Nievo

(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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Nievo, Le confessioni di un italiano

 

È un romanzo storico, ma non un affresco storico: soltanto nella seconda parte, decisamente eccessiva, la Storia prende decisamente il sopravvento; è comunque costruito ad episodi, ciascuno dei quali, anche se connesso agli altri da cronologie o psicologie interne, è stato composto a sé stante; ovunque comicità e civismo.

Stupende le descrizioni iniziali del castello, del suo microcosmo di figure buffe e care, figure quasi perfette, tratteggiate nei disegni fondamentali dell'anima, senza scendere in dettagli, a rappresentare ciascuno un tipo più che un individuo (d'altronde è così che si esprime l'infanzia): non esiste un personaggio centrale intorno al quale gravitano le altre personalità del castello, ma piuttosto tante consuetudini che sono causa ed effetto della vita quotidiana; soltanto la vita dei bambini erode i riti e le cerimonie, e questa v'è descritta in modo impeccabile.

La storia dell'adolescenza di Carlino fa da cordone ombelicale per tutte le figure e per tutti gli eventi del romanzo; tali eventi sono spessi dei piccoli racconti compiuti (anche se sempre allacciati alla trama comune): l'idillio pastorale (p. 122), il suo epilogo semiserio (p. 278) e quello tragico (nella seconda parte: il suicidio di Leopardo), l'atmosfera irreale di p. 281 e l'introspezione psicologica di p. 284, l'assedio di Fratta, la semirivoluzione in cui Carlino diventa avogadore del popolo (vero capolavoro di comicità).

La seconda parte del libro è più elaborata, m perde il calore e la semplice originalità della prima: gli episodi diventano spesso avventure gonfie di retorica, spesso poco realistiche (per esempio le vicende familiari e le tante coincidenze); non giova il voler inserire a tutti i costi Carlino nella storia; si salva soltanto il gigantesco personaggio della pia Pisana, ora donna innamorata, che arriva ad accattargli la vita per le vie di Londra; ma si salva veramente soltanto il personaggio, perché anche la storia dei loro amori non è riuscito; ciononostante, gli infiniti personaggi, la Pisana e la vivacità della prima parte ne fanno il miglior romanzo italiano prima di Verga.

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