Julien Green


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Julien Green

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Adriana Mesurat
Adriana è cresciuta nella villa paterna, con la sola, tetra compagnia di un padre tiranno ed egoista e di una sorella, Germana, permanentemente malata e di 17 anni più anziana. Germana, sedicenne, è vissuta nella noia e nella solitudine. La vita si trascina monotona ed eguale fino al giorno in cui incontra il dottor Maurecourt: è amore a prima vista (benché all’insaputa di lui). Adriana inizia dei rituali di sorveglianza della villa Maurecourt che finiscono per destare la curiosità morbosamente gelosa di Germana. Dopo una scenata in cui Adriana rifiuta di confessare, Germana informa il padre, il quale terrorizza la figlia fino a farle confessare di essere innamorata. Adriana rifiuta però di svelare il nome dell’uomo ed il padre la rinchiude in casa; Adriana arriva a tagliarsi con i vetri della finestra. Germana tenta invano di convincere il padre di essere malata: il padre rifiuta di crederle e la costringe a stare in piedi. Germana decide allora di fuggire e chiede l’aiuto di Adriana, che è ben contenta di vederla partire. Mentre Adriana va a fare amicizia con un’affascinante vicina, la signora Legras, il padre indaga e scopre tutto. Adriana deve subire un duro interrogatorio, al termine del quale il padre le proibisce di uscire dalla camera e minaccia di diseredarla e di parlare personalmente al dottore (convinto che fra loro ci sia qualcosa). Adriana, terrorizzata, lo spinge giù dalle scale. Il giorno dopo la signora Legras si preoccupa di alleviare le sue pene durante l’inchiesta. Adrian resta sola con la domestica Desiderata e la saltuaria compagnia dell’amica Legras. È contenta che la sorella decida di non fare ritorno, ma piomba in un’abulia non meno infelice del terrore di prima. Per di più viene a sapere che la Legras è una mantenuta, ed il suo interessamento per lei si tinge allora di giallo: la sospetta di omicidio, vuole approfittare della situazione. Adriana si mette in viaggio, a caso; ma è assalita da altre angosce: l’amore segreto per il dottore, la paura di avere la stessa malattia misteriosa ed inguaribile della sorella. Ogni episodio ed ogni pensiero le causano turbamenti enormi. Manda una cartolina anonima all’amato Maurecourt e poi torna a casa. È decisa ad evitare la Legras, ma questa le sibila malignamente di poterla far condannare per omicidio: Adriana è in suo potere. Cerca conforto nella sorella dell’amato, Marie, che ha intuito la sua passione segreta; ma questa la insulta, rinfacciandole l’amicizia con una donna di malaffare come la Legras. È proprio questa a curarla quando ha un malore e a chiamare il dottor Maurecourt. Adriana le confessa tutto e chiede aiuto. La Legras le rivela però che Maurecourt è un 45enne vedovo con prole, piuttosto mediocre ed insulso. Adriana però non l’ascolta e Legras passa al dottore una lettera di Adriana, da cui però il dottore non intuisce nulla. Il dottore si presenta a casa di Adriana per visitarla. Adriana gli confessa di aver ucciso il padre, ma Maurecourt le rivela di averlo saputo dal giorno che venne ad accertarne il decesso. Adriana gli confessa anche di amarlo, ma il dottore, sgomento, la allontana, e tenta di farla rinsavire; infine le rivela di essere condannato da una grave malattia. Adriana non si è ancora ripresa da questo colpo che la Legras si mostra nella sua vera veste: le chiede in prestito un’ingente somma. Adriana, istupidita, vede la donna derubarla della sua dote dallo scrigno paterno; e la Legras, resasi conto dello stato di catalessi di Adriana, ne approfitta per svuotare lo scrigno e strapparle persino dal collo l’orologio d’oro. Desiderata informa Adriana che la Legras era stata sfrattata dal suo amante ed aveva bisogno di denaro. Desiderata le rivela anche che la perfida Legras ha raccontato a tutti i segreti di Adriana, compresi l’omicidio del padre. Maria Maurecourt viene a diffidarla dal rivedere il fratello, al cui debole cuore possono essere fatali emozioni forti. Le consiglia anche di lasciare il paese, perché ormai sono tutti scandalizzati dalla sua condotta e l’amicizia della Legras la fa considerare altrettanto perduta. Adriana cade di nuovo in uno stato di catalessi nella casa deserta. È ormai impazzita. Scende in strada e si mette in cammino, senza più sapere chi sia e dove vada. Tragedia della solitudine.
Mont-Cínère
Emily è una sedicenne, bruttina, che vive sola con la madre, Mrs. Kate Fletcher, nella casa paterna, in assoluto isolamento dal resto del mondo, covando un risentimento segreto nei confronti della madre, in quanto la sospetta di voler vendere le suppellettili di casa per soddisfare la sua avarizia: Mrs. Fletcher è, infatti, ossessionata dall’idea di fare economia e costringere Emily ad un’esistenza sgradevole, fatta di stanze senza fuoco e di mansioni umili. Con loro vive da anni Mrs. Elliot, la madre di Mrs. Fletcher, rimasta vedova e piombata in casa senza un soldo, nonostante la riluttanza della figlia; ben presto, però, la vecchia viene colta da una malattia che la costringe a letto, unica compagnia la triste nipote. A Mrs. Elliot ella confida i suoi battibecchi con la madre, e la nonna la ricambia svelandole le sue certezze (che Kate sia ricchissima) e le sue paure (che la voglia uccidere). I giorni passano monotoni, finché il pastore John Sedgwick viene a chiedere la carità: Mrs. Fletcher lo mette alla porta, ma Emily si offre di aiutare i poveri facendo la rammendatrice. Ormai Mrs. Elliot è cieca, ed un giorno parla dei suoi sospetti mentre è entrata in camera la figlia, che ascolta imbarazzata, mentre Emily prova un sadico piacere: pochi giorni dopo, tornando dal laboratorio di cucito, Emily apprende dalla madre che la nonna è morta. Le due donne rimangono sole in casa, più nemiche che mai: Mrs. Fletcher sostiene che ora non bisogna più riscaldare alcuna stanza, ma Emily sostiene d’essere malata, e l’accusa di volerla uccidere; Mrs. Fletcher giura di non rivolgerle più la parola, ed Emily minaccia di difendersi se oserà ricorrere alla violenza. Nella sua mente si fa strada il dubbio che la madre abbia ucciso la nonna, e, soprattutto, il desiderio di vivere in pace, da sola, in quella grande casa cui è morbosamente affezionata. La vita di silenzi fra le due donne diventa un incubo. Quando la madre decide d’affittare la camera della nonna a Maria Gray, una signorina, Emily lo prende come un atto di guerra e, a sua volta, escogita la rappresaglia: va dall’ex giardiniere Stevens, vedovo, con una bambina, e ridotto alla miseria più nera, gli racconta la situazione e gli chiede di sposarla e di prendere possesso con la forza di Mont-Cínère; bisognoso d’aiuto, Stevens accetta il patto ed il giorno dopo, crudelmente felice, Emily corre ad annunciare il matrimonio alla madre, che inorridisce. Per prima cosa, appena sposata Emily mette alla porta la petulante zitella, dando un altro colpo alla madre, che invecchia a vista d’occhio; la sua vendetta, però, è pronta: decide di non toccare più il suo conto in banca e, poco a poco, Mont- Cínère rimane senza soldi. Assillata dai problemi finanziari, Emily è anche ossessionata dalla figura del marito, che vive in casa come un estraneo, che lei non ama e, anzi, disprezza, e che arriva persino al punto di portarle in casa sua figlia Laura: Emily si rende conto che ora è lui il padrone di Mont-Cínère. Assalita dalla disperazione d’aver perso la sua amata casa, la fanciulla viene spinta ancor più alla follia; Stevens mette alla porta la madre, che continua a rifiutare di pagare i conti, e fa capire che intende vendere i mobili di casa per sfamare la figlia; Emily si rende allora conto che un giorno sarà Laura la padrona di Mont- Cínère, e tenta di strangolarla. Poi si chiude in camera e dà fuoco alla casa, lasciandosi morire nel rogo. Paranoia, patologia esasperata, noia, solitudine, odio: la condizione umana ridotta ai minimi termini, ad un piccolo inferno.
Ciascuno la sua notte
Wilfred è un umile commesso, cattolico praticante ma tutt’altro che senza peccato, che, con il cugino Angus (cocco della zia Mrs. Howard e giovane di successo) ed i lontani parenti James e Febea Knight, viene chiamato al capezzale dello zio Orazio. Wilfred viene umiliato per la più bassa posizione sociale, ma, in punto di morte, lo zio affida proprio a lui un pacco di lettere. Lo zio, vecchio reprobo, pensava che Wilfred fosse puro e ligio ai suoi comandamenti. Le lettere sono relative alla corrispondenza fra lo zio ed un’amante di nome Alicia, della cui fotografia Wilfred s’invaghisce. Wilfred è attratto anche dalla sensuale e provocante Febea Knight. Dopo il funerale, Wilfred torna alla sua umile esistenza, ma gli si presenta uno sconosciuto, Max, a porgli domande imbarazzanti, come se fosse la sua coscienza. Wilfred confida all’amico d’infanzia Tommy, rigorosamente cattolico, di commettere atti impuri, di non esserne pentito e, nonostante ciò, di continuare a credere nel Dio cattolico; Angus gli confida a sua volta di provare un’attrazione omosessuale per lui, così puro: Wilfred è sempre più imbarazzato da questa fama di puro che lo circonda. Il solo Max sa la verità, e gli invia dei moniti a ritrovare il retto cammino. Approfittando della malattia del marito, Febea stuzzica Wilfred, il quale, colto da scrupoli davanti all’adulterio, cerca conforto in Max; Wilfred è un donnaiolo, tanto incorreggibile quanto suo zio, ma attanagliato dal rimorso d’essere in peccato mortale. Sempre più attratto da Febea, ed ossessionato dalla sua somiglianza con Alicia (antica amante dello zio), Wilfred le scrive due lettere, una cordiale e formale, l’altra passionale e libidinosa: l’idea è di lasciar decidere alla sorte, d’imbucarne solo una a caso, ma poi finisce per spedirle entrambe. Nel frattempo, il collega Freddie, che aveva confidato a Wilfred la sua prima esperienza sessuale e che Wilfred aveva messo in guardia contro le malattie veneree, matura una paranoia e si convince, assurdamente, d’essere davvero malato, fino al punto di suicidarsi. Max, che subisce passivamente le violenze di Wilfred, è come lui un credente che non sa resistere al peccato, un disperato che non riesce a redimersi. Wilfred incontra i Knight e scopre che Febea non ha mai ricevuta la lettera oscena; capisce che è stato James a leggergliela e nascondergliela; è lo stesso James, però, a lasciarli soli, quasi a favorire la loro tresca. Wilfred si fa l’idea che James li voglia uccidere e James è davvero indecifrabile con i suoi discorsi religiosi pieni d’allusioni; nulla può comunque impedire che Wilfred e Febea si dichiarino il loro amore. Angus gli dice d’essere pedinato dal suo autista, un vile che l’avrebbe colto in flagrante mentre aveva rapporti omosessuali e minaccia di rivelarlo a sua madre. Tutti sono attanagliati da crisi esistenziali, morali, religiose e, al culmine della sua vita, Wilfred incontra l’Alicia amata da suo zio. La voglia di Febea è sempre più forte, ma cresce di pari passo la paura della dannazione: va a cercare conforto da Max, ma Max è risentito e lo mette alla porta. Allora Wilfred si convince che Max è davvero pazzo e lo voglia uccidere per vendicarsi delle umiliazioni inflittegli. Tenta la fuga, ma Max lo fredda. In punto di morte trova la forza di perdonare l’assassino. Muore felice.
Parabola ermetica e pessimista su di un’anima in pena per l’eccesso di fede.
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