Mary Harron


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American Psycho (2000), recensito da Lorenzo Casaccia: Alla fine lo andranno a vedere quasi tutti e alla fine parleranno quasi tutti della trasposizione cinematografica di uno dei romanzi piu' sopravvalutati del decennio, American Psycho. Nondimeno, il film e' a tratti persino meglio del libro, avendo fatto una meritoria opera di sfoltimento. E comunque, per molti versi il feeling originale e' stato stravolto, dando luogo a un'opera contradditoria e schizofrenica tra l'ambizione e la paura di osare. Christian Bale, un clone di Tom Cruise, e' Patrick Bateman, un giovane affarista di Wall Street, bello, attraente, ricchissimo, che vive in un mondo assurdo fatto di suoi pari dove nessuno si conosce e nessuno e' veramente amico di nessuno. Annoiato, o meglio svuotato di ogni emozione tranne "avidita' e disgusto" come dice la sua voce narrante fuori campo, passa le serate sfogando istinti omicidi su barboni e prostitute. Se questo era anche il canovaccio del libro, una serie di elementi vengono leggermente modificati. Il tono grottesco (gli sproloqui da critico musicale sovrapposti agli omicidi) e l'abbondante humour nero non facevano parte dell'originale su carta. Sono stati rimossi tutti i dettagli iper-violenti di cui Ellis aveva farcito la narrazione (quando Bateman ha la faccia schizzata di sangue, l'impressione non e' ne' drammatica ne' di horror, ma parodistica). La stessa apertura interpretativa finale e' una aggiunta. Tutte le annotazioni precedenti saranno ovviamente colte solo da chi ha gia' letto American Psycho. Chi non conosce per nulla la storia non avra', forse, nemmeno il tempo di rendersi conto che, come nel libro, non esiste una vera trama, e spesso le scene sono soltanto giustapposte, salvandosi dalla noia ogni volta con qualche trovata diversa. Nel complesso Harron e' stata coraggiosa a cimentarsi con American Psycho, ma inevitabilmente ha dovuto "alleggerire" il libro in varie parti. Dal punto di vista della realizzazione, c'e' un debito fortissimo con Kubrick, cosa apparentemente dribblata da parecchi critici, illusi di essere di fronte a un film rivoluzionario o sconvolgente. L'ironia mescolata con la violenza (la scena sul letto, l'assassinio di Paul) viene diritta da A Clockwork Orange. Anche i colori (dei bianchi e grigi freddissimi), e l'uso della musica danno l'impressione di una ambientazione lievemente surreale, esattamente come faceva Kubrick, e comunque non e' un difetto del film. Il mio dubbio finale e' che anche questo film rimarra' per un pezzo largamente sopravvalutato, come l'opera di Ellis. Prima di tutto, qualsiasi elemento che una analisi di prima battuta possa trovare geniale (il vuoto morale di una societa' scintillante) era gia' presente nel libro. In secondo luogo, il libro stesso - ma questa e' un'altra storia - e' stato uno dei tanti "casi" letterari costruiti dalla stampa, essendo American Psycho null'altro che una copia sbiadita, prolissa e gratuita di Less Than Zero (6.5/10) If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.

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