- Dalla pagina su Daniel Johnston di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Il genio folle di Daniel Johnston (Sacramento, 1961) offuscava il confine tra il buffone conviviale e il bardo tragico. Nonostante la malattia mentale e uno stile di vita sregolato, la sua ricerca di un pop puro era intesa come un'impresa senza fronzoli. Le sue cassette fatte in casa, a partire dai beati meandri di Songs Of Pain (1981) e con un'impresa iniziale con il gioviale e ingenuo Hi How Are You (1983), presentavano un personaggio ideologicamente e musicalmente più vicino a Jonathan Richman che, per esempio, a Syd Barrett. Mentre queste prime cassette rivelavano solo parzialmente i contorni completi del viaggio nel tempo di Johnston, Yip/Jump Music (1983) dava un senso alla sua arte primitiva e spartana. Continued Story (1985), la sua prima vera registrazione in studio, e Respect (1985) contenevano istantanee di una certa grandezza, quindi il capolavoro di Johnston, 1990 (1990), non fu una sorpresa. Il suo carosello di canzoncine orecchiabili e folli scorribande componeva un concept demoniaco. Il percorso verso un sound più accessibile iniziò sul serio con Artistic Vice (1992), il primo album in cui Johnston era il frontman di una vera band, e Fun (1994), con due membri dei Butthole Surfers (Paul Leary e King Coffey). Fear Yourself (2003), sostanzialmente una collaborazione con il produttore Mark Linkous (Sparklehorse), mise in luce il suo talento melodico.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Per molti anni Daniel Johnston è stato una leggenda vivente, noto direttamente a pochi fortunati che riuscivano a mettere le mani sulle sue cassette auto-prodotte. La sua fama è venuta crescendo negli anni, nonostante i due arresti nel 1986 e nel 1988 che ne hanno interrotto la carriera e la malattia mentale che ne ha sempre limitato la lucidità; fino a giungere all'orecchio dell'onnipresente Kramer, che lo ha aiutato a registrare il disco che lo ha rivelato: 1990 (Shimmy Disc).
Il nonsense è per lui, sincero primitivista, motivo di vita prima ancora che di arte. Nessuno dei suoi dischi è essenziale, e qualcuno può annoiare dopo dieci minuti; ma tutti sono onesti e innocenti. Johnston è l'ultimo di una tradizione di "pazzi" del rock che comprende, fra gli altri, Jonathan Richman, Zoogz Rift, lo stesso Syd Barrett. Ciò che hanno in comune è la tendenza a passare con la massima naturalezza da un umore a quello opposto, lasciando l'ascoltatore nel dubbio amletico se si tratti di uno scherzo da ridere a crepapelle o di una tragedia da ammutolire per giorni.
Johnston, nato nel 1961 a Sacramento, in California, aveva iniziato in West Virginia, ma nel 1984 si era trasferito ad Austin, e lì ha messo radici. Una mole impressionante di registrazioni precedenti il suo trasloco vennero alla luce soltanto anni dopo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il primo documento del suo vaudeville solipsistico fu la splendida cassetta Songs Of Pain (Stress, 1981), una registrazione amatoriale di sola voce e pianoforte. Rappresentato al meglio dal pianoforte ragtime e dalla voce scoppiettante di Grievances, il suo stile spaziava da storie infantili cantate come saghe melodrammatiche (A Little Story) a parabole divertenti cantate come spiritual (Never Relaxed), dall'imitazione del grand pop (An Idiot's End) al frenetico rock'n'roll (Premarital Sex). Può essere più divertente di un comico professionista (Brainwash) e più accattivante dei Beatles (Wicked World). Quando esaurisce le idee melodiche, si limita a martellare sui tasti del pianoforte (I Save Cigarette Butts) e, quando finisce l'umorismo, chiude l'album con la cupa e filosofica Hate Song.
Johnston era chiaramente un cantautore e compositore di melodie prolifico e dotato; un bardo eloquente e a suo modo elegante, che non aveva paura di prendersi gioco del mondo in un modo che, in definitiva, si prende gioco del burlone stesso. La sua arte era un sincero primitivismo per il gusto di essere un non sense vivente. Le sue vignette comiche ricordano Jonathan Richman).

Altre canzoni di questo tipo sono apparse su un'altra cassetta, Don't Be Scared (Stress, 1982): Going Down, Lost Without a Dame, Harley Man, Evening Stars, Cold Hard World, I Had a Dream, The Story of an Artist, My Yoke Is Heavy, Stars on Parade, And You Love It, I Had Lost My Mind, The Sun Shines Down on Me, Loner, Don't Be Scared, Lullaby, I Was Alone, Mother Mom Said.

The What Of Whom (Stress, 1982) includeva: Man Obsessed, Peek-a-boo, Never Before/Never Again, The Goldfish & the Frog, Scuttle-butt, Heart, Mind, & Soul, Blue Clouds, Surely You Don't Work All Night, I Can't Think Anymore, Excuse Me, Polka Dot Rag, Why/Without You, An Incoherent Speech, Wicked World, To Go Home, Scrambled Eggs, Peace & Tranquility, When You're Pretty.

More Songs Of Pain (Stress, 1983) fu concepito come la seconda parte ideale della sua prima raccolta, ma non riuscì a raggiungere quello standard. Il suono del pianoforte è più antiquato che mai, ma le melodie sono meno affascinanti, evocando per lo più canzoni da bar per persone sole e ubriache (Phantom of My Own Opera, Only Missing You ). Momenti di benedetta follia come You're Gonna Make It Joe, alcuni esempi di grande esecuzione del pianoforte (True Grief alla Jerry Lee Lewis, Mabel's Grievances ), il blues Blue Cloud e il lamentoso Follow That Dream sono comunque degni del suo materiale migliore. Tuttavia troppe canzoni sono semplici frammenti e, a lungo andare, le voci di sottofondo diventano un po' fastidiose.

The Early Recordings Volume 1 (Dualtone, 2003) raccoglie Songs Of Pain 1980-83 e More Songs Of Pain.

Oltre alle cassette "ufficiali", Johnston ha pubblicato anche due volumi di The Lost Recordings (Stress, 1991), anch'essi risalenti al 1983.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Il primo vinile fu Hi How Are You (Stress, 1986 - Homestead, 1988), registrato nel 1983, un buon documento di questo dilettante della musica, erede dei tanti Wild Man Fisher che hanno solcato la storia del rock. In parte autobiografico alla Jonathan Richman, quasi sempre geniale negli arrangiamenti (poverissimi, fino ad utilizzare un vecchio disco di jazz come accompagnamento), Johnston ha un talento innato per la melodia. Walking The Cow e She Called Pest Control sono fra i suoi primi gioielli.
Tracce:
Poor You; Big Business Monkey; Walking the Cow; I Picture Myself With a Guitar; Despair Came Knocking; I Am a Baby ; Nervous Love; I'll Never Marry; Get Yourself Together; Running Water; Desperate Man Blues; Hey Joe; She Called Pest Control; Keep Punching Joe; No More Pushing Joe Around.

Il doppio Yip/Jump Music (Stress, 1986 - Homestead, 1989 - Eternal Yip Eye, 2006), registrato anch'esso nel 1983, è una delle sue opere più importanti, un'ora e mezza di musica per amici intimi cantata nel suo registro prepuberale e registrata con un forte soffio di sottofondo e un timbro arcaico dell'organo in maniera da ricostruire l'atmosfera del fin de siecle. Il Chord Organ Blues per armonica e battipanni e il motivetto surf di Speeding Motorcycle il lamento alla Neil Young di Don't Let The Sun Go Down sono un tributo all'ingegno dei poveri. I testi racchiudono gran parte del fascino, e non soltanto le bizzarre meditazioni sulla condizione umana di Worried Shoes e le tenere confessioni di I Live For Love: le trovate più (involontariamente) spassose sono la ballata di King Kong, cantata a cappella con il tono di un sermone funebre (che verrà interpretata anche da Jad Fair), e il conto alla rovescia di Rocket Ship, che rende la sensazione del decollo (e che verrà interpretata anche dai Dead Milkmen). Dopo aver passato in rassegna un po' tutto ciò che angustia la razza umana, Johnston si concede un'ode francescana a God che è la quintessenza della sua innocente filosofia: “I'm glad God made me/ because I love the stars/ and I love the moon/ and I love the Earth too/ I love the God/ that made all these things”.

Il nastro di Retired Boxer (Stress, 1984) non è stato tuttora riedito su disco.
Tracce:
I'll Do Anything But Break Dance for Ya, Darling; Bye Bye Barbie; Fighting With Myself; Too Young To Die; This Song; Feels Good; Oh No; Strange Boy; True Love Will Find You in the End.

Su Respect (Stress, 1985) brillano gli amari sermoni di An Angel Cry e Just Like A Widow.
Tracce:
No Love in Town; An Angel Cry; Have Respect; Dream; I Know What I Want; Merry-Go-Round; A Little Bit of Soap; Lonlieness; Good Morning You; Go; Fast Go; Car Crash; Just Like a Widow; Heartbreak Hotel; You Killed My Baby; You Are a Writer; Go Some More; Theme from Respect.

Continued Story (Homestead, 1991), cassetta registrata nel 1985 (in parte con i Texas Instruments), comprende It's Over, Funeral Home e Lady In The Radiator.
Tracce:
It's Over, Ain't No Woman Gonna Make A George Jones Outta Me; The Dead Dog Laughing In The Cloud; Funeral Home; Her Blues; Running Water Revisited; I Saw Her Standing There; Casper; Ghost of Our Love; Fly Eye; Etiquette; A Walk In The Wind; Dem Blues; Girls.

E' stato poi ristampato come Continued Story + Hi How Are You (Eternal Yip Eye, 2006).

Gli anni successivi al 1985 furono anni turbolenti. Della musica prodotta in quegli anni sono giunti soltanto echi lontani: gli EP Big Big World (Seminal Twang, 1991) e Laurie (Seminal Twang, 1992).

Dopo un album con Jad Fair senza titolo (per la 50 Skidillion Watts) del 1989, riedito come It's Spooky (Paperhouse, 1993 - Jajaguwar, 2001), venne finalmente 1990. All'insegna di un oscuro tema demoniaco Johnston mette a fuoco il suo matto canzoniere, che però tanto matto non è, anzi pennella sinistri proclami metafisici come Spirit World Rising (sei minuti per sole voce e chitarra), commosse preghiere gospel come Lord Give Me Hope (sei minuti per soli canto e pianoforte), timide confessioni di insicurezza come Some Things Last A Long Time (con una melodia che potrebbe essere dei Beatles, se solo avesse un vero arrangiamento). Sono gioielli di solipsismo che si ispirano liberamente alla sapida introversione del blues, ma un blues imparentato con gli esorcismi atavici di Taj Mahal (Don't Play Cards With Satan). Tetro filosofo della condizione umana, Johnston è tutt'altro che il giullare spensierato che vuol far credere con le sue eccentricità. Forbito artigiano di canzoni, non è neppure il dilettante approssimativo che la sua modestia farebbe pensare.

Una delle sue canzoni, Do It Right, compare anche sull'album di Marueen Tucker, Life In Exile After Abdication.

Dopo il 45 giri Speeding Motorcycle (con gli Yo La Tengo), Artistic Vice (Shimmy Disc, 1992) continua il progresso verso un sound più accessibile. E' l'album più professionale della sua carriera, e anche uno dei più allegri. Forte di un vero complesso d'accompagnamento, Johnston ingaggia l'incalzante rock and roll di My Life Is Starting Over, imita la possente cadenza marziale di Zevon in Happy Soul, lambisce l'incedere ossessivo dei Velvet Underground in Fate Will Get Done. Ma l'animo puro di Johnston si riconosce subito, anche se le musiche sono diventate adulte: Johnston canta Honey I Sure Miss You con la semplicità e la sincerità di un tema alla mamma alle scuole elementari, piange Laurie in un valzerone accorato. Gli si addice il melodismo spensierato degli anni '60, genere in cui pennella due gioielli come Love Of My Life e Tell Me Know. L'elettricità non ha insomma rovinato la sua arte naif, l'ha fatta fiorire.

Alla fine del 1992 viene anche eseguita la prima del suo balletto, Love Defined, in gran parte tratto da Yip/Jump Music.

La progressione verso un sound più professionale continua con Fun (Atlantic, 1994), di pari passo con la sua fama (fra i fan anche Kurt Cobain). Grazie all'accompagnamento di due Butthole Surfers (Paul Leary e King Coffey), più il violino di Regina Carter e il violoncello di John Hagen, il talento melodico di questo cuore solitario diventato musicista per sbaglio è ora in primo piano: Love Wheel, Foxy Girl, Lousy Weekend sfoggiano ritornelli e contrappunti di prima qualità. Senza rinnegare le sue umili origini (un lamento folk di Life In Vain, il blues strascicato di Catie) o il suo spirito bambinesco (la matta filastrocca di Happy Time, il rag per pianoforte di Love Will See You Through), Johnston si ritaglia un posto fra i cantautori moderni. Ed è un posto unico, poichè, in un periodo in cui sono di moda i testi criptici, lui canta ciò che gli viene in mente senza pensarci su due volte. Privo di una qualsiasi visione della condizione umana, Johnston si afferma come il visionario per eccellenza: “Well I've had horrors/ and I've had a lot of fear/ but the worst horror/ is when there's nothing here”.

Nel 1995 Gibby Haines trascrive la sua I Save Cigarette Butts per P, album di debutto della band composta da Bill Carter, Johnny Depp, Gibby Haines e Sal Jenco.
L'iriverente furto del celebre discorso “I had a dream” Martin Luther King viene messo in musica su note di boogie.

Dream Scream (Pickled Egg, 1999) è una splendida canzone pop, ma conferma lo stato di isolamento del personaggio.


(Tradotto da Stefano Iardella)

The Lucky Sperms (Jagjaguwar, 2001) è una nuova collaborazione con Jad Fair.

In parti uguali canzoncine orecchiabili (Love Forever, Party) e follie (Funeral Girl, The Spook, Some Time Spent In Heaven), Rejected Unknown (Pickled Egg, 2000) riassume l'arte e la personalità di Johnston, senza aggiungere nulla di significativo a una lunga e gloriosamente demenziale carriera. Le raccolte casuali sono state assemblate (e co-scritte) dal membro dei Glass Eye, Brian Beattie.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

La carriera di Daniel Johnston venne rivitalizzato da Mark Linkous, meglio noto come Sparklehorse, autore di almeno due piccoli capolavori di arrangiamento pop, Vivadixiesubmarinetransmissionplot e It's A Wonderful Life.
Questi (e Alan Weatherhead) trasforma Fear Yourself (Gammon, 2003) in un album elegante ed eclettico, senza perdere molto dell'eccentricità dell'autore.
Il modo in cui il raglio demenziale di Now, accompagnato da strimpellio frenetico di ukulele, muta in un lamento maestoso è la quintessenza della sua arte. Syrup Of Tears prende in prestito il pianoforte a coda, i timpani e i violini dal rock operatico di Jim Steinman e il tono melodrammatico dal glam-rock di David Bowie. Questo umore tragicomico viene esplorato anche da un altro zenith orchestrale di pathos, Love Enchanter, e dalla magniloquente Power Of Love, mentre Must prende la stessa idea ma ne fa un incrocio fra una canzone d'amore e un inno religioso.
Mano intensa, ma non meno austera, Forever Your Love gioca con un piano che fa il verso alle pianole degli anni ruggenti e con un corno francese che intona musica per funerali.
Linkous e Johnston si concedono qualche pausa da queste profondità emotive con il power-pop innocuo di Mountain Top, con la canzone da pub di Fish, con il boogie supersonico di Love Not Dead (echi degli Stooges, dei New York Dolls e di Tom Petty), e con il manifesto rock'n'roll di Living it For The Moment. Johnson non è forse mai stato così concentrato e determinato. Linkous ha il merito di aver trovato il modo di conferire alle emozioni del matto di Sacramento il massimo impatto.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Welcome to My World (High Wire, 2006) è una retrospettiva della carriera.

Johnston ha realizzato il suo primo terribile album all'età di 45 anni: Lost and Found (Sketchbook, 2006). Queste canzoni probabilmente non sono state provate molto. Alcune di esse suonano come le precedenti canzoni di Johnston, soltanto meno astute e meno intense. Nel complesso, si ha la sensazione che Johnston abbia realizzato l'album che la gente si aspettava da lui. La distanza tra un gesto insincero e un'autoparodia è brevissima.

Hyperjinx Tricycle (2001) è un progetto parallelo di Daniel Johnston con Ron English e Jack Medicine che ha anche pubblicato l'EP di quattro canzoni Alien Mind Control (2003).
The Electric Ghosts (Important, 2006) è un'altra collaborazione con Medicine.

Jason Falkner dei Jellyfish ha prodotto, arrangiato e suonato personalmente la maggior parte degli strumenti su Is And Always Was (2009), il patinato album "pop" di Johnston, ma brani come Without You e Is And Always Was semplicemente non sembrano armonizzarsi bene con il suo spirito e la sua voce. Queenie The Doggie e Fake Records of Rock and Roll starebbero bene in un album di Todd Rundgren. I Had Lost My Mind è apparso originariamente su Don't Be Scared.

Daniel Johnston è morto nel 2019 per un attacco di cuore, all'età di 58 anni.


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