggiata da Michele e quella pontificia guidata dal crudele Bernardo: questi assume subito l'incarico di far luce sui tre omicidi, scopre Salvatore con la ragazza, decide di torturare il primo e bruciare la seconda, di cui s'era invaghito anche Adso. Nel frattempo, Guglielmo ed Adso decifrano i titoli delle sale della biblioteca e comprendono che si tratta d'un metodo per classificare i libri, e non per perdersi nel labirinto: una stanza rimane inesplorata, quella dei libri africani, perché non ha porte; Guglielmo pensa che l'indicazione di un passaggio segreto sia contenuta nel testo di Venanzio, ma non la trova.

Durante il convegno fra minoriti ed inviati del Papa, Severino avverte Guglielmo d'aver trovato il libro che Berengario aveva rubato in biblioteca; viene però ucciso prima che Guglielmo possa vederlo, e Bernardo accusa Remigio (ottimo capro espiatorio, per via del suo passato) dell'omicidio, mentre Bencio (sempre curioso) fa notare a Guglielmo che Malachia si trovava nella sala del delitto prima di loro; in effetti, prima d'essere portato via, Remigio chiede a Malachia di non dire nulla, e, in cambio, promette di non dire nulla neppure lui, un misterioso patto d'omertà. Guglielmo, Adso e Bencio frugano il laboratorio del povero erborista, ma non trovano il libro; in realtà lo trova Bencio, che se ne appropria. Due fatti allarmano Guglielmo: Severino aveva indossato i guanti, ed è morto secondo la profezia (una sfera tiratagli sulla testa); seguendo l'Apocalisse, il prossimo morirà per la puntura degli scorpioni.

Bernardo conduce il processo contro Remigio con il solo scopo di dimostrare che è un eresiarca e che ha le stesse idee di Guglielmo, in modo da diffamarlo; con la minaccia riesce a far confessare al vile che tradì Dolcino anche gli omicidi che non ha commesso. Il convegno è finito, il Papa ha vinto. Ubertino deve fuggire e Michele se ne va malinconico.

Guglielmo decide di portare a termine l'inchiesta: chiede il libro a Bencio, ma questo gli dice di essere stato appena nominato bibliotecario e d'essere, pertanto, sotto giuramento; il giorno dopo Malachia stramazza al suolo durante la preghiera, anch'egli col dito nero, mormorando qualcosa sugli scorpioni; la profezia dice che il sesto morirà per mano d'un cavaliere.

Il nuovo cellario, Nicola, racconta come il posto di bibliotecario abbia sempre sollevato gelosie, come Jorge fosse più colto dei libri di Malachia, come Alinardo aspiri a quel posto, come Malachia fosse innamorato di Berengario, come il bibliotecario sia destinato a succedere all'abate, per cui alla fine gli omicidi potrebbero nascondere una lotta alla successione. Ora Guglielmo cerca di scoprire il passato della biblioteca, e capisce che qualcuno, rubando il posto ad Alinardo, fu bibliotecario prima di Malachia.

Bencio confessa di aver restituito il libro a Malachia senza leggerlo; ha notato soltanto che le pagine non sono di pergamena.

L'abate Abbone non vuole che Guglielmo prosegua l'indagine, vuole proteggere il buon nome dei monaci; Jorge ed Alinardo scompaiono; Guglielmo capisce di colpo cosa significa la frase della pergamena di Venanzio e come entrare nella sala chiusa della biblioteca; vi penetrano dopo aver capito che una persona sta cercando di mettere le mani su un'altra persona che vi è nascosta. Dentro c'è Jorge: dai discorsi di Guglielmo l'abate ha capito che Jorge è l'assassino, gli ha dato la caccia, ma Jorge lo ha fatto cadere in una trappola e adesso è morto. Jorge è il misterioso bibliotecario mancante, che, quando s'accorse di stare diventando cieco, fece eleggere Abbone e Malachia, deboli e fidati, rimanendo di fatto il vero padrone dell'abbazia; il famigerato libro l'ha recuperato facendo uccidere Severino da Malachia, mentre Malachia è morto per caso; Jorge concede a Guglielmo di vedere il testo in greco, che si rivela essere il secondo libro della "Poetica" di Aristotele (ritenuto blasfemo da Jorge), andato perduto. Guglielmo lo sfoglia con i guanti perché ha capito che i fogli sono intrisi di veleno, e di questo sono morti infatti Berengario, Venanzio e Malachia; così tutto è svelato, eccetto la profezia dell'Apocalisse, che coincideva soltanto per caso con quella della morte, eppure aveva fatto giustamente sospettare Guglielmo di Jorge, esperto di Apocalissi.

Jorge non si arrende: pur di nascondere l'odiato Aristotele, se ne ciba, avvelenandosi, e si dà alla fuga; Guglielmo ed Adso lo rincorrono, ma nella colluttazione si sprigiona un incendio che, oltre all'Aristotele, brucia l'intera biblioteca e poi l'intera abbazia; nel disperato tentativo di prestare aiuto muore anche Bencio.

Guglielmo è distrutto, sia perché è andato perduto un patrimonio unico di sapere, sia perché comprende il fallimento della sua razionalità: gli omicidi non seguivano alcuna logica, alcuni erano addirittura casuali, non c'era un solo omicida, in tre casi, anzi, non c'era alcun omicida, e solo per caso sono arrivati alla verità; eppure, anche la settima profezia s'è avverata, perché Jorge è morto come essa predice, e dopo c'è stata proprio l'Apocalisse, la distruzione dell'abbazia.

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