Henry Miller

(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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Tropic of Cancer

Scrittura automatica, caustiche caricature di amici, riflessioni letterarie, motti esistenziali, episodi erotici di un americano a Parigi. Frigido autobiografico, per la struttura di aneddoti e massime, e crudamente realista, tessuto con uno stile vivace ed impetuoso, e secondo l'impostazione del momento, narra la vita dello scrittore nella piccola corte di artisti esuli, in massima parte ebrei e slavi, il suo primordiale vagabondaggio esistenziale ed erotico, da un ambiente ad un altro (alloggio di Villa Borghese, camera d'albergo, bar, bordello, libreria, galleria d'arte, appartamenti di amici) e da una donna all'altra (Tania dalle soffici cosce protuberanti, Mona, Irene famelica di lettere, Elsa malinconica tedeschina sentimentale, le prostitute Germaine e Claude) in una cornice pittoresca rappresentata da una folla eterogenea di straccioni amorali come lui: il pidocchioso profeta apocalittico Boris, Moldorf dalla mente "-anfiteatro in cui l'attore dà un'esibizione proteiforme", Carl snob demenziale, l'indù Kepi, lo schizo-paranoico van Norden.

Sono loro i pidocchi che infestano il corpo sozzo ed inerme del mondo, formicolano avanti e indietro, morsicando voraci ed insaziabili qua e là; Miller li osserva con l'umore allegro e malinconico di uno che segue il funerale di un vecchio che ha resistito per anni contro tutte le leggi di natura ad un cancro pestifero. Iconografia del sesso, flusso di coscienza, humour vulcanico, realismo di strada, filosofia negativa, pellegrinaggio nei bassifondi.

Un senso dell'ordine universale della musica ed un riflusso impercettibile di paesaggi esotici.


Tropic of Capricorn

Comincia con una confessione psicoanalitica, un'autocritica esistenziale, una cruda disanima delle cause del fallimento della sua vita, del proprio egoismo, delle contraddizioni che lo portarono ad un'esistenza così insensata. Comincia con un lungo flashback, inframmezzato da commenti sulla natura dell'uomo, dagli anni in cui (disoccupato) trovò lavoro alla Compagnia Telegrafica come direttore dell'Ufficio Personale: giorno dopo giorno vide sfilare in quell'ufficio un tale campionario d'umanità che en ricavò persino un libro, il suo primo romanzo, verboso al punto d'essere illeggibile; nel dopoguerra assume Valesca, una ragazza di padre nero e madre bianca; il periodo in cui fa l'amore con lei coincide con una profonda crisi, per la quale rimette in discussione tutti i valori che il lavoro gli aveva fatto accettare per inerzia, un periodo che termina con un'impressionante serie di morti: la madre di Monica, una sua ex, la moglie di Kronski (un suo amico), l'amico Luke e, infine, il suicidio di Valeska; poi ricordi d'infanzia (il padre, macchiette del villaggio, dottore, pastore), avventure sessuali (un'esaltazione sarcastica dell'organo sessuale femminile) con Marie, Veronica, Rita, Lola, Georgiana, Francie ... : un'interminabile aneddotica sessuale, una scrittura fitta di nomi, cognomi e luoghi che, capoverso dopo capoverso, rattoppa, senza prendere respiro, un'impressionante successione di divagazioni humor-filosofiche sulla vita e sull'umanità con brandelli di vita vissuta. Il gran ritmo delle metafore rende il vortice della follia che trascina l'individuo negli abissi della metropoli. Comincia il pellegrinaggio di lavoro in lavoro, di amico in amico, di donna in donna, con penuria di dollari.

Alla fine Miller ferma la giostra e ritorna al punto di partenza, alla sua infanzia, al primo amore, e da Parigi professa poi il suo amore per un'altra donna, che adesso sta aprendo una nuova era nella sua vita.

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