Koestler

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Darkness at noon

Nikholas Rubashov è un importante politico sovietico: caduto in disgrazia, viene arrestato. Durante la segregazione ha modo di rievocare gli eventi che l'hanno compromesso come controrivoluzionario; ora l'accusano d'aver complottato per uccidere il Numero Uno: l'accusa è falsa, ma è facile estorcere deposizioni.

In passato Rubashov ha mandato o lasciato morire per machiavellico cinismo: la nobiltà dei sentimenti è una debolezza borghese, ciò che conta è sopravvivere per poter continuare a combattere. A tal fine, quando venne arrestato la prima volta, ha sacrificato anche la fedele segretaria e se la cavò con un'autocritica. Ivanov, il suo interrogatore (compagno di tante battaglie), lo urge a "confessare" per le stesse ragioni: se confessa sopravviverà e potrà continuare la sua lotta; Gletkin, l'assistente di Rubashov, vorrerbbe applicare invece i metodi duri: Ivanov rappresenta la vecchia generazione, colta ed intelligente, Gletkin è la nuova, barbara e stupida; è questa l'U.R.S.S. che hanno costruito.

Rubashov colloquia con il vicino di cella (un filozarista che rappresenta il vecchio e sorpassato mondo borghese dei sentimenti) con l'alfabeto delle carceri.

Gletkin fa sì che Bogrov, un vecchio eroe della Rivoluzione ed amico intimo di Rubashov, passi per quel corridoio dopo essere stato torturato e prima d'andare all'esecuzione; Ivanov non approva questi metodi, perché è convinto che Rubashov non parlerebbe sotto tortura: invece Ivanov viene arrestato ed ucciso per la sua "debolezza", e, preso il suo posto, Gletkin ha successo nel piegare Rubashov; questi si convince che nulla ha più senso, e, stremato dai lunghi interrogatori, confessa tutto. Fra interrogatore ed interrogato si stabilisce la prassi che, se Gletkin riesce a dimostrare che in Rubashov esistono le premesse d'un crimine, Rubashov deve confessare quel crimine; così facendo, Rubashov si rende conto d'essere responsabile di molto di più; Gletkin giustifica la menomazione della realtà perché per lui è vero ciò che è utile. Il lavaggio del cervello riesce e Gletkin trionfa: quella confessione significa una promozione.

Al processo pubblico Rubashov ammette anche il proprio fallimento, quello d'aver tentato di voler cambiare il Partito, di volerlo fare, di tutto; Rubashov non sa per cosa stia morendo, sa solo che ha scelto di morire nel modo difficile, non da eroe, ma da vigliacco; lo uccidono come un cane, con un colpo di pistola alla testa. Il fanatismo della nuova generazione è rappresentato anche dalla figlia del portiere, che l'anziano padre ignora ma si guarda bene dal dissentire (rischierebbe la vita!).

In un'atmosfera oppressiva si assiste ad un "1984" dal vivo; la vittima è però uno dei responsabili, ed è la ferrea logica cui s'è ispirato a non dargli scampo. Rubashov non ha più senso: la macchina che ha messo in moto può essere soltanto servita o distrutta, mai cambiata; è una macchina cannibale, che divora i suoi stessi costruttori e figlierà macchine sempre più efficienti nell'autoalimentarsi. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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