- Dalla pagina sui Pentangle di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Pentangle, un duo formato da chitarristi veterani della scena folk, Bert Jansch e John Renbourn, è andato oltre il semplice riciclo di materiale tradizionale. Le lunghe suite Pentangling (1968), Jack Orion (1970) e Reflections (1971) contengono più di un semplice cenno di passaggio al jazz e alla musica classica.
Bio:
I Pentangle furono uno dei complessi più autorevoli del folk revival in
Gran Bretagna, ma furono anche uno dei meno fedeli alla tradizione, e proprio in
questo stava la loro grandezza.
Dal 1967 delle origini al 1973 dello scioglimento i Pentangle (senza mai
cambiare formazione) coltivarono un approccio eclettico al materiale
tradizionale, affinandolo man mano in direzione sempre più "progressiva".
La formazione faceva perno su dei due virtuosi della chitarra,
Bert Jansch e John Renbourn.
Bert Jansch cominciò la sua carriera musicale pubblicando gli album
Strolling Down The Highway (Transatlantic, 1965), noto anche come
Bert Jansch, che contiene gemme intimiste come la
tetra Needle of Death, e
It Don't Bother Me (Transatlantic, 1965). Il terzo,
Jack Orion (Transatlantic, 1966), vantava la collaborazione di un
altro chitarrista, John Renbourn, il quale quello stesso anno pubblicava il
suo secondo album, John Renbourn (Transatlantic, 1966), dopo un
primo album in duo con Dorris Henderson.
Insieme registrarono Bert & John (Transatlantic, 1966).
Nel frattempo il secondo album di Renbourn,
Another Monday (Transatlantic, 1966), ospitava la cantante jazz
Jacqui McShee.
Questo trio di virtuosi assunse il bassista Danny Thompson e il batterista
Terry Cox e formò i Pentangle.
Jansch pubblicò ancora un album da cantautore
orchestrale, Nicola (Transatlantic, 1967),
e Birthday Blues (Transatlantic, 1968),
Renbourn si cimentò con materiale medievale e rinascimentale su
Sir Jon Alot (Transatlantic, 1968), con la lunga fantasia di
Morgana, e insieme i due pubblicarono
Stepping Stones (Vanguard, 1968), ma la loro attività si focalizzò
presto sui Pentangle.
Il primo album, The Pentangle (Transatlantic, 1968), scosse l'ambiente
che fino allora era stato polarizzato da menestrelli e da gruppi acustici.
Jansch era più indirizzato verso il folk
barocco, mentre Renbourn, un virtuoso del suo strumento, coltivava anche il
blues e il country americano; e insieme i due chitarristi componevano una coppia
di sperimentatori, capaci di fondere le accordature aperte del blues con
la struttura modale della musica antica.
Completava il quadro una sezione ritmica cresciuta nei club di jazz.
Il sound composito che scaturiva dalla fusione di tali personalità era
un folk-rock con molto swing e con frequenti digressioni nella musica bianca
e nera degli USA.
Il lungo strumentale Pentangling fu il primo capolavoro del gruppo,
e rimane forse insuperato.
Come il precedente, anche il doppio Sweet Child (1968) riciclava in realtà materiale già edito dai due leader, quando non rifaceva classici del jazz. La tecnica è forse meglio in vista nel duetto di In Time. Nelle composizioni originali (Market Song, In Your Mind) rifulgevano le stesse qualità di strumentisti provetti e di arrangiatori intelligenti che nobilitavano i brani tradizionali.
Basket Of Light (1969) fu forse persino più elegante e geniale,
sia nel campo della tecnica (Light Flight) sia nel campo della canzone
(Springtime Promises).
I Pentangle suonarono le prime chitarre elettriche su
Cruel Sister (1970), che contiene
il tour de force della "grand folk suite"
per dulcimer e chitarra acustica di Jack Orion,
loro apice e summa artistico.
Reflections (1971) era prevalentemente costituito da composizioni
originali e annovera un altro lungo excursus stilistico, Reflections.
Solomon's Seal (1972) vantava ancora mirabili performance in
Sally Free And Easy e Cherry Tree Carol, ma il gruppo si stava
ripetendo fino alla nausea.
In Your Mind (Ariola, 1978) è un'antologia della carriera fino
a questo punto.
Nel frattempo Renbourn aveva registrato un altro album di musiche medievali e rinascimentali, The Lady And The Unicorn (Transatlantic, 1970), e una raccolta di canzoni moderne, Faro Annie (Transatlantic, 1971). Jansch aveva pubblicato il mediocre Rosemary Lane (Transatlantic, 1971).
Con The Hermit (Transatlantic, 1976)
e soprattutto Black Balloon (Transatlantic, 1979), forte di
Black Balloon e The Pelikan, Renbourn pervenne a un
formalismo classico che si avvaleva di un minimo di strumentazione
(chitarra, flauto e percussioni).
Nel frattempo
il John Renbourn Group, una formazione eclettica che tentava di fondere
violino jazz, percussioni indiane e lo squillante canto folk di Jacqui McShee,
produsse album piuttosto ostici:
A Maid In The Bedlam (Transatlantic, 1977) e
soprattutto Enchanted Garden (Transatlantic, 1980), che annovera
il salmo mediorientale jazzato di otto minuti Sidi Brahim.
Renbourn aveva anche avviato una proficua collaborazione con
Stefan Grossman, che avrebbe fruttato diversi album al limite del didascalico:
Renbourn & Grossman (Kicking Mule, 1978),
Under The Volcano (Kicking Mule, 1979),
Live In Concert (Shanachie, 1984),
The Three Kingdoms (Shanachie, 1987),
Snap A Little Owl (Shanachie, 1989).
La carriera di Jansch proseguì invece in sordina, con opere piuttosto anonime
paragonate a quelle dei Pentangle (e terribilmente anacronistiche nell'era del punk-rock):
Moonshine (Transatlantic, 1973),
L.A. Turnaround (Charisma, 1974 - Drag City, 2009), with a new version of his Needle of Death,
Santa Barbara Honeymoon (Charisma, 1975 - Drag City, 2009), with a full back-up band,
A Rare Conundrum (Charisma, 1977 - Drag City, 2009),
Thirteen Down (Charisma, 1978).
Jansch riuscì finalmente ad esprimere il suo potenziale nella
la suite jazzata interamente strumentale di
Avocet (Charisma, 1979), una collaborazione con Martin Jenkins.
Heartbreak (Hannibal, 1981), una session con ospiti illustri,
sembrò chiudere la sua carriera solista.
I Pentangle si riformarono per registrare
Open The Door (Spindrift, 1983).
Renbourn però lasciò di nuovo la formazione.
Jansch e McShee continuarono
invece con la sigla Pentangle, e uno stile più blues e folk che jazz,
e pubblicarono gli album In The Round (Varrick, 1985),
So Early In The Spring (Green Linnet, 1988),
Think Of Tomorrow (Green Linnet, 1991),
One More Road (1993).
Jansch aveva continuato a pubblicare album solisti come
Leather Laundrette (Black Crow, 1988),
Sketches (Temple, 1990),
The Ornament Tree (Golden Castle, 1991),
e alla fine gettò la spugna.
Rimasero così soltanto i McShee's Pentangle,
titolari di About Thyme (Park, 1995) e
Passe Avant (Park, 1998).
Dopo qualche anno di inattività, approfittando del risveglio di
interesse per la sua opera dovuto alla new age, Renbourn tornò sulle scene in veste più
angelica, circondato soltanto da flauto, chitarra e canto.
La suite eponima di The Nine Maidens (Spindrift, 1986) e
The Martinmass Wind, dall'album dei
Ship Of Fools (Spindrift, 1988),
ne rilanciarono le quotazioni.
Le ultime uscite di Renbourn saranno
Wheel Of Fortune (Flying Fish, 1993), un live con Robin Williamson,
e Traveller's Prayer (Shanachie, 1998), registrato in Irlanda.
Jansch è tornato sulle scene nella seconda metà degli anni '90 con una
valanga di riedizioni, live e rarità, ma soprattutto con
When The Circus Comes To Town (Cooking Vinyl, 1995) e
Toy Balloon (Cooking Vinyl, 1998).
Dazzling Stranger (Castle, 2000) è un'antologia su doppio disco che abbraccia l'intera carriera di Jansch.
Crimson Moon (Sanctuary, 2001) e Edge of a Dream (Sanctuary, 2003) celebrano il vecchio bardo con un cast di ospiti d'eccezione.
The Black Swan (2006) ha visto la partecipazione di Beth Orton, David Roback, Devendra Banhart, ecc.
Sia Jansch sia Renbourn hanno registrato album solisti che sarebbero capolavori nel repertorio di altri chitarristi. Ma nessuno dei due riuscì mai ad eguagliare le opere del periodo in comune, i vorticosi duetti di acustica, le armonie rinascimentali, il limpido stile strumentale, gli arcani naufragi ritmici, l'eleganza ibrida dei ricami. La "grand folk suite" inventata dai Pentangle rimane una delle forme più suggestive di quell'epoca.
Nel 1999 non esiste nessuna antologia dei Pentangle che contenga davvero il materiale migliore prodotto dalla formazione, in particolare le tre lunghe jam.
Jansch è morto nell'ottobre 2011, all'età di 67 anni.
Dopo una pausa di tredici anni, Renbourn raccolse alcuni brani originali (principalmente Palermo Snow per chitarra acustica e clarinetto) e una manciata di impegnative cover (sia di jazz che di musica classica) su Palermo Snow (2011).
John Renbourn è morto per un attacco cardiaco nel 2015, all'età di 70 anni.
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