Witkiewicz

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Insaziabilità

I. Ambientato alla fine del 1900. Genezyp Kapen cresce ossessionato dall'autorità paterna (un nobile birraio) e dal mistero della donna in un mondo minacciato da orde barbare provenienti da est (i comunisti cinesi). Witkievic mescola una Storia semi-immaginaria (che si limita ad amplificare il terrore di un'invasione negli schemi degli avvenimenti reali, quindi il terrore d'una distruzione della civiltà) e le morbose pulsioni del bambino e dell'adolescente, portato a masturbarsi con il cugino Taldzio e a rendere la libertà ai cani, questo attraverso i suoi sogni. Accumulo disordinato e fortemente intellettualistico, con digressioni sociologiche e psicanalitiche, incalzante zibaldone di periodi che s'accavallano e compenetrano, allucinante rapporto sulla condizione dell'uomo Kapen, nobile votato ad ideali democratici, all'inizio della sua educazione sentimentale. Prosa visionaria ed aggressiva confusamente tecnico-scientifica, verbosa ed inconcludente, inframmezzata da "notizie" storiche o biografiche, liberi commentari in margine. Decadenza ed ossessione.

Genezyp s'innamora della principessa Irina Ticonderoga, corteggiata dal pianista Stuifan Tengier, un turpe storpio megalomane che disprezza i comuni mortali, esalta il proprio genio e proclama la fine apocalittica dell'arte, sposato ad una montanara e padre di due figli. La principessa è un'erotomane di mezza età (la porno-visione che ha di Tengier a pag. 29 "nel superbordello d'una metropoli cosmica ...") che s'incapriccia del giovane, il quale, con il padre in punto di morte, non vede l'ora di cominciare a vivere. La notte del primo appuntamento va a trovare Tengier, che, viscido, deforme e puzzolente, lo bacia lungamente sulla bocca, gli esegue una martellante bestiale sonata e gli parla della propria filosofia; poi, attraverso un bosco infestato dai lupi, l'accompagna al castello del principe Basilio. Il principe (un russo in esilio), il logico Benz e Tenzier discettano di idee filosofiche.

Usciti nel bosco dal castello, Tengier tenta di sedurre il giovane, il quale (pur disgustato) lo lascia fare, per un misto di pietà, curiosità e vergogna della propria verginità. Per Tengier è una vendetta: sa che la principessa desidera il giovane vergine e glielo rovina. La notte dopo Genezyp si reca dalla principessa per consumare il suo primo amplesso: vi trova suo figlio Maciej di Scampi, che discetta di politica con il padre; per i due uomini Genezyp è soltanto il nuovo amante della principessa. Genezyp è conquistato dal fascino della "vecchiarda", che lo domina e gli dà le prime sensazioni di virilità. Tornato a casa, apprende che il padre è spirato.

Il dolore della madre e della sorella mutano in rabbia quando apprendono che il defunto ha lasciato tutto agli operai della sua birreria; in realtà l'ha fatto per beneficare il figlio: prevedendo la fine della loro civiltà e l'avvento della barbarie bolscevica, ha voluto porre Genezyp nella condizione di non dover essere processato per le sue ricchezze; non solo: il vecchio Kapen aveva scritto all'amico Kounduchowicz per raccomandargli il figlio. Kocmoluchowicz è l'uomo più potente della Polonia, ambiguo e terribile tiranno nelle cui amni era la sorte della Polonia minacciata dai bolscevichi e dalle orde cinesi: così Genezyp viene avviato alla carriera militare; prima, però, la principessa lo sottopone ancora ad una prova: vuole essere ben certa d'averlo denominato, d'averne fato un puro fallo erotico-dipendente. Dopo una discussione con Benz, Scampi e Basilio sui soliti temi politico-filosofici (Irene rivendica il dovere che le donne addestrino i giovani al mondo futuro), durante la quale Tengier (sotto l'effetto dell'alcool e dell'hashish) esegue una delle sue inaudibili sonate, la principessa porta nella camera da letto entrambi i cugini: Genezyp e Toldzio. Lo lascia un po' nell'incertezza, in modo da fargli montare il desiderio, poi lo chiude a chiave a tradimento nel bagno e si concede al cugino Toldzio, lasciando la porta aperta in modo che Genezyp, salendo su una seggiola, possa vedere tutto.

Pornografia, morte, demonismo.

II. La famiglia Kanep si trasferisce in città per seguire Genezyp: la madre, finita la repressione autoritaria del matrimonio, ha scoperto i piaceri della vita e si porta dietro l'amante, Mikalski; con loro viaggia Benz, e Lilian se ne innamora, decidendo fra l'altro di recitare nel suo teatro. Sulla nazione grava una tensione angosciosa: i cinesi hanno preso Mosca e già dilagano in Romania; in Polonia il momento è gestito da un Sindacato della Salvezza Nazionale, cui aderisce anche la principessa, ma tutti guardano a Kocmoluchovicz. Genezyp inizia l'addestramento militare, benché il nuovo regime autoritario gli ricordi quello paterno; la principessa lo raggiunge anche lei e gli si concede in un altro furioso amplesso; al tempo stesso, con il vivo consenso della madre (a cui ha raccontato tutto), progetta di curare la sua ascesa politica, e gli propone di diventare una spia del sindacato presso Kocmoluchovicz, uomo misterioso di cui nessuno capisce il pensiero. Genezyp è disgustato sia dall'idea di fare la spia sia dalla sensazione che lei voglia prendere decisioni per lui, come se lo dominasse completamente, e forse ne è infastidito soprattutto perché lui è veramente impotente a resistere le sue brame erotiche. Per dispetto picchia Cylindrion Prietalski, uno dei capi del Sindacato.

Alla "prima" di Lilian (un orrendo cumulo di scene efferate), Genezyp s'innamora di Persy, cortigiana depravata, amante di Koch, che gode nello straziare i sensi degli uomini. Genezyp, che è diventato un fedele ammiratore del grande ed indecifrabile condottiero (dal canto suo un abominio di volontà e di potenza, un incrocio fra Napoleone e Mussolini), cade totalmente in suo potere e viene portato all'esasperazione dall'impotenza a possederla.

Corteggiato dal colonnello Michal Weborek, si sfoga aggredendolo a tradimento ed uccidendolo a martellate, dopo di che riceve una misteriosa missiva da parte del guru indiano Dzewani, sospetto emissario del mistico Murti Bing e degli incombenti comunisti cinesi, che gli fa capire di conoscere ogni sua mossa, e gli consegna alcune pillole a base di morfina.

Tutto si agita nella più totale ambiguità: non si capisce cosa veramente preparino i cervelli e non si sa da che parte stiano veramente i bracci; lo stesso Kocho è sospettato di trattare di nascosto con i cinesi, e sta tramando di nascosto per scardinare il Sindacato dall'interno. Scoppia la rivoluzione, fomentata dal Sindacato, e Genezyp si batte per reprimerla, mentre Kocho, annoiato, fa l'amore in casa di Persy. Ferito ad una gamba, Genezyp si risveglia in ospedale ed al suo capezzale trova la vergine Eliza, che era stata presente al suo primo incontro con la principessa e poi gli era sempre rimasta nel subconscio come simbolo di purezza ed innocenza.

Genezyp, affascinato, le confessa l'omicidio e viene da lei convertito alla fede del Muti Bing, che predica un mondo d'automa meccanizzato ed asessuato, e di cui lei è fedele adepta; anche la principessa, ora disgustata agli occhi del giovane, ha abbracciato la nuova fede: l'unico a resistere a Tengier.

Promosso per il valoroso comportamento sul campo ed invaghito della casta Eliza, che non vuole rapporti prima del matrimonio, decide di mettere su casa con lei. La notte di nozze è un amplesso senza fine, durante il quale lei rinnega la sua fede ed abbraccia quella del piacere erotico, ed al termine della quale lui, per possederla totalmente in un estremo spasimo amoroso, la strangola e lei spira in un sospiro d'estasi.

Quando Koch apprende (dalla sua stessa confessione) l'accaduto, scoppia a ridere, gli dice che ora ci sono cose più importanti (è la vigilia del primo scontro con i cinesi) e lo nomina suo aiutante di campo.

Il giorno della battaglia Koch è attanagliato da una crisi di coscienza, che antepone volere e potere; la battaglia contro le orde sterminatrici è persa in partenza, e, giudicando inutile uno spargimento di sangue, l'invitto condottiero proclama la resa. Gli ufficiali si ribellano e lui fa aprire il fuoco delle mitragliatrici sui loro reggimenti.

Invitato dal generale nemico al suo campo, al brindisi si sente chiedere la mano della sua "vedova" (un modo elegante per comunicargli la sentenza di morte) per Wang e quella della figlia per l'erede di Wang, sì da fondere la razza bianca (in via d'estinzione) con la prorompente razza gialla: davanti alla condanna Koch resta un attimo interdetto se non sarebbe stato meglio morire in battaglia, ma poi afferra la prospettiva storica e scoppia in una gran risata.

Viene decapitato, e Persy bacia sulla bocca la testa mozzata. La notte stessa diventa l'amante d'un Genezyp freddo ed indifferente, e poi di tutta una serie di cinesi.

Dopo che il Sindacato ed i comunisti locali si sono scannati a vicenda, i cinesi riprendono l'avanzata e puntano sulla Germania; anche Genezip, nell'osservanza della legge che impone alle due razze di mescolarsi, sposa una cinese: dal nuovo ordine emergono Tengier e Benz, la cui abominevole arte ha modo di spiegarsi senza limiti.

È la storia di due pazzie parallele, un erotomane succube di tutto e di tutti ed un superuomo malato di volontà di potenza, che tentano di sopravvivere in un mondo in rovina nella più sfrenata sregolatezza: dilaniata dalle lotte intestine fra Sindacato e comunisti, dalle droghe mistiche, dalla depravazione dei costumi e dalla tirannide, la civiltà occidentale affonda da sola, prima ancora di essere calpestata dalle orde dei mongoli.

Le due pressioni, quella che dal disfacimento interno spinge alla battaglia e quella che dal terrore della minaccia incombente spinge a sfogare gli istinti più bassi, concorrono a svuotare l'animo dei due eroi, a prosciugare la loro volontà, a lasciarli inerti in balia del caso.

La pazzia dell'inerzia che scaturisce dall'ossessione e dalla depravazione. La civiltà è un dedalo di vicoli ciechi: o il comunismo, o gli invasori, o il misticismo, ecc.: in ogni caso è la fine dell'uomo libero e pensante; non ci sono eroi, soltanto vittime. Un orrendo massacro di corpi e di anime, un'orgia di rantoli.

Il sesso è specchio freudiano di tutto ciò: brutale, potente, ridicolo, umiliato, ecc.; le fantasie erotiche rappresentano l'ultimo margine dell'immaginario in una realtà che concede sempre meno vie d'uscita; è anche un sesso metafisico, tramite il quale si manifestano rimandi onistici e volontà di potenza. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )