Tolkien

The Hobbit
Bilbo Baggim è un tranquillo hobbit, un incrocio fra uomo e coniglio, che conduce una vita priva di sorprese. Un giorno compare alla sua porta il mago Gandalf, ad annunciargli d’averlo prescelto per una missione pericolosa di svaligiatore. Bilbo non potrebbe essere meno adatto. Il giorno dopo piombano in casa sua tredici nani, capitanati da Thorin; dopo avergli messo a soqquadro la casa, lo trascinano verso la Montagna dove vive il dragone Smang: si tratta di recuperare il tesoro della nobile famiglia di Thorin, fra cui la leggendaria gemme Arkerstone, che il dragone rubò dopo aver distrutto la città di Dale. Durante il cammino, Bilbo e i nani, talvolta aiutati dai prodigi di Gandalf, devono sfuggire a giganti (trolls), goblin, il vecchio e piccolo Gollenn (cui Belbo sottrae l’anello che rende invisibili), i lupi, le aquile (nemiche dei goblin), l’orso-uomo Beorn (che può mutare pelle), ragni, e, finalmente, arrivano alla Montagna, dove vengono accolti dagli uomini del lago. Grazie a Bilbo riescono a giocare il dragone, che viene poi ucciso dal valoroso Bard quando attacca gli uomini del lago; ma ora anche Bard rivendica parte del tesoro che Thorin considera suo. Bilbo tenta di prevenire la guerra sottraendo l’Arkestone e dandola a Bard perché la offra a Thorin in cambio della pace, ma gli eserciti degli uomini, dei nani (chiamati in aiuto da Thorin), delle aquile e dei goblin scatenano egualmente una sanguinosa battaglia. Thorin muore perdonando e torna la pace: Bilbo, complimentato da Gandalf, può tornare alla sua casetta nel suo mite villaggio.
Fellowship
Bilbo ha centodieci anni. Molto tempo è passato dall’avventura con i nani. Gandalf ha scoperto la verità su come Bilbo trafugò l’anello a Gollum, e si domanda perché Gollum lo definisse "il mio regalo di compleanno." Bilbo festeggia il suo compleanno con una grande festa cui è invitata tutta la città: alla fine annuncia che quello è il suo addio, s’infila l’anello magico e sparisce; lascia l’anello in eredità al giovane Frodo, che ha adottato, e Gandalf si offre di proteggere il giovane. Invece, appena partito Bilbo, Gandalf mette in guardia Frodo contro i poteri dell’anello e se ne va a sua volta. Tre anni dopo riappare e gli racconta cos’ha scoperto riguardo l’anello: che era l’Uno, fatto per il Nemico, Sauron, signore della Torre Oscura di Mordor, foriero del Potere Oscuro, che venne preso dal Grande Fiume dopo la sconfitta di Sauron da parte di Gil-Galad, re degli elfi, e venne ritrovato da Gollum. L’anello emana una forza misteriosa che tende a farlo tornare dal suo padrone; la notizia più terribile è che il Nemico sa chi ha l’anello e lo rivuole. Frodo deve quindi fuggire ed andare a distruggere l’anello là dove venne fatto: a Mordor. Accompagnato dai fidi Sam Gamgee e Pippin, ed inseguito dai Neri Cavalieri, Frodo si mette in marcia; durante il lungo ed avventuroso cammino incontrano Gildor, l’elfo in esilio, la foresta degli alberi animati, Tom Bombadil, la nebbia magica e così via. A loro s’unisce un inviato di Gandalf, Strider, alias Aragorn, un uomo che si scopre essere l’erede del regno dell’Ovest. Attraverso ogni sorta di paesaggi incantati e di personaggi amici (con una breve riapparizione dello stesso Bilbo e di Gandalf), fra cui il nano Gloin e suo figlio Gimli, Frodo e i suoi nove compagni (elfi, nani, uomini, hobbit), sempre incalzati dai nove Cavalieri Neri, nonché da Gollenn stesso, s’incamminano verso Mordor, mentre la città Minas Tirieh del regno di Gondor sta per essere attaccata dalle armate di Sauror.
The two towers
Dispersi dopo la battaglia con gli orchi, i compagni di Frodo si ritrovano a gruppi. Merry e Pippin (Took) vengono catturati dagli orchi, ma poi liberati dai Cavalieri di Rohan guidati da Eomer e trovano rifugio da Treebeards, l’essere più vecchio del mondo. Questi racconta loro che Saruman è un mago e vive ad Isengard, e che i suoi Ents (uomini-albero) stanno per marciare proprio sulla città. Intanto Aragorn incontra prima Saruman e poi Gandalf, entrambi sotto le spoglie d’un cavaliere bianco: Gandalf rivela che Frodo ha deciso di continuare da solo il viaggio verso Mordon. Gandalf ed Aragon vanno dal re Theoden e l’aiutano a vincere la battaglia contro Isengard, già distrutta dagli Ent: Saruman è prigioniero. Gandalf ed Aragon ritrovano Merry e Pippin; quest’ultimo viene in possesso d’una pietra magica, il palantir, cade vittima del suo fascino e viene rivelato a Sauron, che subito manda in ricognizione Nazgul, il suo messaggero alato. Intanto Frodo e Sam Gangee vengono raggiunti da Gollum, ma Frodo riesce a domarlo e a farne la loro guida verso Mordor. Mentre sono ormai prossimi alla città, Sauron lancia le sue armate all’attacco contro quelle di Gondor. Gollum tenta di farli cadere nella trappola del guardiano-mostro Shelob. Frodo cade ferito a morte e Sam prende l’anello per portare a termine la missione. Frodo viene catturato dagli orchi che proteggono la città.
Return of the king
Scoppia la guerra, e Gandalf prende il comando della difesa di Gondor. Theoden e molti altri muoiono. Eomer eredita il trono, ed anche Aragorn accorre in sua aiuto. Merry combatte eroicamente, e così Pippin. Un Nazgull porta a Gandalf le condizioni per il rilascio di Frodo, prigioniero nella terribile Torre: il ritiro immediato ed incondizionato delle truppe di Gondor; Gandalf rifiuta. Sam, aiutato dall’anello (che diventa, però, sempre più pesante), arriva alla Torre di Mordor, e libera Frodo. Dopo una lunga e faticosa ascesa, durante la quale il uso peso ed il suo malefico effetto su Frodo diventano sempre più insopportabile, i due arrivano alla voragine. A quel punto, assalito dal potere malefico, Frodo rifiuta di distruggere l’anello, ma viene aggredito da Gollum, che li ha seguiti, e, piuttosto che perdere l’anello, lo lascia cadere insieme a Gollum nella voragine: il maleficio è spezzato e Frodo torna ad essere il buon hobbit, accudito dal fedele Sam che l’ha salvato e ha sopportato le sue angherie. La guerra finisce, Sauron è finito, Aragorn è incoronato re di Gondor e Mordor. Frodo ed i suoi compagni si congedano dal re e da Gandalf e si mettono in marcia verso casa. Tornati al villaggio scoprono, però, che gli hobbit sono stati sottomessi dal perfido Saruman: Frodo e gli altri devono così combattere un’ultima battaglia per liberare la loro gente. Quando tutto è finito, Frodo e Billo si ritrovano, e decidono di rimettersi in viaggio verso nuove avventure.

Lorenzo Casaccia scrive:

In una delle fasi di vagabondaggio del tuo sito ho letto la scheda su tolkien.
Ora (sepro di non farti perdere tempo con questo feedback), non voglio spacciarmi per uno specialista, secondo lo stesso crtierio (che condivido) del quale parli nella storia del rock, per cui lo specialista pensa di sapere tutto di 1 cosa ma non ha la visione d'insieme.
Personalmente ritengo che la scheda andrebbe riscritta.
Tra parentesi pesno la stessa cosa della scheda su Joyce (almeno): un giorno forse ne parliamo di persona :-)
In entrambe le schede trovo che ci sia soltanto un riassunto dell'opera (talora con delle inesattezze, perdonami) che a mio avviso non rende giustizia agli autori.
 
Siccome in altre schede (Pynchon, ad esempio)  aggiungi commenti "critici" che pure condivido, trovo che la scheda su Tolkien abbia alcuni problemi.

Dal punto di vista della trama, mi sembra fondamentale rimarcare che nel finale non e' vero che "Quando tutto =E8 finito, Frodo e Billo si ritrovano, e decidono di rimettersi in viaggio verso nuove avventure."!!!!!! Frodo e Bilbo partono con gli elfi al di la' dell'oceano, verso la vita semi-divina degli elfi appunto. Questa, per quanto lieve in se' e' una inesattezza rispetto al significato del gesto nel contesto della trama.
Non sono un esperto di Tolkien, ma in questo autore la trama e' sempre funzionale al significato "morale": a differenza di tutta la porcheria fantasy, Tolkien e' colmo di simboli religiosi.
La regina degli elfi e' una icona della Madonna. Gli elfi stessi sono una sorta di angeli. Tolkien costruisce un mondo molto affascinante che si adatta alle parole di Lindo Ferretti (CSI) "e' stato un tempo il mondo giovane e forte": due cose che non c'entrano nulla, ma le trovo evocative in parallelo.
In questo senso le appendici al romanzo, dove si delinEa una "storia del mondo" sono importanti quanto il romanzo stesso, perche' tracciano linee epiche di cui the Lord of The Rings e' solo la propaggine. Rispetto a Gandalf il lettore distratto e' come gli Hobbit (che non a caso sono un po' il punto di vista del lettore): loro lo trovano una specie di saltimbanco che porta fuochi d'artificio. Il lettore distratto lo trova il soltio mago tuoni fulmini e saette. Il lettore "attento" (per tolkien) percepisce il ruolo di "profeta" (per continuare la simbologia cristiana) di Gandalf, personaggio titanico, immortale come gli elfi. O meglio, il lettore attento, scopre il significato "morale" di tolkien strada facendo, porprio come frodo.

Il gesto di "partenza" di frodo e bilbo e' una ascesa al paradiso. Allo stesso modo, io avrei reso piu' giustizia a tolkien, rimarcando comeMordor sia dipinto veramente come il Male assoluto, in termini anche agghiaccianti, come ha scritto Elemire Zolla.
In un passo, se ben ricordo, ci si chiede "Perche' Mordor vuole tutti schiavi?". La differenza tra Tolkien e il classico romanziere f
antasy, o comunque di consumo, e' che qui la risposta e' "Per malizia e oscura vendetta". Un Male sena ragione che aspira all'assoluto. Allo stesso modo la simbologia degli anelli, che mantengono l'armonia del mondo non e' fine a se stessa. La morale (condivisibile o meno) e' che il mondo di oggi e' irrimediabilemnte corrotto. Un tempo vennero gli elfi, poi ci fu la caduta di Lucifero/Melkor (dal Simarillion), poi Sauron, poi l'anello e dopo The Lord of The Rings il mondo rimane pervaso a una vena di caos: non a caso appunto gli elfi partono per sempre (con frodo e bilbo).

In fondo sono questi i motivi per cui Tolkien viene letto a dieci, venti, trenta, e quarant'anni.
Anassimandros scrive Giacch potrei qui ora scrivere un monte di castronerie, cercher di essere sintetico al massimo. Mi trovo decisamente in disaccordo con l'interpretazione di Lorenzo riguardo alla "cristianizzazione" dei personaggi e dei valori dei romanzi tolkeniani. Premetto che anche io non sono esperto, mi giudico semplicemente un fedele lettore di buona narrativa epica e fantasy. Tolkien era farcito di cultura "laica", il che non vuol dire priva di legami con il religioso. Sin da piccolo studiava Greco e Latino, lingue celtiche, gaeliche, scandinave, ricercando miti e leggende popolari; tutto ci ovviamente lontano dalla cultura evangelica o biblica (bench sono innegabili i legami con la Genesi, soprattutto nelle prime pagine del Silmarillion). Tolkien, credo, si soprattutto divertito a fornire una propria versione delle mitologie da lui studiate in tutta la vita; ha fatto un vero e proprio lavoro di "rapsodia", proprio come il suo maestro Omero, ricucendo in qua e in l moltissimi testi preesistenti. Basta pensare ai nomi presi spesso pari pari dalle favole. Credo inoltre che si sia molto affezionato ai suoi personaggi, dato che sulla sua tomba ha inciso il nome di "Beren", e questo rende veramente appassionante la lettura dei suoi romanzi. Dobbiamo, a parer mio, leggere il signore degli anelli come fosse una favola, il che implica di riscontrare una certa moralit, ma senza simbolizzare a tutti i costi o ricondurre ad astrazioni ogni passo della sua opera. Anche Cappuccetto rosso narra "l'eterna lotta tra il bene e il male" - come appare nella recenzione della Rusconi -, ma si legge con spirito differente da un Nuovo Testamento, o un "Paradiso Perduto" di Milton. Comunque sono il primo ad ammettere che esiste una forza sotterranea nelle pagine di Tokien che prescinde la stessa volont dell'autore: una forza assai sentita nel mondo odierno privo di stimoli creativi, di valori "attivi", una forza che fa tra il bene e il male" - come appare nella recenzione della Rusconi -, ma si legge con spirito differente da un Nuovo Testamento, o un "Paradiso Perduto" di Milton. Comunque sono il primo ad ammettere che esiste una forza sotterranea nelle pagine di Tokien che prescinde la stessa volont dell'autore: una forza assai sentita nel mondo odierno privo di stimoli creativi, di valori "attivi", una forza che fa sognare, e conduce a profonde riflessioni sull'esistenza umana. Chi infatti non ha mai desiderato di essere un elfo "tolkeniano", immortale eppure schiavo del proprio destino? Perch l'elfo uno spirito tragico? Aldil degli hobbit, simili alla personalit di Tolkien, proprio l'elfo, o Gandalf il vero colpo di fulmine dei suoi romanzi. Dunque, viva Elbereth! If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )