- Dalla pagina sui Bad Brains di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Bad Brains, un quartetto di rastafariani neri, crearono un mix di reggae, punk-rock, funk e heavy-metal che anticipava di dieci anni i tempi. Rock For Light (1982) metteva in mostra il grido bellicoso di Paul “H.R.” Hudson (che ricordava Prince, Iggy Stooge, Mick Jagger, Robert Plant e Johnny Rotten) abbinato al repertorio di riff e glissando alla Hendrix di Gary “Dr Know” Miller. Le canzoni erano inni alla vita di strada che sposavano il tono contemplativo della spiritualità giamaicana e l'ira materialistica dell'America urbana. Sotto l'influenza di Clash e Police, I Against I (1986) utilizzava il reggae in modo più convenzionale, ma raggiungeva comunque il carisma di una sincera e vibrante chiamata alle armi.
Bio:
I Bad Brains, quartetto di rastafarian neri di Washington,
non solo furono fra gli inventori dell'hardcore Americano,
ma insegnarono anche
a centinaia di complessi punk come
innestare quel suono sull'heavy metal e come vivacizzarlo con
i generi "neri".
In tal modo spianarono di fatto la strada a complessi come i
Red Hot Chili Peppers.
Distanti etnicamente e socialmente dalle sacche di nichilismo e di violenza che avevano generato il punk, i Bad Brains sposavano in realtà lo spiritualismo giamaicano alla rabbia materialista delle metropoli Americane.
Si formarono nel 1977 a Washington dalla fusione di quattro talenti assai diversi: il bassista Darryl Jenifer proveniva dai Mindpower, un combo di jazz-rock, ma aveva nel sangue i Led Zeppelin; il chitarrista Dr Know (Gary Miller) aveva suonato soltanto in un gruppo funk; il cantante H.R. (cioè “Hunting Rod”, ma in realtà Paul Hudson) era cresciuto ai ritmi singhiozzanti del reggae; e suo fratello Earl Hudson alla batteria non aveva alcuna educazione musicale. Trasferitisi a New York e illuminati dai Sex Pistols, i quattro teenager neri si convertirono al punk e poco a poco presero a costruire suoni sempre più radicali, fino ad approdare nel 1980 all'hardcore con il singolo Pay To Cum, quintessenza del genere: frenetico, rozzo, sguaiato, dinamitardo (durata: un minuto e mezzo). Le registrazioni originali del 1979 verranno poi pubblicate come Black Dots (Caroline, 1997).
Due anni dopo uscì un omonimo EP (per la Alternative Tentacles), estratto da
una precedente cassetta (edita su CD nel 1989 dalla ROIR come
Attitude), che presentava un complesso già maturo:
Banned In D.C. è il nuovo classico, un inno alla trasgressione
che adotta il boogie depravato degli Stooges; Big Takeover è l'altro
capolavoro del periodo, un heavymetal poderoso e martellante, con riff di
chitarra trascinanti e fantasiosi e un accenno di Misfits.
L'EP contiene anche brani reggae, che
costituiscono la parte più discutibile del loro repertorio. Il reggae non viene
fuso all'hardcore, ma conservato come un genere a se stante, e in questo genere
i Bad Brains (adepti della religione Rastafarian) non eccelleranno mai. Così
anche il successivo EP, che accoppia al terribile e fulmineo grido di guerra
di Destroy Babylon e al rock and roll a rotta di collo di
Coptic Times la debole nenia reggae di I And I Survive.
Il primo album, Bad Brains (ROIR, 1982 - ROIR, 1996), poi riveduto,
remixato e riedito come
Rock For Light (PVS, 1983 - Caroline, 1991), mette in mostra
le loro virtu' e i loro difetti. Da un lato ci sono una tecnica sopraffina,
infinitamente più colta e varia della media hardcore (assoli blues di chitarra
e linee funky di basso) e la capacità di immettere nelle
fiondate hardcore elementi delle loro radici musicali nere.
Dall'altro ci sono le "lunghe" (rispetto al resto) canzoni reggae.
La leggenda ha una voce: il canto sgolato e perverso di H.R., che riesce a
modulare i registri di Prince e di Iggy Stooge, di Mick Jagger e di Robert
Plant con lo stile demenziale e psicotico tutto d'un fiato dei punk.
Nei picchi di febbre il canto diventa del tutto arbitrario, non prova neppure
a sincronizzarsi con la musica. Il suo capolavoro è forse
il ritornello sarcastico di Sailin' On, recitato con la foga di un cantante
gospel e contrappuntato da coretti beat, il tutto a ritmo infernale.
Ma c'è anche un'altra voce, non meno fondamentale: quella del Dr Know. I brani
in cui i Bad Brains mettono meglio a frutto la loro "cattiveria" sono quelli in
cui Dr Know ha modo di sbizzarrirsi, come la title-track, con evoluzioni
che accelerano spasmodicamente lo stile di Chuck Berry; o Right Brigade,
iniziata come un boogie, accelerata in un heavymetal e culminata in un thrash
epilettico. E' la chitarra, al tempo stesso, ad assimilare elementi delle
radici nere, dal boogie al rhythm and blues.
La sezione ritmica, dal canto suo, sottolinea i momenti "comici" del disco.
La batteria imita i tamburi da circo nella filastrocca How Long Can A Punk Get
e prende una goffa cadenza da vaudeville in We Will Not.
I testi vanno dal verso ripetuto ad oltranza di Attitude sul rullo ossessivo
di tamburo alla militanza politica di un anthem terrorista a passo di carica
come Riot Squad. Tutto brilla di una incontenibile elettricità.
Gli unici brani ad andare oltre lo sfogo di due minuti sono i lamenti reggae.
Rock For Light soffre di qualche caduta di tono, ma dove
riesce è dieci anni più avanti del resto dell'hardcore.
Nel 1983 il gruppo si divise: Dr. Know e Jenifer formarono un power-trio con
il batterista dei Cro-Mags, mentre H.R. registrò un (mediocre) disco solista,
Its About Luv (Olive Tree) e poi venne travolto da problemi di droga.
Nel 1985 tornarono a suonare insieme e un anno
dopo uscì il secondo album, I Against I (SST, 1986),
mentre H.R. era in carcere.
Enormemente rallentato, e alquanto irrobustito, il sound è ora un heavy metal
relativamente lineare e melodico.
H.R. urla di meno e canta di più; Dr Know
sprigiona riff e glissando a casaccio come un novello Hendrix, ma senza
mai veramente "ferire" (in questo più simile a Jeff Beck); la sezione ritmica
mantiene una calma compostezza.
In un certo senso è lo spiritualismo, che
era sempre stato in agguato, a prevalere sulla rabbia proletaria. Non stupisce,
pertanto, che brani come Let Me Help e Return To Heaven esibiscano una
certa schizofrenia, il primo conteso fra ritmi thrash, chitarrismi heavy,
slogan violenti e un ritornello psichedelico, il secondo cantato con un guaito
indemoniato intervallato a un intenso mantra, mentre la chitarra alterna
assoli blues a staccato metallici.
Se l'inizio (la title-track) è ancora a ritmo adrenalinico, con un tripudio
di vocalizzi irregolari, il resto tende ad essere melodrammatico, elaborato e
sardonico come nei Blue Oyster Cult; soprattutto
Re-Ignition
e Sacred Love,
blues fratturato e sofferto alla Led Zeppellin, ma con una
melodia araba sussurrata al telefono (letteralmente: H.R. "telefonò" la
melodia dal carcere).
Il reggae è stato finalmente assimilato, secondo i dettami dei primi Police.
E affiora addirittura una ballata, She's Calling You.
Se il primo album rimane il classico del genere,
I Against I è quello che maggiormente influì sulle generazioni
successive.
Ancor più "metallico" è Quickness (Caroline, 1989), uscito dopo i soliti tre anni di pausa e ormai dominato dai bombardamenti in staccato di Dr Know. La fusion fra funk e heavymetal, come in With The Quickness e Soul Craft, amplia ulteriormente gli orizzonti del gruppo. Voyage Into Infinity is one of their mystical peaks.
Passano ancora quattro anni prima che, Dr Know compia la mossa successiva, con l'album Rise (Epic, 1993) e una formazione rinnovata. Brani come Rise, Coming In Numbers e Unidentified sono ormai molto vicini all'heavymetal da AOR. Love Is The Answer e Yes Jah sono gli ultimi sussulti reggae. Il nuovo cantante Israel Joseph-I non ha colpe: è Dr Know ad aver deciso che è ora di "vendere" a un pubblico più ampio i suoi lampi chitarristici. Il leggendario chitarrista si ricorda di essere stato un punk soltanto nella title-track e in Right Brigade, che esplodono come punkmetal comanda.
Nel frattempo H.R. aveva lanciato la propria carriera solista con gli Human
Rights (l'omonimo album per la SST è del 1987), moderando le tendenze
heavymetal con una propensione più funky, reggae e, in ultimo, africane.
Il cantante
ammuffirà così fra le reliquie freudiane della sua infanzia producendo
album sempre meno interessanti, improntati all'umanesimo rastafarian.
God of Love (Maverick, 1995) segna la reunion di H.R. e Dr. Know. Il connubio funziona solo in un brano, l’iniziale Cool Mountaineer, e, saltuariamente, nelle creative mutazioni reggae di Long Time, To the Heavens e How I Love Thee. Il funk-metal di God of Love e Tongue Tee Tie e il soul-metal di Justice Keepers e Thank Jah suonano datati, se non addirittura insignificanti.
Build A Nation (2007) segnò l'ennesima reunion dei Bad Brains, con un sound notevolmente simile a quello originale.
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