Hawthorne

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The scarlet letter

La storia comincia a Boston, città puritana della Nuova Inghilterra, nel diciottesimo secolo; davanti alla prigione sono assembrate massaie pettegole e curiosi; si commenta la vergogna di Hester Prynne, una giovane inglese stabilitasi in quella terra da un paio d'anni: suo marito non l'ha mai raggiunta, ma ora si trova madre d'una bambina di pochi mesi. Per il suo peccato, già esposto al pubblico ludibrio, è prevista la pena di morte, ma, in considerazione della sua giovane età, i magistrati hanno deciso di graziarla. Invano le vecchie beghine reclamano la sua testa; la punizione inflitta ad Hester è comunque assai severa: dovrà portare per tutto il resto della sua vita una lettera A color scarlatto ricamata sul grembo, un segno che servirà a ricordare a lei ed agli altri l'infamia di cui s'è macchiata. Mentre le autorità tentano invano di farle confessare il nome del padre, lei riconosce tra la folla la vecchia e deforme figura del marito. John Wilson, decano dei sacerdoti di Boston, invita il giovane prete Dimmesdale, proveniente da un'università inglese, a parlare con la rea; Dimmesdale ci prova, riluttante, ma s'arrende subito. In prigione Hester riceve la visita del marito, giunto quel giorno a Boston dopo un periodo di permanenza presso una tribù indiana: come medico pensa innanzitutto ad assistere la bambina, scossa da violenti singhiozzi, poi si rivolge alla moglie che l'ha tradito; ammette d'aver compiuto uno sbaglio sposando una ragazza che non avrebbe mai potuto amarlo, ma manifesta anche il truce desiderio di vendicarsi dell'uomo che li ha rovinati, e le fa giurare che non rivelerà mai la sua identità.

Uscita di prigione, Hester s'adatta a vivere in una capanna ai margini del paese e a campare di lavoro d'ago, ma non si abitua facilmente alle occhiate di riprovazione ed allo scherno dei ragazzini. La figlia Pearl cresce vispa e sana, tanto che la sua vivacità preoccupa la madre, seriamente timorosa d'aver messo al mondo un essere perverso e demoniaco, come qualcuno già comincia a mormorare; il folletto è, invece, soltanto il frutto della segregazione fisica e morale. Ma le chiacchiere della gente giungono all'orecchio dell'autorità, che meditano di sottrarre la bambina alla madre; per difendere i suoi diritti, Hester si reca allora dal governatore Bellingham, e al suo cospetto, di Arthur Dimmesdale, del marito Roger Chillingworth (divenuto amico del precedente) e del pastore Wilson, perora la sua causa, ma la bizzarra natura della bambina la mette in imbarazzo ancora una volta; disperata, s'appella a Dimmesdale, che, profondamente scosso, le dà ragione e convince anche gli altri a lasciare le cose come stanno. Questa visita di Hester e Pearl si svolge in un clima lugubre: uno specchio deformante mostra Hester agli occhi della figlia come se fosse completamente coperta dalla lettera scarlatta, Chillingworth è visibilmente abbrutito, Dimmesdale è pallido e malaticcio, e, per finire, uscendo, Hester si sente chiamare dalla sorella del governatore, sospetta strega. Dimmesdale viene considerato quasi un santo dai suoi concittadini, che assistono con dispiacere al suo rapido deperimento fisico, mentre nutrono della diffidenza verso Chillingworth, di cui si biasima l'aspetto torvo e si bisbiglia di foschi sospetti appresi sulla sua permanenza presso gli indiani; tra i due è comunque sbocciata una sincera amicizia, però non totale, perché entrambi tengono ben custodito il segreto del proprio malore. Chillingworth è deciso a scovare il colpevole, ed una specie di sesto senso lo tiene incollato al pretino; un fiuto maligno gli indica il maligno senza volto, sente che da quell'anima in apparenza così candida esala puzza di marcio, e si accanisce ad attizzare i suoi tormenti sperando, prima o poi, di farlo aprire. Nel cimitero, in cui la sua perfida insistenza riesce a far saltare i nervi persino al quieto Dimmesdale (dal canto uso morbosamente legato a questo persecutore ed oppressore che si spaccia per medico ed amico), si svolge una cerimonia demoniaca: invano rincorsa e redarguita da sua madre, Pearl danza su una tomba, e poi appiccica rovi spinosi alla lettera scarlatta. L'istinto pervertito della bambina, che sembra incarnare il peccato che l'ha originata, fa da sfondo alla caccia spietata del marito tradito, ormai trasformatasi in un sordido duello di nervi tra il riscatto dell'umiliato e l'agonia del rimorso. Man mano che la cupida sorveglianza di Chillingwort si faceva più vigile, il tormento e l'angoscia pubblica crescevano, acuiti dal grottesco clima di venerazione , nell'animo di Dimmesdale, come se i due uomini non fossero che due poli interagenti, attratti e respinti con forza crescente l'uno dall'altro. Tra i due, in effetti, si compie un'inversione di ruolo: la vittima si trasforma in torturatore, ed il colpevole in vittima, sicché quella che prima era una mutua attrazione di poli opposti (un innocente ed un colpevole) si trasforma in mutua repulsione di due poli eguali (entrambi colpevoli).

Dimmesdale ha bisogno di punire il suo corpo (il suo deperimento è dovuto in buona parte ai digiuni che si infligge). Una notte, sonnambulo ed allucinato, si reca addirittura al palco dove Hester fu esposta, vi sale e grida come un lupo solitario che ulula alla luna, un vampiro che abbia compiuto la sua dolorosa missione, una strega che non riesca a liberarsi del demonio; attorno a lui si muovono i fantasmi del paese, il governatore ed il pastore, che non lo vedono, e nell'incubo li immagina quando sapranno della sua colpa e si trasformeranno in giudici spietati. Da questo carnevale dell'orrido spunta, reale, Pearl, e dietro di lei sua madre: le chiama sul palco, le prende per mano ed invoca il giudizio universale; una meteora squarcia le tenebre e traccia in cielo una lettera A scarlatta; davanti a loro si staglia, in sembianze da Lucifero più che da uomo, la minacciosa figura di Chillingworth. In pieno delirio, Dimmesdale, terrorizzato, prima non lo riconosce e poi si lascia portare via docilmente da lui; durante tutta la scena, Hester è rimasta passiva, mentre Pearl ha schernito il pover'uomo. Ispirato ancora una volta da un potere maligno, Chillingworth s'è trovato nel posto giusto al momento giusto; Hester ha però notato l'influenza esercitata sul pretino dal marito e, in un momento, ha capito la tremenda vendetta del primo sul secondo, lo spregevole godimento dell'uno e l'acuta sofferenza dell'altro, il tragico rapporto di sadomasochismo instauratosi tra i due. Chillingworth conosce l'identità del rivale, mentre Dimmesdale è indifeso proprio perché non sa chi sia in realtà l'uomo che lo tiene in vita con le sue medicine.

Hester cerca allora un colloquio faccia a faccia col marito, lo accusa d'aver esagerato nella sua vendetta, d'essersi comportato peggio di quanto loro si fossero comportati verso di lui; durante una passeggiata nel bosco ha la poi l'occasione di parlare a Dimmesdale: come due fantasmi, uccisi entrambi dalla vergogna e dal dolore e non ancora tornati alla vera vita, si raccontano le proprie pene, poi lei gli svela l'identità del medico, e la voragine sotto i piedi di lui si spalanca ancora un po'. È, però, la fine: tutti convengono unanimi che Chillingworth ha peccato più di loro, che, in fondo, il loro è stato un peccato d'amore, mentre il suo è stato un peccato d'odio; per assurdo, loro sono le persone più stimate dei dintorni, lui per i suoi appassionati sermoni, lei per la sua generosità; matura così un sentimento di ribellione verso quella gente ingrata, che antepone a prove tangibili di bontà e generosità degli stupidi pregiudizi: Hester gli propone di tornare in Europa con lei e ricominciare la loro vita daccapo.

Il triangolo è giunto ad una geometrizzazione perfetta, ogni vertice è al tempo stesso vittima e persecutore degli altri due (anche tra Dimmesdale e Hester, concretizzatosi in due momenti: quando lui l'ha abbandonata sola all'ingiuria pubblica e quando lei gli ha tenuto nascosta l'identità del marito), ma adesso c'è un solo vertice che è persecutore dai due lati, nei suoi confronti gli altri due sono vittime e si sono neutralizzati tra di loro: il triangolo si spezza e diventa un segmento più un punto ad esso estraneo, ma a cui è sospeso.

La prospettiva di vivere insieme lontano da quel Paese (cui sono rimasti eroicamente attaccati per tutti quegli anni) sembra ridare la vita ad entrambi; Hester si toglie la lettera, la getta via e si scioglie i capelli, ma Pearl riporta entrambi alla realtà: chiamata dalla madre perché faccia la conoscenza del padre, s'avvicina lentamente e si arresta dall'altra parte di un ruscello, insensibile ai solleciti della madre; finalmente Hester capisce ciò che la turba: si rimette la lettera e nasconde i capelli sotto il cappuccio; allora Pearl torna da lei e, come prima cosa, bacia la lettera che fiammeggia nel suo grembo: l'amore morboso che mostra per quella lettera, che sin dai primi istanti di vita identifica con la madre e, anzi, con la vita stessa, la elegge a guardiana di sua madre, è lei a ricordarle continuamente il peccato, e ora sembra volersi ergere tra i due amanti per impedirle di peccare ancora; quando Dimmesdale la bacia, lei corre al ruscello a lavarsi. Ora angelica, ora demoniaca, ora folletto evanescente, ora tenera bimba, Pearl s'allea con Chillingworth e sorprende i due amanti alle spalle; anche Pearl entra nella catena delle vittime che divengono persecutori, ed i segmenti, incrociati, sono due.

I due congiurati si separano dopo essersi divisi i compiti: lei (parte attiva) prenota la cabina sulla nave che li porterà in Europa, lui (parte passiva) torna a casa in stato confusionale e visibilmente eccitato (trasforma in allucinazioni i volti che incontra) e turbato dalla sua stessa eccitazione che somiglia ad un trionfo faustiano della natura demoniaca su quella angelica; giunto a casa, mangia e passa la notte a scrivere il sermone per il giorno successivo, la festa nazionale. Il giorno dopo Hester e Pearl sono in mezzo alla gente che aspetta la processione; il comandante della nave allude ad un altro passeggero, che s'è presentato come suo amico: è Chillingworth, che sogghigna poco distante. La processione delle autorità s'avvia, ma - come se non bastasse - la sorella del governatore (mezza pazza e sospetta strega) le si avvicina e le sussurra allusioni inequivocabili sui suoi rapporti con Dimmesdale; infine, è la volta del capitano, che, tramite Pearl, le trasmette un messaggio sibillino del marito; circondata da una folla curiosa ed ostile che vuol vedere la donna dalla lettera scarlatta, Hester si mantiene calma pur presentendo la tragedia.

Dimmsdale tiene la sua orazione; alla fine, mentre il popolo l'applaude, vede come in un incubo Hester e Pearl sullo stesso palco dell'infamia; impallidisce e, tremante, si avvia verso il suo destino; svela il suo segreto alla gente, mentre Chillingworth s'abbatte sconfitto; prima di morire per l'emozione, Dimmesdale ottiene un bacio da Pearl: riconciliato con Dio, muore. Dimmemsdale è un nevrotico, un visionario ed un invasato, colto da improvvise crisi di follia (in una di esse deve aver commesso il sacrilegio) durante le quali il mondo si trasfigura in una bolgia di fantasmi; può esaltarsi ed abbattersi tanto per Dio quanto per Hester; uno spasmo più violento lo uccide. Pearl è una fusione di Dio e Demonio, un'incantevole bambina che soffre di attacchi epilettici e che, costretta sin dall'infanzia ad una solitudine innaturale, è facile preda di paure ed ossessioni, soprattutto per ciò che faccia cambiare, anche se di poco, sua madre, unica certezza della sua vita.

I finali sono due: secondo il popolo Dimmsdale morì portando sul petto un orrendo stigma (una lettera A) che si era tatuato per infliggersi una penitenza; secondo le autorità, invece, non vi fu alcuna relazione tra la sua morte e Hester Prynne, sennonché la pietà lo spinse all'ultimo istante a quel folle gesto per riscattare la donna; la prima versione è viziata dalla leggenda, la seconda dalla censura; quando Chillingworth muore, lascia a Pearl una grossa eredità.

Madre e figlia si trasferiscono in Europa e, dopo molti anni, fa ritorno la sola Hester, che, senza dire nulla, riprende le sue abitudini (si suppone che la figlia sia sposa felice). La lettera scarlatta che porta in grembo sarà sino alla fine non più un'ignominia, ma un simbolo del martirio ed un muto gesto di protesta contro l'intolleranza puritana.


Racconti di Hawthorne

The Maypole of Merry Mount.

La repressione, da parte dei puritani di Endicott (spietate truppe crociate del Nuovo Mondo), della setta di Thomas Morton, che si dedica ai riti pagani intesi a celebrare la natura (travestiti da animali o da spiriti attorno ad un palo decorato di fiori); Hawthorne sembra condannare la violazione delle leggi da parte dei ribelli, ma ancor più la crudeltà e la stupidità dei bigotti.

The minister's black veil.

Inverte la situazione di The scarlet letter: qui un prete si autocondanna a nascondere vita natural durante il volto dietro un velo. La gente, che non riesce a scoprire la causa di questa espiazione, bisbiglia ed inventa leggende; nessuno ha pietà di lui; sul letto di morte trova il coraggio di gridare che tutti portano sul viso un velo nero, ma spira senza aver svelato il suo segreto; forse aveva realmente un grave peccato sulla coscienza, forse voleva ricordare a tutti che anche chi non ha commesso nulla è peccatore. Una parabola sul peccato, sulla colpa, e sulla superstizione.

Young goodman Brown

è un giovane sposo che vive in una comunità in cui apparentemente tutto è santo e puro, ma un giorno (messo in guardia dalla buona e pia moglie Faith) si mette in viaggio attraverso un bosco, e lungo il cammino incontra il Demonio, che gli rivela d'essere amico di un po' tutta la gente del villaggio, e persino dei suoi stessi antenati. Brown lo abbandona, ma da quel sentiero passano tutti gli abitanti del villaggio, sacerdoti compresi, diretti al raduno indetto dal demonio, e passa anche Faith, a parole recalcitrante ma di fatto ben disposta a seguire la folla. Brown spia il rito sacrilego ed il sermone del Demonio: d'un tratto l'immagine svanisce, e Brown torna al villaggio, dove trova tutti i suoi compaesani intenti alle solite faccende; non riesce a credere che sia stato soltanto un sogno, neanche quando Faith gli corre incontro per dargli il benvenuto. Per il resto della sua esistenza conserva nei confronti degli altri un tono sarcastico, convincendosi d'essere l'unico innocente del villaggio e scorgendo, dietro ogni gesto degli, altri la viltà e l'ipocrisia. L'allegoria sul peccato originale è il pretesto per descrivere la mente esaltata e cupa di coloro che si credono senza macchia, che vedono (o credono di vedere) con chiarezza i peccati altrui ma non i propri, e che, finendo per convincersi di essere gli eletti di Dio, vogliono assurgere a giudici e punitori. Questi puritani rappresentano un pericolo per la comunità, sono sempre in astio con gli altri (esseri inferiori che disprezzano), e muoiono infelici.

Ethan Brand.

Brathram è intento alla fornace da cui sforna il marmo; suo figlio ode una risata, e poco dopo appare Brand, il suo predecessore, partito vent'anni prima alla ricerca del Peccato imperdonabile. Tutto il villaggio accorre. Scortese e demoniaco, Brand sostiene d'aver trovato ciò che cercava, ma i suoi modi convincono tutti che è diventato pazzo. Giunge un ebreo errante, che porta una scatola dentro la quale si vedono immagini artistiche e documentarie; l'ebreo dimostra di conoscere Brand, e gli fa vedere, anzi, il "Peccato imperdonabile".

La notte Brand si offre di vegliare il fuoco del forno; Brathram sospetta che voglia invocare il Demonio, ma lo lascia fare; con un'orrenda risata, invece, Brand si getta tra le fiamme; il giorno dopo Brathram trova il suo scheletro in una lastra di marmo: con un solo colpo la manda in frantumi.

Se l'ebreo è il Demonio che l'ha tentato e sedotto, Brand è il dannato che soffre di essersi perduto ma gode del suo vizio, e Brathram l'uomo timorato di Dio, che distrugge davanti al figlio l'ultima vestigia del peccato, pur lavorando giorno e notte a contatto dell'inferno.

The gentle boy.

Ibrahim è figlio di due quaccheri: il padre è stato giustiziato e la madre condannata a morire di fame nella foresta. Tobias Pearson e sua moglie Dorothy si prendono cura di lui, ma il fanatismo dei loro concittadini rende loro la vita difficile. Un giorno Ibrahim viene frustato, lapidato e calpestato dai bambini del villaggio; per effetto di quest'ennesima crudeltà, il padre si converte alla religione dei quaccheri, e il bambino comincia malinconicamente a deperire a vista d'occhio; dopo tanti giorni di martirio e di esilio verrà il giorno del riscatto, quando il re dichiarerà ufficialmente chiusa la caccia al quacchero, e la madre potrà tornare ad abbracciare il suo Ibrahim prima che esali l'ultimo respiro.

Storia patetica che ancora una volta punta il dito contro il fanatismo dei puritani.

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