Andre` Gide

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Les Faux-monnayeurs
Bernard Prefitendieu è un bravo ragazzo, figlio di un austero magistrato, che scoperto d’essere frutto di un adulterio della madre, decide di lasciare il padre che non ha mai amato. Lo aiuta il suo amico Olivier Molinier, timido ed introverso, figlio di un altro magistrato, Oscar Molinier, e di Pauline, e fratello di George e Vincent. Vincent è il più anziano: spinto da un istinto demoniaco, ha sedotta ed abbandonata Laura Douviers, moglie frustrata di un maestro, e si è dato al gioco d’azzardo, succube della viscida personalità di Robert de Passavant, giovane promessa della letteratura. È tramite questi che Vincent fa la conoscenza di Lilian, donna indipendente, che diventa la sua amante. Laura resta sola e incinta, confortata soltanto da Edouard, lo zio scrittore d’Olivier, e poi da Bernard, che scopre la relazione passata fra i due, che le si affeziona. Edouard, legato morbosamente ad Olivier, sta scrivendo il romanzo "I falsari" e prende appunti in un diario; odia Passavant, che cerca invece di conquistare le simpatie di Olivier. Bernard s’innamora di Sarah, sorella di Armand; Edouard s’interessa del caso di Boris, un nipote adolescente illegittimo dell’anziano insegnante La Perouse: è Edouard a farli ritrovare, e Boris è affidato proprio alle cure del nonno, ma nel collegio è coinvolto nelle società segrete da Georges. I due magistrati, che indagano su di un commercio di monete d’oro false, sanno che Georges è implicato in loschi affari e che nell’ambiente dei ragazzi si tengono orge e vige l’immoralità. Boris, già nevrastenico, crolla e si uccide davanti al nonno. Olivier aveva tentato il suicidio, ma era stato salvato da Edouard. Bernard torna dal padre, obbedendo al cuore. Romanzo sulla maturazione ed emancipazione dei giovani, vive sulla metafora dei falsari: la finzione è ovunque, per ipocrisia, bigottismo, convenienza od altro. Il romanzo pullula di personaggi. Molti sono spinti da impulsi demoniaci. Il male imperversa, l’immoralità trionfa. Gide fraziona la propria autobiografia fra diversi personaggi: Edouard, che scrive il romanzo, e ci dice come lo scrive, Vincent il seduttore dovstoevskiano, i falsari Boris lo schizoide, Laura l’adultera, Bernard il romantico. Tutti i temi della sua opera confluiscono nei cento romanzi di questo romanzo (omosessualità, immoralismo, viaggio). Bernard rappresenta l’aspirazione ad un ideale di purezza e nobiltà.
La porta stretta
Jéròme (Gide stesso) ama fin da bambino la cugina Alissa, che, però, gli si nega. Un giorno l’amico Abel, innamorato di Juliette, sorella di Alissa, capisce perché: Juliette è innamorata di Jéròme ed Alissa non vuole renderla infelice. Quando Juliette scopre la verità s’ammala, ma poi si sposa con un altro e pare felice; Alissa continua però a negarsi a Jéròme, oppressa da una tristezza cronica ed invasata di santità: legge libri religiosi e sviene di fronte a Dio. Avvizzisce mentre Jéròme spera ancora, finché muore.
Sinfonia pastorale

Un pastore protestante delle montagne svizzere scopre una ragazza idiota e cieca rimasta sola, e la porta a casa propria, con la moglie ed i figli, deciso ad aiutarla. Gertrude si riprende a poco a poco. Il giovane Jacques se ne innamora, ma il pastore gli chiede di non causarle un trauma. Il pastore e la cieca s’innamorano; lei viene operata e guarisce, ma, riacquistata la vista, viene colta dai rimorsi e scopre d’amare Jacques, che, nel frattempo, ha deciso farsi prete cattolico; Gertrude ne muore. Drammoni esageratamente tragici; le storie sono povere d’eventi e di costruzione drammatica. Sono più analisi di crisi che romanzi.


Les Caves du Vatican
A Roma. Anthime Armand-Dubois è un celebre scienziato che, , studia, con esperimenti crudeli, la neurofisiologia degli animali. Paralizzato alle gambe, professa, nonostante la moglie sia cattolicissima, il più convinto ateismo; il cognato Julius Baraglioul, conte e romanziere, tenta invano di convertirlo, ma lui arriva a schernire persino la nipotina, che crede ai santi ed alla Madonna. Una notte, però, vede in sogno proprio la Madonna, e si sveglia guarito: il clero lo spinge ad abiurare in pubblico la Massoneria, promettendogli, in cambio, appoggi e denaro; Anthime acconsente, ma perde, in tal modo, gli amici massoni, e la sua carriera scientifica ne viene compromessa. Alla fine deve trasferirsi a Milano.
A Parigi. Intanto, Jules riceve dal padre morente l’incarico di prendere informazioni sul giovane Lafcadio Wluiki: come tutti, ha poca stima di Julius come romanziere. Lafcadio (psicotico, cinico ed amorale) pratica atroci forme d’autopunizione. La visita di Julius lo convince d’essere figlio illegittimo del conte padre: infatti, il vecchio conferma i suoi sospetti e gli comunica d’avergli lasciato una parte dell’eredità; in cambio gli chiede solo discrezione. Lafcadio scopre così che la ragazza di cui s’è invaghito è Géneviève de Baraglioul, figlia di Julius, e, pertanto, sua mezza nipote. Lafcadio è bello, intelligente ed intraprendente. Abbandonato dal padre ed orfano di madre, ha avuto per maestro di vita l’ambiguo Protos, truffatore dai mille travestimenti: questi è, ora, al servizio di loschi intrighi. Spacciandosi per un inviato del cardinale, si presenta alla contessa Guy de Saint-Prix , e le racconta d’una congiura ordita dalla Massoneria ai danni della Chiesa: il Papa sarebbe stato rapito e sostituito da un impostore; per liberarlo occorre comprare la complicità d’un principe romano, e servono soldi. Il falso prete riesce ad ottenere dalla contessa un’ingente somma. La contessa è sorella di Julius, e ha per confidente Arnica Fleurissoire, sorella di Veronique (sono tutti vicini al clero). Il marito di questa, Amedée Fleurissoire, messo a parte del segreto, non esita a partire per Roma. Intanto, Anthime e Veronique vivono in umiltà, dimenticati dalla Chiesa, che aveva promesso d’aiutarli; ma Anthime è egualmente felice della fede, mentre Julius ne è scandalizzato e si ricrede sull’affidabilità della Chiesa. Lungo il viaggio per Roma l’ingenuo e goffo Amedée subisce tutta una serie di disavventure, e, appena arrivato, finisce a letto con Carola, che era già stata la sgualdrinella di Lafcadio ed ora spia ed amante di Protos, che ha, infatti, come compito, agevolato dalla sua dabbenaggine provinciale, quello di truffare Amedée. Impietosita, Carola cerca di metterlo in guardia contro il falso prete, ma, così facendo, gli confonde ulteriormente le idee. Le sue disavventure finiscono tragicamente quando, in treno, incontra Lafcadio, il quale, avuta da Julius la sua parte d’eredità, non sa cosa fare della vita, e decide di commettere un inutile omicidio: il povero Amedée non ha scampo. Nell’apprendere del delitto, Julius, che Amedée aveva messo a parte del segreto, si convince che Amedée avesse ragione e che sia stato fatto tacere dai congiurati; Carola si convince, a sua volta, che, ultimata la sua truffa, sia stato Protos ad uccidere Amedée. Non visto, Protos è stato testimone dell’omicidio, ed ora ricatta Lafcadio: totale obbedienza in cambio della sua omertà. Julius mette al corrente Anthime del segreto, e questi, che aveva accettato con rassegnazione le promesse non mantenute finché le aveva interpretate come volontà divina, nell’apprendere che sono dovute ad un falso Papa, decide di fare giustizia. Protos scopre che Carola l’ha denunciato, e la strangola, ma viene colto in flagrante dalla polizia ed accusato di entrambi gli omicidi. Lafcadio confessa egualmente a Julius d’essere lui il vero assassino; Julius non sa cosa consigliargli, ma Géneviève, che ha sentito tutto, l’invita ad affidarsi alla Chiesa e gli si offre: Lafcadio la prende ed è incerto se suicidarsi, costituirsi o lasciare perdere.

Parodia dei provinciali bigotti (Anthime, Julius, Amedée), sperduti nelle trame ordite a Roma e caduti nelle grinfie d’abili truffatori, ed apologia del male nella figura (dovstoevskiana) di Lafcadio, che la fortuna aiuta sfacciatamente e che, alla fine, vince tutto. Trama gratuita e male architettata.


Immoralista

Amara e fatalista confessione autobiografica. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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