Shelley

(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
IN PREPARAZIONE/ IN PROGRESS

, /10
Links:

Shelley, Ode to the west wind

 

Il frasario di Shelley abbonda di similitudini (le foglie morte portate dall'invisibile vento occidentale, simili a spiriti ammaliati da un mago, oppure a moltitudini colpite dalla peste i semi che giacciono come cadaveri nelle proprie tombe) e di personalizzazione della natura: la primavera è la sorella azzurra del vento, che suona il clarino sulla terra sognante e riempie di colori ed odori sia la pianura sia la collina; oltre che selvaggio, il vento è distruttore (in quanto furia inarrestabile) e salvatore (in quanto garante dei cicli naturali), è la forza attiva che sparge nuvole e temporali, colui che sveglia il mare dai suoi sogni estivi e getta l'oceano nei propri abissi, la voce che incute timore al mondo marino come al mondo terrestre, il canto funebre dell'uomo morente, e, soprattutto, è il viaggiatore del cosmo, l'impavido avventuriero che percorre il cielo.

Similitudini e personalizzazioni si condensano quando l'oggetto della descrizione è cosmico: il caotico movimento delle nubi (foglie cadute dal paradiso, messaggere di pioggia e fulmini; riccioli splendenti d'una fiera Menade, cioè del temporale che si approssima; volta del sepolcro nel quale verrà sepolto l'anno morente; atmosfera che esploderà in pioggia, fuoco e grandine); infine appoggiano la propria persona, il tumulto dell'io disperatamente titanico: se fossi una foglia morta tu mi porteresti con te, se fossi una nuvola volerei con te, se potessi essere il comandante dei tuoi viaggi in paradiso, fai di me la tua lira, come se fossi una foresta.

Al termine, abbandonata l'enfasi poetica, esplode l'enfasi umana, che sottintende i preamboli, e passa dal tono disperato al piglio rivoluzionario, una voce tra gli uomini: conduci i miei pensieri nell'universo, e spargi, come da un focolare mai spento, le scintille e le braci, sii tra le mie labbra una tromba profetica per la terra che dorme; e conclude con una frase simbolica, una domanda che si risponde da sé: o vento, quando arriva l'inverno, può la primavera essere ancora molto distante?

Al canto disperato si sostituisce, quindi, una profezia di rivoluzione.

La prima parte della poesia descrive il vento come autore del passaggio di stagione, quindi fattore negativo, mentre nella seconda parte dapprima ne invoca l'aiuto esaltandone la potenza, poi lo chiama a testimone dell'ineluttabile prossimo futuro; in definitiva il vento pare più il tempo, benché Shelley, mentalità irrazionale, preferisca il primo, selvaggio e spaventoso, al secondo, impercettibile e meccanico: il tempi porta brutti giorni e bei giorni, dice Shelley, come il vento deve agire periodicamente, alternandoli uno dopo l'altro; tracciata una similitudine tra vento e tempo, egli pensa di poterla estendere all'uomo ed alla sua storia: il vento è protagonista dei mutamenti della natura, il tempo dell'uomo, e Shelley chiede di poter essere come il vento, per mutare il corso della Storia.


Frankenstein

(Mary Shelley)

Robert Walton intraprende la traversata del Polo Nord, ma durante il tragitto raccoglie un naufrago, Victor Frankenstein. Studente ad Ingolstadt, egli s'interessa di filosofia naturale, e scopre il modo di dare vita alla materia inanimata: crea pero` un mostro, di cui prima ha orrore, e poi paura. Quando va ad accogliere l'amico Clerval, il mostro fugge. Victor non ne sa piu` nulla finche' suo fratello William viene barbaramente assassinato: del delitto viene accusata Justine, che (come Elisabeth) vive in casa Frankenstein; benche' Victor, tornato da suo padre a Ginevra, scorga l'abominevole figura del mostro ed intuisca la verita`, Justine viene giustiziata.

Victor cerca il mostro finche' lo trova; questi gli racconta come ha imparato a vivere spiando la vita d'una famiglia qualsiasi, come l'abbia aiutata senza mostrarsi e come, infine, sia stato bastonato quando s'e` fatto finalmente avanti chiedendo compassione e di come, quindi, abbia diritto d'odiare l'umanita` spietata, ed il suo creatore su tutti; infine gli intima di creare un altro mostro, simile a lui ma femmina, promettendo in cambio di fuggire con lei. Victor promette ma prende tempo, e, alla fine, decide di rompere la promessa: allora il mostro minaccia la sua prima notte di matrimonio, ed uccide Clerval; Victor viene arrestato, poi suo padre lo fa liberare.

Sposa Elisabeth a Ginevra, ma la notte stessa il mostro mantiene la minaccia uccidendola. Allora Victor inizia un folle inseguimento per mari e monti, convinto di dover distruggere il mostro: invita percio` il capitano Walton a riprendere l'inseguimento; egli muore, e, prima di gettarsi in mare verso una morte certa, sul suo cadavere viene a piangere proprio il mostro.

Molto descrittivo, potente la figura del mostro, dilaniato dalla solitudine, dall'odio e dall'amore per il suo creatore che l'ha abbandonato.