Fuentes

Artemio Cruz
Artemio Cruz è un vecchio, ricco e potente, che sta morendo: al suo capezzale sono il fido avvocato Padilla, che da anni è il suo più stretto collaboratore, il parroco Paez, che gl’impartisce l’estrema unzione, la moglie Catelina e le figlie Teresa e Gloria; l’agonia di Cruz è resa con una sintassi sconnessa e delirante, in un continuo alternarsi di presente e passato. Cruz è un cinico ambizioso, che ha approfittato della dilagante corruzione del Messico per costruirsi un piccolo impero: le frodi d’oggi non sono altro che il logico proseguimento dei tradimenti di ieri. Figlio bastardo d’una povera derelitta, il giovane Artemio si battè, infatti, per la rivoluzione, ma, arrerstato con l’amico idealista Gonzalo Bernal, preferì tradire i suoi e salvare la pelle; tornato al paese, sobillò i contadini contro Gamaliel, padre di Gonzalo, per costringerlo a venire a patti: la proprietà in comune e la bella figlia Catelina in moglie. Artemio s’arricchì in fretta, lasciando i figli alla moglie e dandosi alla vita di società con l’amante Lilia: l’unico dolore fu la morte del figlio Lorenzo, adorato e destinato erede, che si fece prendere dall’ardore rivoluzionario e andò a morire nella guerra civile in Spagna, compiendo sul serio il destino che il padre aveva solamente finto. La sua vita si spegne senza reali affetti, con l’odio mai sopito di Catelina (venduta dal padre al traditore di suo fratello) e di Teresa (che gli rinfaccia anche la morte di Lorenzo e la sua perenne ipocrisia) e circondato da un esercito di corrotti e corruttori.

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