Victor Hugo


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Hugo, I Miserabili

 

Victor Hugo si trovava nell'isola britannica di Guernsey, esule dalla Francia susseguente la rivolta del 1848 (la Francia di Napoleone III), a causa delle sue idee repubblicane, quando, nell'aprile 1862, pubblicava I Miserabili (Les Misérables); in quello stesso periodo Hugo ridicolizzava l'imperatore in Napoléon le pètit, ed appoggiava, finanziandoli, esuli e patrioti repubblicani. Il liberalsocialismo di Hugo s'era venuto formando lentamente a partire, in occasione della morte della madre, dal riavvicinamento al padre, ex generale napoleonico; quello stesso avvenimento preludette ad un sincero accostamento alla religione, e la religione condizionerà in modo determinante il discorso, che Hugo stava portando avanti, sulla miseria: la sua lotta contro la miseria, uno dei maggiori nemici dell'uomo, si riflette in tutti i suoi componimenti, in molti dei quali essa diventa un'occasione per spronare gli uomini ad affrontare, con piena coscienza, l'eterna lotta del bene contro il male. La suprema battaglia contro la miseria e l'ignoranza in un periodo di rivoluzioni ritardate o più meno o rientrate, di iniziative e riforme promesse e non attuate, di scontento popolare e benessere borghese.

Nel 1834 Hugo scrisse Claude Gueux, un libro chiaramente polemico imperniato su un fatto realmente avvenuto: l'uccisione di un carceriere per mano d'un detenuto che viene, quindi, condannato a morte, mentre agli occhi di Hugo esistono delle attenuanti che non sono trascurabili; d'altronde, il detenuto era in carcere per aver rubato una pagnotta; dice Hugo: "La sorte lo mette in una società così mal fatta che egli finisce coll'uccidere".

L'opera che Hugo comincerà nel 1845 s'intitola Jean Tréjan: questi è un povero diavolo che ha scontato diciannove anni di galera per aver rotto un vetro e rubato una pagnotta che non ha fatto in tempo neppure a mangiare e per aver tentato ripetutamente di evadere. Sin dal 1828 Hugo era andato documentandosi sul conto di un certo monsignor Bienvenu Miollis, vescovo di Digne, che aveva benignamente accolto un ex galeotto, Pierre Maurin, il quale aveva pagato con cinque anni di bagno il furto di una pagnotta; nel 1829 Hugo aveva scritto L'ultimo giorno di un condannato, dove uno dei due sventurati racconta all'altro la propria storia di orfano, ladro per fame e condannato a quindici anni di lavori forzati: ritrovatosi libero con una gran voglia, contrastata dall'infamante passaporto giallo che gli chiude ogni porta, di essere onesto, rompe il vetro d'una panetteria, afferra un pane e, colto in flagrante dal panettiere, viene condannato all'ergastolo; evade, uccide, e viene, infine, condannato a morte.

Senza dimenticare Claude Gueux, Jean Tréjan ha, dunque, almeno due predecessori.

Hugo lavora a questo romanzo, mutandogli nome in Miséres, sino alla vigilia delle giornate del febbraio 1848; riprende il manoscritto nel 1851 e lo conclude a Guernesey nel 1861; in questi anni l'intenzione di Hugo nei riguardi dell'opera s'è estesa; inizialmente egli intendeva articolarlo in quattro parti: storia del santo (Myriel), storia di un uomo (Tréjan), storia di una donna (Fantine) e storia di una bambola (Cosette); nell'ultimo periodo acquista, invece, importanza la figura di Marius; il romanzo muta anche nome e diviene Les Misérables: la travagliata stesura del libro s'è, quindi, protratta per tredici anni, più otto mesi di rilettura.

Il libro si apre con il ritratto del magnanimo monsignor Myriel, che, rovinato dalla rivoluzione, ha ottenuto prestigio e rispetto mettendosi al servizio degli ideali di bontà e carità, aiutando i poveri ed i bisognosi; la descrizione di piccole abitudini e fatti che hanno visto protagonista il sant'uomo delineano in tutta la sua semplicità bontà l'animo di monsignore, e su questo ritratto s'innesta quello dell'ex galeotto. Condannato a quindici anni di carcere per aver rubato una pagnottella con cui sfamare i figli della sorella, giunge in paese subito dopo la scarcerazione, ma tutte le porte sono chiuse per colui che ha il passaporto giallo; solo Myriel lo riceve, gli dà da mangiare e lo ospita per una notte, ma l'ex forzato, cui la prigione ha insegnato ad odiare, deruba il vescovo dei piccoli valori rimastigli e fugge. Catturato dalle guardie e messo a confronto con il vescovo, viene difeso da questi e, quindi, rimesso in libertà; non solo, ma Myriel gli dona anche la refurtiva, raccomandandogli di usarla a fin di bene. Allontanatosi dal paese, Valjean si ferma ai margini di un bosco a meditare su quanto è avvenuto, e, soprappensiero, non s'avvede neppure di derubare un piccolo girovago; quando ne rende conto, cerca invano di raggiungere il ragazzo: in quel momento avviene nel suo animo la decisiva trasformazione.

Nel frattempo, quattro giovani amici corteggiano a Parigi altrettante giovani amiche; si tratta solo di un gioco, meno che per Fantine, che - al termine dell'avventura - è incinta; costretta dalla necessità ad affidare ai coniugi Thérnadier la bambina, Cosetta, si reca a chiedere lavoro in un paese vicino, dove un ricco industriale ha risollevato, mediante ottimi investimenti, l'economia degli abitanti; si tratta di Valjean, che s'è conquistato, in breve tempo, la fama di uomo caritatevole e sempre pronto ad aiutare i timorosi di Dio, ma implacabile verso i peccatori; solo l'ispettore Jàvért diffida di lui; il vecchio Fauchelevent lo odia sino al giorno in cui Valjean gli salva la vita e lo sistema, ormai storpio, in un convento. Fantine lavora nell'industria di Valjean, che si fa chiamare Madeleine, e con il ricavato paga i coniugi Thérnadier; questi cominciano ad approfittarsene e, con la scusa di varie malattie e bisogni inventati, richiedono a Fantine somme sempre maggiori, che - per trovare quelle somme esorbitanti - è dapprima costretta a vendere i suoi capelli, poi gli incisivi, e, infine, a prostituirsi: è proprio in questa situazione che viene arrestata da Jàvért. Ella odia Madeleine, in quanto è stata scacciata dalla fabbrica non appena s'è risaputa l'esistenza di una figlia; così, quando lo incontra, comincia ad insultarlo, ma lui, impietosito, le rende la libertà e le promette di provvedere affinché le venga restituita la figlia; ma Fantine è gravemente ammalata, e, contemporaneamente, un certo Champmathieu viene accusato d'essere Valjean, e d'aver derubato un ragazzo. Valjean non può permettere che un innocente venga condannato al suo posto, e, quindi, si costituisce tra lo stupore di quanti lo conoscevano come un ricco industriale; è proprio Jàvért a dargli la caccia, in virtù di un odio innato, ma Valjean riesce a sfuggirgli per tener fede alla promessa fatta a Fantine: quest'ultima muore con l'animo straziato dalla notizia che le viene riferita senza compassione da Jàvért.

Mentre Jean Valjean si reca dai Thérnadier, nasconde il profitto di tutti gli anni passati sotto il nome di Madeleine; giunto a destinazione, si rende conto della miseria e dell'ignoranza in cui la bambina è stata allevata dalla perfida coppia di sfruttatori: la incontra, infatti, mentre, mezza nuda, si reca, con un secchio sottobraccio, a prendere l'acqua nel bosco; i Thérnadier hanno altre due figlie che vivono nell'ozio e nel divertimento. Valjean vuole concedere alla bambina, che ha sempre sofferto e che è vissuta come una schiava in quella casa, un po' di gioia: le regala, quindi, una stupenda bambola e, pagato il conto, le mette infine addosso dei vestiti da lutto e se la porta via.

Il vecchio e la bambina si sistemano a Parigi, ma anche qui sono raggiunti da Jàvért, che li insegue a lungo, prima di perderne le tracce; Valjean s'è sistemato nel convento in cui lavora Fauchelevent, e non tarda a convincere questi a farsi assumere dalle suore.

A questo punto la vicenda si sposta ed inquadra Marius, figlio di un colonnello cui a Waterloo venne salvata la vita da Thérnadier, e che solo alla morte di questi ottiene il permesso di conoscerlo, in quanto il nonno, Guillernormand, odia i bonapartisti e ha, per questo, personalmente allevato il nipote; per reazione Marius si ribella al nonno e adotta quegli ideali che furono del padre.

Si rifugia presso gli amici dell'ABC, un circolo rivoluzionario che s'inquadra nella situazione esplosiva della Francia; conosce Courfrayac, che per un certo periodo lo ospita in casa sua, ed Enjolras, capo riconosciuto del gruppo, oltre ad altre figure minori; abita comunque in una vecchia pensione. Vive in miseria e melanconicamente sino al giorno in cui conosce Valjean e Cosette: s'innamora a prima vista di quest'ultima, ormai donna, e cerca, quindi, di rivederla di giorno in giorno, finché Valjean sospende le passeggiate.

Marius rivede Valjean nella sua casa, più precisamente nell'appartamento di fianco, che può spiare in virtù d'una fessura; Valjean vi si reca a fare l'elemosina, ma gli abitanti della lurida stanzaccia progettano un agguato; si tratta dei Thérnardier, che - fallita la loro attività di osti - si sono messi in contatto con la malavita parigina (Babet, Montparnasse, ecc.), affidando alla strada i loro cinque figli: le due figlie Azelma ed Eponine, che s'innamora di Marius, ed i tre figli, dei quali solo Gavroche si trova talvolta a casa. L'agguato a Valjean non riesce per l'intervento di Jàvért, che non fa peraltro in tempo ad accorgersi della presenza del suo rivale; Marius resta impotente nella sua camera, dibattuto tra le due opposte tendenze di salvare il padre della ragazza che ama e di essere riconoscente verso chi salvò la vita a suo padre.

Valjean approfitta della morte di Fauchelevent per abbandonare, con questo nome, il convento; si stabilisce, allora, in una casa abbandonata il cui giardino diventa presto sede degli appuntamenti notturni di Cosette e Marius; il loro puro amore è ostacolato da Gillernormand, che, sebbene a malincuore, rinnega il nipote, e da Valjean, che vuole fuggire in Inghilterra: così Valjean e Cosette si trasferiscono, e Marius, abbattuto e privo di speranze, partecipa, al fianco dei suoi amici, all'insurrezione del 5 Giugno 1832; il suo primo pensiero è quello di suicidarsi, ma vede Valjean, che ha scoperto tutto e sembra ignorarlo, sulla stessa barricata. Frattanto Jàvért è stato fatto prigioniero dagli insorti, che meditano di fucilarlo; la barricata resiste a lungo, merito degli atti eroici di Marius e Valjean, e del sacrificio prima di un vecchio, Babeuf, e poi di un giovanissimo, Gavroche: Valjean chiede il permesso di uccidere personalmente Jàvért, ma, quando rimane solo con lui, lo libera; torna alla barricata in tempo per vedere la vittoria delle truppe: gli insorti vengono tutti uccisi, eccetto Marius, tratto in salvo all'ultimo momento da Valjean, che se lo trascina lungo il fetido ed interminabile dedalo delle fogne di Parigi, e, al termine della fuga, è Thérnardier, incontrato casualmente, che gli offre la via della salvezza; ma sulle tracce di Thernardier c'è Jàvért, che, allora, insegue Valjean. Marius, svenuto, non s'accorge di nulla, né della breve conversazione tra i due, né del trasporto a casa del nonno. Jàvért accompagna ancora Valjean a casa e lo lascia libero; nella sua anima è in fermento qualcosa d'inesprimibile che si concretizza nel suicidio: morto l'implacabile persecutore, Valjean si sente libero, e può pensare alla felicità di Cosette.

Dopo aver curato il nipote, Gillernormand acconsente alle nozze; Valjean, che nessuno conosce sotto la sua vera identità, offre tutto il suo patrimonio, che aveva nascosto all'epoca dell'evasione, come dote di Cosette; egli soffre intimamente per questo matrimonio, che gli ruba l'unica persona che lo abbia amato, ma si rende conto di non poter disporre a suo piacimento della vita di Cosette: dopo il matrimonio preferisce allontanarsi a poco a poco dalla vita coniugale di Marius e Cosette. Le sue visite si fanno sempre più rare per l'atteggiamento ancora ostile di Marius, cui Valjean stesso ha rivelato la sua vera identità; infine, Valjean esce del tutto dalla vita di Cosette che, pazzamente innamorata, quasi non se ne rende conto; ma la perdita di Cosette gli è fatale.

Marius scopre, nel frattempo, che Valjean è il suo salvatore, e che il passato del buon uomo è tutt'altro che lugubre: è Thernardier in persona a rivelargli, in cambio di una buona mancia, parte del passato di Valjean; pentiti d'aver così a lungo trascurato il pover'uomo, si recano a casa sua appena in tempo per ascoltarne le ultime parole.

La carrellata dei miserabili si conclude con la morte di quello che dovrebbe essere il più miserabile di tutti, ma che, in effetti, lo è di meno: Valjean passa tutta la vita a fare del bene, in osservanza a quanto promesso al vescovo di Digne, e, in particolare, salva Cosette dalla miseria, la alleva e le regala la felicità salvandole Marius, che, dopotutto, è il suo maggior rivale (e l'unico invincibile, perché rappresenta l'amore), e, infine, glielo dà in sposo; a questo punto non può far altro che morire, perché lo scopo della sua vita è stato raggiunto: il bene ha sconfitto il male, e ha dato origine ad un altro bene.

Tutti i personaggi incontrati nella vicenda dell'ex galeotto che sfugge alla giustizia umana sono dei miserabili, quasi a voler significare che tutti gli uomini sono tali.

Fantine è pura, giovane, felice, crede nell'amore e s'illude, ma la cruda realtà della vita si fa subito innanzi, e la deruba prima del marito, poi della figlia e, infine, di sé stessa, venduta agli angoli delle strade per una manciata di denaro che non le basta neppure per sfamarsi: sacrifica capelli e denti per far crescere bene la sua bambina, diventa orribile, sempre cercando di rispettare le leggi della morale e della religione, ma deve infine cedere e rinnegare anche queste, e non sarà ancora sufficiente.

Cosette, nata sventurata quanto la madre, riceve in seguito il bene che la madre s'è meritata: ella simboleggia il bene che Valjean per sua stessa imposizione.

Javert, la personalità forse più enigmatica, è il ritratto dell'orrore, dell'ingiusta persecuzione, del giustiziere implacabile, del male che annusa la preda e non l'abbandona sino a quando ha la speranza di spuntarla; quando si rende conto che non ha più speranza di catturare la preda perché egli stesso si rifiuta interiormente di commettere un simile atto nei confronti di un essere tanto buono, si uccide, rende la libertà, meritata, al povero disgraziato che s'è visto rovinare la vita da una pagnotta.

Nelle sue crisi d'incontenibile gioia e di disperazione folle, Marius è un personaggio che solo in parte si ricollega ai precedenti; non è nato nella miseria come Cosette, non vi s'immerge, come Fantine, per colpa della società ipocrita, non vi viene precipitato, come Valjean, da un'ingiustizia: egli si rivolge alla miseria come unico mezzo per affermare la propria personalità nei confronti di un nonno troppo rude e dispotico, cerca la miseria per opporsi alla stupida ricchezza degli ambienti aristocratici in cui Gillernormand e, inoltre, per sentirsi, in un certo qual senso, spiritualmente unito a suo padre, eroe di Waterloo morto in miseria.

Anche gli amici di Marius sono dei miserabili: essi vivono di un'idea che sanno di non poter realizzare, sono morti ancor prima di venire uccisi nell'insurrezione; ognuno con una personalità a parte, costituiscono un mosaico isolato, idealmente più elevato di quello formato dai bassifondi, ma non per questo meno maltrattato dalla società.

I più miserabili sono indubbiamente di tutta la galleria sono i Thernardier: il padre senza scrupoli che prostituisce le figlie ed abbandona i figli, la madre sfruttatrice d'una povera bambina indifesa, le figlie brutte e cenciose che di notte percorrono quasi nude le vie di Parigi e chiedono l'elemosina a tutti coloro che possono elargirla, Gavroche, monello e furfante prima, eroe senza patria e martire senza tomba poi, ed infine i due minori, vagabondi minorenni per il dedalo dei bassifondi, costituiscono la summa di tutto ciò che c'è di miserabile nel romanzo, dalla miseria alla delinquenza, dall'umiliazione alla frustrazione, dall'eroismo assurdo all'incoscienza, dalla bestialità alla ferocia.

Jean Valjean è l'anima di questo fosco mondo che vive ai margini della società e che lo rifiuta; egli vuole fare del bene a tutti indistintamente, e proprio per questo la società sembra rifiutarlo: ha commesso un piccolo reato, eppure lo trattano come se fosse un assassino; è costretto a cambiare nome, fuggire, nascondersi, ricominciare continuamente da capo, sempre assillato dal pensiero di Jàvért sulle sue tracce; ma quando questi muore e la sua missione termina con il matrimonio di Cosette, Valjean può finalmente farsi chiamare Valjean e morire contento.

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