The The
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Burning Blue Soul, 6.5/10
Soul Mining, 7/10
Infected , 6/10
Mind Bomb, 7/10
Dusk, 6/10
Naked Self, 5/10
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Il cantante e chitarrista londinese Matt Johnson esordi` nei Gadgets, che pubblicarono due album Gadgetrees (1979) e Love Curiosity Freckles and Doubt (1980).

Poi lancio` la sua carriera solista con i singoli Controversial Subject (1980) e Cold Spell Ahead (1981). L'album Burning Blue Soul (4AD, 1981) e l'album mai pubblicato The Pornography of Despair sono lavori di un cantautore lirico, introspettivo, fiabesco e stralunato, una sorta di Brian Eno del post-punk dotato di uno spiccato senso della melodia, cresciuto con il soul e la psichedelia ma determinato ad ampliare i canoni armonici della forma canzone.

Johnson cambio` pero` subito strada. Con i The The, varo` un programma di musica da ballo eccentrica a partire dal singolo Uncertain Smile (1981), un soul-jazz da cocktail lounge suadente e sinfonico. Il primo album dei The The, Soul Mining (SomeBizarre, 1982), scodella con disinvoltura disco music poliritmica (Giant), funky-soul melodico (Perfect) e world-beat caraibica (Twilight Hours). La personalita` instabile del leader si manifesta soprattutto nei brani meno ovvi: l'incalzante funk metallurgico di I've Been Waiting For Tomorrow; This Is The Day, melodia arcana ed evocativa con ritmo disco, synth orchestrale e fisarmonica struggente; Soul Mining, ballata-fiaba esotica alla Ayers; Sinking Feeling, danza onirica con organo "manzarekiano"; costruzioni armoniche assai complesse che si formano poco a poco sovrapponendo o alternando eventi sonori tratti dalla musica da ballo moderna e dalla musica psichedelica dei Sixties.

Infected (1987) accentua il surrealismo folk di Johnson, fatto di ritmi impazziti e di arrangiamenti sbilenchi, ma abbandona l'atteggiamento da cantautore tenero e introverso per una audace condanna dei mali del secolo: la ballata "dylaniana" Sweet Bird Of Truth (anti-imperialista), l'hip-hop frastornante di Infected (sull'AIDS), il mambo voodoo di Heartland (sul crepuscolo della madrepatria) e il bebop da film noir di Twilight Of A Champion sono pervasi da un tema ricorrente di lascivia e auto-distruzione, e nell'insieme compongono una visione apocalittica della decadenza dei costumi nella civilta` occidentale.

Le sue canzoni metaforiche trascendono le limitazioni armoniche dei generi da ballo e ricordano gli esperimenti sulla folk song dei cantautori piu` involuti del Greenwich Movement, nonche' il soul bianco d'autore di Todd Rundgren.

Mind Bomb (Epic, 1989), sempre a nome The The, esce a un solo anno dal precedente, fatto per lui insolito, ma non ha perso nulla dell'efficacia quasi "brechtiana" delle allegorie di quello. Il disco vanta anzi un impatto viscerale che mancava ai dischi precedenti: culmine delle mille e mille incarnazioni dei The The, il power-trio di David Palmer (batteria), James Eller (basso) e Johnny Marr (ex Smiths, chitarra) costituisce un complesso serrato e affiatato, nonche' di gran classe.
I brani cardine sono dei veri e propri sermoni dai toni messianici; le musiche che li sorreggono sono pero` tutt'altro. Armageddon Days Are Here vive del contrasto fra un caracollante ritmo skiffle che ricorda un'imitazione degli anni '50 fatta dagli Stray Cats e una melodia grottesca per coro di bassi che sembra uscita da un cabaret decadente degli anni Venti (e un testo che parodizza il declino della civilta` occidentale). La retorica da "angry young man" di Johnson dilaga in particolare nell'arringa furibonda di The Beaten Generation, un ragtime gioviale con un "sing-along" da folk revival come si usava ai tempi di Pete Seeger.
Gran parte del merito va all'arrangiamento e alla sceneggiatura di questi piccoli "kammerspiel", a partire dal duetto "notturno" con Sinead O'Connor, Kingdom Of Rain. Good Morning Beautiful trasuda un'atmosfera di suspence, che si va via via riempiendo/stratificando di eventi sonori (fiati rhtyhm and blues, un pianoforte che ripete sempre la stessa figura melodica, l'armonica blues, cadenze apocalittiche) mentre Johnson recita esagitato e psicotico, su sovratoni da teatro espressionista. Esemplare della ricchezza e dell'eleganza delle armonie e` l'autunnale jazz da camera in cui e` cullata August And September.
Uno dei momenti di massimo pathos e` Gravitate To Me, che inizia come un blues desolatissimo, ma poi viene scosso da vibrazioni funk (un triplo ritmo sincopato di basso, chitarra e seconda chitarra, con contrappunto di pianoforte) in un crescendo tanto improvviso quanto irresistibile. Anche The Violence Of Truth comincia in sordina (un cincischiare soul dell'organo, un grido d'armonica), ma poi prende piede una cadenza vertiginosa da ballo. Tutte le canzoni acquistano la loro identita` attraverso un tale processo di metamorfosi che parte da un qualche suggestivo pretesto strumentale e si sviluppa fino a costruire un'armonia rock dal piglio grintoso e dal taglio trascendente. Il tono di Johnson, che e` poi quello che da` un senso all'operazione, e` sempre fra l'amaro e l'ispirato, l'invasato e l'addolorato. Struggente e seducente, quest'opera e` forse il capolavoro del genio indefinibile di Johnson.

Dusk (Epic, 1992 - Sony, 2007) e` tutto il contrario: i suoi brani, caratterizzati da testi malinconicamente esistenziali, sono ambientati in un paesaggio sonoro che e` improvvisamente deserto, chitarra acustica, armonica e organo Hammond, come in un improbabile incrocio fra il progressive-rock e un bluesman della Grande Depressione. Per ritrovare la poetica "maudit" di Johnson bisogna scavare fra le note di This Is The Night, un valzer in bilico fra teatrino "glam" e Queen, di Lung Shadows, un incubo jazz per tromba, bisbigli e languori elettronici, di Lonely Planet, un inno quasi gospel attorno a cui l'arrangiamento orchestrale costruisce un'atmosfera apocalittica.
La logica del melting pot di Dusk (il pop soffice alla Smiths in Slow Emotion Replay, il rhythm and blues con venature Led Zeppelin in Dogs Of Lust, la ballata marziale di Neil Young in Love Is Stronger Than Death, un po' di funky-jazz in Sodium Light Baby) e` una rifondazione della canzone rock, che si traduce pero` talvolta in un "soft-rock" piuttosto tedioso.

Il tributo a Hank Williams di Hanky Panky (Epic, 1994), per quanto di gran classe, lascia il tempo che trova.

Nonostante gli alti e bassi della sua carriera, Johnson rimane soprattutto, con Nick Cave e pochi altri, uno dei grandi maestri di "dizione" della musica rock.

Matt Johnson's The The, reveled in haunting atmospheres and dejected themes, the subtle and often cacophonous arrangements creating a permanent sense of terror and paranoia. Soul Mining (1982) already contained the embryonic elements of his future investigations: polyrhythmic dance music, pop-soul melodies, tribal world-music, oneiric acid-rock, noir ambience. The gloomy and desperate lullabies of Infected (1987), the more visceral and emphatic sermons of Mind Bomb (1989), perhaps his best orchestrated work, and the philosophical meditations in a depleted soundscape of Dusk (1992), his most self-indulgent work, refined the persona of a real "auteur" of dance-pop.
If English is your first language and you could translate my old Italian text, please contact me.
(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni)

È stato necessario aspettare cinque anni per ascoltare il nuovo album dei The The: Naked Self (Nothing, 1999). Johnson si immerge ancora in atmosfere noir ed in tematiche avvilite, ma il suo talento musicale non è mai stato così asciutto. A parte il funk industriale di Boiling Point, l'orecchiabile grunge di Voidy Numbness, l'ipnotico mix di Global Eyes e la declamazione degna dei Nine Inch Nails di Swine Fever, tutte più o meno al di fuori della norma, questo album è per lo più poco musicale, e consiste piuttosto semplicemente nello storytelling di un consumato folksinger, una specie di versione filosofica di Billy Bragg (December Sunlight, Soul Catcher). Una manifestazione artistica così introversa raggiunge il suo culmine con la tenera ballata soul The Whisperers e specialmente con Weather Belle, un lento blues a passo di valzer punteggiato da banjo e fuzz, dove fondamentalmente il vecchio ed il nuovo Johnson si incontrano e si fondono. Sfortunatamente, la vera direttrice dell'album è diluita in così tanti stili diversi che alla fine l'ascoltatore si sente disorientato.

After a five-year hiatus, Matt Johnson returned with an ambitious opus, Naked Self (Nothing, 1999), that adapts The The's psychedelia to industrial music. Johnson still revels in noir atmospheres and dejected themes, the subtle and often cacophonous arrangements creating a continuous sense of terror and paranoia, but his songwriting talent has never been so dry. Other than the industrial funk of Boiling Point, the catchy grunge of Voidy Numbness, the hypnotic shuffle of Global Eyes and the Nine Inch Nails-grade rant of Swine Fever, all more or less out of character, this album is mostly not very musical, and quite simply storytelling by a consummate folksinger, sort of a philosophical version of Billy Bragg (December Sunlight, Soul Catcher). His introverted art peaks with the tender soul ballad The Whisperers and especially with Weather Belle, a slow, waltzing blues punctuated by banjo and fuzz, where basically the old and the new Johnson meet and merge. Unfortunately, the true voice of the album, at times apocalyptic and claustrophobic, is diluted in so many different styles that at the end one feels disoriented.

45 RPM (Epic, 2002) is a career retrospective with rarities.

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