Goncourt


Germinie Lacerteux
Mademoseille Varandeuille è l’ultima sopravvissuta d’una famiglia nobile caduta in disgrazia durante la Rivoluzione; vecchia e sola, vive nel suo appartamento, accudita dalla fedele Germinie. Questa è una brutta ragazza, che ormai ha perso la sua giovinezza: con la padrona è sempre devota e laboriosa, ma un giorno s’invaghisce d’un ragazzo, Jupillon, e, pur di non perderlo, si presta a tutto. In breve accumula debiti, ma riesce a comprare uno studio per il suo protetto; Jupillon ne approfitta cinicamente, senza disdegnare le altre donne: ciò getta nella disperazione la povera serva, che adesso lavora solo per lui. Divorata dalla gelosia, è spinta a dare sempre di più: quando rimane incinta, Jupillon non le dà il minimo aiuto, anzi, è lei, già indebitata fino al collo, a dovergli prestare dell’altro denaro. Nasce la bambina, ma morirà presto. Allora Germinie lascia il perfido Jupillon, ma solo per darsi al vino e agli uomini di passaggio; benché cada sempre più in basso, continua a servire diligentemente la sua padrona, che, a sua volta, continua a considerarla una santa, tanto che, quando la vita dissoluta la fa ammalare, si preoccupa di farla curare. Soltanto quando muore la Varandeuille scopre la verità e, allora, presa dalla rabbia d’essere stata ingannata per così tanto tempo, inveisce contro la memoria della defunta. Ritratto d’un personaggio tutto negativo, propulso da pulsioni primarie tutt’altro che nobili e dotato di pochissima intelligenza, egoista e possessivo, debole e bugiardo; eppure, si prova pietà per lei, mentre risultano sgradevoli i personaggi del coro che la condannano e l’ira finale della sua padrona pare l’estrema ingiustizia contro una martire incompresa. Duro e spietato, il romanzo non ha tesi morali o sociali: è la vita così com’è.

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