Perez Galdos

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Nazarin
Nazarin è un sacerdote che vive in umiltà in un quartiere povero di Madrid. Benché di lineamenti arabi, è la personificazione del Vangelo. I maligni sostengono che dietro la sua ingenua inerzia si celi il più astuto e ipocrita parassitismo, ma la gente del popolo lo considera un santo inesorabilmente condannato ad essere truffato dal prossimo. Una sera a casa sua ripara l’anziana mendicante Andara, a cui la polizia sta dando la caccia dopo che ha quasi ammazzato un altro poco di buono in una rissa. Nazarin non esita ad offrirle il poco che possiede. Per tutto ringraziamento la ladra, non appena intuito che le sue rivali hanno fiutato le sue tracce e si apprestano a regolare i conti, dà fuoco alla casa e scappa. Nazarin deve rendere conto alla giustizia dell’accaduto. Ancora una volta la gente si divide in coloro che credono alla sua buona fede, e gli imputano soltanto la dabbenaggine, e coloro che lo sospettano di loschi rapporti con Andara. Nazarin deve lasciare la città, ma lo fa con piacere, perché anela alla vita nomade a diretto contatto con le meraviglie della natura. Nonostante lui si opponga, gli si accoda proprio Andara, pentita e convertita, la quale diffonde anzi la voce che Nazarin sia un santo capace di miracoli. Si aggiunge a loro Beatriz, anche lei suggestionata dalla personalità del sacerdote e fiduciosa che il vagabondaggio sarà la penitenza tramite cui otterrà la guarigione dalle sue crisi d’isterismo. Persino il truce signorotto don Pedro de Belmonte resta succube dalla filosofia francescana di Nazarin, che scambia per un leggendario patriarca armeno. Appreso che a Villamantilla è scoppiata una tremenda pestilenza, decide di dirigersi colà, invano dissuaso dalle due compagne di viaggio. Lì si comporta da eroe, prestando aiuto con sprezzo del pericolo. Beatriz incontra Manuel Pinto, brigante che fu suo amante, ed è tentata di tornare con lui, tanto più che lui minaccia di ucciderli tutti; ma Nazarin la tranquillizza, la aiuta a resistere alla tentazione. Traditi dal nanerottolo Ugo, che si era invaghito di Andara, vengono arrestati e condannati ad essere deportati a Madrid, dove il giudice ricerca Andara e Nazarin. Durante la lunga marcia verso la capitale Nazarin è insultato e picchiato dagli altri criminali della carovana, ma la sua stoica resistenza finisce per far pentire e convertire uno di loro, il Sacrilego. La marcia continua implacabile e Nazarin cade preda di febbre e visioni, finché gli compare Gesù in persona.
Misericordia
Benina è una mendicante di Madrid, ma nasconde una storia ancor più complessa; è al servizio di doña Francisca Juarez de Zapata, nota come doña Paca, e ne ha vissuto le traversie: la morte del marito, la follia dei figli Obdalia ed Antonino, sposatisi rispettivamente con lo sfaccendato Liquitas e la tiranna Juliana, e lo sperpero irresponsabile che portò alla decadenza della casa ed alla miseria più nera. Per sfamare la sua padrona, la Benina chiedeva l’elemosina, ma, per nascondere la verità, le faceva credere di essere al servizio di un fantomatico don Romualdo, frutto della sua fervida fantasia; ciononostante, Benina non si aspetta ringraziamenti (e non ne riceve). L’unico amico è il cieco Almudena, un ebreo africano che non parla lo spagnolo e che pratica arti magiche. A riconoscere le sue qualità angeliche è soltanto don Frasquito de Ponte Dolgado, parente di doña Paca, languido gentiluomo decaduto. Da un lato ci sono gli umili miserabili, come Benina ed Almudena, dall’altra questi falsi signori che non si abbassano a chiedere l’elemosina; di giorno in giorno i miracoli di Benina tengono in piedi la famiglia; doña Paca fa un sogno rivelatore e si convince che stia per arrivarle un’eredità. Dal canto suo Benina viene istigata da Almudena ad invocare i signori del male per diventare ricca. Realtà ed immaginazione si confondono il giorno in cui un vero don Romualdo si presenta a casa di doña Paca ad annunciare una ricca eredità per lei e don Frasquito! Proprio allora Benina viene arrestata durante una retata; in carcere si preoccupa della sua signora, ma questa è già ricca. Juliana ha preso in mano le redini della casa e, quando Benina ritorna, la tiene a distanza: Benina è sporca, lacera ed in compagnia del negro; Juliana le fa capire che è sconveniente presentarsi così in una casa per bene e convince doña Paca a trattarla con freddezza e distacco. Benina se ne va in lacrime con il suo negro, che ha confessato di amarla e che ora è afflitto da una brutta malattia. Juliana tiranneggia tutti e mette in giro voci contro Benina, che sarebbe l’amante di Frasquito, il quale s’indigna e stramazza al suolo, morto. Alla fine Juliana viene colta dai rimorsi e va a chiedere perdono; Benina la perdona usando le parole di Cristo.
Nazarin

Nazarin è un sacerdote che vive in umiltà in un quartiere povero di Madrid. Benché di lineamenti arabi, è la personificazione del Vangelo.

I maligni sostengono che dietro la sua ingenua inerzia si celi il più astuto e ipocrita parassitismo, ma la gente del popolo lo considera un santo inesorabilmente condannato ad essere truffato dal prossimo.

Una sera a casa sua ripara l'anziana mendicante Andara, a cui la polizia sta dando la caccia dopo che ha quasi ammazzato un altro poco di buono in una rissa. Nazarin non esita ad offrirle il poco che possiede. Per tutto ringraziamento la ladra, non appena intuito che le sue rivali hanno fiutato le sue tracce e si apprestano a regolare i conti, dà fuoco alla casa e scappa.

Nazarin deve rendere conto alla giustizia dell'accaduto. Ancora una volta la gente si divide in coloro che credono alla sua buona fede, e gli imputano soltanto la dabbenaggine, e coloro che lo sospettano di loschi rapporti con Andara.

Nazarin deve lasciare la città, ma lo fa con piacere, perché anela alla vita nomade a diretto contatto con le meraviglie della natura. Nonostante lui si opponga, gli si accoda proprio Andara, pentita e convertita, la quale diffonde anzi la voce che Nazarin sia un santo capace di miracoli. Si aggiunge a loro Beatriz, anche lei suggestionata dalla personalità del sacerdote e fiduciosa che il vagabondaggio sarà la penitenza tramite cui otterrà la guarigione dalle sue crisi d'isterismo. Persino il truce signorotto don Pedro de Belmonte resta succube dalla filosofia francescana di Nazarin, che scambia per un leggendario patriarca armeno. Appreso che a Villamantilla è scoppiata una tremenda pestilenza, decide di dirigersi colà, invano dissuaso dalle due compagne di viaggio. Lì si comporta da eroe, prestando aiuto con sprezzo del pericolo.

Beatriz incontra Manuel Pinto, brigante che fu suo amante, ed è tentata di tornare con lui, tanto più che lui minaccia di ucciderli tutti; ma Nazarin la tranquillizza, la aiuta a resistere alla tentazione.

Traditi dal nanerottolo Ugo, che si era invaghito di Andara, vengono arrestati e condannati ad essere deportati a Madrid, dove il giudice ricerca Andara e Nazarin. Durante la lunga marcia verso la capitale Nazarin è insultato e picchiato dagli altri criminali della carovana, ma la sua stoica resistenza finisce per far pentire e convertire uno di loro, il Sacrilego.

La marcia continua implacabile e Nazarin cade preda di febbre e visioni, finché gli compare Gesù in persona.

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