Praga

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Memorie del presbiterio

Il poeta racconta come, durante una delle sue spedizioni montane, giunse, pittore dilettante a vent'anni, nello sperduto villaggio di Salzena. In mancanza di un'osteria, il giovane accetta l'invito del sagrestano Baccio a chiedere l'ospitalita` al buon curato don Luigi. Il curato e` assente perche' si trova al capezzale di Maria, una giovane sposa in pericolo di morte, e, mentre l'ospite si rifocilla con la magra cena preparatagli dalla perpetua Mansueta, Baccio suona le campane: quando il curato rientra e conosce l'ospite, bastano poche parole perche' tra i due nasca una sincera amicizia.

Il giorno dopo (domenica), assistendo alla messa, il giovane ascolta un discorso tra il farmacista Bazzella ed il sindaco Angelo Deboni: quest'ultimo rivendica per il Comune la proprieta` di un pezzo di terra del curato, da questi prediletto per le sue passeggiate; don Luigi ha un violento diverbio col sindaco, dopo il quale bisogna chiamare il medico De Emma; nel frattempo Gina muore, e Beppe, il marito, se ne dispera.

Bazzetta gli dice che il sindaco e` il figlio d'un egoista ricco ed avaro, di cui a trent'anni cercava di liberarsi facendolo passare per matto; Placida, la moglie di Bazzetta, gli sussurra maligna che il sindaco e` il padre dell'abatino Ignazio, conosciuto in casa del curato, ed apprende da Ignazio in persona che fu il vescovo ad obbligare Angelo a prendersi in casa il bastardo, allevato sin da allora da Mansueta; Beppe gli racconta del suo tenero amore per Gina, guastato da un atto di violenza del sindaco.

Il giovane si stupisce allora del comportamento del curato, che, pur vilipeso di persona e profondamente toccato dalla sventura di Beppe, non solo non vuole denunciare il sindaco, ma si preoccupa soltanto che Beppe non si vendichi.

Ignazio (che si chiama Aminta) fugge dalla casa del padre, che lo maltratta continuamente, e ripara in casa del curato; don Luigi svela d'essere in possesso di documenti che attestano i diritti di Aminta nei confronti di Angelo, documenti che Angelo vorrebbe distruggere. Davanti al testardo rifiuto del curato, Angelo minaccia di levargli il terreno preferito. Intanto don Luigi e De Emma decidono di mutare professione ad Aminta, di avviarlo alla vita laica; al giovane forestiero confida pero` la sua certezza che De Emma, presso cui la madre soggiorno` poco prima di morire suscitando le gelosie della signora De Emma, sia il vero padre di Aminta.

Il romanzo continua tra sorprendenti rivelazioni e racconti di malvagita` del sindaco (alle quali viene sempre contrapposta la bonta` del curato): il manicheismo principale e` inquinato dall'ambigua e viscida figura di Bazzetta.

Angelo viene accoltellato a morte da Beppe, e don Luigi viene sospettato d'averlo istigato poiche', dalle ultime parole dell'ucciso, si apprende che il vero padre di Aminta e` il curato; De Emma racconta d'aver salvato Rosilde, la madre di Aminta, in Inghilterra, quando, delusa dalla sua sciagurata vita di ballerina, aveva tentato il suicidio; riportatala in Italia, l'aveva affidata a Mansueta, ma in questo modo aveva favorito un idillio tra il giovane don Luigi e la rinata Rosilde; accortasi d'essere incinta, Rosilde era fuggita ed era diventata l'amante di Angelo per scagionare il curato, e gli aveva fatto addirittura firmare una falsa dichiarazione di paternita`; sia Beppe sia don Luigi vengono comunque assolti.

Quando, anni dopo, Emilio torna al villaggio non vi trova piu` nulla dell'antico mondo, ed un giorno incontra Aminta, felice sposa. d

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