Fontane

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Effi Briest

Effi è l'unica figlia dei Briest, una ragazza piena di vita che è sempre vissuta nel villaggio natio ed è cresciuta con le figlie gemelle del maestro e con la figlia del pastore. In gioventù la madre di Effi s'era invaghita del giovane barone di Innstetten prima di sposare il buon Brief; ora questo barone ritorna al villaggio a chiedere la mano della figlia, del che sono felici tanto il padre quanto la madre; Effi è ancora una bambina, ma, nonostante la notevole differenza d'età, accetta di buon grado.

Dopo il viaggio di nozze in Italia, durante il quale Effi prova una forte nostalgia per i luoghi di casa ed avverte i primi sintomi di disagio a fianco di quell'uomo così serio, la coppia si stabilisce nella casa di Innstetten, in una località della Germania del Nord, una grande casa che incute subito soggezione all'impressionabile Effi; una serva malinconica, persino un po' tetra, e l'incubo di un cinese, morto da qualche parte dopo la misteriosa fuga da casa di una ragazza, le rendono la vita poco piacevole, nonostante le premure del marito, la fedele compagnia del cane Rollo, le visite del buon farmacista Gieshuber (tanto educato quanto gobbo) e la confidenza della cameriera Giovanna, che le tiene compagnia la notte durante le assenze di lavoro del marito. Effi oscilla tra la nostalgia dell'infanzia e la meraviglia per la vita di mondo. Bisognosa d'una persona comprensiva, assume al proprio servizio Rosvita, una serva cattolica che vede piangere sulla tomba della padrona, mossa a compassione dalla sua sfortunata esistenza, e le affida la neonata Anna.

Nel frattempo, trascurata dal marito, Effi esce spesso col cinico e galante maggiore Crampas, che convince Effi che l'immagine del cinese e, in generale, quella casa lugubre, sono il metodo adottato da Innstetten per sorvegliarla quando lui non c'è, per educarla. Senza rendersene conto, la diciottenne Effi gli concede sempre più confidenza, finché accade l'irreparabile; attanagliata dal rimorso, gioisce quando, causa una promozione, il marito le comunica la volontà di trasferirsi a Berlino; abbandona ben volentieri quella casa da incubo e quella città maledetta.

A Berlino con la madre per scegliere l'alloggio, inventa, complice l'anziano e comprensivo dottor Rumschüttel, una bugia per prolungare quanto più possibile quel periodo di distacco dal marito; trova un po' di pace soprattutto durante un viaggio, ma la vergogna ed il rimorso le pesano sull'anima, tanto più che comincia ad apprezzare il tenero ed ignaro amore del marito. In cura ad Ems per una malattia respiratoria, sembra aver trovato la pace, ma a casa, in seguito ad una banale caduta di Anna, le cameriere rovistano nei suoi cassetti in cerca di una benda, ed il marito scopre tre inequivocabili lettere di Crampas: senza esitare, incarica l'amico Wullersdorf dei preparativi per il duello; resosi conto, dopo il primo impeto, che sono passati sette anni, vorrebbe ripensarci, ma le convenzioni sociali gli impongono di andare sino in fondo, uccidere Crampas e scacciare Effi.

La notizia si sparge velocemente, ma Effi apprende l'accaduto da una lettera dei genitori, che le mandano del denaro ma, vittime anch'esse delle convenzioni, la condannano all'esilio perenne da casa; conscia d'aver perso tutto (marito, figlia e genitori), Effi si stabilisce in un umile appartamento, dove viene raggiunta dalla fedele Rosvita. Dopo tre anni scorge per caso la figlia, e, per poterla incontrare, sfida le leggi della società, chiedendo aiuto alla moglie del ministro, ma quando avviene l'incontro Effi si trova di fronte un mostro di aridità, cui il padre ha insegnato sin troppo bene come dimenticare la madre: inorridita, Effi scaglia invettive contro il marito, che ora le appare cinico e crudele. Quando, però, s'ammala di tisi, il vecchio medico non esita a scrivere ai genitori di riprenderla in casa se vogliono salvarle la vita. Al villaggio trova abbastanza comprensione da poter vivere tranquilla; per alleviare le sofferenze della malattia, Rosvita scrive al padrone che mandi Rollo, e, signorilmente, Innstetten glielo manda; anche lui ha sofferto per l'accaduto, e la rimpiange amaramente; sente l'assurdità del duello, ma, al tempo stesso, la sua necessità; forse è più disperato di lei.

In punto di morte Effi si rasserena, ed ora le sembra che il marito abbia agito per il meglio; non solo lo perdona, ma lo approva anche. Di chi è, allora, la colpa? I due genitori parlano amaramente dell'eccessiva disinvoltura con cui legarono ad un uomo quella bambina.

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