George Eliot


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Mill on the Floss

I. Il mulino Dorlcot appartiene a Tulliver, marito di Bessie e padre di Tom e Maggie: Tulliver è un uomo onesto, buono ed affettuoso; sua moglie è una donna semplice e remissiva, succube delle sue invadenti sorelle, Jane Glegg, Sophy Pullet, Swan Deane; Tom è un ragazzotto poco portato allo studio, ma a cui il padre vuole dare una buona educazione; Maggie è una ragazzina molto vivace, affezionatissima al fratello, che la ricambia con egoismo e sufficienza, spinta dalla vivacità a combinare guai. Tutti la considerano un piccolo demonio, la madre se ne vergogna davanti alle sorelle, ma il padre è sempre pronto a difenderla; in realtà Maggie è un prodigio di lettrice: può divorare qualsiasi libro in pochi giorni, ma nessuno sembra accorgersene.

Tulliver decide di mandare Tom da un pastore, Stelling, di cui sono celebri il rigore e la cultura: vengono convocate le zie con i rispettivi mariti e proli, per sentire anche il loro parere. Le zie sono fiere di essere delle Dodson e di formare ancora una famiglia unita, e rimproverano a Bessy, più giovane, d'essere troppo debole con il marito, oltretutto più povero di loro, e la compatiscono d'avere dei figli così bizzarri. Maggie avvalora la loro tesi facendo cadere per gelosia la cugina Lucy, figlia di Susan, in una pozzanghera: tutte s'oppongono al piano di Tulliver, ma questi è testardo; loro sono use ad imporre ai mariti la propria volontà, ma Tulliver si irrita e, alla fine, offende la Glegg, la più arpia. Questa, con un forte prestito, ha finanziato il matrimonio di Bessy, e, dopo l'incidente, Tulliver vorrebbe liberarsi di quel credito: va pertanto a riscuotere un suo prestito fatto alla sorella Gritty Moss e a suo marito, lavoratori duri ma poveri e con una prole numerosa da mantenere; quando si trova davanti a loro non ha, però, il coraggio d'infierire.

Sentendosi incompresa da tutti, Maggie tenta persino la fuga: finisce in un accampamento di zingari, che la restituiscono al padre.

II. Tom ha ora un compagno di studi, il deforme Philip Wakem, dapprima odiato perché figlio del perfido avvocato che vuole rovinare Tulliver, ma che poi si rivela un amico affezionato.

III. Tulliver perde la causa contro Wakem, che diventa il nuovo padrone della sua proprietà, e perciò cade in deliquio. I figli tornano ad assisterlo, mentre la mamma piange la loro rovina, le zie di parte materna sono quasi liete della disgrazia, infieriscono sulla povera donna, e provocano l'ira di Maggie. Tulliver proibisce che venga riscosso il suo unico credito, quello della sorella Moss. Proprio quando lo zio Deane comincia a pensare di rilevare il mulino e riaffidarlo a Tulliver (il che, se non altro, eviterebbe lo sfratto), la povera Tulliver va a supplicare Wakem, e, nel far ciò, l'aizza soltanto: allora Wakem pretende che Tulliver resti a lavorare sotto di lui, un'umiliazione atroce; per rimediare parzialmente alle sofferenze fatte sopportare alla moglie, Tulliver accetta, ma fa giurare a Tom odio eterno ai Wakem.

IV. Per Tom e Maggie significa la fine degli studi: Tom decide d'obbedire al padre e tronca ogni rapporto con Philip; Maggie entra in una profonda depressione, perché privata di quei libri che l'assalivano.

V. Maggie, rivede Philip, e i due s'innamorano, o - perlomeno - lei s'innamora della sua dolcezza e della sua cultura; ma Tom li scopre ed impone a Maggie di rompere subito ogni rapporto. Tom sta risollevando le sorti della famiglia con la sua tenacia ed il suo acume, e Maggie non se la sente di creare nuovi problemi al padre; promette, anche se disprezza Tom per il suo meschino odio verso Philip.

Quando Tom ripaga tutto il debito del padre, Tulliver si prende il gusto di frustare Wakem, ma la fine è vicina: Tulliver muore e Maggie gli chiede invano di perdonare Wakem; Tulliver porta il proprio odio nella tomba.

VI. Maggie si trasferisce dalla cugina Lucy, corteggiata dal mediocre ma avvenente Stephen Guest. Tom ha fatto carriera e suo zio Deane gli offre una partecipazione nella società, ma Tom, ancora fedele al giuramento, vuole soltanto tornare in possesso del mulino; Waken però non accetterebbe neppure di trattare se Philip non intercedesse presso il padre, confidandogli il suo amore per Maggie. Dapprima furibondo all'idea che suo figlio ami la figlia dell'odiato nemico, Wakem finisce per cedere al sentimento paterno, e dà il suo assenso; però Maggie non può ancora trovare la forza d'imporre al fratello un'unione che profanerebbe la memoria del padre. Lucy fa da appassionata intermediaria, ignara che il suo amico Stephen sta perdendo la testa, sia pur non ricambiato, per Maggie. In piena buona fede, Maggie dice sia a Philip sia a Lucy d'amare ancora e solo il deforme Philip, ma le insistenze di Stephen la confondono, ed infine gli confessa d'amarlo, ma di non poter vivere causando infelicità agli altri. Durante una gita in barca, però, Maggie e Stephen si perdono, e passano la notte insieme. Il giorno dopo Stephen cerca di convincerla a sposarlo, visto che ora è comunque compromessa; Maggie crede ancora di potersi giustificare, soprattutto davanti alla buona Lucy, e rifiuta.

VII. Quando, cinque giorni dopo, Maggie fa ritorno al mulino, scopre che tutti sanno della sua avventura con Stephen, e che tutti l'hanno interpretata come un suo vile tradimento nei confronti di Lucy: ancora una volta, come da piccola, le apparenze sono contro di lei, e al buona fede delle sue azioni è offuscata dal suo carattere un po' ribelle; a nulla valgono le suppliche di perdono: Tom la caccia di casa. Dopo aver sofferto per non far soffrire gli altri (Tom, Lucy, Philip), si ritrova sola e senza casa. È Lucy stessa a rompere l'isolamento, andandola a trovare di nascosto per portarle la propria intatta amicizia.

Un'alluvione ricongiunge Maggie a Tom: è lei a soccorrere il fratello con una barca; saranno travolti, abbracciati, da un'onda.

Per quanto dotata di un'intelligenza pronta e vivace, Maggie è, in realtà, in balia d'impulsi irrazionali, dominata perlopiù dall'ossessione di non far soffrire gli altri (causata, probabilmente, dalle truci premonizioni delle zie); per quanto improntata al patetismo dei romantici, la sua vicenda è realista: Philip è un deforme, Stephen è un mediocre, Tom uno stupido, la madre un'ingenua ignorante; soltanto le zie (cattive) e Lucy (buona) appartengono all'universo manicheo dei romantici.


Middlemarch

Dorothea Brooke, ventenne religiosissima, e Celia Brooke, sorella minore più moderata, vivono con lo zio, che le ha allevate da quando sono rimaste orfane, a Tipton Grange; pur non essendo aristocratica, la loro famiglia è di rango elevato: il carattere di Dorothea è estremista, poco indicato per i rapporti con gli altri, troppo rigido nel rispetto della sua morale, mentre quello di Celia è più amabile, moderato dal buon senso.

Dorothea è innamorata del reverendo Edward Casanbon, studioso di religione, ed è convinta che James Cheltam, un ottimo partito per qualsiasi ragazza ma scarsamente impegnato in problemi culturali e morali, aspiri alla sorella; in realtà James fa di tutto per esserle simpatico e, quando Celia gli rivela che non lo fa per ingraziarsi la futura cognata ma perché ne è innamorata, piange dall’irritazione che una simile eventualità provoca in lei, ma si riprende subito, perché poco dopo lo zio le riferisce l’offerta di matrimonio avanzata da Casanbon, che lei accetta senza troppa esitazione e senza badare all’età più anziana ed alla scarsa salute, pregustando invece le gioie d’una vita religiosa e studiosa passata accanto ad un uomo di mente così elevata.

Il matrimonio non è ben visto: Celia trova brutto e poco simpatico il cognato, ma si butta tra le braccia della sorella non appena sa del fidanzamento; Mrs. Cadwaller ne è indignata, perché si considerava fiera d’aver combinato il matrimonio con Cheltam; Cheltam non se la prende, accusa il colpo ma si riprende subito e non esita a dirottare i suoi interessi su Celia; anche lo zio è perplesso, ma la sua esperienza agli insegna a non interferire, e siccome Casanbon è molto freddo e del tutto privo di passione, Dorothea è l’unica entusiasta, tra la compassione della sorella e la disapprovazione dei vicini; prima di sposarsi si reca a visitare i suoi nuovi possedimenti, dove conosce Will Ladishaw, sfaccendato cugino di Casanbon, convinto assertore del proprio genio inespresso ed in procinto di partire per il continente in cerca di nuove esperienze che gli servano da stimolo.

A Middlemarch vive la famiglia Vincy: il padre è fabbricante; il figlio Fred, indirizzato agli studi ecclesiastici, non gradisce né l’istruzione né il mestiere, ed ha anche debiti di gioco; la figlia Rosamond è la più bella ragazza del paese, annoiata dai concittadini ed in attesa d’un principe azzurro che venga da lontano per amarla. Oltre che dalla madre, Fred è protetto dal vecchio Featherstone, molto ricco ed ormai prossimo alla morte, che intende includerlo tra gli eredi a dispetto della sorella Mrs. Waule, che gli rivela i debiti del giovane; il vecchio è accudito dalla poco graziosa Mary Garth, amica d’infanzia di Rosy; in casa Featherstone Rosy incontra il giovane Sydgate, e tra i due s’instaura subito un sentimento reciproco; nello stesso giorno il vecchio punisce Fred chiedendogli di provare di non aver dato la futura eredità come garanzia per i debiti.

Tramite il padre, Fred ottiene dallo zio banchiere Bulstrode una lettera che lo libera da qualsiasi sospetto e Featherstone gli regala del denaro, anche se meno di quanto s’aspettasse; Fred si dichiara a Mary, che però gli rinfaccia d’essere un buono a niente, neppure d’ottenere quel diploma che tanti altri hanno ottenuto senza troppa fatica e di vivere soltanto in attesa dell’eredità.

In viaggio di nozze verso Roma, Dorothea, ora Mrs. Casanbon, è scontenta della propria situazione: la fredda ufficialità ed i continui impegni del marito l’hanno condotta ad una solitudine tanto fisica quanto morale; comincia ad intravedere un futuro meno roseo e più grigio, e a capire che il grande sapere del marito non basta a riempire la sua vita; anche Casanbon non è contento della moglie, perché vede in lei una superficialità infantile per quanto riguarda il suo lavoro, un entusiasmo ignorante che potrebbe rovinare tutto. A Roma c’è anche Will Ladishaw, che intuisce come Dorothea si sia sposata più per servire che per amare, e, a poco a poco, se ne invaghisce. Ai cugini fa conoscere Neumann, un pittore tedesco che, volendo ritrarre la bellezza di Dorothea, esegue un ritratto a Casanbon, glielo vende e, nel frattempo, approfitta della presenza della sua vera modella; Will è quasi geloso di Neumann, e, col suo modo d’esprimersi ben più franco e naturale di quello del marito, s’è reso molto simpatico a Dorothea.

Fred non può pagare un debito di cui il padre di Mary s’era fatto garante: non può rivolgersi a suo padre, che non lo aiuterebbe perché in disaccordo da quando Fred ha deciso d’abbandonare gli esami, e perciò dovrà pagare la famiglia Garth, ma i Garth sono più poveri dei Vincy, e, più orgogliosi di Fred, non chiedono elemosine al ricco parente Featherstone; con il suo lavoro d’insegnante, la madre di Mary ha messo da parte quanto basta per far intraprendere gli studi al figlio Alfred, e Mary stessa ha accumulato qualche risparmio servendo Featherstone: tanto gentile, onesto e fiducioso quanto ingenuo nel farsi compromettere da Fred, il buon Garth deve ricorrere ad entrambi i risparmi. Fred si scusa sia con i genitori sia con la figlia, ma ormai l’opinione che tutti si vanno facendo di lui è che sia bravo più con le parole che con i fatti: grazie, infatti, all’eredità, Fred è troppo certo del proprio futuro per trovarsi un’occupazione seria che lo renda indipendente dagli altri; egli non fa che aspettare la morte del vecchio vivendo alla giornata sino a quel giorno. Per questo Mary non accetta le sue dimostrazioni d’affetto: ha troppo buon senso per capire come sarà la vita di Fred e troppo orgoglio per pensare di accettarla; intanto Fred s’è ammalato seriamente, e la diagnosi sbagliata del medico di casa Vincy consente a Sydgate di porre rimedio e d’introdursi (ma gli procura anche inimicizie presso gli altri medici); nelle sue frequenti visite bada più a Rosamond che a Fred, anche se non si decide ad appagare le speranze della giovane. Tornata nel frattempo dal viaggio di nozze, Dorothea apprende del fidanzamento della sorella con James Cheltam, e litiga con il marito che la offende come se lei volesse sempre qualcosa che a lui dispiace, ma poco dopo il marito ha un serio attacco di cuore; Sydgate si rende conto della gravità e gli consiglia di dedicare più tempo allo svago, mentre rivela a Dorothea che ciò è imperativo, se si vuole evitare una morte improvvisa, ma Dorothea sa quanto gli studi contino nella vita del marito, e non vede come egli possa cambiare vita da un giorno all’altro e rinunciare alle ambizioni per cui ha lavorato così tanto; in lacrime Dorothea chiede consiglio a Sydgate, che, commosso, non sa cosa risponderle.

Rosamond è molto imbarazzata e spaventata dall’indecisione di Sydgate: si parla apertamente d’un loro fidanzamento, mentre lui non le ha ancora detto nulla, anzi, un giorno Sydgate confessa di non aver propositi matrimoniali, e questo fa sentire Rosamond un’innamorata non corrisposta; allarmato dalle voci insistenti, Sydgate entra in casa Vincy affliggendo ancor più Rosamond, e quando vi torna il suo tono freddo provoca le lacrime della ragazza, che così confessa i propri sentimenti, e, in quel momento, il medico s’innamora definitivamente e si dichiara.

Ormai prossimo alla fine, Peter Featherstone è assillato dai parenti che vogliono essere ricordati nel testamento e che inveiscono contro i Vincy, considerati degli intrusi; poco prima di morire il vecchio chiama accanto a sé Mary e le rivela d’aver steso due testamenti, per riservarsi sino all’ultimo la possibilità di scegliere quale bruciare, ma invita invano Mary a prendere le carte: Mary non se la sente d’essere protagonista di un atto così importante, e gli chiede di chiamare qualcun altro, oppure d’aspettare il giorno dopo; nonostante il vecchio le ordini di prendere le chiavi e le offra persino del denaro, Mary rifiuta; poche ore dopo Featherstone muore. Si trovano due testamenti, il primo dei quali lascia quasi tutto a Fred, mentre il secondo (quello che voleva bruciare con l’aiuto di Mary) lascia quasi tutto ad uno straniero, Joshua Pigg. Le conseguenze di quest’eredità sono la crisi della famiglia Vincy (in cui la sfaccendaggine di Fred ed il matrimonio povero di Rosamond erano tollerati in virtù d’una futura ricchezza), il senso di colpa di Mary (che è stata, seppur involontaria, arbitra della fortuna di Fred), e lo scontento dei Featherstone.

Tornato dal suo viaggio, Will Ladishaw si stabilisce presso il padre di Dorothea, che stima molto le sue capacità, e, comprato un giornale locale, offre un impiego al giovane; Will è tanto simpatico a Dorothea quanto antipatico a Casanbon. Dorothea trova in lui la compagnia giovane e vivace che le manca, ed un buon motivo per stimare il marito, da anni benefattore di Will. Casanbon è irritato da questa simpatia, considera una specie d’affronto la decisione, da parte del cugino, di rendersi indipendente, soprattutto perché intende esercitare nel vicinato, come a voler dimostrare di poter fare a meno di lui e meglio di lui. Casanbon pensa che la simpatia della moglie sia dovuta alla tattica seduttrice di Will; Dorothea difende la sua causa irritando Casanbon, che non gradisce neppure le visite del nipote (in realtà è semplicemente geloso del giovane attraente); Will considera Dorothea una specie di martire e non esita a considerare Casanbon il suo carnefice: si propone d’aiutare e servire Dorothea, in modo che possa trovare in lui la comprensione e la dedizione che il marito non le concede; pur essendo ufficialmente riconoscente verso Casanbon, Will sa dell’ostilità, e la ricambia.

Mr. Brooke ha intenzione di presentarsi come candidato alle prossime elezioni per il parlamento: spinto dalle critiche rivolte al suo comportamento verso i locatari delle sue terre, su pressione di Dorothea e dei vicini è costretto ad ingaggiare Caleb Garth per restaurare tutti i villini; questo lavoro risolleva le condizioni della famiglia, cosicché Mary può restare a casa. Il buon Garth è fiero d’essere stato richiamato al posto che già occupava molto tempo prima.

Casanbon apprende della gravità del proprio malanno; la sua freddezza ha posto Dorothea in una solitudine ingiusta, che assomiglia molto ad una reclusione; Dorothea è premurosa e sensibile, un’ottima moglie, e non sa spiegarsi l’ostilità del marito; ciononostante prosegue umile a volergli bene, contenta delle poche parole affettuose che riceve e di essere utile all’ingegno del marito, ma Casanbon è sempre più geloso di Ladishaw: pur avendolo bandito da casa sua, teme che alla sua morte il giovane cugino sposerà Dorothea.

Celia diventa mamma e Casanbon muore, lasciando come ultimo desiderio un veto ad un eventuale matrimonio tra Dorothea e Ladishaw, come se tra loro vi fosse già qualcosa; questa postilla al testamento ed un sincero discorso della sorella spingono Dorothea a vedere il marito sotto un altro aspetto: i suoi pensieri egoisti, diffidenti e sospettosi erano certo meno elevati di quanto lei pensasse. Rimessasi, Dorothea deve tornare agli affari di Sowick, e, per prima cosa, affida gli affari spirituali a Farebrothen, tanto buono quanto poco coerente nella sua abitudine al gioco, peraltro dovuta alla necessità di racimolare un po’ di denaro per i familiari; Farebrothen stima Mary Garth, e le sorelle non esitano a spingerlo a propositi di matrimonio, ma è, tra l’altro, anche confidente di Fred, che lo incarica di chiedere proprio a Mary se potrà mai essere sua moglie, e se approva la sua decisione d’intraprendere la carriera ecclesiastica: Mary e Fred sono cresciuti insieme e Fred ha amato Mary da sempre. Mary non può promettergli che sarà sua, perché così facendo andrebbe contro la volontà dei genitori, ma gli promette che non sarà mai sua se lui entrerà nella chiesa.

Annoiatasi della compagnia della sorella e del neonato, Dorothea torna stabilmente a Sowick, riordina i taccuini del marito ed aspetta con ansia d’incontrare Will; su un appunto lasciatole dal marito scrive "non posso sottomettere la mia anima alla tua, lavorando a cose in cui non credo": pur avendo perso la fiducia e la stima del marito, prova come un sentimento di pietà verso le cose da lui lasciate, per quell’uomo così turbato e, in fondo, infelice che aveva dedicato tutto al suo lavoro e che era morto prima di completarlo, e la cui moglie era intenzionata a seppellire anche quel poco che rimaneva di lui, cioè proprio i frammenti di quel lavoro; ciononostante Dorothea desidera ricevere Will: in lei è sempre più forte l’associare la sensazione dell’ingiustizia con la posizione di Will, forse privato della sua legittima proprietà dai Casanbon, maltrattato e bandito dal marito, ed ora vittima delle malignità, e resta sempre forte il suo sentimento d’amicizia verso di lui, pur sapendo quello che il mondo intero penserebbe di lei se riallacciasse quell’amicizia. Quando Will, intenzionato a trasferirsi in città per un lungo periodo, si presenta per dirle addio, Dorothea, dapprima molto agitata, stenta a riprendere il suo controllo: come sempre parla con molta sincerità e senza cerimoniali, con un tono di saggezza e rassegnazione; forse Will vorrebbe che lei scoppiasse in lacrime, e s’arrabbia; quando stanno per dirsi qualcosa di più profondo, arriva James Cheltham, e Will deve lasciare Dorothea.

Spesso i sentimenti di Dorothea, in apparenza così forte e sicura, si esprimono attraverso il pianto (reale, preteso od imminente), e così il suo sguardo e le lacrime sono il metodo più semplice di descrivere le sue emozioni: Will era stato l’unica gioia della sua breve esperienza matrimoniale, e, pur senza rendersene conto, quella che lei aveva considerato un’amicizia era qualcosa di più; decisa comunque, pur essendo poco più che ventenne, a non risposarsi, si mette alacremente al lavoro con Caleb Garth per migliorare i suoi possedimenti; il molto lavoro consente al buon Garth di assumere Fred (che, sfidando le ire del padre, ha rinunciato alla carriera ecclesiastica e non esita a confessare il suo amore per Mary ed il suo bisogno di riabilitarsi lavorando) alle sue dipendenze. Il padre di Mary è lieto di offrirgli un’occasione, forse influenzato dal gesto di Mary (che decise le sorti dell’eredità), mentre la madre ne è dispiaciuta: sperava in Farebrothen, un marito che avrebbe elevato di molto il rango della famiglia, ma Caleb, pur fiero di questa possibilità, giudica il grande affetto di Fred più importante per il futuro di Mary; quando però Fred apprende delle diverse speranze della signora Garth s’ingelosisce di Farebrother, il suo migliore amico, e, sconsolato, si presenta da Mary, professandosi certo che lei finirà per sposare il pastore; Mary, infatti, è spesso ospite della sua famiglia per piccoli lavori, ed è quindi influenzabile dalla madre e dalle sorelle del brav’uomo, oltre che dalla propria madre e, soprattutto, da Farebrothen, perfetto in ogni sua maniera, colto ed elevato, tanto migliore di Fred sotto ogni aspetto, ma Mary quasi s’offende di questa gelosia.

Sydgate si trova in difficoltà economiche ed ha qualche disaccordo con Rosemond: Rosemond è stata infatti viziata, è abituata allo spreco, è testarda e disubbidiente; amante dell’equitazione, nonostante il marito le avesse proibito quello sport, perde un figlio cadendo, incinta, da cavallo; gongola nel frequentare il ramo nobile dei Sydgate, perché ama essere invidiata; non è per nulla ben disposta verso la nuova vita che le difficoltà economiche rilevatele dal marito le prospettano, e, disubbidendo ancora una volta, chiede aiuto a suo padre, che peraltro è sempre stato poco favorevole al matrimonio e non ha nessuna intenzione di provvedere; infine, non appena saputala, rivela a Will la postilla del testamento di Casanlon.

Bulstrode, altro ricco zio di Fred, ha cominciato la sua carriera dal nulla: orfano, allevato in una casa di carità, aveva iniziato a lavorare come impiegato; preso da una foga spirituale, aveva anche pensato di diventare missionario. Il membro più ricco della sua congregazione, Demkirk, l’aveva accolto in casa sua e gli aveva affidato gli incarichi che favorirono l’inizio della sua fortuna. Morti Demkirk ed il figlio di questi, e fuggita la figlia per darsi al teatro, Bulstrode s’era trovato nella condizione di poter sposare la ricca vedova; prima di sposarsi questa volle verificare se la figlia avesse messo al mondo un bambino, nel qual caso gli sarebbe stato concesso qualcosa degli averi dei Demkirk; ma, per impadronirsi dell’intera eredità, Bulstrode corruppe l’uomo che aveva rintracciato la giovane affinché non rendesse noto l’esito delle sue ricerche. Bulstrode giustificava questo, e, in generale il suo attaccamento alla ricchezza, con una visione molto egocentrica della provvidenza, che l’avrebbe scelto per disporre nel bene ciò che altri avrebbero disposto nel male; morta la moglie, Bulstrode s’era conquistato una posizione rispettabile di banchiere e benefattore a Middlemarch, ed aveva sposato Harriet Vincy; ora però era ricattato da Raffles, l’unico uomo che sapesse del misfatto; l’ipocrisia di Bulstrode è ancora più grande per il fatto che i traffici dei Demkirk erano tutt’altro che puliti: prestavano denaro su pegno senza troppi scrupoli sulla provenienza dei beni impegnati; Bulstrode decide comunque di porre rimedio al male arrecato all’erede naturale, che risulta essere Will Ladishaw, ma questi rifiuta sdegnosamente del denaro proveniente da traffici disonesti; dopo un ultimo saluto a Dorothea, ormai innamorata e persino gelosa, Will parte da Middlemarch in cerca di un’occupazione.

Sydgate s’impiega nell’ospedale che Bulstrode ha fatto costruire, ma la situazione familiare peggiora: nonostante i debiti, Rosemond si ostina a non voler abbandonare il suo tenore di vita, lo contraddice e disubbidisce in tutte le decisioni, agisce di nascosto per evitare che si realizzino i suoi piani di sacrifici. Sydgate si rivolge invano a Bulstrode: quando i creditori gli entrano in casa, Rosamond decide di tornare dai suoi.

Bulstrode decide di liberarsi di Raffles portandolo lontano da Middlemarch, ma Raffles ritorna in condizioni fisiche disperate, e viene trovato da Caleb Garth, al quale rivela in delirio il passato di Bulstrode; informato Bulstrode, Garth rifiuta di lavorare ancora per lui: Bulstrode sa che Garth non parlerà con nessuno, ma teme che Raffles possa delirare ancora in presenza di altri, e perciò lo veglia personalmente ed esegue le prescrizioni di Sydgate; presto però comincia a sperare nella morte del suo persecutore e finisce per accelerarla, omettendo d’eseguire alcune delle raccomandazioni del dottore; pur d’ingraziarsi quest’ultimo, gli presta i soldi necessari per pagare i creditori. Pur felice d’aver risolto i suoi problemi, Suydgate non capisce il motivo di tanta generosità dopo il primo rifiuto; prima d’ammalarsi Raffles ha comunque parlato con un abitante di Middlemarch, e la voce s’è sparsa velocemente; alla prima occasione Bulstrode viene pubblicamente accusato dai suoi nemici, e Sydgate viene considerato suo alleato: entrambi vengono isolati, ma mentre la moglie di Bulstrode decide di seguirlo comunque con affetto, Rosamond viene scagliata ancora più lontano da Suydgate, e tra i due s’instaura l’incomprensione più totale. Dorothea si offre di aiutare Sydgate, sia moralmente (difendendolo dalla calunnia), sia economicamente (finanziando l’ospedale istituito da Bulstrode e pagando il debito di Suydgate verso questi); si reca persino a casa sua per convincere Rosamond ad abbandonare i propositi di partenza e per testimoniare la sua stima nei confronti del marito, ma nella sala d’aspetto di casa Sydgate trova Rosamond e Will Ladishaw intenti, mano nella mano, a sussurrare teneramente l’un l’altra i propri problemi; Rosamond è soltanto imbarazzata d’essere colta in quell’atteggiamento, ma Will, rendendosi conto d’aver perso la fiducia di Dorothea, s’infuria con lei, e mentre Dorothea cerca di non soffrire più del dovuto per quell’immagine che guasta i suoi buoni propositi (e, in generale, per quell’offesa che il suo buon cuore non meritava), Rosamond sprofonda nell’umiliazione e nella disperazione: abituata ad essere coccolata da tutti e da tutti preferita, deve sopportare la preferenza che Will accorda a Dorothea, proprio quando sperava di trovare in lui qualcuno che le prestava più attenzioni del marito; invece Will non si lascia impietosire neppure dalla sua umiliazione, mentre Sydgate ne è ancora innamorato ed ancora commosso da ogni sua depressione. Dorothea si rende conto d’aver amato Will: quando la coscienza si sostituisce all’emozione del momento, scoppia in un pianto dirotto; la sua grande forza morale nasconde ancora una volta un punto di grande debolezza che lei stessa ha contribuito, con un comportamento infantile, a rendere ogni giorno più debole. Dorothea rifiuta sempre di rendersi conto dei suoi sbagli finché non ha altre alternative, ed allora piange; passa una notte intera sul pavimento di casa, ma il giorno dopo ha già riacquistata tutta la sua forza e si dirige nuovamente verso casa Suydgate: Rosemond l’accoglie freddamente, poiché vede in lei la preferita di Will e la preferita di Suydgate, e teme questi suoi vantaggi, ma il solito tono naturale, cordiale, sincero e colmo d’emozione con cui, dimenticando l’incidente del giorno prima, Dorothea affronta i problemi di Suydgate, vincono la diffidenza di Rosemond, tanto che finiscono per abbracciarsi piangenti, e Rosemond trova il modo di spiegarle che, con quell’atteggiamento equivoco, Will stava confessando il suo amore per Dorothea e vanificando le speranze di Rosamond: Dorothea è felice di questa rivelazione, e, se non felice, Rosamond è perlomeno convinta che il suo miglior rifugio è tra le braccia del marito, che, pur rimpiangendo qualche carenza di carattere nella moglie, sa di essere a sua volta legato a lei, e si sente responsabile della sua felicità.

Quando s’incontrano, Dorothea e Will capiscono che il loro amore mimetizzato da amicizia non può durare a lungo in quella forma: Will si dispera, ma Dorothea decide egualmente di sposarlo, anche se dovrà rinunciare all’eredità di Casanbon e vivere in una delle tante strade di Londra con gli esigui guadagni di Will, ma, non essendo mai stata attaccata al denaro, non essendo abituata a grandi spese personali neppure nell’abbigliamento ed avendo sempre pensata la sua agiatezza come eccessiva, Dorothea sente di poter sacrificare il suo mondo nonostante le minacce dei parenti ed i curiosi rimproveri della sorella.

Anche Bulstrode lascia Middlemarch; al nipote Fred lascia, sotto la responsabilità di Caleb Garth, la conduzione della proprietà appartenuta a Featherstone, ed ora in suo possesso; così Fred e Mary possono sposarsi: sotto l’occhio attento e contento di Caleb Garth, l’affetto di Fred (che dura sin dall’infanzia) e la saggezza di Mary garantiscono per il futuro.

Alla nascita del primogenito, Dorothea si riconcilia con il parentado: ben conoscendo il suo nobile carattere ed i suoi generosi sentimenti (che, sfociati spesso in illusioni, hanno assunto l’aspetto di errori, complicando la vita a lei ed a coloro che le sono affezionati) nessuno vuole portarle rancore.

Il romanzo è costruito su tre coppie principali: Suytgate-Rosamond, Dorothea-Will e Fred-Mary; Dorothea e Sydgate sono i personaggi più compiuti, entrambi idealisti frustrati dalla vita più che dalla società; Fred e Mary sono due caratteri complementari, quasi a sé stanti, da sempre destinati a vivere insieme ma sottoposti ad una serie di prove prima di ottenere il premio finale: le loro personalità sono più normali e più comuni, più rurali e più popolari, prese da problemi concreti che si ripropongono giorno dopo giorno e non da tragedie o slanci idealistici. Attorno a queste coppie ruotano molti altri personaggi: i buoni (come Caleb Garth e Farebrother), i cattivi (come Bulstrode e Raffles), i simpatici (come Celia) e gli antipatici (come Casanbon); tutte le loro vite sono viste nell’ambito del matrimonio: i loro caratteri sono svelati dai rapporti con l’innamorata o con la moglie e viceversa; in quasi tutti i casi (compresi Sydgate e Dorothea) il coniuge è lo specchio rivelatore dell’anima del personaggio, attraverso i piccoli gesti e le reazioni spontanee, alle sollecitazioni della compagna o del compagno; le storie s’intrecciano dando origine al villaggio, che, nel momento di giudicare, assume vita autonoma: il giudizio non è del singolo, ma della comunità (così per il fallimento di Sydgate, per il passato di Bulstrode, per il secondo matrimonio di Dorothea); gli eventi non rappresentano fortune o tragedie eccezionali, e proprio per questo sono assunti a simbolo universale, della gente che giace in tombe abbandonate e che ha fatto la società così com’è, risolvendo i problemi quotidiani della propria esistenza; la varietà di queste piccole vite è descritta dalla moltitudine di personaggi; tra i tanti la Eliot addita Dorothea e Sydgate, quelli che si rendono conto di essere parte della società e che, con le loro sole vite, vorrebbero cambiarla in meglio, ma i loro desideri ed i loro sforzi sono nulli nella massa di minuscole vite che sono minuscoli contributi al cambiamento globale, ma tanto numerose che, sommate insieme, soffocano qualsiasi individualità, e soffocano il bene così come soffocano il male, sicché Bulstrode e Casanlon non alterano che di poco la vita di coloro che sono stati infelici per causa loro. Questa legge della dinamica d’una società media (cioè né aristocratica né proletaria, né urbana né rurale) contempla un certo numero di forze: denaro, rango, professione, che agiscono tra due persone determinando il comportamento reciproco; quando, però, si tratta d’un microcosmo familiare (le due persone sono, cioè, marito e moglie od innamorati), interviene la forza più nascosta, che agisce in uno strato più profondo, nella mente: l’incomunicabilità, l’impossibilità di confidare interamente sé stessi nonostante il bisogno di farlo (Sydgate con Rosamond, Dorothea con Casanbon, ma anche i Bulstrode, Will e Dorothea, ecc.), di farsi capire e di farsi aiutare, l’impossibilità, quindi, di unire gli sforzi individuali. Ma, nonostante la rinuncia ai propri ideali, alla fine sono tutti felici (salvo i cattivi), perché nella coppia si realizza una parte di sé.


Daniel Deronda

In un casino` tedesco Gwendolen Hareth conosce Daniel Deronda. Durante questa vacanza apprende dalla madre che le loro finanze hanno subito un tracollo: Gwendolen vende un collare per rifarsi del denaro perso al gioco, ma Daniel glielo ricompra e glielo restituisce, facendo finta che sia stato soltanto smarrito. Gwen torna in Inghilterra, e - con la madre, le quattro sorelle (Alice, Isabel, Bertha, Fanny) e la governante miss Merry - si trasferisce in una residenza piu` modesta. La famiglia e` protetta dai parenti Gascoigne, che hanno una figlia, Anna, dell'eta` di Gwendolen e due figli, Rex e Warham, uno studente ad Oxford e l'altro in procinto di partire per l'India. Nel nuovo ambiente Gwendolen diventa un personaggio sia per la fresca bellezza sia per certe arie da viziata. Tra le amiche c'e` Anna, tra le rivali Catherine Arrowpoint. A casa per una breve vacanza, Rex s'innamora di Gwendolen, ma non ne e` corrisposto; soffre un po' per la delusione, poi torna ad Oxford. Capito il pericolo rappresentato dalla ragazza, i Gascoigne progettano di sistemarla con un buon matrimonio: l'arrivo del figlio del barone Grandcourt.

Nipote di sir Hugo, Grandcourt e` l'erede del titolo, poiche' sir Hugo non ha figli maschi. Inizia a corteggiare Gwen, che, pero`, non lo corrisponde del tutto, e quando lo zio Gascoigne la convince ad accettare quell'ottimo partito le si presenta una Lydia Glasher che le rivela d'aver abbandonato il marito per Grandcourt, e d'aver avuto da lui quattro figli. Gwen non svela il perche' della sua decisione, ma chiede di partire per l'Europa. Grandcourt la insegue con l'amico Lush, ed incontra lo zio Hugo e Daniel: rimasto orfano in tenera eta`, Deronda fu accolto come un pupillo da sir Hugo, di cui e` figlio illegittimo, che lo fece studiare prima a Cambridge, poi in Europa; si distinse per l'amore della Storia e per la sua bonta` d'animo, che lo spinse a sacrificarsi per accudire l'amico Hans Meyrick quando questi contrasse una brutta malattia agli occhi. Pochi giorni dopo Daniel salva Mirah Lapidoth, un'ebrea che vuole annegarsi e la affida alla madre di Hans ed alle sue sorelle (Mab, Kate ed Amy).

Mirah racconta d'essere fuggita dal padre, un poco di buono che l'aveva separata dal fratello e dalla madre e l'aveva portata in giro per il mondo sottoponendola a tutte le umiliazioni, ed era tornata per cercare sua madre.

Herr Klesmer, insegnante di musica, dichiara il suo amore a Catherine Arrowpoint, e, nonostante la disapprovazione dei genitori, i due si fidanzano e si sposano, e vengono perdonati.

Tornata a casa, Gwendolen apprende d'essere destinata a fare da governante per un vescovo, ma, piuttosto che abbassarsi a tanto, cerca d'escogitare qualcosa che le permetta di mantenere la famiglia con facilita`, persino di fare l'attrice; quando Grandcourt, che l'ha seguita, torna a chiederle la mano, Gwen capisce di non avere scelta se vuole uscire dalla miseria.

Gwen riceve i complimenti dei parenti, mentre Grandcourt scaccia Lush. Daniel fa la conoscenza ufficiale di Gwen, e scopre che non e` soltanto una giocatrice incosciente. Gwen rimane colpita dal destino di questo giovane, unico figlio di sir Hugo eppure non erede perche' illegittimo. Grandcourt da` di persona la notizia alla Glasher, che in tutti quegli anni ha sperato, piu` per il bene dei figli che per il suo amore, in un matrimonio riparatore; Grandcourt le chiede la restituzione dei diamanti che le aveva affidato: lei rifiuta di consegnarglieli, ma promette che il giorno del matrimonio li fara` avere alla sposa; quel giorno Gwen riceve un pacchetto con i gioielli ed una lettera in cui la Glasher le rovescia addosso tutto il suo odio ed il suo rancore, le augura e quasi le promette un'infelicita` pari alla sua.

Intanto Deronta e` alle prese col destino della bella Mirah, di cui e` innamorato pur non essendo della sua razza; cercando nella comunita` ebraica, crede d'aver trovato il fratello e la madre della giovane, ma talmente poco piacevoli che dubita se sia bene restituirla a loro; in casa loro vive Mordecai, un personaggio enigmatico.

Tra Deronda e Gwendolen s'instaura un rapporto complesso: Gwendolen sente la disapprovazione di Deronda per quello che ha fatto, come quando giocava alla roulette, e, in piu`, Deronda figlio illegittimo, le ricorda il tradimento che ha compiuto nei riguardi di Lydia Glasher. Deronda ama proteggere le persone bisognose d'aiuto, e, attraverso la vicenda di Gwendolen, comincia a capire qualcosa della sua propria; tra loro s'instaura una confidenza che irrita Grandcourt.

Hans s'innamora di Mirah, e lo confida a Deronda, che e` sconcertato dalla sua presunzione di sposare un'ebrea. Deronda pensa d'iniziare Mirah alla carriera musicale affidandola a Klesmer; Mordecai, un filosofo ebreo moribondo la cui mente e` sospesa tra magico, religioso e visionario, riconosce nelle fattezze di Deronda quelle dell'essere ideale che riproduce il suo travaglio spirituale, ma rimpiange il fatto che egli non sia ebreo. Gli da` appuntamento per fargli delle rivelazioni, e Deronda apprende che Mordecai e` il fratello di Mirah, e, dopo averci meditato su, gli racconta tutta la storia e lo invita a raggiungere la sorella. In uno dei suoi momenti visionari, Mordecai premonisce che Deronda e` di origini ebraiche.

I rapporti tra i coniugi Grandcourt si fanno sempre piu` tesi: Gwen e` soggiogata dal marito (che ha sposato per denaro, che le impone continue umiliazioni), e cerca invano sollievo nei consigli di Deronda; Grandcourt ha fatto testamento nominando erede il figlio bastardo avuto dalla Glasher qualora Gwen non avesse figli, ed e` sempre piu` ostile ai suoi rapporti con Deronda; per allontanarla da lui progetta una crociera nel Mediterraneo.

Sir Hugo comunica a Deronda che sua madre e` viva e lo vuole vedere, ma suo padre e` morto. Deronda incontra la madre, principessa Leonora Halm-Eberstein, a Genova. Ella gli racconta la verita` sulle sue origini: il nonno era un ebreo geloso delle tradizioni della sua razza, per cui volle sposare sua figlia con un nipote, mentre lei voleva dedicarsi alla carriera di cantante d'opera, e detestava la vita degli ebrei. Morti suo padre e suo marito, si era trovata libera, e, per prima cosa, s'era assicurata, per fargli scampare tutte le umiliazioni cui deve sottostare la sua razza che il figlio Daniel crescesse come un inglese, e non come un cane ebreo; l'aveva percio` affidato in custodia a sir Hugo e poi si era risposata.

Daniel e` felice d'essere ebreo perche' puo` sperare nell'amore di Mirah e perche' stima molto quella razza.

A Genova incontra casualmente i Grandcourt, causando un altro sfogo di gelosia del marito, che trascina la moglie in mare aperto, ma la gita gli e` fatale: durante una manovra cade in acqua e muore. Daniel assiste Gwendolen in preda allo shock ed ai rimorsi; si sente colpevole della morte del marito, primo perche' l'ha desiderato, secondo perche' ha esitato a gettargli la corda che avrebbe potuto salvarlo, e s'aggrappa disperatamente a Deronda per il futuro.

Mirah e Mordecai sono stati ritrovati dal padre Lapidoth, e decidono d'ospitarlo con loro: Hans ha capito che Mirah e` gelosa di Gwen, e nell'apprendere che Daniel e` ebreo capisce che non vi sono speranze per lui; pur abbattuto spiega a Daniel i sentimenti di Mirah, e Daniel puo` dichiararsi a lei certo d'essere corrisposto; e` chiaramente piu` difficile comunicare il matrimonio a Gwendolen, che s'e` attaccata a Daniel come all'unica guida possibile per il suo futuro, ma per lei si profila il ritorno di Rex, ancora innamorato.

Mirah e Daniel si sposano e s'apprestano a partire con Mordecai per l'Oriente, dove Daniel vuole continuare le idee di Mordecai di dare una nazione al popolo ebreo; Mordecai muore prima della partenza.

La tesi del romanzo e` quella del bistrattato popolo ebreo, degno di tutto rispetto, ma questa e` la parte meno interessante di tutto il romanzo: l'importanza sta, invece, nei dialoghi, che svelano in modo superbo i moti d'animo dei protagonisti, e nell'approfondimento psicologico che di essi fa la Eliot come voce narrante. Nello stile della Eliot s'avverte una precorritrice di James, e Gwen potrebbe essere una sua eroina.

Deronda e` piu` che altro il portavoce delle tesi del romanzo; la figura centrale attorno al cui carattere si svolge la storia e` Gwendolen: il romanzo e` la storia della sua maturazione attraverso gli sbagli cui la portano l'inesperienza e l'egocentrismo; e` anche protagonista d'una storia d'amore sotterranea.


Adam Bede

Nella bottega del carpentiere Johnatan Burge lavorano cinque persone: il poderoso Adam Bede, il suo timido e buon fratello Seth, Jim Salt (Sandy Jim), il sarcastico Wiry Ben (Ben Cranage) ed il taciturno Muns Taft. Il villaggio Haislope, le cui principali personalita` sono il rettore Adolphus Irwine ed il ricco Squire Domithorne (il cui erede si chiama Arthur ed e` ufficiale dell'esercito) e` scosso da un avvenimento eccezionale: si tratta di Dinah Morris, una giovane predicatrice metodista nipote di Mister Poyser, che ha gia` convertito Seth; durante un suo sermone cui assistono, tra gli altri, l'oste Cassen, la vanitosa Bessy Cranage, sua sorella Timothy (moglie di Sandy Jim), il piccolo Ben (figlio di Timothy e Jim), Chad Cranage padre, compare uno straniero.

Seth confessa a Dinah d'amarla e di volerla sposare, ma, infervorata dal pensiero della sua missione, lei puo` soltanto ringraziarlo; Adam e` invece innamorato di Hetty Sorrel, nipote di Rachel Bosser, nonostante tutti gli sconsiglino dallo sposarla. I genitori dei due fratelli sono molto diversi: Lisbeth e` una madre brava ma apprensiva, sempre pronta a piagnucolare per un nonnulla, Thias, un tempo provetto carpentiere, e` invece diventato un fannullone ed un ubriacone. Adam deve passare la notte a lavorare attorno ad una bara che il padre doveva finire e consegnare l'indomani, mentre questi ha preferito passare la giornata in una casa pubblica, e non e` ancora tornato; di ritorno dalla consegna, pero`, Adam e Seth scoprono il suo cadavere (e` caduto in acqua ed e` affogato).

Il rettore vive con la madre (una gentildonna ancora piacente) e due scialbe sorelle (Kate ed Anne) poco distante da Hayslope.

I Posser sono fittavoli dei Donnythorne, la loro fattoria si chiama Hall Farm, e vi lavorano Hetty e Dinah. Ferito ad un braccio, Arthur Donnythorne e` in convalescenza a casa del nonno; innamorato di Hetty, vorrebbe evitarla ma ne e` inevitabilmente attratto, ben sapendo di farle del male, e Hetty e` sedotta dal ricco e galante gentiluomo.

Arthur ha grande stima di Adam (come gli confida il suo maestro Bartle Massey, da cui si reca la sera per prendere lezioni), e progetta di affidargli grosse responsabilita` quando il nonno sara` morto; alla festa del suo ventunesimo compleanno annuncia in pubblico d'aver convinto il nonno ad affidargli subito quell'incarico. Adam viene festeggiato dagli amici e, durante la festa, spia la bella e querula Hetty, e non s'accorge d'essere spiato dalla modesta e bruna Mary Burge. Quel giorno il villaggio e` tutto riunito (il terzo libro descrive unicamente il pranzo, il brindisi, i giochi e le danze di quel giorno).

In effetti, il secondo e terzo libro si dilungano molto sulle abitudini ed usanze del villaggio, riportano lunghi dialoghi in dialetto con lo scopo di rendere lo spirito della vita paesana, e contrastano vivacemente col primo libro del romanzo, denso e movimentato.

La tragedia, che e` nell'aria, si compie quando Adam sorprende Arthur a baciare Hetty; Arthur apprende allora dell'amore di Adam per Hetty, ma e` troppo tardi: i due s'azzuffano ed Adam lo colpisce duramente, poi lo rimette in sesto ma, prima di riaccompagnarlo a casa, lo costringe a promettere che disilludera` Hetty e poi non la rivedra` mai piu`.

Adam scrive una lettera e la consegna ad Adam, che la da` a Hetty: nella lettera Arthur le confessa di non poterla sposare e la prega di dimenticarlo, dopodiche' parte per Windsor. Hetty, piu` matura, sembra accettare la corte di Adam; i due si fidanzano, ma Hetty e` triste e cova un segreto che non le da` pace; alla fine decide di fuggire e di andare a Windsor da Arthur. Intraprende il viaggio fingendo di andare a trovare Dinah, che e` andata ad abitare in un paese vicino: esausta e senza una lira, giunge a Windsor solo per apprendere che Arthur e` stato trasferito in Irlanda; disperata, cerca di suicidarsi, ma, dopo aver venduto i gioielli regalatigli da Arthur, decide poi di chiedere aiuto a Dinah.

Intanto Adam ha scoperto la sua fuga, ed e` andato da Dinah per riportarla a casa: Dinah e` a Leeds, e nessuna ragazza s'e` presentata ne' prima ne' dopo che lei partisse. Adam torna a casa e mette al corrente solo Seth e Poyser, poi si reca da Irwine al quale confida anche la storia di Arthur; poco prima Irwine ha ricevuto notizie piu` gravi: Hetty e` in carcere, accusata dell'assassinio del suo bambino, benche' ella neghi decisamente d'aver mai avuto un figlio. Il rettore torna a portare la notizia al villaggio; contemporaneamente apprende la notizia della morte del vecchio Squire, evento che fa partire Arthur dall'Irlanda; convinto dell'innocenza di Hetty, Adam si ferma invece nel paese in cui lei e` imprigionata.

Al processo, Adam vede sfilare i testimoni che, inequivocabilmente, condannano Hetty, la quale non tenta minimamente di giustificarsi; anche la fiducia di Adam cede davanti all'evidenza. Il verdetto e` "colpevole", la pena l'impiccagione; Dinah ed Arthur apprendono tardi la notizia, e si precipitano sul luogo della tragedia: Dinah riesce a far parlare Hetty, che le racconta d'aver abbandonato il neonato per la disperazione e poi la convince a ricevere anche Adam; Arthur giunge a portare la grazia all'ultimo momento.

Arthur ed Adam si ritrovano nel fatidico bosco in cui Adam sorprese i due amanti, e, profondamente afflitto, Arthur lo prega d'aiutarlo a rimediare al male fatto; gli comunica anche la sua decisione di restare nell'esercito, e, quindi, lontano per molti anni da Hayslope, ma non vuole che lui ed i Poyser se ne vadano dal villaggio per colpa sua; alla fine, toccato dal dolore del giovane pentito, Adam gli stringe la mano.

Mentre il quarto libro e` spigliato, il quinto indugia sulle disavventure dell'inesperta Hetty e sul buon cuore dello sfortunato Adam (molti colloqui lacrimevoli); nel sesto libro capita poco, e quel poco e` diluito in un eccesso di dialoghi: Adam s'accorge che Dinah prova una forte simpatia per lui, cerca di convincerla a sposarlo e, alla fine, ci riesce. Arthur torna otto anni dopo la sua partenza, perdonato da tutti salvo che da se' stesso.

Stucchevoli certe scene, sproporzionata la disavventura di Hetty, rugginoso l'intreccio che porta Adam a sposare Dinah, finale convenzionale, ma non coerente con la trama del romanzo, con i due piu` buoni uniti in matrimonio; nessuno dei personaggi, neppure Adam, ha lo spessore necessario; in qualche punto, pero`, soprattutto nel primo libro, la vita del villaggio ed i suoi personaggi danno tono al romanzo.


Silas Marner

Silas Marner e` un tessitore di lino a Raveloe, ma il suo paese natio e` Lantern Yard. Molto religioso, era fidanzato a Sarah ed amico di William Dane, finche' un giorno questi compi` un furto sacrilego e fece in modo che ne fosse accusato lui, gia` malvisto per i suoi eccessi catalettici; condannato dalla comunita` ed abbandonato da Sarah (che sposo` Dane), Marner lascio` il villaggio ed ando` a vivere a Raveloe, dove conduce vita ritirata, rispettato per la sua professione e per la conoscenza delle erbe, che ne fa un buon guaritore.

Squire Cass e` l'uomo piu` importante di Raveloe: Godfrey, il suo primogenito, e` un bravo ragazzo, fidanzato a Nancy Frammeter, mentre Dunstan, il secondo, e` uno scapestrato dedito al vino ed al gioco; ma Godfrey ha commesso lo sbaglio di sposare segretamente Molly Farren (un'ubriacona di cui ora non sa come liberarsi) e di confidarlo al fratello, che si serve di questo segreto per ricattarlo e fargli pagare i propri debiti.

Per pagarsi uno di questi debiti Dunstan deve vendere il cavallo di Godfrey; invece lo uccide in un incidente. Capitato in casa di Marner mentre questi e` assente, scova i suoi soldi e glieli ruba.

Quando Godfrey apprende della morte del cavallo e della sparizione di Dunstan, temendo che, messo alle strette, il fratello riveli tutto al padre, confessa di persona a Squire Cass d'averne favorite le malefatte: finche' Dunstan non torna a casa, Godfrey non vuole preoccuparsi delle conseguenze di questa sua parziale confessione, felice di potersi specchiare negli occhi di Nancy.

Marner e` al centro dell'interesse del villaggio tanto per il furto in se' quanto per il suo nuovo volto affranto e desolato: per la prima volta dopo tanti anni accetta della compagnia e comincia a farsi benvolere dai compaesani.

La notte di Capodanno c'e` gran festa a casa di Squire Cass, ma Molly s'e` gia` messa in cammino con la sua bambina per rovinare la festa a Godfrey; giunta ai margini del villaggio, provata dalla lunga camminata e dalla fitta nevicata, s'addormenta per terra; la bambina s'infila in casa di Marner, ed e` questi a scoprire il cadavere dell'alcoolizzata e portare la notizia alla festa. Godfrey si precipita per sapere se il suo segreto corre il pericolo d'essere svelato: resosi conto di essere al sicuro, torna sollevato alla festa e lascia che Marner si tenga la bambina.

La bambina, battezzata Eppie, cresce, tenuta d'occhio con discrezione dal vero padre (felice d'essersi liberato sia di Molly sia di Dunstan), nella capanna dell'amorevole e permissivo Marner. Eppie si fa una bella ragazza, educata secondo la dolcezza di Marner ed il buon senso di Dolly Winthrop; le abitudini di Marner cambiano del tutto, sicche' egli diventa il personaggio piu` benvoluto del villaggio, e nessuno gli rimprovera piu` le sue bizzarrie; lo rattrista soltanto l'idea che presto Eppie si sposera` con Aaron, il figlio di Dolly, che gia` la corteggia.

Godfrey e Nancy si sono sposati, ma non hanno figli; Nancy s'e` dimostrata una splendida moglie, ma s'e` opposta all'adozione di un bambino, pur sapendo quanto Godfrey soffra di questa situazione.

Lo scheletro di Dunstan viene ritrovato: la notte del furto egli cadde, con i soldi rubati, in un pozzo. Colpito dalla doppia rivelazione dell'autore del furto e dalla morte del fratello, Godfrey decide di raccontare tutto a Nancy; insieme decidono d'adottare Eppie per rimediare al male che le e` stato fatto, ma Marner ed Eppie sono ormai tanto affezionati da non concepire una vita separata, e se il vecchio sarebbe disposto a sacrificarsi per il bene della figliastra, questa non ne vuol sapere, riconosce come padre colui che l'ha allevata e come casa quella piccola ed umile in cui e` cresciuta; a nulla valgono le promesse di agio dei Cass, che devono ritirarsi delusi.

Marner vuol togliersi un'ultima soddisfazione: tornare a Lantern Yard, rivedere i luoghi della sua giovinezza, e sapere se i suoi compaesani l'hanno riabilitato; ma, invece del villaggio, trova una citta` industriale, e, al posto della cappella, una fabbrica, e nessuno degli abitanti sa cosa ci fosse prima.

La storia si conclude col felice matrimonio tra Eppie ed Aaron, il trionfo dei semplici nella loro semplice gioia.

La vita del villaggio (gli scherzi alla taverna, i pettegolezzi ed i pregiudizi nei confronti degli stranieri, l'umile vita dei lavoratori) e la figura patetica ed imponente di Silas Marner sono le migliori caratterizzazioni del romanzo; la vita di Marner e` contrassegnata da quattro episodi: l'ingiusto esilio, il furto dei suoi risparmi, l'adozione di Eppie, il premio finale (il ritrovamento dei suoi soldi, l'attaccamento di Eppie nonostante la rivelazione, il matrimonio di Eppie). Essi delimitano altrettante fasi della sua vita: la giovinezza guastata da una religione insensata; l'esilio muto e testardo, in cui sfoga il suo giusto risentimento verso gli uomini dedicandosi unicamente al suo lavoro; la desolazione di sentirsi defraudato dalla vita una seconda volta, ma che non scade nella disperazione perche', come prima, egli continua la sua solitaria esistenza di duro lavoro; il ruolo di padre, tanto incapace quanto premuroso e dedito ai doveri sociali non per piacere proprio, ma per dovere verso la bambina. Il villaggio si comporta di riflesso: prima diffidente, poi pietoso, infine amico; l'armonia tra la vita del singolo e quella della comunita` e` il leitmotiv del romanzo: Marner trionfa come singolo quando accetta il destino avverso, ma deve trionfare anche come parte d'una comunita` entrando a far parte delle loro abitudini, dei loro rituali e dei cicli generazionali.

Alla storia di Marner s'intreccia quella di Godfrey Cass, storia simmetrica d'un peccato realmente commesso, nascosto dalle circostanze favorevoli e mai scontato; e, pur essendo Godfrey buono quanto Marner, la sua vita declina verso una al piu` serena infelicita`.

La vita gioiosa e spontanea dei poveri e` contrapposta a quella contorta e studiata dei ricchi; magistrali sia la prosa sia la capacita` di svolgere la trama e descrivere scene toccanti, come quelle tra padre e figlia.

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