Eugene O'Neill


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Mourning becomes Electra

I.

Christine Mannon, moglie d'un ufficiale in guerra, e sua figlia Lavinia, affezionata al padre e religiosamente attaccata al nome della propria famiglia, si detestano reciprocamente. Lavinia, che è corteggiata da Peter, scopre che Brant, l'altro suo spasimante, è, in realtà, l'amante della madre: figlio d'un ramo diseredato della famiglia, nutre rancore verso i Mannon, e ha sedotto la moglie del loro ultimo esponente soltanto per vendicarsi, salvo poi innamorarsi seriamente della donna, che, da parte sua, non ama il marito, concepì con disgusto Lavinia (e perciò non l'ha mai potuto sopportare), mentre ama quasi incestuosamente l'altro figlio Orin, che sente più suo. Lavinia decide comunque di non svelare al padre, malato di cuore, il triste e vile tradimento; Christine, che non vede l'ora di liberarsi del marito, ne approfitta per progettare d'avvelenarlo, in modo da ereditare l'intera fortuna e legare a sé per sempre l'amante.

Quando arriva al termine della guerra, il marito cerca invano di riconquistare l'affetto della consorte, che con amarezza sente d'aver perduto per sempre: lei, che non sopporta i suoi discorsi da uomo stanco e deluso, gli grida in faccia la verità e, alla notizia del doppio tradimento (adulterio ed introduzione in casa sua dell'uomo banditovi dall'orgoglio di casta), lui viene colto da un collasso; invece d'aiutarlo, Christine ne approfitta per somministrargli il veleno. Mentre l'uomo agonizza, irrompe Lavinia, che fa in tempo a cogliere l'accusa dalle labbra del morente, ma senza capirne appieno il significato: crede che lei l'abbia "assassinato" semplicemente rivelandogli il misfatto. Ma, provata dalla paura e dalla tensione, Christine sviene e lascia scivolare la scatola del veleno dal pugno, sicché Lavinia non può avere più dubbi.

II.

Ferito alla testa, Orin torna dalla guerra, e, attorno a lui, s'accende subito la battaglia fra le due donne: Lavinia, che ha taciuto la verità agli estranei per non suscitare uno scandalo che getterebbe il discredito sul nome dei Mannon, lo mette in guardia dalle menzogne della madre, ma Christine (che ha già convinto medico ed amici della morte naturale) fa leva sull'affetto morboso che lega a lei il figlio, lo spinge a confessare d'essere contento che il padre sia morto e gli fa credere che Lavinia, impazzita, la consideri ingiustamente adultera ed omicida.

Orin cade nella rete, le dichiara la propria fedeltà e tratta Lavinia con diffidenza e sospetto; Christine non può fare a meno d'irridere la rivale sconfitta, ma, per il bene di Orin, alla fine quasi la supplica di non coinvolgerlo nella loro disputa.

Orin è una pedina importante nel confronto fra madre e figlia: cresciuto attaccatissimo a Christine, che su di lui aveva riversato tutto l'affetto di madre rifiutato alla primogenita, Orin aveva obbedito di malavoglia al padre, che voleva farne un Mannon, ed era stata Lavinia, a sua volta molto legata al padre ed al nome dei Mannon, a spingerlo a disertare la madre per arruolarsi nell'esercito; i presupposti dell'adulterio erano nati proprio da questa separazione e dalla conseguente solitudine di Christine: se Orin non fosse partito per la guerra, Christine non avrebbe mai avuto bisogno dell'amore di Brant.

Il doppio incesto mentale s'incrocia con il doppio amore per Brant: Lavinia è due volte sconfitta, prima dall'inganno di Adam e poi dall'omicidio di Christine; i due amori naturali, rappresentati da Peter e Hazel, contano ben poco.

Lavinia convince Orin ad accettare la verità ricorrendo ad un sotterfugio: fingendo d'andare via, onde dare a Christine l'occasione d'incontrarsi con l'amante, la pedinano, ascoltando la sua conversazione con il complice; appena i due si separano, Orin spara ad Adam, mettendoci tutto l'odio di un'insana gelosia: davanti al cadavere riconosce le fattezze del padre, e di sé stesso, e di tutti gli uomini che ha ammazzato in guerra; il suo destino è d'uccidere il padre (sé stesso) all'infinito.

Al ritorno a casa smaschera al madre, le tiene una scenata di gelosia e, per un attimo, si offre di prendere il posto di Adam; ma Lavinia, vigile, l'allontana dalla madre, alla quale non rimane che il suicidio. Lavinia sente d'aver compiuto la giustizia, fredda e disumana, di suo padre; per tutta la tragedia Lavinia non è stata altro che un automa programmato da Ezra per vendicare la propria morte: prima ancora che colpevole d'un amore (adulterio) ed emancipazione (omicidio), Christine è vittima delle convenzioni sociali ; Brant è un suo strumento; quando scopre d'essere stato tradito, Orin, effeminato codardo innamorato della madre al punto da riconoscere che, al posto di Adam, si sarebbe comportato come lui, diventa una furia distruttrice.

III.

Dopo un lungo viaggio, Orin e Lavinia tornano a casa, e, ad attenderli, trovano Hazel e Peter. Lavinia vorrebbe dimenticare il passato, e si fidanza con Peter, ma Orin la spaventa: continua a rivangare il loro crimine e a sentirsi colpevole nei confronti della madre; si sente disertato dalla sorella, che sta per sposarsi con Peter, e le si scaglia contro: l'accusa d'aver voluto la morte della madre, gelosia di Adam e gelosia dello straordinario fascino di Christine, che ora cerca di imitare.

Durante il viaggio i due fratelli sono approdati alle isole selvagge narrate un giorno da Adam, e Lavinia, soggiogata dai balli dei corpi nudi, s'è data ad un selvaggio. Orin (ed anche Peter) nota in lei il tentativo di soppiantare la madre nel ruolo di donna matura e seducente, e sente d'essere stato usato per la sua invidia; Orin sente anche il peso della dinastia dei Mannon, macchiatasi di crimini morali fin dal momento in cui vennero cacciati i genitori di Adam, ed avverte che la fredda mentalità calcolatrice di Lavinia sta complottando per liberarsi della sua follia.

Succube della personalità della sorella, Orin vuole impedire il matrimonio di Peter, e consegna una confessione scritta ad Hazel, pregandola di farla leggere al fratello alla vigilia delle nozze: Lavinia irrompe ed intima a Hazel di consegnarle la busta, poi implora Orin e lo convince, promettendogli che farà ciò che lui vuole (mandare a monte il matrimonio); soltanto a questo patto Orin si fa restituire la busta e la porge a Lavinia, ma, per essere certo che lei non lo tradisca mai, Orin pretende un pegno che la faccia sentire finalmente colpevole: l'incesto; Lavinia trema, ma trova nella disperazione la forza di tessere un'altra delle sue seduzioni sulla fragile psiche del fratello, e lo conduce al suicidio (lui, invasato, crede persino che lei sia Christine che lo chiama); Lavinia chiude la busta nel cassetto e si getta fra le braccia di Peter, che entra in quel momento, appena in tempo per sentire il colpo; poi Lavinia si rivolge al ritratto del padre e ripudia i Mannon, confessando finalmente d'essere figlia di sua madre, e non di suo padre.

Ma non può sfuggire al proprio destino: Hazel l'accusa d'aver istigato Orin al suicidio e s'oppone al matrimonio; Peter le professa la sua fedeltà, ma le chiede di leggere cos'aveva scritto Orin: capendo di non avere scampo, Lavinia preferisce mentire e confessare un immaginario incesto; Peter fugge inorridito e Lavinia decide di punirsi chiudendosi in casa per tutto il resto della vita.

Morboso e cupo dramma edipico, un gioco ad eliminazione, l'estinzione naturale d'una specie corrotta, le forze travolgenti e disgregatrici del sesso, la coscienza sradicata di due figli contesi fra un padre autoritario ed una madre piena di vita, la devastazione provocata dal senso di colpa nell'animo umano, il tormento, l'agonia, l'estasi del piacere, del dolore e del rimorso.

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