Lagerlof

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Gösta Berling

Gösta è un pastore che, con la sua condotta riprovevole, ha perso il rispetto dei fedeli; tenta di redimersi, ma un amico di bravate lo compromette con il vescovo: allora se ne va volontariamente per espiare. A Bröby, uno dei paesi del Vermland, deruba la bambina dell'avaro pastore, che stava tornando a casa dopo essersi procacciato un po' di cibo di nascosto dal padre. Tormentato dal rimorso, Gösta decide di lasciarsi assiderare: lo salva Margherita Elsing, signora di Ekebu, che lo riporta in vita; la mitica donna è sposata a Sanzelius, ma gli racconta del suo unico grande amore, Altringer, e di come i suoi genitori la obbligarono invece a sposare un uomo che non amava. Gli offre il posto di cavaliere presso di lei, con altri dodici. La notte di Natale il demonio Simtran rivela ai cavalieri che ogni anno la signora di Ekebu sacrifica uno di loro al diavolo; Gösta stringe con Simtran questo patto: la signora verrà scacciata, i cavalieri gestiranno le sue ricchezze e, se sapranno comportarsi da cavalieri per un anno, il demonio non riscuoterà alcuna anima, altrimenti avrà tutte le loro; il giorno stesso la signora viene smascherata davanti al marito, che non esita a gettarla fuori di casa e ad affidare le proprietà ai cavalieri.

Gösta rinuncia all'amore di Anna per la felicità di Ferdinando (suo promesso) e dei suoi; s'innamora poi di Marianna, figlia del ricco Melchiorre Sinclair: Melchiorre la scaccia di casa e la disereda; si pente soltanto quando la figlia s'ammala di vaiolo.

La bella Elisabetta sposa lo stupido conte Enrico Dohha; al ballo Elisabetta scopre che la signora di Ekebu è prigioniera in attesa del processo per aver tentato di bruciare il suo ex palazzo; la contessa ne è impietosita, ed accusa Gösta di ingratitudine: furibondo per aver perso Marianna, Gösta decide di vendicarsi sulla contessa rapendola; Enrico dà ragione a Gösta e, raggiuntili, costringe Elisabetta a chiedere scusa, ma nel frattempo la signora di Ekebu è fuggita.

La zitella Ulrica sposa il malefico Sintram, contrastato invano da Gösta e da Anna.

Anna ama sempre Gösta, anche se ha in odio lo stile di vita vano e cortese dei cavalieri; Anna vuol redimere Gösta, fare di lui un uomo, ma è gelosa della contessa Elisabetta, che s'è innamorata di Gösta, anche se non vuole ammetterlo: informato dalla madre, Enrico la caccia e scioglie il matrimonio.

Elisabetta va a vivere fra i contadini: la gente la rimpiange perché era buona e generosa; il conte paga la sua crudeltà con l'odio generale e, infine, con l'esilio.

Muore Ferdinando, il bravo figliolo che Anna aveva lasciato; muore il pastore di Bröby, muore di gioia dopo che la sua redenzione aveva portato la pioggia al paese stremato dalla siccità; muore il figlio di Elisabetta, nato nell'esilio senza padre, ed Elisabetta sposa Gösta, l'unico che le sia stato vicino in quel momento; muore Samzelius, sbranato da un orso.

L'eroismo di Gösta non affascina più; la stessa moglie vuole che lui espii lavorando: è stato troppo amato, la gente ha creduto in lui, ora lui deve lavorare, costruire qualcosa per ricambiarli. Così ad Ekebu vengono tempi migliori, dove tutti sono felici e contenti; torna anche la signora Margherita, ed è guarita, dolce e buona; allo scadere dell'anno Sintram si uccide perché i cavalieri hanno saputo costruire un mondo migliore, e lui ha perso; Gösta vuole essere, con sua moglie, povero fra i poveri; spira anche la signora di Ekebu.

Le leggende s'intrecciano, si riflettono e rifrangono, si propagano nel paesaggio misterioso e soprannaturale del Vermland: è un'unica grande fiaba che scorre come un fiume dai mille rivoli per le terre incantate; spiriti, streghe, demoni popolano le cupe contrade; gli amori dei cavalieri portano scompiglio in palazzi e castelli; la mitologia contadina (l'Amore, la Morte, ecc.) muove il mondo. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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