Archers Of Loaf and Crooked Fingers


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Icky Mettle , 7/10
Vs The Greatest Of All Time, 7/10 (EP)
Barry Black: Barry Black , 7.5/10
Vee Vee , 7/10
The Speed Of Cattle, 6/10
All The Nations Airports , 6/10
White Trash Heroes , 5/10
Crooked Fingers , 6/10
Crooked Fingers: Bring On The Snakes , 7/10
Barry Black: Tragic Animal Stories , 6/10
Crooked Fingers: Red Devil Dawn , 6.5/10
Crooked Fingers: Dignity And Shame (2005), 5.5/10
Eric Bachmann: To The Races (2006), 5/10
Crooked Fingers: Forfeit/Fortune (2008), 5/10
Crooked Fingers: Breaks in the Armor (2011), 6/10
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Gli Archers Of Loaf vennero prepotentemente alla ribalta della scena di Chapel Hill (North Carolina) nel 1993 con un paio di singoli di elevatissima fattura: Web In Front, una ricercatezza pop in stile Embarrassment (che rimarra` il loro capolavoro), e Wrong, che rivela invece la loro influenza piu' forte, il beat. Il chitarrismo penetrante e assordante di Eric Bachmann (anche cantante) e Eric Johnson e' protagonista assoluto, ben sostenuto dalle ritmiche essenziali ma incalzanti di Mark Price (batteria) e Matt Gentling (basso).

L'album Icky Mettle (Alias, 1993) e il singolo del 1994 con What Did You Expect e Ethel Merman (Merge) coronano la loro ascesa.
In brani come Last Word e Backwash l'album completa la fusione delle tradizioni powerpop e hardrock, riciclando e compenetrando intuizioni che provengono da Flipper, Mission Of Burma e Dinosaur Jr. Nel chiasso generale si fanno largo una forma di ballata dirompente (Might) e di filastrocca alla Costello (Plumb Line), e viene a galla persino qualche debito verso il folk (in Hate Paste, a meta' fra giga e valzer). Alla base c'e' pero' sempre un frastuono di chitarre e di batteria che ha la duplice funzione prima di potenziare la melodia e infine di annullarla. La loro idea di rock potente e radicale e' d'altronde ben spiegata negli eccessi strumentali di Toast. Le melodie orecchiabili Wrong (destinata a rimanere il loro biglietto da visita), Learo You're A Hole e Slow Worm completano la festa.

L'EP Vs The Greatest Of All Time (Alias, 1994) e' una specie di opera rock, aperta dall'inno un po' fracassone di Audiowhore e chiusa dalla melodia ubriaca di All Hail The Black Market. In mezzo c'e' posto per brani anfibi come Lowest Part Is Free, un incrocio fra i deliri scordati dei Polvo e i rock and roll enfatici di Springsteen, e Revenge, per meta' un assolo orientaleggiante di chitarra e per meta' un boogie demenziale, che costituiscono poi il meglio del loro repertorio. Tutto sghembo, ma non per questo meno potente, fitto di divagazioni surreali, ma che non intaccano l'unita' dei temi, il sound degli Arceri punta verso orizzonti tanto improbabili quanto luminosi.

Bachmann ha anche formato gli Small con Chuck Garrison, il primo batterista dei Superchunk.

Vee Vee (Alias, 1995) applica le stesse regole con il senno di poi; ovvero aumentando gli ottani dei riff, rafforzando le fondamenta ritmiche, accentuando gli spunti lirici del canto e limando le spigolosita' piu' "alternative". A fungere da propulsore sono pero' ancora le armonie sghembe tipiche dei gruppi della North Carolina. Il loro marchio di fabbrica all'interno di quel movimento rimane il chitarrismo galvanizzante dei due leader, che in Harnessed In Slums e' maturato in uno stile tanto duttile quanto roccioso. Apice della loro arte chitarristica e' forse l'effetto rumoroso e trascinante di Fabricoh, destinata a rimanere una delle loro migliori canzoni. Dagli incastri improbabili di queste armonie scaturiscono brani di grande impatto emotivo, dall'epica Underdogs Of Nipomo all'apocalittica The Worst Has Yet To Come, piccoli capolavori di psicologia musicale. Quando il sound e' piu' composto, il gruppo sforna ballate nervose e chiassose che piacerebbero a Tom Verlaine e a Paul Westerberg, come Death In The Park e Greatest Of All Time, grazie a un quoziente melodico e a un pathos che non vengono mai meno. Gli Arceri si permettono anche la licenza poetica di Underachievers March And Fight Song, una fanfara comica (con tanto di fiati e fischiettio) che non c'entra assolutamente nulla. Il gruppo sembra meno in palla quando adotta strutture piu' disgregate. Step Into The Light, posta all'inizio del disco, trae un po' in inganno con il suo misto di jamming spaziale e di deliquio psichedelico, e per un momento fa temere il peggio. Soltanto per un momento.

Barry Black (Alias, 1995) e' la prima prova solista di Eric Bachmann degli Archers Of Loaf, che sorprende tutti e da` alle stampe un lavoro curioso di soli brani strumentali arrangiati in maniera demenziale per trombone, tromba, flauto, clarinetto, sassofono, sintetizzatore, violino, violoncello, contrabbasso, banjo e cosi' via (fra i collaboratori anche Ben Folds). Musica new age per manicomi, world-music per freak, musica da camera per zombie. Brachmann profana fanfare esotiche (Train Of Pain), orchestrine ebraiche (Animals Are For Eating), bande paesane (The Broad Majestic Haw) complessini surf da garage (Cockroaches), colonne sonore dei thriller (Sandviken Stomp), sortilegi di messe nere (Fisherman Thugs). In un paio di momenti il suo irresponsabile eclettismo lo porta a tentare un'ouverture orchestrale (Boo Barry Blip) piu' o meno trionfale con twang chitarristico alla Duan Eddy e passo spastico, e una musica da camera in trance (I Can't Breathe) con tanto di violoncello. Al culmine della sua sventatezza si addormenta su un blues (Vampire Lounge) e un jazz (Straticus Von Carrborrus) da taglio delle vene. Quando si decide a cantare, ne viene fuori un'aria d'altri tempi come Golden Throat. La sua e' una subdola operazione postmodernista, compiuta con spirito ironico, trasgressivo e giocoso, ma al tempo stesso affabile e affettuoso. Per trovare paragoni bisogna tornare indietro agli anni '70, ai pastiche folkjazz di Lol Coxhill, o a certe gag di Zappa degli anni '60. In piu' c'e' lo spirito amatoriale del college rock dei nostri anni. Uno degli album piu' originali della storia della North Carolina.

The Speed Of Cattle (Alias, 1996) raccoglie i retri dei singoli.

Gli Archers Of Loaf tornano con All The Nations Airports (Alias, 1996), il loro album piu` ambizioso ma forse anche il meno riuscito. Vocal Shrapnel, Strangled By The Stereo Wire e Scenic Pastures vorrebbero essere i due numeri orecchiabili, ma, a parte qualche eco di folk britannico, non offrono nulla di nuovo. L'estenuante Attack Of The Killer Bees, se non altro, fa tornare in mente le gelatine strumentali post-rock dei Rodan.
Il gruppo sta maturando (lo dimostrano gli echi del Neil Young di Tonight's The Night in Distance Comes In Droves e quelli del Bowie della trilogia berlinese in Assassination On X-Mass Eve). L'assorta ballad pianistica Chumming The Ocean, gli strumentali Bumpo e Acromegaly, e la sonata neoclassica per pianoforte che chiude il disco (Bombs Away) denotano la voglia di cambiamento. Il gruppo sta cercando nuovi orizzonti, ma a questo album mancano le buone canzoni, e il pretesto di essere degli intellettuali del college-rock non basta piu` a giustificarlo.

White Trash Heroes (Alias, 1998) e` infatti proprio un'opera di transizione. Le irrequietezza dell'album precedente sono sfociate in uno strumentale come Smokers In Love, negli arrangiamenti "mainstream" di One Slight Wrong Move e Banging On A Dead Drum, nel baccanale di sintetizzatori di White Trash Heroes. Fashion Bleeds e Dead Red Eyes sono gli ultimi residui del college-rock che fu.

Web In Front, Wrong e Harnessed In Slums sono per adesso le uniche canzoni per cui verranno ricordati.

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Barry Black's new album, Tragic Animal Stories (Alias, 1997), is a concept of sort (each song is dedicated to an animal and its terrible destiny). Again, Bachmann shows off his virtuoso arrangements with a multitude of instruments and noises. The Horrible Truth About Plankton and When Sharks Smell Blood are mini-concertos of classical composure. Chimps is the only light moment, almost a novelty. Mostly, Bachmann acts like a philosopher who is stunned by nature's cruelty. His musical scores reflect that anxiety and that awe.

Crooked Fingers (Warm, 1999) was Bachmann's new project, a compromise between the Archers' alt-rock and roll and Barry Black's postmodernist sonatas. With Brian Causey (of Man Or Astroman) on drums, Bachmann pens bittersweet ditties such as New Drink For The Old Drunk, Dead Read Eyes and Smokers in Love that even improve on Archers' standard. Bring On The Snakes (Warm, 2001) was an ambitious follow-up of lenghty, dark chronicles, occasionally edgy (Rotting Strip) but mostly lost in a demented stupor. The following Crooked Fingers EP, Reservoir Songs (Merge, 2002), contains a set of (terrible) covers.

Eric Bachmann's Short Careers (Merge, 2002) is the movie soundtrack for the film "Ball of Wax".

Crooked Fingers' third album, Red Devil Dawn (Merge, 2003), which does not include the namesake single, is, stylistically speaking, the most chaotic and eclectic of Bachmann's career. A collection of soulful and pensive ballads that recall alternatively Neil Diamond (the anthemic mariachi number You Threw a Spark and Angelina), Tom Waits (Sweet Marie), Bob Dylan (Big Darkness), Neil Young (Boy With 100 Hands), and Bruce Springsteen (the haunting You Can Never Leave and Bad Man Coming hark back to Nebraska), this album is a glorious summary of the artist's career up to this point. The contrast between Bachmann's growl and his arrangements of trumpet, organ, violin, cello, fiddle, mandolin and lap steel

Eric Bachmann rests on his laurels on Crooked Fingers' fourth album, Dignity And Shame (Merge, 2005). His stories are not particularly interesting if they are not helped by adequate musical containers, a feat that here works only in a handful of cases, although, when it works, it adds to his distinctive voice and makes for an explosive combination (Andalucia, the poignant Sleep All Summer, the rocking Call to Love, the delicate You Must Build A Fire, the piano ballad Dignity And Shame).

A few of the simple, naked acoustic ditties of Eric Bachmann's To The Races (Saddle Creek, 2006), the first album released under his own name, work (Liars And Thieves, Man 'O War, Carrboro Woman) but this first solo album proves that he is no Neil Young or Leonard Cohen. His meditations need a rough guitar and some noise in order to leave an impression.

Crooked Fingers' fifth album, Forfeit/Fortune (2008), refined Bachmann's Latin-country-pop-soul fusion with slick arrangements of horns and strings, but lacked the spark that would turn it into art.

Breaks in the Armor (2011), instead, was almost the opposite: a starkly lo-fi somber introverted work while surprisingly aggressive in its best moments (Typhoon, Bad Blood, The Counterfeiter). Perhaps precisely because it abandoned the elaborate arrangements of the previous albums, this was also one of his most gripping cycles.

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