Tozzi

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Tozzi, Il podere

 

È la storia della decadenza di un podere e della distruzione morale e fisica del suo proprietario, Remigio.

Remigio è vissuto lontano dalla matrigna, Luigia, e dal padre, Giacomo, in quanto quest'ultimo ospita l'amante Giulia; quando il padre muore, Remigio torna, scaccia Giulia e tenta di prendere il posto del padre, ma con scarso successo; inoltre, Giulia, che dal defunto si aspettava una grossa eredità e che non aveva ottenuto nulla essendo mancato al morente il tempo di compilare il testamento, decide di vendicarsi servendosi di due falsi testimoni che, per odio verso il vecchio padrone, accettano d'avvalorare una sua richiesta di pagamento di un presunto credito. L'intero racconto si snoda attraverso la stizza di Giulia, che vuole il denaro per il quale si era prostituita tutti quegli anni, l'odio ancestrale di alcuni, tra cui principali Chiocciolino (che arriverà a denunciarlo per conto suo e bruciargli una montagna di grano d'ingente valore) e Berto (il bracciante che arriverà ad ucciderlo con l'accetta), attraverso l'ambiguo il mutevole stato d'animo della matrigna, bisognosa di quell'affetto e quel rispetto mai ottenuti dal consorte ma non per questo meno diffidente, sempre più pronta a tramare con il suo avvocato piuttosto che a parlarne con il figliastro, attraverso la figura patetica di Ricciolo, unico dei braccianti a provare simpatia per Remigio, e ad appassionarsi alle vicende del podere sino all'episodio del vitello comprato personalmente, curato con affetto e diventato motivo d'orgoglio, e l'indifferenza degli avvocati, tutti più o meno interessati unicamente al loro guadagno.

Remigio viene distrutto perché sceglie di vivere in un mondo in cui sopravvivere è combattere, ed egli non ne è capace; tutte le persone che lo circondano, anche quelle che gli vogliono bene (Luigia, Ricciolo) e quelli che lo odiano (Berto, Chiocciolino) antepongono il proprio interesse ai propri sentimenti: la lotta giornaliera contro gli altri non, è infatti, una scelta, ma un'abitudine, una caratteristica, quasi un obbligo sociale, su di cui s'innestano i fatti ed i sentimenti.

Remigio rappresenta l'uomo che rifiuta la comunità come insieme di persone che si contendono il benessere e che, per questo, rifiuta, resta il più debole, sopraffatto persino da un povero bracciante (Berto).

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