Maupassant

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Une vie

Giovanna, educata dal padre barone con severità amorosa, torna 17enne dal convento piena d'entusiasmo per la vita; le sue aspettative sono soddisfatte dall'amore di Giuliano, bellissimo visconte che la chiede in sposa. In realtà, le disillusioni per Giovanna cominciano subito: del tutto ignara, apprende con orrore la brutalità del sesso, prova ribrezzo per il maschio peloso, per l'estraneo che penetra nella sua intimità, e, finita la luna di miele, scopre in lui un gretto contadino, taccagno e prepotente, per nulla simile ai genitori, che sono sempre stati d'animo nobile e generoso.

La sua delusione è compatita dai genitori, ma come una sorta di destino ineluttabile; finisce che la cameriera con cui è cresciuta, Rosalia, ha un figlio da Giuliano, e Giovanna, che è incinta a sua volta, quasi ne muore: interrogando Rosalia, Giovanna ed i suoi genitori scoprono oltretutto che l'uomo li ha ingannati fin da principio, che corruppe la cameriera la sera stessa in cui venne a trovarli per la prima volta e che non smise neppure dopo la luna di miele.

Di fronte a tanta infamia, alla certezza d'essere stata sposata soltanto per interesse, Giovanna deve perdonare per amore del nascituro; una volta madre, il figlio diventa l'unico scopo. Al fattaccio rimediano i genitori donando una tenuta ad un contadino affinché accetti di sposare Rosalia: Giuliano va su tutte le furie che si sprechi un tale capitale per una simile sciocchezza. Piano piano gli eventi rivelano all'ingenua Giovanna la vera faccia del mondo: l'amica Gilberta Fourville, che con il marito rappresenta l'unico svago, è la nuova amante di Giuliano; la cara mamma, da tempo malata, muore durante una visita e Giovanna scopre che la santa donna custodiva gelosamente un pacchetto di lettere, e che quelle lettere rivelano una sua antica tresca, cioè che persino la sua cara mamma aveva tradito il suo caro papà.

Allora Giovanna si rende conto di quant'è sola: morto il padre, le rimarrà soltanto il bambino, Paolo; decide allora d'avere un altro figlio, e, per quanto sia repellente, circuisce il marito per farsi mettere incinta; lui non vuole saperne di figli, ed ogni volta arresta l'amplesso, ma lei vince con l'astuzia.

Il nuovo parroco, l'abate Tolbiac, un giovane invasato ed ossessionato dall'adulterio, la vuole spingere ad abbandonare il marito, la cui tresca va avanti sotto gli occhi di tutto il paese, ma il barone, inorridito dalla sua malvagia intransigenza (che lo porta a bastonare a morte una povera cagnetta gravida), finisce per metterlo alla porta.

Un giorno Fourville scopre comunque d'essere tradito; sconvolto, cerca gli amanti, scopre che il loro rifugio è una capanna in bilico sul dirupo, la fa precipitare: entrambi gli adulteri muoiono. Giovanna perde la gravidanza e diventa ancor più apprensiva per Paolo; finisce così per viziare quel suo unico affetto, al punto che non vorrebbe neppure lasciarlo andare in collegio, come invece decide il vecchio barone. Le eccessive premure materne hanno però guastato irrimediabilmente il ragazzo, che, appena in età, si dimostra ingrato, corrotto e senza cuore: accumula debiti al gioco, lascia il collegio, fugge con una prostituta, dilapida l'eredità paterna a Parigi appena maggiorenne; perso tutto, scrive ancora per chiedere denaro.

Il nonno continua a vendere proprietà, a fare ipoteche, e lui si fa vivo soltanto quando ha bisogno di soldi, e soltanto per lettera, senza mai andarli a trovare, finché al povero vecchio viene un infarto e l'abate fanatico rifiuta persino di seppellirlo. Giovanna è sola, ha perso tutto e tutti, ma dopo vent'anni torna Rosalia a riparare il male fattole, e prende allora con decisione in mano le dissestate finanze, fa vendere il castello e rispondere per la prima volta di no al figlio che, dopo anni, si fa vivo perché è di nuovo senza denaro.

Anche il trasloco, l'abbandonare la sua casa le strazia il cuore; ormai non ha più volontà, si fida di Rosalia, senza la quale sarebbe persa: rimpiange il passato, i giorni felici trascorsi con i genitori prima di sposarsi, pensa al figlio, lo implora di venirla a trovare; lui risponde soltanto chiedendo denaro, ma Rosalia fa buona guardia; infine, Giovanna decide d'andare da lui a Parigi, ma trova soltanto i suoi creditori.

Tornata al paese, trova una lettera del figlio che le annuncia la nascita d'un bambino e la morte dell'amante, e la prega di prendersi cura del neonato. Questa volta è Rosalia ad andare a Parigi, e torna con il fagotto che la nonna guarda con tenerezza ... . La sua vita ha trovato un nuovo affetto.

Romanzo amaro, intriso d'una profonda sensibilità per l'animo femminile, ma votato anche al pessimismo più sfrenato: tutti sono impuri, traditori, egoisti; si salvano soltanto il vecchio babbo e la cameriera. Tutta la vita della donna si svolge all'insegna d'una cocente nostalgia per l'infanzia, quel mondo magico e felice, puro ed ordinato, che l'esperienza ha frantumato inesorabilmente.

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