Mike Bloomfield
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If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me. Mike Bloomfield fu uno dei musicisti bianchi che cambiarono la scena blues di Chicago.

Si era fatto le ossa, giovanissimo, nella Butterfield Blues Band (Elektra, 1965) di Paul Butterfield, armonicista nato e cresciuto in mezzo ai neri del South Side di Chicago. Su quell'album storico, che diede il la` al blues revival, Bloomfield invento` una tecnica mai sentita prima alla chitarra, una tecnica che, per gli assoli lunghi e insistiti e per i richiami ai raga, avrebbe esercitato un'influenza enorme su tutti i chitarristi successivi. Del gruppo facevano parte i giovani Elvin Bishop e Mark Naftalin. La sezione ritmica era composta da due ex-membri della band di Howlin' Wolf: Sam Ley e Jerome Arnold. Bloomfield scodella il suo primo grande assolo su Blues With A Feeling.

East West (Elektra, 1966) e` piu` sperimentale e contiene la lunga jam East-West, che ambiva a fondere musica nera e musica indiana al fuoco catalizzante dell'improvvisazione free-jazz. Se i primi cinque minuti sono ancora nel blues, da li` in poi Bloomfield comincia a spaziare nel raga e nel jazz, e verso la fine dialoga con l'altra chitarra (quella di Elvin Bishop), un'idea che gli Allman Brothers svilupperanno qualche anno dopo. Bloomfield sfodera invece il suo vocabolario blues in I Got A Mind to Give Up Living.

Questi due dischi impostarono il blues revival negli USA su basi completamente diverse da quelle dei complessi britannici (come John Mayall) che erano rimasti fermi agli anni '50. Butterfield e Bloomfield erano cresciuti ascoltando il blues degli anni '60 e presero il volo da quello stile molto piu` elettrico e incalzante (Buddy Guy, Otis Rush, etc).

Butterfield registro` un altro album d'eccezione senza Bloomfield, The Resurrection Of Pigboy Crabshaw (Elektra, 1968), in uno stile pop-jazz (David Sanborn al sax) sulla falsariga degli Electric Flag che Bloomfield aveva appena formato a San Francisco. (Butterfield morira` nel 1987).

Bloomfield intanto aveva suonato con Bob Dylan su Highway 61 Revisited, altro album che insegno` a mezzo mondo come suonare il folk e il blues in chiave rock. E` storico il suo lavoro su Like a Rolling Stone e Tombstone Blues.

Emigrato nel 1967 a San Francisco, in pieno "flower power", Bloomfield formo` gli Electric Flag con l'organista Barry Goldberg, il batterista Buddy Miles e il cantante Nick Gravenites e una sezione di fiati. Era una delle prime "horn-bands" della musica rock e venne catalogata nel pop-jazz dei Blood Sweat & Tears, anche se la loro prima registrazione fu la colonna sonora per il film Trip (Edsel, 1967), che mescola con disinvoltura davvero coraggiosa elettronica, rumore, psichedelia, country, ragtime e blues, e anche se i numeri migliori di A Long Time Comin' (Columbia, 1968), il primo album ufficiale, erano classici del blues e non del jazz. Bloomfield trasforma la Killing Floor di Howlin' Wolf in un'arringa brutale e dialoga con Miles su Texas.

Il complesso partecipo` alla Grape Jam dei Moby Grape e nel 1968 Bloomfield partecipo` anche a una facciata della Supersession (CBS, 1968) allestita da Al Kooper (sulla seconda facciata suona invece Stephen Stills, ex Buffalo Springfield), Bloomfield vi diede una feroca Albert's Shuffle e His Holy Modal Majesty di nove minuti, forse il suo capolavoro assoluto, che ha lo stesso spirito raga-jazz di Light my Fire dei Doors. Stop contiene forse il suo assolo migliore, o perlomeno il piu` autenticamente blues. Il successivo Live Adventures (1969), spartito con Kooper, era gia` molto piu` scontato, anche se annovera ancora l'appassionato assolo di I Wonder Who. Per qualche anno le jam session ispirate al blues furono di moda. Triumvirate (Columbia, 1973) lo vide alle prese con John Hammond e Dr John.

L'album solista di Bloomfield, It's Not Killing Me (Columbia, 1969), fu invece una delusione, un blues-rock sciacquato da salotto. Bloomfield fece di meglio sull'album di Gravenites, My Labors (Columbia, 1969), con Mark Naftalin di nuovo al piano. L'album si apre in maniera tradizionale con You're Killing My Love, ma il pezzo forte e` Moon Tune di nove minuti (composta da Gravenites stesso), un altro show di Bloomfield.

Il suo ultimo grande assolo compare su sull'album I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama di Janis Joplin: One Good Man.

Devoto al blues fino alla morte, Bloomfield passo` il resto del decennio a sprecare il suo talento in album mediocri come Try It Before You Buy It (One Way, 1973), tentando in continuazione di ripetere l'exploit della "supersession": Mill Valley Session (Polydor, 1976) e KGB (Polydor, 1976), con Ric Grech, Barry Goldberg e Carmine Appice, le ultime due. Afflitto da alcoolismo, si ridusse a scrivere colonne sonore per film porno.

Si riprese parzialmente con l'album Analine (Takoma, 1977), sul quale svettano alcuni brani strumentali acustici, con cui sembro` iniziare una nuova carriera. Count Talent And The Originals (Clouds, 1977) lo riuni` a Naftalin e Gravenites e lo riporto` allo stile eclettico della Electric Flag. Bloomfield sembro` ritrovare dignita` con i tardi Michael Bloomfield (Takoma, 1978), che pero` rivisita solo brani tradizionali (unica eccezione lo strumentale Gospel Truth), Between The Hard Place and The Ground (Takoma, 1979), Living In The Fast Lane (AJK, 1980), Cruisin' For A Bruisin' (Takoma, 1981) e Gospel Duets (Kickin' Mule, 1981).

Bloomfield mori` nel 1981 di overdose.

Bloomfield (Columbia, 1983) is an anthology that spans his entire career.

Fra i tanti dischi postumi, il migliore e` forse Red Hot & Blue (Universe, 2000), che raccoglie inediti del 1975-77,

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